Ancora su Pedofilia e Chiesa cattolica

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Qual è il vero volto della Chiesa oggi che il Papa Bergoglio intensifica la sua presenza mediatica e riceve consensi da parte di quelle forze politiche un tempo laiche e progressiste? Gli psichiatri devono analizzare il fenomeno degli abusi sui minori che, a partire dagli anni 80, è esploso a livello mondiale ed ha toccato in particolar modo l’Italia gettando un’ombra sinistra sulla Chiesa trionfante nei mass media. Siamo chiamati a rispondere alle domande: perché i preti diventano pedofili? Coloro che si sono abbandonati alla violenza su centinaia di bambini ed adolescenti sono solo poche pecore nere o siamo di fronte ad un problema che coinvolge tutte le gerarchie ecclesiastiche? La scienza psichiatrica sulla parafilia ha le idee confuse e oscilla fra posizioni quanto mai diverse sia dal punto di vista dell’inquadramento nosografico che della comprensione psicopatologica. Nel 900 i vari trattati di Psichiatria hanno dedicato alle condotte pedofile uno spazio quanto mai ridotto, confinato nel campo delle perversioni e intriso di giudizi morali. Pochi son stati i contributi sul piano psicopatologico degni di un qualche interesse mentre numerosi sono stati i fraintendimenti. Lo psichiatra svizzero Morghentaler, ispirandosi a Karl Jaspers, dichiarò che Wolfi, schizofrenico e pedofilo internato in manicomio era uno dei più grandi artisti del novecento. La psicoanalisi freudiana fin dall’inizio del secolo scorso , ha inquinato le acque con l’idea di una perversione e di una bisessualità originaria di derivazione biologica. Tutta la vicenda della ritrattazione di Freud della teoria della seduzione infantile, che negava la realtà degli abusi sessuali e dei traumi psichici che ne conseguivano, non tanto solo per disonestà come sostenuto da Jeffrey Masson negli anni 80 ma in ossequio alle osservazioni dei sessuologi a lui contemporanei  Albert Moll ed Havelock Ellis, avvalorò, implicitamente l’idea di una complicità inconscia dei bambini, con la perversione degli adulti.vignetta-147-web

Il DSM4 e 5 hanno proposto un criterio diagnostico quanto mai ambiguo: la pedofilia si potrebbe diagnosticare solo quando causa un disagio clinicamente significativo o compromissione sociale e lavorativa. Non si tiene conto del fatto che molti sex offenders negano anche a se stessi di aver commesso un abuso o sono così anaffettivi da non provare senso di colpa o disagio alcuno; essi inoltre sono spesso convinti di aver agito per il bene e con il consenso del bambino.

Personalmente sono d’accordo con chi mette in discussione l’intero impianto nosografico delle parafilie considerando queste ultime non come entità a se stanti ma come sintomi di quadri psicopatologici di varia natura e gravità da identificare volta per volta[1]. Non sono d’accordo invece con chi considera le parafilie più affini alle nevrosi, o alle psicopatie che alle psicosi. L’impostazione criminologica secondo la quale le deviazioni sessuali non comportano infermità mentale e non sono espressione di malattie nosograficamente definibili , in quanto si collocherebbero in una prospettiva di abnormità[2] va sicuramente rivista. <<Nessuno può uccidere un uomo malato, [ come fanno gli americani con i serial killers pedofili] neppure lo Stato>> si diceva nel film <<M>> (1931) di Fritz Lang. Oggi noi sappiamo che esistono quadri psicotici in generale e di schizofrenia in particolare che non comportano un’ eclatante destrutturazione della personalità ed una perdita del rapporto con il reale. Detto con altre parole non si può rimanere ancorati ad una concezione neurodegenerativa della psicosi.Chiesa-e-pedofilia-il-caso-italiano-LIBRO

Tornando al tema specifico dei preti pedofili è significativo che essi facciano parte di una popolazione relativamente omogenea , il clero, composto da individui che condividono caratteristiche comuni.

Il clero è espressione di una medesima realtà istituzionale, la Chiesa e aderisce a un unico sistema di valori. Gli appartenenti alle gerarchie ecclesiastiche si uniformano a norme comportamentali comuni e provengono da uno stesso iter formativo.

