Freud, Berlusconi e le donne: mascolinità ed impotenza

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Freud , Berlusconi e le donne: mascolinità ed impotenza 

 

 

“Crisi dell’identità maschile” ?  Dai media traspare  un’immagine  negativa della “mascolinità” semplicisticamente identificata con l’autoritarismo e la violenza. La mercificazione delle donne  della politica berlusconiana,  le barriere nella vita intellettuale e lavorativa  a loro  frapposte, il fenomeno ingravescente del femminicidio, l’attacco alla legge sull’aborto che mina   l’autodeterminazione e la libertà sessuale,  la legge 40 sulla procreazione assistita e le  pratiche che mortificano il corpo della donna, l’inchino alle gerarchie ecclesiatiche, criminali nella gestione della finanza,  sono altrettante ferite   inferte alla credibilità del genere  maschile .

La nostra società è infiltrata da una misoginia reattiva  non solo rispetto alla conquiste dei movimenti femminili  ma anche  alle  prospettive   di sviluppo e trasformazione che ci ha fatto intravedere    la teoria sulla realtà umana  dello psichiatra  Massimo Fagioli, ampiamente presente  da molti  decenni nella politica e nella cultura: essa ha reso  vano  il  tentativo di riaffermare una virilità centrata sulla restaurazione  nostalgica dell’autorità paterna. Ciò che appare irrimediabilmente incrinato è l’ordine simbolico che fa perno  sull’Edipo e l’ordine politico basato sulla paranoia  del potere che annulla la realtà della donna . Dietro la volontà di dominio dell’uomo  si è scoperto lo spettro dell’impotenza per l’incapacità di affrontare e comprendere quel mondo irrazionale in cui sono state relegate le donne, per l’impossibilità di soddisfare il desiderio nel rapporto con un essere umano diverso da sè. Dietro la “crisi dell’identità maschile”, per quei soggetti che sono capaci di viverla, traspare la falsa sessualità del “pene” inanimato e violento, del “pene” illusorio  che condanna all’annullamento ed alla castrazione. 1101980504_400L’esigenza di rapporto sessuale viene degradata a bisogno e scarica: l’uomo impazzisce  alternando  la  rabbia  che lo spinge all’aggressione  della donna  e l ‘anaffettività che gli fa programmare l’annientamento fisico dell’ altro . In questo contesto  storico i cultori di psicoanalisi  sostengono che la sessualità non esiste. Scrive  Massimo  Recalcati: <<(…) l’oggetto per la psicoanalisi è sempre in rapporto ad un’assenza, ad uno scarto impossibile da colmare (…)>>  ( in  Elogio del fallimento 2011 ) L’oggetto per la psicoanalisi sarebbe  sempre fallito perchè  mancante  ed assente: esso non è mai raggiunto  perchè si raggiunge solo l’ombra della preda e mai la preda.Bronzetti_romani,_II-III_sec,_figura_priapo

<< E’ questo il fondamento della teoria lacaniana dell’inesistenza del rapporto sessuale . L’essere umano è condannato a fronteggiare il sesso senza possedere la chiave per fronteggiarne il mistero (…) La psicoanalisi sostiene il fallimento del rapporto sessuale >> (ibidem)

Tali  affermazioni di  Jacques Lacan chiariscono perchè egli frequentasse un bordello vicino al suo studio parigino: lo vide uscire la figlia Sybille  come racconta    nel libro “Un padre” (2001). Che dire poi della definizione di Recalcati del desiderio come “nuda fede” in accordo con la predicazione di Gesù? Chi ha più fede più rischierà sulle proprie possibilità e si esporrà maggiormente alle contingenze dell’esistenza  e perciò << più avrà>> come sostiene il figlio di Dio  nella sua predicazione  .

Il desiderio, il  rapporto totale fra un uomo ed una donna, in quanto comprende la realtà corporea e psichica, diviene credenza e spiritualità astratta.

Il lacanismo, che vuole il ritorno a Freud, annulla il concetto di sessualità avvicinandosi al  Cristianesimo  come sembra aver fatto lo stesso Lacan, secondo  il fratello monaco e le  dispute sulla  religiosità della sua sepoltura. Non ci meraviglia  pertanto la convergenza politica fra Recalcati e  Matteo Renzi ( vedi l’articolo di Luciana Sica su Repubblica il 9/7/13 )che ha voluto un cimitero per seppellire i feti, in ossequio alla fede cattolica, per annullare la nascita umana , la trasformazione  che porta all’emergenza del pensiero dalla materia  biologica ed il rapporto irrazionale del primo anno di vita.l43-priapo-130125191941_big

La seduzione sessuale e la sua variante la seduzione ideologica

Politica e cultura, dietro aspetti apparentemente innovativi, convergono così  in un vissuto di impotenza che accomuna fede e ragione  e violenta la realtà umana rendendola ciò che non è. Quella che sembra una  crisi inedita  dell’identità maschile di fronte alle sia pur parziali conquiste delle donne che il femminismo rivendica come proprie  è invece la ripetizione di un vecchio copione : a partire dall’illuminismo lungo tutto l’ottocento fino ai giorni nostri  la Masculinity ( termine  che entrò nella lingua inglese nel 1748) è angosciata dalla prospettiva di una  defaillance. Dell’ impotenza racconta Jean Jacques Rousseau nelle Confessioni del 1782 mentre un tema analogo affronta Sthendal nel suo romanzo Armance. Impotente era anche Edgar Allan Poe i cui racconti erano infarciti da incubi nei quali i protagonisti non potevano ottenere ciò che volevano. Nel 1860 Gustave Flaubert  scrisse l’Educazione sentimentale ,racconto di una passione inattiva. Baudelaire, che inaugura la modernità,  stabilisce il nesso fra “creatività” ed impotenza : più un un uomo si occupa di arte, minori -diceva-saranno le sue erezioni. E’ il periodo ,dopo la comune di Parigi, di massimo splendore della Salpetriere diretta da Charcot  e dell’epidemia isterica che fa seguito alla repressione dei moti rivoluzionari. Charcot descrisse 61 casi di isteria maschile rifiutando così la millenaria concezione della patogenesi uterina che giustificava l’isterectomia, la clitoridectomia e l’ovariectomia.. Nello stesso periodo a  Vienna si consuma la vicenda di Anna O: nasce la vocazione femminista di Bertha Pappenheim come protesta verso un mondo maschile la cui razionalità, in piena positivismo, sembrava schiacciare l’universo femminile. Storicamente l’isteria ed   il femminismo da una parte  e l’impotenza della razionalità   maschile nei suoi vari aspetti ideologici  dall’altra  hanno  rappresentato  due facce della stessa medaglia incapaci entrambe di comprendere a fondo il problema della sessualità umana. Nella nascita della psicoanalisi  è stato enfatizzato il ruolo dell’isteria femminile: dal carteggio  fra Freud e Fliess  sappiamo che Freud  diagnosticò a se stesso un’isteria  nel periodo  ” autoanalitico” in cui ebbe in trattamento ” Herr E” un paziente con  le sue stesse fobie: dopo i quarant’anni il padre della psicoanalisi era pressoché impotente.

Oggi, dopo più di un secolo,  con il berlusconismo il tema dell’isteria e dell’impotenza  maschile è tornato in primo piano: milioni di persone sono state coinvolte in una complessa strategia reattiva, che è l’equivalente sul piano politico di quello che è stata la psicoanalisi sul piano culturale, che cerca di mascherare, dietro il successo sociale ed economico,   un vissuto di miseria ed insoddisfazione nel rapporto uomo-donna.

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