
http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/telegiornale?po=82c0329d-3bf5-4cba-805c-680765379c38&date=05.02.2014#tabEdition
FEDERICO TULLI
Franco Basaglia nel 1979, l’anno successivo all’approvazione della legge 180, la legge più libertaria al mondo in tema di assistenza al malato mentale, nelle conferenze che tenne in Brasile, tra le molte cose (ancora di straordinaria attualità), disse, citando Antonio Gramsci: “La nostra scienza parte da un dato fondamentale, che è la sconfitta del tecnico tradizionale, cioè di quel tecnico che pensa che non si può fare altro che questo, perché ha come ideologia il pessimismo della ragione. Il nuovo tecnico, invece, deve portare avanti il suo lavoro con l’ottimismo della pratica”. E anche: “Noi, psichiatri democratici, pur avendo stimolato la nuova legge, siamo una minoranza, ma, come direbbe Antonio Gramsci, siamo una minoranza egemonica … ma naturalmente dobbiamo essere molto vigili perché questa minoranza, una volta catturata, può diventare la nuova maggioranza riciclata”. Basterebbe ciò per eleggere Franco Basaglia a psichiatra gramsciano. Tuttavia, sul quotidiano fondato proprio da Gramsci, lo stesso quotidiano che Francesco Guccini, in Eskimo, celebrava con queste parole: “…alcuni audaci in tasca L’Unità…”, trovo uno strano articolo, davvero strano, che vuol essere una risposta al libro di Pier Aldo Rovatti, Restituire la soggettività, ma che soprattutto si propone di demolire la figura di Franco Basaglia.
Lo strano articolo sostiene che Rovatti, nel suo libro, si lagna del fatto che “nella stessa Trieste la maggior parte degli studenti non sa nulla” di Basaglia. Il tono denigratorio è evidente. Come dire, vedete, nessuno sa più niente. Questa storia è bella e dimenticata. Rovatti, invece, sta proprio denunciando la colpevole dimenticanza delle accademie che non si curano di restituire conoscenze minime su un passaggio cruciale della nostra storia. E proprio per questo nei suoi corsi cerca di stimolare un pensiero critico tra studenti che mai sono esposti a queste evidenze storiche, e per questo parla di Basaglia, di Foucault, di Sartre, di soggettività, delle parole della psichiatria. Sempre lo strano articolo sostiene, ancora, che Basaglia “viene ricordato nella storia per ciò che non ha fatto, cioè la legge 180, a cui non ha dato alcun contributo personale”. Ma questa non è certo una novità, dico io, perché lo sanno tutti, tutto il mondo è a conoscenza che il vero riformatore della psichiatria italiana non è stato l’ormai obliato Franco Basaglia, ma è invece questo psichiatra in straordinaria ascesa che risponde al nome di Massimo Fagioli. Lui sì psichiatra vero. Non Basaglia. Perché, sostiene lo strano articolo, “non è psichiatria il nesso tra libertà e malattia mentale, non è psichiatria dire che la follia è una condizione esistenziale”. Ai tempi di Basaglia, aggiunge ancora, non c’era alcuna “teoria della mente sana e patologica”, per fortuna, invece, “oggi si è cominciato a costruire una nuova psichiatria, che ha preso le mosse” (ma tu guarda un po’ che combinazione, meno male che con questo articolo ne siamo venuti a conoscenza, se no capace che non se ne accorgeva nessuno) “da un percorso iniziato da Massimo Fagioli nell’ospedale psichiatrico di Padova, accanto a Basaglia” (accanto a Basaglia!?), “con il rifiuto del manicomio lager e la ribellione alla psichiatria ufficiale”. Invece, prosegue lo strano articolo nella sua spericolata impresa, al limite della fantastoria, di fare di Fagioli un Basaglia e di Basaglia un Fagioli (ovvero del nano un gigante e del gigante un nano), “la prassi di Basaglia non ha prodotto nessuna teoria né ricerca”. Questo il succo dello strano articolo, e io ne volevo fare un commento pedissequo ma sono stufo e irritato da tanta insulsaggine, e interrompo qui il virgolettato. E’ giusto per darvi un’idea. Più che dell’ignoranza che dall’articolo trasuda, sono irritato del fatto che questo scritto abbia trovato spazio sul quotidiano che ancora ci ricorda di essere stato fondato da Antonio Gramsci. Ma poi, mi faccio due conti. Chi è che scrive questo strano articolo? Sarà di certo un seguace del più reazionario (ma per fortuna anche il più irrilevante) psichiatra italiano, colui che ritiene l’omosessualità una malattia, colui che ritiene (lombrosianamente) il folle intrinsecamente pericoloso, colui che ritiene il manicomio criminale un’esigenza imprescindibile. In questo in compagnia di Vittorino Andreoli, un altro grande, sotto questo profilo. Insomma, uno dei tanti tecnici tradizionali animati dal pessimismo della loro ragione, un neolombrosiano travestito da psicanalista sinistrorso, e ciò è coerente, perché pure il Lombroso era un socialista, reazionario ma socialista. E allora è tutto chiaro, tutto ovvio, tutto torna. Follow the money, mi dico. Il Fagioli è irrilevante. La sua sconclusionata graforrea si può permettere di pubblicarla solo la sua personale casa editrice (L’asino d’oro), il suo diario trova ospitalità solo nel suo settimanale (Left), e adesso perfino sul quotidiano che era gramsciano ma ha cambiato padrone (e indovinate chi è il nuovo padrone?) trovano spazio, in nome del pluralismo, strani articoli che trasudano reazione e nostalgia del manicomio.
