La trasformazione, il passato non ritorna

alogon (omonimia)            

Inviato il: 24 Jun 2004, 09:16 AM

Tutti i discorsi che abbiamo fatto sui bei tempi andati non possono farci ignorare che la situazione attuale di Siena è profondamente cambiata . Il mio lavoro terapeutico, soprattutto di gruppo e quello di alcuni colleghi è in continua trasformazione grazie alla nostra partecipazione alla cura, formazione e ricerca dell’Analisi collettiva che guarda caso sembra sia nata proprio in questa città che ha ospitato anche per 6 anni la sede della rivista “Il sogno della farfalla” nata come ho letto in un numero della stessa, da un’idea di uno psichiatra senese..

Nella situazione attuale si è creato localmente un gruppo di giovani psichiatri, molto brillanti nonostante l’ostracismo di una parte del mondo accademico e l’avversione quasi paranoica di alcuni cattedratici dopo un’apparente iniziale apertura..

La tesi di specializzazione di Elena Pappagallo nel novembre 2003 è stata la punta emergente di questa realtà assolutamente diversa da quella passata che sta maturando in questo periodo

La dissertazione tenutasi nell’aula magna del Policlinico “Le scotte” riempita per l’occasione dalla avvenente collega che poi ha partecipato ad altre cinque “Aule Magne” anche se molto diverse, alla Sapienza di Roma dal dicembre 2003 al giugno l 2004, non è rimasta lettera morta, non è caduta nel vuoto.

Le istituzioni cittadine hanno fatto un atto di riconoscimento importante nella figura del sindaco di Siena che ha invitato l’Associazione senza ragione che ha nel suo statuto il riferimento esplicito alla teoria ed alla prassi di Massimo Fagioli, a tenere una mostra nei magazzini del sale del Palazzo Comunale dal titolo “Psichiatria ed arte”. La mostra si aprirà con un dibattito nella sala delle Lupe dove potremmo proporre non solo il metodo psichiatrico che caratterizza la nostra prassi ma anche la ricostruzione storica di un lungo percorso.

Ciò è avvenuto a Siena ritenuta da esperti del settore uno dei centri espositivi più importanti a livello europeo

Contemporaneamente a Firenze la provincia dopo aver attentamente valutato i nostri progetti e contenuti, ci accordava il suo patrocinio oltre a garantirci spazi espostivi in via Cavour e di dibattito nella sala Est-Ovest recentemente restaurata.

Come si vede nella “riuscita” di queste iniziative, a partire dalla mostra nella prestigiosa sede di Villa Strozzi nell’ottobre 2003, non interviene un fattore campanilistico.

Si deduce però che esiste un gruppo di artisti architetti psichiatri, esperti della comunicazione, di diritto amministrativo per il dialogo col mondo istituzionale, giornalisti che nel suo insieme è capace di una straordinaria penetrazione nel mondo culturale perché fa suoi strumenti teorici nuovi applicando a contesti inediti una complessa formazione psichiatrica e artistica.

L’impressione è che questa “ riuscita” venga in parte ignorata e volutamente taciuta.

Ma chi sono allora le quasi 8000 persone che in 280 giorni hanno visitato il nostro sito?

Il sito costruito con grande dedizione e capacità professionale è stato un successo che ci ha garantito un’interazione con un gruppo di persone che rimane in gran parte sconosciuto.

Costoro sembrano gradire il linguaggio difficile della ricerca psichiatrica ed artistica perchè certo noi non facciamo concessioni sulla teoria né teniamo consultazioni on line come fa qualche collega delirante…

… comunque ribadiamo che siamo apertti alla collaborazione di tutti coloro che si riconoscono nella nostra impostazione…

Messaggio modificato da Alogon il 24 Jun 2004, 10:13 PM

Admin

Inviato il: 24 Jun 2004, 06:51 PM

QUOTE (alogon (omonimia) @ 24 Jun 2004, 10:16 AM)

Il sito costruito con grande dedizione e capacità professionale…

… si fa quel che si può…

The Admin – http://www.admin@senzaragione.it

Alogon            

Inviato il: 26 Jun 2004, 08:20 AM

Accanto all’omonimo disegno andrebbero bene queste parole

Homo novus

La parola cerca il silenzio

Come una donna nuda …

….il silenzio oltre la dichiarazione d’amore

Essere

Senza paura di diventare muto

Per sentire la vita

Dove il suono non è neppure percepibile.

