Una speranza che non muore

Grandissima folla sabato 18 Febbraio a S.Cosimato, tantissimi a stretto contatto l’uno con l’altro e ore di fila per entrare nei locali che furono dell’Analisi collettiva. Dolore intenso ma che rendeva ancora presente Massimo e il suo straordinario rapporto con una moltitudine di persone: quest’ultimo era il segreto della sua vita che mi ha affascinato, turbato e agli inizi spaventato. Ieri, pur nella tragicità della perdita, mi sentivo a casa mia fra tanti amici che mi salutavano, mi abbracciavano. Alcuni mi hanno chiesto di non disperdere le nostre forze: personalmente continuerò a lavorare e a perseguire “la conoscenza” come si legge nell’ultimo articolo di Left. Continuerò a perseguire un ideale di ricerca e di cura come sempre ho fatto nella mia vita. La perdita di Massimo mi colpisce duramente, al di là di quanto sia in grado di ammettere, perchè era unico e  insostituibile ma non mi abbatte del tutto.

Stanotte ho dormito profondamente e ho fatto un sogno con due bambini piccoli, uno nudo e una grande stanza, con tante finestre, che scoprivo al di là di una porta doppia.

Il non cosciente ci rivela aspetti di noi stessi che non sospettavamo di possedere, attiva energie latenti nei momenti cruciali e critici dell’esistenza come se il mondo della coscienza non fosse  talora che una parvenza oltre il quale c’è una verità che sta a noi comprendere e  alla quale attingere.

Oggi mi sento così: non ho perso la speranza che qualcosa di bello e meraviglioso possa ancora accadere.