A questo punto ripenso all’ingiustizia di una morte precoce, a soli cinquantasei anni, di un gigante come Franco Basaglia, e penso che sono passati trentatre anni dalla sua morte, e che se fosse vissuto qualche decennio in più avrebbe potuto o saputo cambiarla ancora questa psichiatria, lui che è stato il primo psichiatra al mondo, due secoli dopo la sua invenzione, a mettere fuori legge l’istituzione manicomiale. La legge 180 non è merito di Basaglia? Bah! Quest’affermazione è così originale che non credo meriti neppure una risposta. Io penso invece che Basagliaè biologicamente morto e Fagioli biologicamente vivo, e su questo almeno siamo tutti d’accordo, però se guardate bene vi accorgerete che Basaglia, in realtà, non è mai morto, e Fagioli non è mai stato vivo, perché è irrilevante, chiedete in Italia o nel resto del mondo chi è l’uno e chi è l’altro. Provate voi a mettere uno di fianco all’altro il pensiero, la prassi, e la ricaduta di questi due psichiatri sulla cultura e sull’assistenza del malato mentale, in Italia e nel mondo, e ditemi chi dei due è il gigante e chi il nano, chi dei due è Gulliver e chi un lillipuziano. Oppure provate a leggere un testo a caso dell’uno e dell’altro, e dopo averlo fatto giudicate voi a chi appartiene un pensiero lungo e a chi un pensiero miope e astruso. Ma poi, da psichiatra, ecco che arrivo a interpretare e comprendere il patetico tentativo che ogni tanto lo psicanalista neolombrosiano cerca di attuare: è il malinconico tentativo di un pianeta morto, lontano dal Sole, Plutone, per dire, o meglio, di un satellite di Plutone, freddo e sterile e arido, ai confini del sistema solare, che cerca di avvicinarsi al Sole per scaldarsi, per illuminarsi di un raggio di luce riflessa. E allora, dopo aver compreso ciò, divento più magnanimo e indulgente con Fagioli e i suoi sostenitori, per cui auguro loro buone feste e di continuare a giocare all’interpretazione dei sogni nella loro mesmerica assemblea collettiva, ma consiglio loro di lasciar perdere il tema della salute mentale, che quello è un argomento serio, troppo serio per affrontarlo con lo strumentario del pensiero lombrosiano.
Freud , Berlusconi e le donne: mascolinità ed impotenza
“Crisi dell’identità maschile” ? Dai media traspare un’immagine negativa della “mascolinità” semplicisticamente identificata con l’autoritarismo e la violenza. La mercificazione delle donne della politica berlusconiana, le barriere nella vita intellettuale e lavorativa a loro frapposte, il fenomeno ingravescente del femminicidio, l’attacco alla legge sull’aborto che mina l’autodeterminazione e la libertà sessuale, la legge 40 sulla procreazione assistita e le pratiche che mortificano il corpo della donna, l’inchino alle gerarchie ecclesiatiche, criminali nella gestione della finanza, sono altrettante ferite inferte alla credibilità del genere maschile .