Si abbassa la testa

Per varcare la porta di corno

da cui emerge la verità dei sogni.

Abbandonarsi alla veglia senza coscienza.

Immagini indefinite.

Gesti eloquenti.

Colori che sono melodie.

Dopo non c’è più il poeta perchè mentre la dice c’è il rifiuto di ogni parola,

non c’è più il pittore che si è ripreso il sangue versato sulla tela da poco terminata

e non c’è neppure il medico quando il paziente è già guarito.

Allora ciascuno è libero di essere semplicemente se stesso.

Un uomo nuovo in un mondo diverso.

Messaggio modificato da Alogon il 26 Jun 2004, 08:50 AM

copyright domenico fargnoli

Alogon            

Inviato il: 30 Jun 2004, 12:53 PM

L’equilibrista

“Qualcuno” mi ha gettato una corda

che ha disegnato prima un’onda

poi il dorso arcuato d’un cavallo con cinque gambe.

Sono saltato sopra ed ho corso quanto non avevo fatto mai prima.

Non so come non sia caduto

in un quel galoppo senza sella

a tratti volteggiando come un equilibrista

quando mi sporgevo verso il sorriso verde di una donna.

Il mio pensiero era un acrobata che camminando sul filo lanciava in alto una bambina

che rideva contenta quando si sentiva , al culmine di un arco, senza peso.

Così per pochi attimi

non c’era la memoria certa del passato ed il mondo intero appariva diverso

..diverso come visto da occhi di bambina

come se quella corda

da cui l’avevo lanciata le avesse dato per un istante l’immobilità

di una scultura sospesa.

Idea senza coscienza,

bellezza indefinita

nascosta nei colori e nei contorni certi in movimento

nelle linee colorate di una figura.

Messaggio modificato da Alogon il 30 Jun 2004, 02:31 PM

copyright domenico fargnoli

Alogon            

Inviato il: 1 Jul 2004, 04:56 PM

“Homo novus”.

Che nesso c’è fra “l’uomo nuovo” e tutta la discussione sul 68 e dintorni?

Mi è venuto in mente che nel 68 era presente il tema della morte dell’uomo che derivava da una rielaborazione della filosofia di Nietzsche e di Heidegger. Con il crollo dell’illusione metafisica si era scoperta anche una rottura all’interno di quella che era stata considerato il “soggetto” per eccellenza. Il soggetto razionale. Non so chi ha detto che la ragione stessa potrebbe non essere altro che copia della follia. Quest’ultima si inscriverebbe nella logica stessa dello sviluppo della prima : fra ragione e follia non ci sarebbe differenza assoluta.

L’”uomo” crollava di fronte all’irrazionale, il pensiero cosciente scompariva, si frantumava perdendo di senso nell’impatto con il non cosciente, l’irrazionale.

L’Impensato.

Però senza inoltrarsi in discussioni filosofiche io sono d’accordo con chi ha affermato che l’uomo non era morto per il sempice fatto che in realtà non era mai nato.

Non era nato con la filosofia greca, con Cartesio, con Kant, con Hegel e con Marx.Della psicoanalisi non ne parliamo nemmeno….

copyright domenico fargnoli

 

Trumpet            

Inviato il: 2 Jul 2004, 10:54 AM

QUOTE (Alogon @ 1 Jul 2004, 05:56 PM)

Non so chi ha detto che la ragione stessa potrebbe non essere altro che  copia della follia. Quest’ultima si inscriverebbe  nella logica stessa dello  sviluppo della prima : fra ragione e follia non ci sarebbe differenza assoluta.

Forse è proprio così. È doveroso porsi il quesito se una razionalità scissa dalla realtà non cosciente possa interagire con l’umano. Posso avere un rapporto interumano con la stessa impostazione con cui scelgo un detersivo anziché un altro? Forse no.

