Senza categoria

Psichiatria e diritti umani video e radio radicale

 

si

Radio radicale

http://www.radioradicale.it/scheda/473144/psichiatria-e-diritti-umani e r

Standard
Senza categoria

Psichiatria e nazismo 1996

Nazismo: von platen, “eliminò pure il ‘diverso’ al suo interno”

http://archivio.agi.it/  
Il nazismo non perseguitò solo gli ebrei ma fece anche ‘pulizia’ al suo interno della stessa razza ariana nei confronti dei malati di mente: i ‘diversi’ per antonomasia. Il mito dell’uomo perfetto in tutto- dal fisico, alla psiche- fu l’imperativo di Adolf Hitler il quale, in una brevissima lettera di tre righe, ordinava ai medici tedeschi di sterminare mediante l’eutanasia i malati di mente in quanto ‘inutili’. A raccontare questa orribile storia, è una psichiatria tedesca Alice Ricciardi von Platen- Hallermund che, assieme ad altri due medici oggi scomparsi, F. Mielke ed A. Mitscherlich, fece parte della ‘Commissione di Osservatori’ al Processo di Norimberga del 1946 contro i medici nazisti. Autrice di un libro edito soltanto in tedesco ‘L’assassinio di malati di mente’ la von Platen ad 86 anni svolge ancora l’attività di psichiatra e di psicanalista a Roma dove ha formato il Gruppo Analisi. Il 24 febbraio assieme a Nicola Gallerano (storico) Domenico Fargnoli (psichiatra) Mario Ascheri (studioso di Diritto), parteciperà a Siena al convegno “Psichiatria e Nazismo” organizzato in occasione dei 50 anni del Processo di Norimberga dal Rettore dell’Università Piero Tosi. L’eliminazione dei malati di mente avvenne in due tappe: nel 36 con la legge ‘impedimento di prole con tare ereditarie’ che poi si sarebbe tradotta nella ‘sterilizzazione’ forzata dei degenti psichiatrici e nel 40 con l’appunto di tre righe del Fuher che introdusse l’eutanasia. “L’ideologia nazista portò alla morte di circa 120 mila malati di mente- racconta von Platen- con l’eutanasia, vero assassinio burocratico praticato dal ’40 in poi. Si voleva l’uomo perfetto: il ‘diverso’ avrebbe rovinato la razza mentre si voleva arrivare alla razza ariana ideale pura e sana”.
aggiornamento delle 13:06 Per conseguire il mito della razza pura e sana “fu fatta una massiccia propaganda per convincere il popolo della necessità – continua von Platen- di eliminare i malati di mente in quanto persone che soffrono, che costano e che inoltre non producono: quindi inutili”. I libri scolastici dell’epoca poi propongono il calcolo di quanto costi la retta ospedaliera di un degente e quante cose ‘utili’ si potrebbero fare con quei soldi. Furono così create delle apposite strutture gli ‘Istituti per l’Igiene della Razza’ come il ‘Lebensborn’ dove “si producevano bambini nella speranza che fossero belli, biondi e sani- precisa la von Platen- selezionando ed accoppiando donne belle, bionde e sane con uomini delle SS”. Questi Istituti “si fondavano- spiega von Platen- su ideologie prive di umanità ed il nazismo stesso si basava sull’odio per il ‘diverso’: un’ideologia primitiva che si rintraccia ancora oggi in certi comportamenti fortunatamente minoritari”. Per l’eliminazione dei malati di mente fu fatta una struttura ad hoc: l’Ufficio per l’Eutanasia dove si praticavano diverse tecniche (docce che emettevano gas velenosi, iniezioni di ipnagogici). “Al Processo di Norimberga venne fuori- conclude von Platen- la brutalità e la pseudo- scienza dei certi medici nazisti accusati nel Processo i quali si difendevano sostenendo che quel che facevano era appunto in nome della scienza”. Quindi la maggior parte dei medici del Reich eseguì le direttive del Fuher e le stesse strutture universitarie non potevano non esser al corrente di quanto accadeva: solo alcuni giovani medici forse privilegiati come racconta la von Platen scelsero di andarsene dalla Germania anche per questo motivo.
aggiornamento delle 13:08 Il nazismo non fu soltanto ‘persecuzione razziale’ ma sterminio dei malati di mente e questa rivelazione storica sarà al centro del convegno senese. “L’ideologia nazista non è stata debellata e sconfitta: spesso emerge in certe forme comportamentali alle quali la cultura e il pensiero attuali non sanno dare risposte adeguate”, sostiene lo psichiatra Domenico Fargnoli che è docente di Psicoterapia alla Scuola di Specializzazione dell’Università di Siena. “È morto il nazismo del Terzo Reich- precisa Fargnoli- mentre l’ideologia nazista sopravvive ancora. Essa nasce dalla crisi della Ragione e della Razionalità assurta ad organico sistema di riferimento per stabilire un’etica morale o valori morali rivelatisi privi di contenuto”. Come dire non basta dire di non esser nazisti per non esserlo veramente. “L’ideologia nazista non concepisce- dice Fargnoli- l’essere umano, l’umanità ma singoli gruppi e nazioni che si reggono sul potere, la forza ed il controllo. L’individuo come realtà psichica non c’è non esiste. L’emergere ripetuto di certe forme comportamentali violente è un indizio, un segno che la psichiatria non deve sottovalutare perché l’ideologia nazista non è stata superata”. Per la psichiatria tradizionale (Freud, Jung) come per quella organicistica “che hanno fallito la conoscenza dell’essere umano si pone un imperativo- conclude Fargnoli- cercare oltre la Ragione e il manifesto per cominciare ad affrontare senza paura l’inconscio che non è malato come le ideologie vorrebbero farci credere”.

