La zattera della Medusa (Le Radeau de la Méduse) è un dipinto a olio su tela ( 491×716 cm) di Théodore Géricault, realizzato nel 1818-19
Psicopatologia del naufragio
Domenico Fargnoli
“ E’ dolce, (..) guardare da terra la grande fatica di un altro (…) è dolce vedere da quali mali tu stesso sia immune” poetava Lucrezio nel “De rerum natura”.
Francesco Schettino, la notte del naufragio della Costa Concordia, abbandonò il suo posto di comando e su uno scoglio osservò per mezz’ora la nave con migliaia di naufraghi. L’ufficiale non gioiva, non poteva essere “dolce”, come per il saggio epicureo, guardare la catastrofe . Forse pensava al suicidio. Quali furono le motivazioni profonde dell’inabissamento della “Concordia”? I media sono dal gennaio 2012 inondati da recriminazioni moralistiche per un peccato di fatuità e stupida megalomania. Si ripercorre, nel tentativo di capire, la storia dei naufragi rievocando l’Ulisse dantesco, Robinson Crusoe, i quadri di Turner, la “Zattera della medusa” di Gericault, Moby Dick di Melville, il Titanic, mischiando la cronaca con l’iconografia, la letteratura con l’attualità, l’eroismo con la boriosità guascone di personaggi insignificanti Nel rituale dell”Inchino” si è voluto vedere “il fascino di una dimensione estetica”. Lo scorso 27 luglio la “Carnival Sunshine “(oltre 102 mila tonnellate di stazza, lunga 272 metri, larga 35 e alta 62) era passata vicinissima, per un errore di manovra, a “Riva dei Sette Martiri” a Venezia. Cosa c’è di bello nelle enormi navi che si inoltrano pericolosamente nei canali della “Serenissima”? La loro presenza deturpa il paesaggio e distrugge quel che rimane dell’habitat marino mentre migliaia di turisti con cappellini e magliette tutte uguali sciamano nelle calli come stormi di uccelli impazziti, i “piccioni” di Cattelan appollaiati di fronte ai capolavori del Tintoretto.
Forse i comandanti delle grandi navi, quando sfiorano pericolosamente i moli, sono in preda alla “Sindrome di Stendhal”, cioè si smarriscono, si confondono e la loro capacità di giudizio e di azione risulta alterata. Se l’inchino è stato a lungo legittimo a Venezia perchè non dovrebbe essere stato tale anche al Giglio? Forse di fronte agli scogli delle Scole si è attivato, in Schettino, lo slittamento inconsapevole dal sentimento del bello, a cui si fa la riverenza, a quello del sublime di fronte allo spettacolo della natura. Il sublime ha in sé nascosta l’emozione catastrofica e terrifica del pericolo, l’effrazione dell’Io cosciente, come diceva Kant, di fronte alla magnificenza di una scena che improvvisamente si rivela .
L’ « inchino” non è solo “fascinazione del bello” ma è il frutto, più prosaicamente, di complicità al servizio degli interessi del turismo di massa. Siamo di fronte ad una psicopatologia collettiva, alla fatua sottovalutazione del rischio, a responsabilità estese ed incrociate che alimentano un delirio di onnipotenza nascosto nella normalità: il comandante della “Concordia” è stato l’esecutore involontario di un omicidio di massa i cui veri mandanti sono le Compagnie di navigazione.
Nel canale di Sicilia le carrette del mare, sprovviste di ogni attributo estetico e tecnologico, continuano a scaricare , a ritmo ininterrotto, centinaia, migliaia di profughi, nelle acque antistanti gli scogli di Lampedusa. Gli annegamenti si consumano a pochi metri dalla riva nella notte e nell’anonimato di fronte al pubblico televisivo che è il vero “spettatore del naufragio” di Lucrezio. I superstiti cadono sotto la scure della legge Bossi-Fini e del “decreto Maroni” del 2009 che istituiva il reato di immigrazione clandestina. Gli innumerevoli approdi dei profughi sulle coste siciliane suscitano orrore e disgusto per la disumanità dei traghettatori, per la spaventosa atrocità della guerre e delle rivoluzioni fallite alle spalle dei vinti, per il recupero macabro e l’esposizione dei cadaveri senza nome che evocano il ricordo delle fosse comuni e dei campi di concentramento .