Quindi, se l’Homo Novus rappresenta una nuova identità che si separa da un essere umano come ragione e si limita ad usare la ragione ai solo fini pratici, si potrebbe dire, visto che è stata lanciata un’ipotesi di ricerca, che questo Homo Novus era in contrasto con il movimento del ’68? e che quindi il ’68 emerse ed era sorretto da una ferrea e rigida struttura razionale? mi verrebbe da dire un po’ come accade nei regimi o anche nella chiesa o più in generale nella religione nel suo senso più esteso.

Quindi forse Homo Novus anche come uomo che ha avuto la capacità di opporsi e resistere sviluppando un pensiero coeso e appunto nuovo rispetto ad una realtà molto suadente per quei tempi in cui il ‘68 si poneva come unica alternativa valida, ma che in realtà, anche se a scoppio ritardato, celava ben altro.

È interessante anche ciò che dici sulle morte, sulla presenza di tale tema nel ’68. Forse questo tentativo di elaborazione era destinato a fallire in quel tempo proprio perché errato nei presupposti in quanto, appunto, vi era un’assenza di una nascita, e mi verrebbe da dire che il concetto di morte potrebbe addirittura terrorizzare se non si ha una dimensione interna di nascita che dissolve come neve al sole la falsa credenza che la morte è un mistero inconcepibile, inconoscibile e che può gestire solo la religione. Non è forse vero che sono le religioni che gestiscono di imperio il tema della morte? Ma come mai? come fanno? forse colmando con polvere di piombo lacune come questa? sarebbe giusto pensare che le religioni basano il loro controllo proprio sul vuoto dell’uomo e sulla sua dimensione di non nascita?

Ma, a questo punto, un pensiero si è insinuato nella mia mente: ma il concetto di nascita è sempre esistito in potenza nell’uomo oppure no? oppure non è mai esistito fin tanto che non è stato pensato, teorizzato e verbalizzato?

Alogon            

Inviato il: 2 Jul 2004, 12:49 PM

Tu poni il problema del rapporto fra “scoperta” ed “invenzione”.

La nascita è qualcosa che l’uomo ha sempre avuto e noi semplicemnte la scopriamo, ne consentiamo il “disvelamento” oppure è un’invenzione, un qualcosa che è stato creato “ex novo” in quanto prima in quella forma specifica non esisteva?

Propenderei per la seconda risposta dicendo che senza la verbalizzazione della fantasia di sparizione e la definizione del concetto di vitalità non sarebbe stata possibile “la nascita dell’uomo”.

Il creare termini, concetti che prima non erano stati formulati ma che non rimangono pura intenzione di significato, come avrebbe detto un fenomenologo, in quanto corrispondono ad una realtà universale umana ben precisa , è “un’invenzione” più che una scoperta.

E’ un’invenzione all’interno di quella più generale invenzione che è il linguaggio umano.

copyright domenico fargnoli

aerre            

Inviato il: 3 Jul 2004, 09:51 AM

…..la potenza delle parole….. Mi ritrovo a pensare e a sorprendermi della enorme differenza di significato che il pensiero acquista quando si traduce in parole, dipinti, testi teatrali o poesie…..

In fondo il contenuto del pensiero è lo stesso, non dovrebbero esserci differenze nella traduzione materiale su di un pezzo di carta o in un computer, invece qualcosa sembra cambiare, non tanto il concetto che si è voluto esprimere quanto il suo significato. Si arricchisce di qualcosa, c’è un valore aggiunto che credo di intuire ma non riesco ad esprimere.

Sembra trattarsi di maggior forza, definizione rispetto alle parole non scritte o alle immagini non impresse su una tela, c’è una potenzialità della quale forse lo stesso autore è il primo a sorprendersi, di come cioè sia riuscito a far vedere qualcosa al di là dei colori bellissimi e variegati di una tela o delle parole dolci di una poesia, e chissà perchè penso alle immmagini morbide e fluttuanti della mente di un bambino prima che abbia imparato a parlare…..

Aerre

acca            

Inviato il: 3 Jul 2004, 10:57 AM

Ho pensato che è talmente nuovo il concetto di nascita umana che alla fine gli stessi termini “scoperta” e “invenzione” potrebbero celare un errore di fondo che li pone come sinonimi.

Nell’ uso comune “scoperta” e “invenzione” significano due cose diverse per cui si dice che Colombo scoprì l’ America (che già esisteva) e che Marconi inventò la radio (che non esisteva). Eppure “invenio” verbo latino significa anch’ esso trovare, come se le cose si potessero solo scoprire.

