Specchi di ossidiana nel neolitico?

mirrorobsidian

  Antico specchio dell’Anatolia risalente alla prima metà del 6° millennio avanti Cristo. La fotografia è presa all’esterno con luce solare molto forte. Con riferimento a Plinio il Vecchio di cui si è parlato nella presentazione del “Left 2012” di Massimo Fagioli  il 5 dicembre a Roma  vale la pena ricordare quanto l’autore romano diceva degli specchi di ossidiana

ossidiana

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<<Nel genere del vetro sono annoverate anche le ossidiane
ad imitazione della pietra, che Ossio trovò in Etiopia, di colore nerissimo, talora anche traslucida, più opaca a vedersi e che rende ombre al posto delle immagini negli specchi delle pareti. Molti ricavano gemme da essa; vediamo anche statue massicce del divino Augusto con materiale capace di questo spessore, ed egli stesso dedicò come meraviglia nel tempio della Concordia quattro elefanti di ossidiana. [197] Anche Cesare Tiberio rese alle cerimonie degli Eliopolitani un’immagine in ossidiana di Menelao trovata nell’eredità di quel Seio, che era stato a capo dell’Egitto, da cui risulta un’origine più antica del materiale, ora contraffatto dalla somiglianza del vetro>>. (Plinio il vecchio Historia naturalis XXXVI 196-198)

Dea in basalto con uno specchio nella mano destra. Nord della Siria fra il 1000 e il 700 a.c

Dea in basalto con uno specchio nella mano destra. Nord della Siria fra il 1000 e il 700 a.c

 

 

E’ interessante notare che la possibilità dell’uomo di “riconoscere” o “scoprire” attraverso la percezione-fantasia, la propria immagine allo specchio è legata alla concomitante creazione di  un manufatto ( a parte il riflesso  sull’acqua)  prima in metalli o pietre levigate, poi in vetro trasparente unito  a sfoglie di argento o alluminio. E’ come se ci fosse un’ “intenzionalità di rispecchiarsi” che porta a produrre un oggetto specifico: l’ intenzionalità  sopra detta si esplica per il tramite di un’attività umana che ha forgiato lo specchio. Nel rispecchiamento “naturale” come quello di Narciso nell’acqua, è assente la relazione  con lo strumento creato dalla mano dell’uomo. E’ anche per questo che Narciso non si riconosce? La domanda che ci si potrebbe porre è se il primo specchio non sia lo sguardo della madre che comunica, a livello  cosciente e non cosciente,  al bambino come lei lo vede.  Il rispecchiamento nello sguardo materno, nella relazione con la madre,  anticipa la visione “autoscopica” realizzata da un punto di vista esterno al proprio corpo, da parte del bambino. L’immagine del proprio volto allo specchio è diversa dall’immagine che la madre comunica  all’infante.  Nella diversità fra le due realizzazioni c’è un’idea di autonomia e separazione. Come ha teorizzato Massimo Fagioli la scoperta della propria immagine riflessa, che a otto mesi non porta alla formazione di un ricordo,  è dovuta alla capacità umana di tracciare  mentalmente delle linee attraverso le quali una “forma” viene evidenziata su di uno sfondo: altre “forme” possono essere “estratte ” e disegnate ,con un procedimento analogo ma nel quale, nell’adulto,  è presente il ricordo,  in uno sfondo completamente diverso da quello in cui  esse erano originariamente, come avvenuto, nella storia ,  nelle pitture rupestri o negli autoritratti.

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<< Nell’atto di tracciare il graffito sulla pietra [ o sull’argilla] , di dare un colore l’Homo sapiens esprime la propria nascita, la differenza e la separazione dal mondo naturale dell’animale che dovette consistere proprio nella capacità di fondere la propria immagine interna  con una figura percepita nel mondo esterno estraendola dal contesto particolare in cui era inserita per ricrearla e attribuirgli un altro  significato in un altro contesto.>> ( Domenico Fargnoli- Gli Angelli ribelli-1995)

E’ come se nello sguardo degli uomini primitivi si riflettessero le forme degli animali che poi attraverso un processo non di mimesi ma di rielaborazione artistica e di fantasia, venivano delineati e colorati sulle pareti delle grotte. L’animale è il non umano che per essere rappresentato necessita dell’umano. 

   
Le  immagini umane erano presenti, in epoca preistorica nelle veneri steatopigie  ( 22000 anni fa) in cui è assente la rappresentazione del volto che invece è presente in quest’altra statuetta, sia pure in forma rudimentale  

    ( 26000 anni fa)

Fino a circa 7000 anni fa nella pittura rupestre la figura umana era pressoché assente e poi compare in Turchia , nel monte Latmos nelle forme del corpo umano stilizzato . 

   

A proposito dell'”ombra” 

   

   

 

ombre cinesi

  

  
   

   

  

      
  
   

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