Standard

IMG_1718.JPG

Senza categoria

Psichiatria e diritti umani- Siena 23 Aprile

Immagine
Senza categoria

La teoria della nascita umana a Montreal

Schermata 2016-03-15 alle 12.02.55.pngSchermata 2016-03-15 alle 12.10.18.png

 

Schermata 2016-03-15 alle 12.04.07.png

 

Schermata 2016-03-15 alle 12.04.19.png

 

Vedi il blog segnalazioni di Iannaco fulvio

http://segnalazioni.blogspot.it

Standard
Senza categoria

Diritti umani e psichiatria

Paris attacks

5Ws_HUMANRIGHTS

 

domenico fargnoli

 

Introduzione

 

Leggendo i resoconti annuali di Amnesty International ci rendiamo conto di come milioni di esseri umani in fuga da situazioni di vita insostenibili a causa delle guerre, delle dittature delle persecuzioni etniche e religiose sono oltraggiati, perdono la vita o sono minacciati di perderla. Fra il 2014 e il 2015 diciotto sono i paesi nei quali sono stati commessi crimini di guerra, 35 gli stati nei quali gruppi armati hanno commesso abusi, quasi 4000 i migranti annegati nel mediterraneo, 6000000 sono i rifugiati siriani, 62 le nazioni in cui sono state messe in carcere persone che avevano esercitato i loro diritti e le loro libertà, 78 gli stati in cui sono criminalizzate le relazioni consensuali fra adulti dello stesso sesso. L’elenco potrebbe continuare. L’Italia ha il primato delle violazione dei diritti umani fondamentali nella UE: la violazione del diritto a un processo che si svolga in tempi ragionevoli, violazioni sistematiche ai danni dei detenuti, malati e migranti.

La psichiatria di fronte ad un quadro di questa gravità, inasprito dagli episodi terroristici che si verificano non solo in Francia ma in molte altre parti del mondo non può stare a guardare essendo implicata nel rispetto o nella violazione dei diritti umani in vario modo. Storicamente la psichiatria si è macchiata di crimini contro l’umanità promuovendo in Germania lo sterminio sistematico dei malati di mente, trasformando i manicomi in lager, usando metodi di cosiddetta cura come la sterilizzazione, la lobotomia, l’ESK, ricorrendo a metodi di contenzione che in molti casi hanno provocato la morte dei malati, usando gli psicofarmaci, come in Russia a scopo di repressione politica. Il più delle volte ci si limita a denunciare gli aspetti più eclatanti della violazione dei diritti umani mentre ci sfuggono gli aspetti più nascosti, ideologici. La sconfitta del Terzo Reich non ha segnato, nel dopoguerra la fine della mentalità nazista che nella psichiatria ha vantato figure egemoniche come Ludwig Binswanger e Blankeburg che s’ispiravano alla filosofia di Heidegger che è rimasto per tutta la vita antisemita e nazista. La psicoanalisi ha dominato fin dagli inizi del XX secolo nella cultura americana che ha legittimato, con l’azione congiunta di giudici e psichiatri, l’adozione forzata, a partire dagli anni 40, di centinaia di migliaia di bambini di ragazze madri che venivano considerate, per la loro stessa condizione, malate psichiche. Quale sia l’effetto a lungo termine sulla salute mentale della popolazione è facilmente immaginabile. Lo stesso è avvenuto in Spagna durante il franchismo, e più recentemente in Australia. Addirittura gli psichiatri franchisti ritenevano che le donne repubblicane erano portatrici del “gene rosso” e pertanto venivano considerate o schizofreniche o psicopatiche inadatte, in quanto non aderenti allo stereotipo della donna ispanica, a essere madri. Lo stigma psichiatrico legittimava la violenza alla quale esse venivano sistematicamente sottoposte, rapate a zero, costrette a bere olio di ricino e in queste condizioni a mostrarsi in pubblico, incarcerate, stuprate, torturate e uccise. L’opinione pubblica italiana ignora quasi completamente questi aspetti che la storiografia iberica solo in anni recenti ha rivelato.