“Ciò che io trovo sono nuove figure” era la terribile, annullante, castrante sentenza di Wittgenstein che a un tempo sanciva l’ eternità delle idee, ovviamente “innate” – e ora colgo la condanna a morte implicita nel termine stesso “innate” (cioè “senza nascita” ?). Il filosofo, il matematico, l’architetto (tutte identità con le quali Wittgenstein si propose), non possono fare altro che trovare cose che esistono già e per giunta cogliendole solo per quello che è il loro aspetto esteriore (“la figura”). Al massimo rimane la “ars combinatoria”, non per niente associata anche alle neuroscienze (ricordate “La macchina per pensare” al Forte di Belvedere di Firenze negli anni ‘80 ?), che permette con utilizzi “sapienti” dell’ esistente, esercizi di memoria, di stile e di retorica.

Con tutto questo volevo cercare di dire che la mia formazione è stata dominata completamente da cattivi maestri e da parole sbagliate che in se nascondono già l’ infinita tristezza di un mondo in cui il nuovo, la nascita non solo non esistevano ma non erano neanche possibili perchè mancavano anche le parole per esprimerli.

Quindi penserei che “inventare” va inteso in un senso completamente nuovo, che la lingua parlata in parte già coglie e trasmette, di “far diventare esistente”, rifiutando completamente l’ ambiguità del senso etimologico. Altrimenti potrebbe essere necessario usare un’ altra parola oppure l’ intera locuzione “far diventare esistente”.

Alogon            

Inviato il: 3 Jul 2004, 02:58 PM

la precisazione di acca ha un suo fondamento.

L’invenzione va a sua volta reinventata nel senso che il termine necessariamente, applicato alla ricerca psichica, viene ad assumere un significato diverso da quello che troviamo in un catologo di brevetti.

Però obietto: c’è qualcuno che “fa esistere” il bambino o il bambino esiste di per sè?

Il medico cura ed il paziente guarisce.

In altre parole…

…l’interpretazione dell’annullamento non rende esistente la nascita dell’altro ma costituisce uno stimolo vitale d’immagine, di contenuto che consente all’altro di attivare, autonomamente , la propria nascita, di recuperare una potenzialità perduta.

Come si vede i problemi terminologici sono molto complessi, come i problemi teorici che sottendono.

Attraverso quale processo un’interpretazione verbale produce una trasformazione?

Una nascita?

Messaggio modificato da Alogon il 3 Jul 2004, 03:01 PM

copyright domenico fargnoli

acca            

Inviato il: 4 Jul 2004, 11:04 AM

La mia precisazione si riferiva all’ insistenza con cui in architettura si parla quasi solo di “composizione architettonica”.

L’ idea sottesa a questa locuzione a me ha sempre fatto pensare a un caleidoscopio. Le forme si possono configurare in modi infiniti ma comunque all’ interno di uno schema prefissato. Allora non è mai una trasformazione ma semmai una variazione.

C’ è una figura, che appartiene a un’ immutabile ordine superiore, che viene ritrovata e che da vita al progetto.

Questa è un’ idea che a me appare triste.

Tuttavia là si parla di oggetti, di cose prive di vita.

Immagino che la creatività dello psichiatra sia diversa e che intervenendo sulla vita psichica si confronti con una realtà diversa.

Eppure ho l’ impressione che alla fine l’ attività dell’ artista, che si confronta con un materiale inerte, possa comunicare idee che siano piene di speranza nella trasformazione e che quindi possa trasmettere alla società un messaggio nuovo che rimane irraggiungibile se invece continua a nutrirsi di pregiudizi.

Alogon            

Inviato il: 4 Jul 2004, 11:13 AM

e’ chiaro che lo psichiatra aha che fare con soggetti vivi, gli esseri umani che possono diventare essi stesse”opere d’arte”.

Noi possiamo utilizzare vari mezzi espressivi per esprimere questo processo di trasformazione.