La nostra società è infiltrata da una misoginia reattiva non solo rispetto alla conquiste dei movimenti femminili ma anche alle prospettive di sviluppo e trasformazione che ci ha fatto intravedere la teoria sulla realtà umana dello psichiatra Massimo Fagioli, ampiamente presente da molti decenni nella politica e nella cultura: essa ha reso vano il tentativo di riaffermare una virilità centrata sulla restaurazione nostalgica dell’autorità paterna. Ciò che appare irrimediabilmente incrinato è l’ordine simbolico che fa perno sull’Edipo e l’ordine politico basato sulla paranoia del potere che annulla la realtà della donna . Dietro la volontà di dominio dell’uomo si è scoperto lo spettro dell’impotenza per l’incapacità di affrontare e comprendere quel mondo irrazionale in cui sono state relegate le donne, per l’impossibilità di soddisfare il desiderio nel rapporto con un essere umano diverso da sè. Dietro la “crisi dell’identità maschile”, per quei soggetti che sono capaci di viverla, traspare la falsa sessualità del “pene” inanimato e violento, del “pene” illusorio che condanna all’annullamento ed alla castrazione.
L’esigenza di rapporto sessuale viene degradata a bisogno e scarica: l’uomo impazzisce alternando la rabbia che lo spinge all’aggressione della donna e l ‘anaffettività che gli fa programmare l’annientamento fisico dell’ altro . In questo contesto storico i cultori di psicoanalisi sostengono che la sessualità non esiste. Scrive Massimo Recalcati: <<(…) l’oggetto per la psicoanalisi è sempre in rapporto ad un’assenza, ad uno scarto impossibile da colmare (…)>> ( in Elogio del fallimento 2011 ) L’oggetto per la psicoanalisi sarebbe sempre fallito perchè mancante ed assente: esso non è mai raggiunto perchè si raggiunge solo l’ombra della preda e mai la preda.
<< E’ questo il fondamento della teoria lacaniana dell’inesistenza del rapporto sessuale . L’essere umano è condannato a fronteggiare il sesso senza possedere la chiave per fronteggiarne il mistero (…) La psicoanalisi sostiene il fallimento del rapporto sessuale >> (ibidem)
Tali affermazioni di Jacques Lacan chiariscono perchè egli frequentasse un bordello vicino al suo studio parigino: lo vide uscire la figlia Sybille come racconta nel libro “Un padre” (2001). Che dire poi della definizione di Recalcati del desiderio come “nuda fede” in accordo con la predicazione di Gesù? Chi ha più fede più rischierà sulle proprie possibilità e si esporrà maggiormente alle contingenze dell’esistenza e perciò << più avrà>> come sostiene il figlio di Dio nella sua predicazione .
Il desiderio, il rapporto totale fra un uomo ed una donna, in quanto comprende la realtà corporea e psichica, diviene credenza e spiritualità astratta.
Il lacanismo, che vuole il ritorno a Freud, annulla il concetto di sessualità avvicinandosi al Cristianesimo come sembra aver fatto lo stesso Lacan, secondo il fratello monaco e le dispute sulla religiosità della sua sepoltura. Non ci meraviglia pertanto la convergenza politica fra Recalcati e Matteo Renzi ( vedi l’articolo di Luciana Sica su Repubblica il 9/7/13 )che ha voluto un cimitero per seppellire i feti, in ossequio alla fede cattolica, per annullare la nascita umana , la trasformazione che porta all’emergenza del pensiero dalla materia biologica ed il rapporto irrazionale del primo anno di vita.