La psicoanalisi nel corso della sua storia ha dimostrato una strana propensione a prosperare nei regimi totalitari quelli in cui appunto i diritti umani vengono cancellati. In accordo con molti autori si riteneva in passato che la psicoanalisi non potesse essere esercitata in contesti di autoritarismo politico. La principessa Marie Bonaparte espresse a suo tempo questo punto di vista come anche in tempi più vicini a noi Elisabeth Roudinesco. Noi sappiamo che i nazisti smantellarono il movimento psicoanalitico tedesco ma Enest Jones, Anna Freud e perfino Sigmund Freud stesso trovò tollerabile l’idea che analisti non ebrei praticassero la psicoanalisi in accordo con regole stabilite dai nazisti. Freud anche in esilio si mantenne in contatto con membri “Ariani” del gruppo psicoanalitico berlinese assorbiti dal Goering Institute credendo che la psicoanalisi potesse sopravvivere in un contesto fascista. Ernest Jones andò oltre e assicurò il nipote di Goering che la psicoanalisi non era necessariamente ostile alla Weltanschaunung nazista. Dopo la guerra uno dei membri dell’Istituto Goering, molto coinvolto con il regime di Hitler, diventò un leader del movimento psicoanalitico brasiliano. In America Latina la psicoanalisi non subì persecuzioni né sotto regimi populisti e autoritari degli anni 30 e 40 né durante le dittature molto più violente degli anni 60 e 70. E’ proprio sotto questi regimi che la psicoanalisi divenne popolare ed ebbe un’enorme diffusione. Se oggi l’Argentina è considerata la capitale mondiale della psicoanalisi ciò è il risultato di un processo iniziato sotto le dittature militari, che hanno prodotto il fenomeno dei desaparecidos, dei voli della morte, dei figli rubati.

Negli anni 90 del secolo scorso negli USA si assiste al divorzio fra psicoanalisi e psichiatria. Le assicurazioni non rimborsano più i trattamenti analitici lunghi e inefficaci. La famosa clinica di Chestnut Lodge fallisce clamorosamente. La critica epistemologica di Adolf Grumbaum contribuisce a dare un colpo mortale alla psicoanalisi: Freud è morto titola il Times nel 1993. Si apre in America l’epoca neokraepeliniana scandita dalle varie edizioni del DSM che di fatto sancisce il trionfo e gli enormi profitti della case farmacologiche al cui soldo sono i più eminenti psichiatri di quel periodo. Dopo l’epoca d’oro della psicofarmacologia cominciano a sorgere i primi problemi e appare una vasta letteratura che segnala i pericoli insiti nell’uso sconsiderato delle sostanze psicotrope. Viene meno l’idea semplicistica che si possa curare la schizofrenia come si cura il diabete. Autori come Peter Breggin sostengono che il supposto effetto terapeutico degli antipsicotici in realtà comporta inevitabilmente a lungo andare un danno cerebrale. Si scrivono libri sulla dipendenza indotta da psicofarmaci, sulle nuove patologie che il loro uso può far insorgere, sulle metodiche per dismettere i trattamenti ed evitare la cosiddetta “psicosi da ipersensitività” che insorge quando l’assunzione di sostanze cessa improvvisamente. Qui siamo di fronte ad una emergenza umanitaria della quale non tutti sembrano essere consapevoli: l’abuso massivo farmacologico e diagnostico, che coinvolge anche l’infanzia, avviene su scala planetaria nell’epoca della globalizzazione delle conoscenze e delle pratiche terapeutiche. Robert Whitaker ha scritto un libro molto discusso e controverso, “Anatomy of an epidemic” nel quale, sulla base di un revisione della letteratura mondiale più significativa, sostiene che gli antipsicotici inducono, a lungo termine, cambiamenti nel cervello che aumentano la vulnerabilità alla psicosi oltre a favorire la diminuzione del volume cerebrale che comporta un aumento dei sintomi negativi e deficit funzionali e cognitivi.