Ma insisto quest’ultimo come avviene?

copyright domenico fargnoli

Trumpet            

Inviato il: 4 Jul 2004, 11:30 AM

QUOTE (Alogon @ 4 Jul 2004, 12:13 PM)

e’ chiaro che lo psichiatra aha che fare con soggetti vivi, gli esseri umani che possono diventare essi stesse”opere d’arte”.

Noi possiamo utilizzare vari mezzi espressivi per esprimere questo processo di trasformazione.

Ma insisto quest’ultimo come avviene?

Essere parte di un processo come questo evidentemenete ne dà consapevolezza, anche completa e profonda, e parlo come colui che sta di fronte allo psichiatra psicoterapeuta, si avverte e si sente, ma nulla di tutto ciò è così definito da poterlo descrivere; eppure la ricerca su come avviene tale processo è affascinante e forse non eludibile. No, io non so rispondere, ma non so perché, non appena ho letto il tuo quesito nuovamente proposto, sono andato a rivedermi le due foto della scultura “L’Equilibrista”.

Nyx            

Inviato il: 4 Jul 2004, 02:16 PM

“……a tratti volteggiando come un equilibrista

quando mi sporgevo verso il sorriso verde di una donna.

Il mio pensiero era un acrobata che camminando sul filo lanciava in alto una bambina

che rideva contenta quando si sentiva , al culmine di un arco, senza peso…..”.

Leggendo queste frasi, me ne sono venute in mente alcune lette nel libro “ La danza del drago giallo” di Domenico Fargnoli, le riporto qui di seguito:” Troviamo la vitalità senza forma anche se permane una traccia di fantasia quando non dico la figura ma anche l’immagine sembra scomparire. Il punto estremo, l’attimo della bellezza è il paradosso della sensazione pura che non è vuoto annullamento dissociazione. L’espressione vitalità senza forma è difficile da comprendere in quanto allude ad una esperienza che materialmente potrebbe risultare impossibile cioè un arresto improvviso del movimento nell’attimo della sua maggiore intensità.Ma questa condizione può essere vissuta soltanto nella concretezza materiale dell’atto d’amore al culmine dell’orgasmo o ricreata nel ricordo attraverso il linguaggio……Ne deriva il pensiero che chi ha la paura ossessiva di morire non riesce a realizzare appieno quella che solo ad uno sguardo superficiale è una sospensione momentanea della vita, non riesce a raggiungere il massimo tono vitale in un’apparenza di morte e si consegna pertanto inerme al terrore dell’eternità e della trascendenza.” Questi pensieri mi toccano personalmente e mi tendono la mano per raggiungere un pensiero nuovo che ancora non sono riuscita a pensare. Mi sembra che ci sia la composizione del rapporto uomo donna con un lavoro di ricerca personale…ma non so come legare a tutto questo il rapporto psichiatra paziente. Forse riesco a capire il desiderio per un uomo e come il rapporto con esso sia una ricerca e una realizzazione psichica importante. Volendo forse fare la finta tonta non riesco a realizzare l’idea del desiderio in un rapporto psicoterapico, lasciarsi andare all’immagine interna dello psichiatra senza il tatto solo con vista e udit o…sentendo il suono delle parole dell’interpretazione che mi cura, realizzare la mia nascita…..

Alogon            

Inviato il: 5 Jul 2004, 08:44 AM

Lo psichiatra ad un certo punto del suo iter formativo, della sua ricerca, comincia ad utilizzare mezzi espressivi “artistici”.

Potrebbe essere una sua paranoia ma nella misura in cui non lo fosse in quanto egli riesce a suscitare consenso, interesse, collaborazione, potrebbe essere invece l’aver raggiunto una definizione nuova della propria immagine.

Definizione nuova e diversa che si lega all’evidenziarsi di un’identità anche sessuale.

Non che prima non l’avesse solo che a partire da un determinato momento, essa non può più essere annullata.

Il mezzo espressivo “artistico” diventa allora in modo inequivocabile mezzo espressivo di contenuti che sono quelli della sessualità umana.

Dialettica uomo-donna.