Politica e cultura, dietro aspetti apparentemente innovativi, convergono così in un vissuto di impotenza che accomuna fede e ragione e violenta la realtà umana rendendola ciò che non è. Quella che sembra una crisi inedita dell’identità maschile di fronte alle sia pur parziali conquiste delle donne che il femminismo rivendica come proprie è invece la ripetizione di un vecchio copione : a partire dall’illuminismo lungo tutto l’ottocento fino ai giorni nostri la Masculinity ( termine che entrò nella lingua inglese nel 1748) è angosciata dalla prospettiva di una defaillance. Dell’ impotenza racconta Jean Jacques Rousseau nelle Confessioni del 1782 mentre un tema analogo affronta Sthendal nel suo romanzo Armance. Impotente era anche Edgar Allan Poe i cui racconti erano infarciti da incubi nei quali i protagonisti non potevano ottenere ciò che volevano. Nel 1860 Gustave Flaubert scrisse l’Educazione sentimentale ,racconto di una passione inattiva. Baudelaire, che inaugura la modernità, stabilisce il nesso fra “creatività” ed impotenza : più un un uomo si occupa di arte, minori -diceva-saranno le sue erezioni. E’ il periodo ,dopo la comune di Parigi, di massimo splendore della Salpetriere diretta da Charcot e dell’epidemia isterica che fa seguito alla repressione dei moti rivoluzionari. Charcot descrisse 61 casi di isteria maschile rifiutando così la millenaria concezione della patogenesi uterina che giustificava l’isterectomia, la clitoridectomia e l’ovariectomia.. Nello stesso periodo a Vienna si consuma la vicenda di Anna O: nasce la vocazione femminista di Bertha Pappenheim come protesta verso un mondo maschile la cui razionalità, in piena positivismo, sembrava schiacciare l’universo femminile. Storicamente l’isteria ed il femminismo da una parte e l’impotenza della razionalità maschile nei suoi vari aspetti ideologici dall’altra hanno rappresentato due facce della stessa medaglia incapaci entrambe di comprendere a fondo il problema della sessualità umana. Nella nascita della psicoanalisi è stato enfatizzato il ruolo dell’isteria femminile: dal carteggio fra Freud e Fliess sappiamo che Freud diagnosticò a se stesso un’isteria nel periodo ” autoanalitico” in cui ebbe in trattamento ” Herr E” un paziente con le sue stesse fobie: dopo i quarant’anni il padre della psicoanalisi era pressoché impotente.
Oggi, dopo più di un secolo, con il berlusconismo il tema dell’isteria e dell’impotenza maschile è tornato in primo piano: milioni di persone sono state coinvolte in una complessa strategia reattiva, che è l’equivalente sul piano politico di quello che è stata la psicoanalisi sul piano culturale, che cerca di mascherare, dietro il successo sociale ed economico, un vissuto di miseria ed insoddisfazione nel rapporto uomo-donna.
Domenico Fargnoli, Niccolò Trevisan, Francesco Fargnoli, Simone Belli
(hanno collaborato alla elaborazione delle tematiche presenti nell’articolo:
Paola Bisconti, Rita Marrama, Matteo Madrucci, Valentina Zanobini, Elena Scacco, Maria Gabriella Gatti)
Abstract
Gli autori criticano il punto di vista secondo cui A. B. Breivik sarebbe un terrorista affetto da disturbo narcisistico di personalità. Tale diagnosi improntata ai criteri del DSM- IV-TR è risultato di una valutazione peritale acritica e non consente la comprensibilità dell’omicidio. Utilizzando una lettura diversa degli eventi e dei sintomi, attraverso elementi di psicopatologia classica quali la partita doppia di E. Bleuler e l’”agire” autistico secondo E. Minkowsky, è possibile leggere nei fatti di Utoya i sintomi della schizofrenia.
In coda all’articolo sono proposte le linee guida per la diagnosi di schizofrenia paranoide secondo la Teoria della Nascita di Massimo Fagioli
Domenico Fargnoli
The public does not have the correct perception of the psychiatric emergency involving Italy which has ties to a more general situation.
Writes Amanda Pustilnik (University of Maryland)
“Today, our largest psychiatric hospitals are prisons. (…) The state prisons spend about $ 5 billion to incarcerate inmates suffering from mental illness, who are not violent. According to the Justice Department 1.3 million individuals with mental illness are incarcerated in state prisons and federal compared with just 70,000 people assisted in psychiatric hospitals ”
Someone will be put in jail just for mental symptoms and for disturbing public order and not because he has committed criminal offenses. In July 2004, The House on Comitte Governement Reform has published a study which found that children are incarcerated in the U.S. (including seven years old ) with serious mental illness but not responsible for criminal conduct.
Compared to the Enlightenment ideals that inspired the U.S. Constitution the above situation is paradoxical for the disappearance of the fundamental distinction made by Pinel during the French Revolution: the mentally ill were separated by criminals and freed from the chains. Thus was born a new branch of medicine, psychiatry.
At a distance of more than two centuries we see a reversal of the trend and a return to confusion between crime and insanity, to prevalence of the logic of segregation and punishment. The return to old guidelines is due to the social significance that has taken the disease conceived as a guilty failure, a lack of control and sense of personal responsibility. It ‘s the old Christian idea of madness as demonic influence, such as complicity with evil, which reappears in a secularized form.