Per quanto estremistica possa apparire questa tesi essa ha un fondo di verità tant’è che Allen Frances, il padre del DSMIV, scrive recentissimamente nel suo blog che le prescrizioni farmacologiche sono effettuate in modo selvaggio: le dosi o sono troppo basse o troppo alte. E quando un farmaco non funziona se ne aggiunge un altro. Questa irrazionale e polimorfa farmacopea, utilizzata sulla base di criteri diagnostici aleatori anche in soggetti sani aumenta il rischio di effetti collaterali dovuti alle interazioni fra le varie sostanze ed è responsabile della cronicizzazione   e del decorso sfavorevole delle patologie psicotiche. Inoltre il fenomeno endemico dei mass murders, alcuni dei quali hanno agito sotto l’effetto di sostanze psicotrope, è una testimonianze dell’esistenza diffusa di patologie che non vengono intercettate dai servizi psichiatrici e che finiscono direttamente in carcere. Il carcere diventa negli Usa, come anche in Italia il maggior contenitore di malattia mentale.

I compito della psichiatria nei confronti dei diritti umani non si esaurisce nel tentativo di prendere le distanze da un passato fatto di complicità con quelle Weltaschaunung naziste, Unknowncomuniste, o genericamente eugenetiche che hanno annullato i diritti umani universali mettendo in discussione , sulla base dell’esistenzialismo, anche il concetto steso illuministico di umanità e di uguaglianza estesa a tutti gli uomini

La psichiatria deve oggi confrontarsi con fenomeni attuali come terrorismo in Francia cercando di comprendere a quale tipo di psicopatologia esso corrispondono, essa deve poi entrare nella mente dei pedofili così numerosi nell ‘istituzioni ecclesiastiche tanto da determinare scandaii di portata epocale .

Altro tema che non può essere eluso è quello relativo alla bioetica e al significato che viene ad assumere il concetto di vita umana e morte umana alla luce delle nuove conoscenze embriologiche e neonatologiche. Implicitamente con la teoria della nascita di Massimo Fagioli emerge una nuova concezione della corporeità: sarà necessario valutare quanto sia compatibile con la legislazione e la giurisprudenza vigente. IL fenomeno dell’emigrazione pone nuove sfide alla psichiatra in quanto la costringe a rivedere radicalmente le proprie categorie diagnostiche e ripensare di conseguenza le strategie terapeutiche.

Fondamentalismo e diritti umani

I laici nella loro difesa dell’autonomia della società nei confronti delle ingerenze dottrinarie ed egemoniche dei cattolici in nome del pluralismo delle fedi e delle confessioni, non sono esenti essi stessi dal riproporre se non una forma di religione perlomeno una forma di religiosità

E noto, negli ultimi decenni il linguaggio dei diritti, e in particolare dei diritti umani, è diventato sempre più diffuso Viene considerato da molti come l’unico codice normativo di carattere universale nell’epoca del pluralismo delle morali, delle culture, delle religioni e degli ordinamenti giuridici. Elie Wiesel, nel cinquantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani la ha definita la “religione secolare planetaria”, e Kofi Annan ha parlato a proposito di essa di “unità di misura del progresso umano”.

Nonostante l’ importanza che ad essa viene oggi attribuita la dichiarazione dei diritti ha un limite: è’ indubbio che i grandi testi che sanciscono la tutela universale dei diritti umani sono di matrice occidentale e giusnaturalistica cioè hanno un carattere razionale.

E’ chiaro però che la ragione nella misura in cui pretende di imporre una serie di norme morali di carattere universale va a finire nel dare sostegno all’ideologia della guerra.La storia recente lo dimostra: la guerra nel Kossovo ed in Iraq per non dire i bombardamenti dell ISIS, è stata fatta per scopi”umanitari” e legittimata in nome di un agire “razionale rispetto al valore” secondo una terminologia che risale a Max Weber.