Lo studio della pedofilia nella Chiesa è importante, non solo dal punto di vista sociologico e politico ma anche strettamente psichiatrico perché ci consente di individuare l’incidenza dei fattori socioculturali nella genesi delle condotte cosiddette “parafiliche”. Il fatto che nei sacerdoti della Chiesa cattolica l‘incidenza della pedofilia sia superiore a quella della popolazione “normale in un rapporto di uno a cinque, uno a sei sta a indicare che con l’abuso sui minori non siamo di fronte a un problema di connettività del cervello di natura genetica e costituzionale cioè a una patogenesi genericamente degenerativa, si sarebbe detto nell’ottocento, ma a una specifica forma psicopatologica che è alimentata se non addirittura generata da un contesto istituzionale e culturale e dalle modalità di rapporto interumano che si svolgono al suo interno. Lo psichiatra non può limitarsi a comprendere processi intrapsichici come se fossero il risultato di configurazioni cerebrali innate , ma deve considerare l’interazione dell’individuo con l’ambiente nel quale vive. Al contrario l’approccio organicista isola il soggetto dalla situazione sociale in cui è inserito attribuendo la patologia alla biologia ed alla costituzione, cioè alla natura e non alla cultura. Per es nel DSM5 si è detto in primo tempo che la pedofilia è un “orientamento sessuale” per poi, dopo il coro di critiche che si è levato rettificare ( e che rettifica!!!) che si tratta di un “interesse” sessuale che diventa disturbo quando è vissuto in modo conflittuale o determina reati. Le neuroscienze hanno cercato di avvalorare questo concetto completamente assurdo e aberrante di orientamento o, peggio ancora, interesse sessuale di cui la pedofilia sarebbe espressione. Il prof Klaus Beier dell’Istituto di Scienze e medicina sessuale dell’Università di Berlino ha sostenuto che i pedofili nascono tali: esisterebbe un vasto spettro di inclinazioni sessuali innate ed inalterabili. Queste ultime non sarebbero moralmente riprovevoli perché espressione di un’inclinazione immodificabile che non dipende dalla volontà.<< Solo nel momento in cui decide di passare all’azione- afferma il professore (…) il pedofilo compie un atto grave, sia dal punto di vista morale sia da quello legale>>[3] Il passaggio all’atto potrebbe essere prevenuto con l’uso di psicofarmaci ed imparando a gestire coscientemente il conflitto. Alcuni quindi secondo Beier verrebbero al mondo con una tendenza innata che, se non controllata, potrebbe causare gravi danni alle vittime verso cui è diretta. Il giudizio morale cacciato dalla porta rientra, di nascosto, dalla finestra: esisterebbe una propensione naturale ad abusare di bambini, cioè un malvagità, una violenza originaria inconsapevole di cui alcuni per una sorta di mutazione genetica sarebbero dotati. Pedofili cioè criminali nati come diceva Lombroso.

A questo punto bisogna fare due precisazioni, fondamentali.

La prima. L’abuso su minore non può essere considerato in nessun modo un atto sessuale” anche se implica l’utilizzo degli organi genitali. Infatti esso provoca un danno che colpisce l’Io, l’identità del bambino in toto e si estende ben oltre la sfera ristretta dei comportamenti più specificamente ed abitualmente designati come sessuali. Genitalità non è sinonimo di sessualità. L’abusatore è un malato, anche se può apparire del tutto normale, che tende a far impazzire il bambino agendo in modo assurdo, incomprensibile, contraddittorio: spesso purtroppo ci riesce e il risultato è un vero e proprio “omicidio psichico”. La motivazione che conduce a quest’ultimo non è la “filia” l’amore, l’interesse né tantomeno il desiderio ma l’odio freddo e l’anaffettività . Le condotte pedofile generano nelle vittime quadri morbosi del tutto sovrapponibili talora a sindromi schizofreniche, con tanto di allucinazioni o deliri, esito suicidario come in casi che ho avuto l’opportunità di esaminare personalmente.

Seconda precisazione. Non esiste una sessualità innata nell’essere umano o addirittura riconducibile a fattori fetali e prenatali. Le moderne teorie psicodinamiche considerano la sessualità come il risultato di un processo di sviluppo dell’identità che dal punto di vista fisico culmina con l’adolescenza mentre dal punto di vista psichico dura tutta la vita. Anche Freud pur rimanendo ancorato al pregiudizio aberrante di una perversione e di una bisessualità originaria di natura biologica dell’essere umano, aveva tentato di comprendere la sessualità e la sua perversione in termini di fissazioni o regressioni   a fasi di sviluppo libidico. La pedofilia, che è un problema quanto mai variegato e complesso non può essere quindi considerata come un’idea innata o un’anomalia biologica legata a una particolare forma di connettività cerebrale di derivazione fetale come hanno recentemente sostenuto anche alcuni ricercatori canadesi fra cui il Dr. James Cantor ( Centre for Addiction and Mental Health Toronto)[4]

Come si sviluppa e si consolida allora la vocazione pedofilica del prete?