From the religious mentality comes the punitive approach that has prevailed in the U.S., to mental illness. The punishment should reinforce adherence to ‘ethics on which is founded the society and to ensure, by the severity of a penalty, respect for the rules. For the punitive moralistic conception people with mental illness have defects of will or character that make them incapable of controlling: impose restrictive criteria would help to achieve acceptable behavior and increase the sense of responsibility.
The judge replaces the psychiatrist because the latter considering diseases “disturbs” or questionable diagnostic conventions, cannot give certain criteria of not imputability. Therefore being mentally “ill” usually does not guarantee, in the U.S., the impunity with respect to violent crimes.
In Europe Anders Breivik was declared sane with DSMIV diagnostic criteria in a trial in which there has been the tendency to punishment rather than care.
And in Italy? The case of Erika and Omar in Novi Ligure, of Franzoni in Cogne or killers spouses in Erba were dominated by a punitive logic unrelated to psychiatry.
Why are we in front of this trend?
Prof. Amanda C. Pustilink does not clarify the essential point that the role played by psychiatric institutions in allowing the moralistic-punitive model of mental illness is affirmed: one hundred years of Freudianism in America have left their mark. Just in the U.S., however, medias reported the failure of psychoanalysis and biological psychiatry , successor to Freudianism, prepares for a resounding “disaster”, due to the lack of science, with the new edition of DSMV in May 2013.
American doctors are committed to delivering drugs to a ever-growing population of ‘normal’subjects, using diagnoses that seem ad hoc to further the interests of pharmaceutical companies. The most serious cases are subjected to therapies such as iloperidone taken by Adam Lanza, author of the massacre of Newport, which can amplify the tendency to violence. The prisons act as containers for all sorts of mental illnesses that, in a regime of unprecedented violence and perversion, suffer an aggravation. The effects are devastating on the individual and on society. In Italy, the birthplace of Cesare Beccaria who wanted the penalty rationally commensurate to the crime and was against torture, we are experiencing something similar to what happens in the U.S: the operational diagnostic models, the abuse of drugs, the use of ECT, damages the credibility of psychiatry and promotes the success of the moralistic model of mental illness. Since doctors are incapable of preventing and treating mental illness management is the responsibility of the latter, the judges and the courts. The law Orsini-Basaglia drained of the asylums about one hundred thousand patients in recent decades, but at the same time, it filled in a unlikely manner prisons.
There’s an psychiatric emergency within the prisons : according to an epidemiological survey of the Regional Agency of Health prisoners with “psychiatric disorders” are 1137, 33.4% in Tuscany alone. The prison works as a container for mental illness, which is not treated in the circuit of mental health services. With the closure of the asylums were not always created alternative structures so many people are left without control or safety net and ended up in the net of justice. Prisons are infernal. Take over the idea of ruin, the emotional void, humiliation and the ‘marginalization. The psychopathological forms are structured in chronic diseases, difficult to treat. Sexual identity in a context of violence and forced overcrowding, often undergoes a irreversible deconstruction.
Suicide is a dramatic and the frequency, even more than twenty times the norm, is directly related to overcrowding and abuse. How to deal with this situation? On March 31, following the law Marino is expected to close the OPG: the event has a strong symbolic meaning even if people interested are 1400, out of a total of 66,721 Italian prisoners. The OPG have been the emblem of institutional schizophrenia: individuals with total or partial defect of the mind were subjected to a prison regime in unimaginable poor conditions Not to mention the psychological and physical torture.It is ‘necessary that the closure of OPG may be an opportunity not only to propose alternative structures for intervention but an afterthought of psychiatry as a whole. Andrea Zampi, the murderer-suicide in Perugia was submitted last year in Pisa two cycles of 8 TEC: a “therapeutic intervention ” or a practice without any scientific basis that has aggravated the patient’s condition? Today, psychiatrists do not have the necessary expertise to deal with psychosis with the method of psychotherapy: the drug or the ETC are ineffective and dangerous in the long run. Psychiatry must then make a cultural leap and methodological equipping of new scientific and educational criteria. The experience of ‘Collective Analysis which belongs to the theory of the birth of Massimo Fagioli, is a pilot, almost forty years of care, training and research unique attended by thousands of people and hundreds of psychiatrists, committed to deepening the understanding of psychic reality beyond the biological reductionism and the morality of reason and religion. Pannitteri Adriana writes in “La pazzia dimenticata ” (L’asino d’oro 2013) ”
<< (…) Mental illness can not be solved simply by throwing down the walls of asylums, but in a more solid way trying to find out what’s inside the psyche of those who are sick >>
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