La politica dei diritti umani, servendo ad imporre norme che sono parte di una morale naturale ed universale, conduce a guerre che – mascherandosi da “azioni di polizia” assumono una valenza morale; alla moralizzazione della guerra segue la demonizzazione dell’avversario, la politica d’intervento sui diritti umani assume il significato di una lotta del Bene contro il Male.

Sorgono spontanee una serie di domande ai quali certo non si può dare in questo ambito, una risposta esauriente,

Come si può superare nell’ambito del diritto il riferimento ad una morale universale che rischia di essere null’altro che la norma razionale astratta di una “religione secolare”?

Se la ragione non può proporre valori universali senza cadere in quello che è stato definito un fondamentalismo,su quali basi deve poggiare una nuova concezione della giustizia?

Lasciando in sospeso queste domande, alle quali non pretendo di rispondere da solo, vorrei riportare una frase di Norberto Bobbio <<(…) la razionalità non abita più qui(…)-scrive Bobbio- Che la storia contemporanea conduca al regno dei diritti umani piuttosto che al Grande Fratello può essere oggetto soltanto di un impegno,>>

E’ possibile mi chiedo che quello che viene considerato uno dei più importanti filosofi italiani del diritto faccia appello alla “grande esperienza ed alla “buona volontà” per continuare ad avere fiducia nel progresso “morale” dell’umanità?

Gli psichiatri di grande esperienza sanno che le dichiarazioni d’intenti e la buona volontà servono a poco per non dire a niente.

Ciò che ci serve è una teoria che ci introduca in quel mondo in cui la razionalità non solo non abita più ma forse non ha mai abitato. Intendo riferirmi a quella dimensione irrazionale che è tipicamente umana. Dimensione irrazionale del primo anno di vita antecedente al linguaggio, alla coscienza alla ragione.

E’ in quest’ambito che va cercata l’identità dell’uomo che sviluppandosi nel tempo e diventando consapevolezza piena di sé porta all’affermazione di diritti che potranno differire a seconda delle diverse condizioni storico-sociali.

Verso una nuova forma di socialità

L’affermazione del diritto, dei diritti di prima di seconda di terza o di quarta generazione, deve avere a monte una realtà umana il cui fondamento è la vitalità, il pensiero senza coscienza, l’immagine interna della nascita. Nascita che accomuna tutti gli uomini della terra. E’ la trasformazione della nascita che ci rende uguali perlomeno in partenza. E qui mi viene fatto di dire che se esiste un diritto “assoluto” cui attribuire una priorità rispetto agli altri, questo diritto non può essere altro che l’affermazione e la difesa della propria sanità mentale per essere capaci continuamente di ricreare una condizione originaria analoga a quella del primo anno di vita.

In base all ricerca psichiatrica e non ad astratte speculazioni sulla natura umana, possiamo sostenere che tutti hanno avuto l’esperienza della nascita a partire dalla quale si realizza la possibilità di “vita umana”. Vita umana come realtà psichica, identità individuale antecedente ad ogni legame sociale. Quello che per i giusnaturalisti era ipotesi di uno stato di natura astratto, presociale per la psichiatria diventa scoperta dell’origine della vita umana. Vita umana come capacità di immaginare che è presente antecedentemente ad ogni legame sociale. Vita umana, immagine interna che poi nello sviluppo successivo del bambino diventerà desiderio e ricerca del rapporto, matrice di una socialità che dapprima inconsapevole evolverà verso le forme del linguaggio e della coscienza.

La socialità che pretenda di avere un punto di partenza nuovo, deve essere capace comunque di abbandonare le formule contrattualistiche di ispirazione razionale   ed illuministica a favore di una “reciprocità” che prevede forme di scambio e di rapporto che non siano univocamente commisurate alla norma dell’utilità.

Si apre un terreno di fricerca legato ad una serie di interrogativi: può esistere una psicoterapia se noi non superiamo l’idea di un legame sociale come strumento di fini prettamente individualistici ?

Si può mettere in moto un processo di trasformazione personale e collettivo se non si mette in discussione l’assioma utilitaristico che riduce il comportamento a puro calcolo di interesse?

Forse è necessario riaffermare la radicale irriducibilità dei rapporti sociali ai rapporti economici o di potere?

Bisogna pensare a dei legami di reciprocità caratterizzati dal rifiuto dell’interesse utilitaristico di derivazione borghese senza cadere nell’altruismo astratto di stampo cristiano che si esaurisce in una pura ed unilaterale oblatività?

