Psichiatria

Dittatori

Mesi fa quando il Salvinismo era al suo apogeo avevo ipotizzato che sarebbe accaduto qualcosa di improvviso, di traumatico che avrebbe contraddistinto l’inizio del suo declino. Di fatto il suicidio politico dell’aspirante plenipotenziario è avvenuto come un fulmine a ciel sereno a metà agosto, forse non casualmente, essendo un periodo questo nel quale da anni sembrano concentrarsi tutte le disgrazie del mondo. Terremoti, crollo di ponti, incendi con ripercussioni planetarie. Non essendo un profeta partivo dal considerare le caratteristiche di personalità dei leader carismatici, dei dittatori e aspiranti tali che molto spesso finiscono tragicamente. Lo aveva già intuito lo psicanalista di origini austriache Walter C. Langer nel suo libro “ Mind of Adolf Hitler” commissionatigli agli inizi degli anni 40 dai servizi segreti americani: lo studioso aveva predetto la fine e il suicidio di Hitler. È chiaro che Salvini non è Hitler ma i palloni gonfiati ( ricordate la scena del mappamondo nel film “ Il grande dittatore del 1940 di Charlie Chaplin?) si assomigliano tutti e raggiunta una dimensione critica si sgonfiano di colpo. Il punto della politica attuale è che fornire una seconda opportunità a chi, simbolicamente, si è auto eliminato dalla scena politica sarebbe un grave errore foriero di danni ancor più gravi di quelli fin qui prodotti. Un ulteriore problema è costituito da chi ha sostenuto comportamenti sadici e psicopatici ( come già dissi in un convegno nel giugno del 2018): tali complicità non si cancellano con colpi di spugna. Al di là di considerazioni di ordine etico, certo non trascurabili, chi ha sistenuto la paranoia, il distacco dalla realtà, la disumanità prima o poi ne diventa vittima anche lui ed è condannato al fallimento. Questa è l’ipoteca che grava sulle future compagini governative e che interessa anche quelle che erano le opposizioni che non hanno saputo interpretare efficacemente il proprio compito essendo coinvolte anch’esse in una logica di auto annientamento. Il più lucido sembra essere stato Conte che pure con una partenza estremamente ambigua ( della quale bisogna tenere conto), ha alla fine sviluppato quello che, sul piano razionale, ha l’apparenza di un rifiuto. Forse la strategia giusta è questa: stare in rapporto e non a mangiare i pop corn davanti alla televisione. Al momento giusto esprimere in modo politicamente efficace la propria resistenza e il proprio dissenso.

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