Immagine maschile e femminile mai pensata prima anche se esisteva ovviamente da sempre la differenziazione sessuale. Esisteva come realtà fisica in un contesto culturale come quello del Logos occidentale improntato apertamente ad una dimensione omosessuale cioè razionale….

copyright domenico fargnoli

Elleffe            

Inviato il: 5 Jul 2004, 03:07 PM

anche a me viene in mente una citazione:

“…quando sembra di avermi raggiunto mi allontano, e come Proteo cambio di forma…non ho fissa dimora perchè il mio unico rifugio e giaciglio è il tempo…

sì, mi nascondo negli istanti senza durata, nella vitalità senza forma che conserva soltanto una briciola di fantasia…

così comabatto la morte, allungando l’esistenza come il soffietto di una fisarmonica.”

queste parole parlano di trasformazione, ed anche di desiderio mi sembra, in un modo diverso ma sempre coerente, ad ulteriore testimonianza che l’espressione artistica inserita in questo contesto non è esercizio di stile, ma racconto di cura.

Messaggio modificato da Elleffe il 6 Jul 2004, 11:05 AM

Alogon            

Inviato il: 6 Jul 2004, 12:47 AM

Si può cogliere attraverso la parola scritta una reazione affettiva od anaffettiva?

Se ciò avviene mi domando come sia possibile senza la presenza fisica del soggetto che formula il suo pensiero.

Chi decifra la scrittura dell’altro ricostruisce tutto un mondo di sensazioni attraverso le sequenze lineari dei segni. Un’operazione mentale di tale complessità, ma anche precisione ha dell’incredibile.

Nella parola scritta rimane una traccia d’esistenza in frammenti inanimati resi ancor più distanti nell’universo virtuale.

Eppure, nonostante la freddezza del medium espressivo, è presente comunque un’eco lontana di sentimenti, come un lirismo inconsapevole, un atto poetico non voluto ma rivelatore. La corporeità assente si appropria delle metafore e del linguaggio per rivendicare un diritto alla vita, per suggerire ad un’osservatore sensibile, vibrazioni minime che ci consentono però di entrare in risonanza con l’altro.

Note armoniche che apparentemente non vengono avvertite ma nelle quali si inscrive tutta la gamma cromatica delle reazioni affettive.

Messaggio modificato da Alogon il 6 Jul 2004, 01:08 AM

copyright domenico fargnoli

 

aissa            

Inviato il: 7 Jul 2004, 08:33 PM

Mi vengono in mente cose diversissime mentre leggo queste discussioni… Citazioni… Mi viene in mente Montale, mi viene in mente Ungaretti… Mi viene in mente lo psichiatra, quando lo ritrovo seduto nel suo studio… il suo volto è familiare, ma ogni vo9lta lo devo osservare con attenzione per riconoscerlo… Nella veglia mi appare sempre diverso, nel sogno si traveste per pormi l’eternpo enigma… realizazione o negazione? E la poesia… negazione dell’immagine o realizzazione di essa attraverso la parola? E’ ovvio che penso sia la seconda ipotesi… Se hai una nascita forse allora puoi cogliere l’immagine che si svela attraverso la poesia… La reazione affettiva nasce mentre le parole suonano e l’immagine si forma… Potenza della parola? O meglio, forse, creatività sana del poeta che è capace di cogliere anche nel gesto minimo, nel pensiero fugace coìme un guizzo negli occhi quella proposizione o ipotesi o tentatIvo o possibilità di rapporto che lui sa trasformare in parola? Non lo so… mi vengono in mente centinania di poesie in cui credevo si disvelassero i mille segreti dellka sensibilità umana… ammetto e adesso capisco che spesso mi sono sbagliata. non c’era l’immagine dietro quelle parole, tutto era masturbazione… Forese in questo senso Arthur Rimbaud diceva che la poesia doveva essere reinventata? iO,come al solito non ho una risposta. Ma quando ho letto le èpoesie di questo sito le immagini sono nate spontanee… la reazione affettiva è possibile quando è il desiderio quella lingua non parlat6a ma vibrante…che costringe a vibrare!

عائشةAisha

Alogon            

Inviato il: 8 Jul 2004, 02:06 PM

In linea di massima sono d’accordo con aissa.

Devo però fare una precisazione:le ricostruzioni storiche basate su nuove concezioni teoriche, su di un modo nuovo di vedere l’uomo, sono molto difficoltose.