A questi interrogativi, di estrema complessità, noi dobbiamo cercare, nonostante la loro difficoltà, di cominciare a rispondere pur essendo consapevoli che lo psichiatra a questo punto è costretta ad uscire da un ambito strettamente specialistico; per aprirsi al dialogo con la politica, con la cultura, con l’arte o più in generale con la storia.

E’ chiaro che la psichiatria non vuole assolutamente porsi, in questo dialogo, in questo confronto con la cultura dominante, come scienza omnicomprensiva, portatrice di conoscenze “totali” ed aprioristiche: al contrario essa interroga e cerca una dialettica con tutti quei soggetti che essendosi posti il problema del significato dell”umano” si dimostrano ricettivi nei confronti dell’indagine sulla realtà psichica. . E’ solo dall’esperienza di una molteplicità di persone che è disposta a compiere   un faticoso sforzo di ricerca che noi possiamo cercare di orientarci e di progredire ulteriormente nella comprensione di quella realtà irrazionale pensata fino ad oggi come territorio inesplorabile e proibito.

 

 

 

 

 

 

 

 

Standard
Senza categoria

L’origine della malattia mentale

Karl Jaspers e Eugene Bleuler, per citare studiosi illustri, pensavano ad una noxa organica sconosciuta che sarebbe stata la “causa”dell’acting out schizofrenico o della percezione delirante considerata come un fenomeno processuale, conseguenza di un danno organico magari genetico.
   
 

.

Quand’anche oggi grazie allo sviluppo della scienza sostituissimo il concetto di “noxa organica sconosciuta” con una serie di eventi molecolari che si verificano nel sistema nervoso centrale, noi non saremmo in grado di fornire una spiegazione “causale”. O perlomeno la nostra spiegazione sarebbe molto ingannevole cioè rischierebbe di non spiegare nulla se non fossimo in grado di dimostrare come da eventi semplici e molecolari sia possibile passare ad eventi mentali complessi . L’affermazione che gli stati cerebrali causano stati mentali è una tautologia in quanto il punto di arrivo, gli stati mentali, è già implicito e contenuto nel punto di partenza cioè gli stati cerebrali: è necessario ribadire secondo l’asserzione di Fagioli “come la realtà biologica del corpo umano sia mente e la mente è realtà del corpo umano”. E’ erroneo far riferimento ad un processo organico a cui poi farebbe seguito il fenomeno psicopatologico. Non c’è un prima e un dopo, non c’è l’intervallo temporale necessario alla causazione fisica, ma siamo di fronte a una contemporaneità di eventi psichici e corporei. Se dovessimo trarre una conclusione dall’analisi fin qui svolta potremmo dire che la psichiatria cosiddetta organicistica, basata sul paradigma della genetica molecolare cerca un’improbabile validazione nelle neuroscienze e nel metodo sperimentale: essa elude sistematicamente il problema delle specificità eziologica della malattia spacciando per causa ciò che “causa” non può essere. E’ certo che le strutture complesse come l’organismo umano obbediscono a proprietà causali anch’esse complesse che non si esauriscono nello schema semplicistico e meccanico dello stimolo-risposta e della linearità dell’azione-reazione. Ad un’azione corrisponde sempre una reazione “psichica” ma questa negli esseri umani può essere imprevedibile e determinare effetti inaspettati . Nella psichiatria i fattori eziopatogenetici, cioè le “cause”, sono gli atti intenzionali, coscienti o non coscienti, rivolti specificamente ad alterare la realtà psichica umana . Atti mentali che provocano altri atti mentali correlati alla realtà del corpo. L’intenzionalità patologica, il cui sintomo prototipico è per Christoph Mundt la percezione delirante corrisponde ad una condizione psichica cioè alla pulsione di annullamento ed all’anaffettività che può celarsi, come nel caso delle personalità schizoidi e della schizofrenia semplice, dietro un comportamento ineccepibile o addirittura dietro un’ “assenza” .

