Un delirante di genio: Louis Aragon

Parigi Bisogna fare uscire Louis Aragon (1897-1982) dal Purgatorio?, si chiedeva qualche mese fa Francois Taillandier, autore di una delle tante biografie dedicate all’ “uomo mascherato”, che fu poeta, romanziere e giornalista famoso, campione nel partito comunista e “pazzo patentato” della scrittrice russa Elsa Triolet, a dispetto delle sue dissimulate tendenze omosessuali.http://youtu.be/PLb_21WUWIo.Il centenario della sua nascita offre oggi molteplici occasioni per celebrarlo. La sua casa di campagna di Saint-Arnoult è diventata una Fondazione culturale.
Una mostra su Aragon è stata inaugurata l’ 11 settembre nella cornice della festa dell’ Humanité, l’ organo del Pcf. “Arte” (l’ emittente televisiva franco-tedesca) ha trasmesso un documentario in tre puntate e le maggiori riviste letterarie dei numeri speciali. Sul piano editoriale, Gallimard ha iniziato la pubblicazione delle sue opere complete nella “Pléiade” e propone un’ edizione riveduta e ampliata de La defense de l’ infini, opera blasfema e delirante, che l’ autore aveva tentato di distruggere (ne ha scritto su queste pagine Daria Galateria, n.d.r.). Non si contano poi le biografie e i saggi usciti negli ultimi mesi, fra cui le testimonianze di ventiquattro scrittori provenienti da diversi orizzonti, riunite sotto il titolo “Le siècle d’ Aragon”. A prima vista si potrebbe concludere che Aragon sia uscito dal Purgatorio. E’ remota l’ epoca in cui Breton lo condannò per aver abiurato il surrealismo, convertendosi al romanzo realista. In passato egli venne denunciato dai trotskisti, poi dai “sessantottini” come “canaglia staliniana”, ma chi si ricorda più dei suoi omaggi a Stalin o del Premio Lenin da cui fu coronato? Se l’ ammirazione per il romanziere e il poeta d’ un lirismo esuberante, come per l’ appassionato d’ arte moderna, che celebrò Matisse, Picasso, Léger, Chagall, è oggi ampiamente condivisa, delle riserve si esprimono però sulle qualità intrinseche dell’ “uomo mascherato”. Ecco qualche esempio recente di giudizi velenosi, espressi da personalità notorie. Per Jean-Francois Revel, Aragon fu “un istrione melodrammatico”. Per Francois Taillandier, “un rompiscatole geniale”. Questo “servitore del proletariato e dandy vestito da Dior”, fu “il più seducente, il più diabolico, il più perverso, il più ispirato dei poeti”, concede Claude Roy. Quanto a Pierre Daix – altro suo biografo, che fu pure suo discepolo per ventiquattro anni al Pcf – dichiara che alla fine della sua vita era diventato un “vecchio rimbambito”… Certo Aragon non fu clemente nei confronti dei propri illustri contemporanei. “Non credo nei messia letterari… Proust mi annoia mortalmente… Giraudoux è come una scorreggia…”. “A Balzac gli sputo in faccia…”, dice ad esempio ne La defense de l’ infini, opera incompiuta in cui esplode il suo delirio sadomasochista. In un capitolo intitolato “Ti detesto, universo” calpesta qualsiasi valore. L’ amicizia: rinnega in blocco i suoi amici, dei cretini che non hanno capito niente “della sua volgarità, della sua grandezza, della sua pigrizia, della sua smisurata tristezza” (se potesse, li massacrerebbe tutti). La famiglia, che porta in sé il germe della follia: “Nessuna morale possibile là dove regna la morale delle famiglie”. Ha sempre detestato il mondo, vivendo solitario fra numerosi pseudo-amici. Il lavoro l’ annoia. L’ erotismo l’ ha condotto a riflessioni amare.

Schermata 04-2456398 alle 20.12.05 E poi a chi aveva il gusto dell’ infinito, ha insegnato a distruggere tutto. Questo romanzo-confessione incompiuto, a cui aveva lavorato per quattro anni, Aragon tentò di distruggerlo col fuoco una notte del 1927, a Madrid. Nancy Cunard, che era allora la sua amante, riuscì però a salvare dal rogo un terzo delle mille e cinquecento pagine bruciacchiate del manoscritto originale (dopo esser state sepolte negli archivi della biblioteca Doucet, son tornate alla luce grazie alla pubblicazione di Gallimard). Questo auto da fè mancato prefigura il suicidio, esso pure fallito, che Aragon tenterà a Venezia l’ anno seguente, prima di passare sotto la mano di ferro di Elsa Triolet. Un frase de La defense de l’ infini – “sono il suicidio incarnato” – potrebbe essere il motto di quest’ uomo geniale, ma fragile, che sta uscendo molto lentamente dal Purgatorio.Elena Guicciardi

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...