Non possiamo esprimere una valutazione sulla poesia di Dante o di Milton partendo dal fatto che erano religiosi. Così le generalizzazioni sono sempre sospette. Bisogna avere il coraggio di confrontarsi con ciascun singolo autore e vedere caso per caso quanta intuizione contenga una sua eventuale ricerca letteraria, poetica o figurativa.

Fermo restando che la storia rimane l’unico oggetto del desiderio, mi pare abbia detto qualcuno, che non espone alla delusione. Nelle vicende dell’umanità troveremo qualcosa di valido per forza. Il problema è dove e come: e questo vale anche per la poesia.

Le reinterpretazioni del passato d’altro canto non possono stravolgerlo totalmente come nel ricordo delirante o nella percezione delirante mnesica.

Com’è allora che il passato cambia non potendo noi però alterare le date, annullare eventi catastrofici come i lager od i genocidi?

Chiaramente non cambiano i fatti ma cambiano le interpretazioni dei fatti ed è probabile che in base a nuove interpretazioni noi possiamo giungere a conoscenza di circostanze inedite che potrebbero contribuire a modificare a loro volta il modo di pensare precedente.

Messaggio modificato da Alogon il 8 Jul 2004, 04:01 PM

copyright domenico fargnoli

Julia            

Inviato il: 8 Jul 2004, 04:17 PM

Gli ultimi interventi di Aissa e Alongon mi suscitano non pochi interrogativi, in particolare sui legami tra la poesia e il tempo, la percezione, il vissuto interno del tempo… Probabilmente alcuni dei poeti che scrivevano poesie annullavano il tempo, provando invano a fissare in un eterno presente la lunga distesa delle giornate e della vita che non gli riusciva… l’isolamento, l’eternità.

Ora se la poesia è rapporto e se il passato non è solo storia, ma anche passato molto prossimo, ieri… se il vero poeta è quello che può fare a meno di scrivere le poesie, che parla perché può anche stare in silenzio e qualche volta agisce pur potendo astenersi… allora quel poeta, dal momento in cui ha scritto la sua poesia, essa già non gli “appartiene” più, diventa immediatamente passato e trae una nuova esistenza nell’interpretazione degli altri… E, per assurdo, quando lui la rilegge, potrebbe sembrargli quasi come se l’avesse scritto qualcun altro, nel senso che si sarebbe già umanamente modificato e perché, altrimenti, indicherebbe un atteggiamento auto-referenziale?

In modo molto vago mi si pongono una serie di paradossi, per ora insormontabili, sulla ricerca dell’identità e sul movimento. Si vorrebbe trovare un continuo movimento, che ieri sia già finito e senza anticipazioni sul domani… però si “reinterpreta”, dice Alogon, il passato, e in quanto c’è movimento, si tende verso qualcosa di futuro… Poi si vorrebbe cambiare pur essendo se stesso… E qualche volta si vorrebbe anche fermare, o rallentare, questa specie di vertigine per cui le cose sembrano complicarsi man mano che si va avanti…

Mi viene in mente l’espressione “vivere nel momento”, ma non si tratterà neppure di un ingenuo “carpe diem”…

Alogon            

Inviato il: 9 Jul 2004, 10:31 AM

Non credo si possa parlare di una volontà di rallentare il tempo. Ritengo piuttosto che l’intesità vitale del vissuto modifica, più che la percezione, il sentimento non consapevole del tempo per cui la durata cronologica, misurabile con l’orologio, diventa un parametro irrilevante.

Intensità vitale che non appartiene alla poetica anaffettiva e schizofrenica sintetizzata nel verso

<< mentre penso alla vita schiaccio uno scarafaggio>>

Essere se stesso potrebbe inoltre voler dire ritrovare sempre la popria conitnuità d’esistenza pur in atti disparati pur nella continua reinterpretazione della proprie esperienze che è il movimento incessante della conoscenza.

Messaggio modificato da Alogon il 9 Jul 2004, 10:39 AM

copyright domenico fargnoli

Admin            

Inviato il: 11 Jul 2004, 04:43 PM

D’accordo con Alogon abbiamo spostato gli ultimi quattro interventi di questa discussione in una nuova. La nuova discussione risulta essere avviata dal membro il cui messaggio è stato mosso per primo, per quanto riguarda il titolo e la descrizione anch’essi sono stati concordati con Alogon.

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