Standard
Senza categoria

Lo specchio e l’identità femminile

  

 Nell’antica Grecia  lo specchio era un attributo femminile e non era associato alla conoscenza  di se stessi. Nella misura in cui l’identità riguardava solo l’individuo  razionale  ai maschi era interdetto l’uso dello specchio, riservato alle donne esseri irrazionali come i bambini e quindi non pienamente umani. Lo specchio era formalmente interdetto anche al giovane efebo, il pais oggetto dell’omosessualità maschile. Solo nell’amante il pais come in uno specchio troverà l’immagine del reciproco amore. Anche per Platone lo specchio maschile e’ quello dello sguardo di un altro uomo, quello del simile e dell’uguale come Socrate che si ammirava in Alcibiade e Alcibiade in Socrate. Il rimando, la riflessione speculare  per Platone e Socrate e’ quella della  razionalita’ e della coscienza mentre  per la donna la scoperta del proprio volto e’ un processo irrazionale,  non cosciente attraverso il quale essa definisce la propria diversità’ e irriducibilita’ al logos maschile.

La scoperta del proprio volto su di una superficie riflettente, la formazione mentale, non cosciente, delle linee definisce un’identità irrazionale mentre lo sguardo della coscienza, in circostanze analoghe, può evidenziare un vuoto, una figura 0 un doppio inquietante se non un “ombra”.

  

Il termine prosopon ( viso) significa alla lettera, davanti agli occhi altrui. La coscienza greca di se’ e’ questione di sguardo: l’uomo non esiste che attraverso la vista, quella degli altri e la sua, simultanee e reciproche.

  

  

Standard
Arte, Senza categoria

Specchi di ossidiana nel neolitico?

mirrorobsidian

  Antico specchio dell’Anatolia risalente alla prima metà del 6° millennio avanti Cristo. La fotografia è presa all’esterno con luce solare molto forte. Con riferimento a Plinio il Vecchio di cui si è parlato nella presentazione del “Left 2012” di Massimo Fagioli  il 5 dicembre a Roma  vale la pena ricordare quanto l’autore romano diceva degli specchi di ossidiana

ossidiana

ossidiane

<

<<Nel genere del vetro sono annoverate anche le ossidiane
ad imitazione della pietra, che Ossio trovò in Etiopia, di colore nerissimo, talora anche traslucida, più opaca a vedersi e che rende ombre al posto delle immagini negli specchi delle pareti. Molti ricavano gemme da essa; vediamo anche statue massicce del divino Augusto con materiale capace di questo spessore, ed egli stesso dedicò come meraviglia nel tempio della Concordia quattro elefanti di ossidiana. [197] Anche Cesare Tiberio rese alle cerimonie degli Eliopolitani un’immagine in ossidiana di Menelao trovata nell’eredità di quel Seio, che era stato a capo dell’Egitto, da cui risulta un’origine più antica del materiale, ora contraffatto dalla somiglianza del vetro>>. (Plinio il vecchio Historia naturalis XXXVI 196-198)

Dea in basalto con uno specchio nella mano destra. Nord della Siria fra il 1000 e il 700 a.c

Dea in basalto con uno specchio nella mano destra. Nord della Siria fra il 1000 e il 700 a.c

 

 

E’ interessante notare che la possibilità dell’uomo di “riconoscere” o “scoprire” attraverso la percezione-fantasia, la propria immagine allo specchio è legata alla concomitante creazione di  un manufatto ( a parte il riflesso  sull’acqua)  prima in metalli o pietre levigate, poi in vetro trasparente unito  a sfoglie di argento o alluminio. E’ come se ci fosse un’ “intenzionalità di rispecchiarsi” che porta a produrre un oggetto specifico: l’ intenzionalità  sopra detta si esplica per il tramite di un’attività umana che ha forgiato lo specchio. Nel rispecchiamento “naturale” come quello di Narciso nell’acqua, è assente la relazione  con lo strumento creato dalla mano dell’uomo. E’ anche per questo che Narciso non si riconosce? La domanda che ci si potrebbe porre è se il primo specchio non sia lo sguardo della madre che comunica, a livello  cosciente e non cosciente,  al bambino come lei lo vede.  Il rispecchiamento nello sguardo materno, nella relazione con la madre,  anticipa la visione “autoscopica” realizzata da un punto di vista esterno al proprio corpo, da parte del bambino. L’immagine del proprio volto allo specchio è diversa dall’immagine che la madre comunica  all’infante.  Nella diversità fra le due realizzazioni c’è un’idea di autonomia e separazione. Come ha teorizzato Massimo Fagioli la scoperta della propria immagine riflessa, che a otto mesi non porta alla formazione di un ricordo,  è dovuta alla capacità umana di tracciare  mentalmente delle linee attraverso le quali una “forma” viene evidenziata su di uno sfondo: altre “forme” possono essere “estratte ” e disegnate ,con un procedimento analogo ma nel quale, nell’adulto,  è presente il ricordo,  in uno sfondo completamente diverso da quello in cui  esse erano originariamente, come avvenuto, nella storia ,  nelle pitture rupestri o negli autoritratti.

