L’origine della malattia mentale

Karl Jaspers e Eugene Bleuler, per citare studiosi illustri, pensavano ad una noxa organica sconosciuta che sarebbe stata la “causa”dell’acting out schizofrenico o della percezione delirante considerata come un fenomeno processuale, conseguenza di un danno organico magari genetico.
   
 

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Quand’anche oggi grazie allo sviluppo della scienza sostituissimo il concetto di “noxa organica sconosciuta” con una serie di eventi molecolari che si verificano nel sistema nervoso centrale, noi non saremmo in grado di fornire una spiegazione “causale”. O perlomeno la nostra spiegazione sarebbe molto ingannevole cioè rischierebbe di non spiegare nulla se non fossimo in grado di dimostrare come da eventi semplici e molecolari sia possibile passare ad eventi mentali complessi . L’affermazione che gli stati cerebrali causano stati mentali è una tautologia in quanto il punto di arrivo, gli stati mentali, è già implicito e contenuto nel punto di partenza cioè gli stati cerebrali: è necessario ribadire secondo l’asserzione di Fagioli “come la realtà biologica del corpo umano sia mente e la mente è realtà del corpo umano”. E’ erroneo far riferimento ad un processo organico a cui poi farebbe seguito il fenomeno psicopatologico. Non c’è un prima e un dopo, non c’è l’intervallo temporale necessario alla causazione fisica, ma siamo di fronte a una contemporaneità di eventi psichici e corporei. Se dovessimo trarre una conclusione dall’analisi fin qui svolta potremmo dire che la psichiatria cosiddetta organicistica, basata sul paradigma della genetica molecolare cerca un’improbabile validazione nelle neuroscienze e nel metodo sperimentale: essa elude sistematicamente il problema delle specificità eziologica della malattia spacciando per causa ciò che “causa” non può essere. E’ certo che le strutture complesse come l’organismo umano obbediscono a proprietà causali anch’esse complesse che non si esauriscono nello schema semplicistico e meccanico dello stimolo-risposta e della linearità dell’azione-reazione. Ad un’azione corrisponde sempre una reazione “psichica” ma questa negli esseri umani può essere imprevedibile e determinare effetti inaspettati . Nella psichiatria i fattori eziopatogenetici, cioè le “cause”, sono gli atti intenzionali, coscienti o non coscienti, rivolti specificamente ad alterare la realtà psichica umana . Atti mentali che provocano altri atti mentali correlati alla realtà del corpo. L’intenzionalità patologica, il cui sintomo prototipico è per Christoph Mundt la percezione delirante corrisponde ad una condizione psichica cioè alla pulsione di annullamento ed all’anaffettività che può celarsi, come nel caso delle personalità schizoidi e della schizofrenia semplice, dietro un comportamento ineccepibile o addirittura dietro un’ “assenza” .

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