Inanzitutto quest’ultimo sceglie liberamente di entrare a far parte delle gerarchie della Chiesa Cattolica. Come afferma il prof. Frank Beier agli occhi dei pedofili la Chiesa è un porto sicuro : grazie al celibato nessuno porrà domande imbarazzanti. << Ma soprattutto il celibato appare ai loro occhi- sostiene il professore tedesco- come uno strumento per vincere le proprie inclinazioni. Molti pedofili [ o aspiranti tali-aggiungo io] prendono i voti nella speranza così di riuscire a eliminarle , annullarle, lasciarle per sempre alle spalle. Niente di più sbagliato.>>

Si può aggiungere che la pedofilia potrebbe essere anche il risultato paradossale di un tentativo di eradicare , cioè di annullare la sessualità in soggetti che all’inizio non avevano, quando da adolescenti sono entrati in seminario, coscienza delle loro inclinazioni perverse.

L’iter formativo del sacerdote e l’esercizio della sua professione ( o vocazione che dir si voglia ) potrebbe esporre alcuni soggetti , in virtù di una loro particolare vulnerabilità, ad una deriva psicopatologica con manifestazioni sintomatiche “parafiliche”.

E’ affermato da quasi tutti gli autori che i pedofili presentano, nella stragrande maggioranza dei casi una falsa personalità attraverso la quale riescono a mascherare, con abilità spesso incredibile dei contenuti se non dei veri e propri nuclei psicotici. Perché soggetti del genere interiormente lacerati e dissociati, scelgono la Chiesa Cattolica come terreno di azione?

Anche la Chiesa ha un volto nascosto o meglio un doppio volto. E’ quanto afferma Ernesto Rossi, antifascista e anticlericale in ossequio alla tradizione risorgimentale che fu un collaboratore di Salvemini al settimanale “ L’unità” fondato nel 1911 . Rossi, uno dei primi radicali e fautori dell’europeismo, nel 1965 scrisse un libro per certi aspetti profetico dal titolo <<Il Sillabo e dopo>>. Il Sillabo fu pubblicato l’8 Dicembre del 1864 insieme all’Enciclica “Quanta cura” di Pio IX. In esso la Chiesa condannava tutta la filosofia e la cultura moderna. Secondo Rossi la politica costante della Chiesa nei confronti dello Stato italiano sarebbe stata, quella di ripristinare un immagine medioevale di società perfetta che impone al mondo una verità metastorica, legittimata attraverso l’infallibilità del Pontefice. Dietro la Chiesa che dialoga o fa finta di dialogare con il mondo, il concilio Vaticano II, riappare Pio IX , il Sillabo ed i Concilio Vaticano I, la chiusura alla modernità e la verticalizzazione mistica ed antistorica. Da psichiatra mi verrebbe di dire autistica e schizofrenogena come sostenuto anche da Ernesto De Martino nei suoi scritti postumi “ I fondamenti di una teoria del sacro”. La prefazione del libro  di Federico Tulli “Chiesa e pedofilia. Il caso italiano”  (l’Asino d’oro edizioni) fa appunto riferimento alle derive psicopatologiche insite nel lla ierogenesi, nell’esperienza del sacro.sacerdoti

Nel 2000 Giovanni Paolo II beatifica Pio IX non certo a caso, mentre Bergoglio ha santificato da poco Giovanni XXXIII e Giovanni Paolo II quasi a tentare di ricomporre una lacerazione insanabile fra due immagini della Chiesa intimamente contraddittorie. La restaurazione di Woityla e Ratzinger prevale sull’innovazione e stronca qualunque dialettica grazie anche all’azione di Bergoglio contro la teologia della liberazione in America Latina. Il corpo Ecclesiale soffre mentre a partire dagli anni 80 la sua malattia che comporta la regressione ed il ritorno delirante al passato diventa evidente con l’esplodere del problema della pedofilia, con la crisi delle vocazioni, con la diminuzione drammatica del numero dei fedeli. Ma anche l’Italia soffre perché grazie al Concordato del 29 ribadito dall’articolo 7 della Costituzione le organizzazioni clericali si sono consolidate. Le scelte dei partiti di sinistra invece di combattere la più potente forza reazionaria del paese hanno cercato come diceva Rossi profeticamente nel 1965, di ottenere il favore delle gerarchie ecclesiastiche per cercare di entrare anche loro in posizione subordinata nella compagine governativa. Gli effetti di questa strategia a lungo termine sono, purtroppo sotto gli occhi di tutti.

 

 

 

 

[1] P.Capri, Pedofilia: difficoltà e complessità di interpretazione in B.Callieri e L.frighi La problematica attuale delle condotte pedofile. Edizioni Universitarie romane, Roma 1999, pp15-37

[2] G, Ponti Compendio di criminologia IV edizione, Cortina ,Milano 1999,p.485

[3]

[4] Laura Kane Is pedophilia a sexual orientation? Toronto star Published on Sun Dec 22, 2013http://www.thestar.com/news/insight/2013/12/22/is_pedophilia_a_sexual_orientation.html

[5]

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