images

<< Nell’atto di tracciare il graffito sulla pietra [ o sull’argilla] , di dare un colore l’Homo sapiens esprime la propria nascita, la differenza e la separazione dal mondo naturale dell’animale che dovette consistere proprio nella capacità di fondere la propria immagine interna  con una figura percepita nel mondo esterno estraendola dal contesto particolare in cui era inserita per ricrearla e attribuirgli un altro  significato in un altro contesto.>> ( Domenico Fargnoli- Gli Angelli ribelli-1995)

E’ come se nello sguardo degli uomini primitivi si riflettessero le forme degli animali che poi attraverso un processo non di mimesi ma di rielaborazione artistica e di fantasia, venivano delineati e colorati sulle pareti delle grotte. L’animale è il non umano che per essere rappresentato necessita dell’umano. 

   
Le  immagini umane erano presenti, in epoca preistorica nelle veneri steatopigie  ( 22000 anni fa) in cui è assente la rappresentazione del volto che invece è presente in quest’altra statuetta, sia pure in forma rudimentale  

    ( 26000 anni fa)

Fino a circa 7000 anni fa nella pittura rupestre la figura umana era pressoché assente e poi compare in Turchia , nel monte Latmos nelle forme del corpo umano stilizzato . 

   

A proposito dell'”ombra” 

   

   

 

ombre cinesi

  

  
   

   

  

      
  
   

Standard
Politica, Senza categoria

Venezuela: la realtà vs la narrazione dei media italiani

bgwdstoccaaq-kuSorgente: Venezuela: la realtà vs la narrazione dei media italiani

Standard
Psichiatria, Senza categoria

Il trattamento della psicosi con gli psicofarmaci è un mito

Schermata 2015-11-28 alle 09.38.31

 

In questo libro edito a cura di John Read e Jacqui Dillon  è contenuta un’intera sezione che analizza la letteratura riguardante l’uso e l’abuso degli psicofarmaci. Essi scrivono

<<  Le evidenze che riguardano l’uso degli antipsicotici stanno cambiando. Per le persone che hanno una diagnosi nell’ambito dello spettro schizofrenico  si  stanno accumulando evidenze  che i  benefici del trattamento farmacologico sono stati sovrastimati e gli effetti collaterali sottostimati. Non ci sono chiare evidenze che gli antipsicotici prevengano la psicosi anche se essi sono prescritti, in ogni modo per questa supposta intenzione. Circa il 10-20 per cento di persone con difficoltà persistenti che assumono i moderni antipsicotici ne trarrà un beneficio che può essere attribuito alle droghe piuttosto che all’effetto placebo o ad un recupero spontaneo. La rilevanza clinica di questi miglioramenti è, ad essere ottimisti , incerta. L’efficacia limitata non può essere attribuita alla discontinuità della assunzione che potrebbe impedire il raggiungimento del dosaggio terapeutico  poiché la terapia intramuscolare con farmaci depot, che vengono rilasciati lentamente e in quantità costante,  non ha un miglior risultato. Ci sono d’altra parte crescenti evidenze che gli antipsicotici possano essere responsabili per alcuni dei problemi che comunemente sono ritenuti essere il segno o il sintomo  di un sottostante processo patologico.(…) La proibizione etica [ basata sul principio deontologico che non si può non somministrare un trattamento di sicura efficacia a un paziente] decade nel senso che non può essere applicata e ci sono emergenti evidenze che il trattamento psicologico  può essere efficace per le  persone che rifiutano gli antipsicotici.

 

 

 

 

Schermata 2015-11-28 alle 09.58.59 Schermata 2015-11-28 alle 09.59.13 Schermata 2015-11-28 alle 09.59.31

 

 

 

 Il fatto poi che la schizofrenia sia una malattia degenerativa è assolutamente falso come lo è l’affermazione che le crisi che sopravvengono sono l’espressione di una progressiva perdita di funzionalità del cervello

 

 

Schermata 2015-11-28 alle 11.11.48Schermata 2015-11-28 alle 11.12.50

Standard