Oggi per noi il naufragio, la catastrofe e’ molto di più che un episodio isolato di cronaca ma diventa l’emblema di un modo di essere, di interpretare la storia e di pensare la vita umana.
Karl Jaspers che aveva attraversato la tragedia della grande guerra, anticipata da quell’apocalisse della modernità che fu l’affondamento del Titanic, considerava il naufragio la vera cifra dell’essere al mondo , la metafora che rivela il senso dell’esistenza e della conoscenza. La profondità dell’animo umano era per il filosofo esposta al rischio della patologia e di un inevitabile fallimento . Torna il ricordo dei versi di Lucrezio Caro che vedeva il neonato come un navigante che è stato salvato dalla furia selvaggia delle onde ed è rimasto sulla nuda terra, inerme e senza sostegno vitale. Il suo lugubre vagito sarebbe solo un presagio di inevitabili mali futuri. L’atto del venire alla luce era per il poeta un evento traumatico, il momento i cui si viene gettati nel mondo e si giunge, dopo una tempesta, ad un approdo non familiare che ci vedrebbe spaesati e senza mezzi. Il fraintendimento del significato del nostro essere a partire da un’ origine da sempre pensata come tragica si trova anche nell’esistenzialismo, inaugurato da Jaspers. La filosofia si confonde con la psicopatologia e il voler andare oltre la coscienza e e la ragione per cercare il senso della nascita umana diventa un naufragio sulla soglia dell’irrazionale, pensato come un abisso tenebroso ed insondabile che inghiotte ogni certezza.
Schettino al Giglio si era spinto sull’orlo di un baratro che non vedeva. Era il protagonista di uno spettacolo solipsistico in cui l’agire diventava all’improvviso assurdo. L’imperativo era affermare delirantemente se stesso ed esorcizzare con un gesto esemplare il terrore dell’annientamento che all’improvviso si materializzava nell’impatto con gli scogli. Dentro la normalità esplode la tragedia, appare una patologia della mente che nessuno è in grado di riconoscere perchè colpisce come l’iceberg che ha affondato il Titanic: si scioglie senza che rimanga traccia e lascia il dubbio che una glaciazione sia mai esistita.
Dopo la vita è fatua e paradossale come suggerisce il titolo di una raccolta di poesie di Ungaretti “Allegria di naufragi”
Non si dice assolutamente nulla di nuovo anzi si glissa sulle motivazioni. (crimonogenesi e criminodinamica) che rimangono il vero punto oscuro del delitto .
<<Vedere segni di una malattia che non c’è [testa grossa o testa calda di Samuele] allorchè i sensi fisici e la vista è perfettamente funzionante è appunto l’aspetto fondamentale della percezione delirante (…
La percezione delirante può avere una gravità ed una intensità variabile(…
Possiamo pensare che essa possa andare incontro, dopo essere emersa solo a tratti, ad un’improvvisa intensificazione per cui diventa un vissuto che permea tutta la vita cosciente del soggetto e, in quel momento, lo spinge ad agire . Quest’ultima eventualità potrebbe essersi verificata la mattina del delitto di Cogne
Il gesto omicida assume un significato apofanico: affiora la rivelazione che esso è una necessità assoluta ed inderogabile come soluzione ad un problema che solo il soggetto agente vede. Colpire alla testa è il tentativo di cancellare qualcosa di abnorme ed inquietante, di catastrofico che traspare dalla fisionomia e dal comportamento irrequieto di Samuele Lorenzi .
Percezione delirante ed azione sono presenti contemporaneamente , in una istantanea correlazione ideomotoria, come due facce della stessa medaglia. L’azione ha il carattere dell’autismo “povero” di Minkowski una sorta di delirante strategia “terapeutica “ che va contro la realtà umana e si risolve in un annientamento dell’altro.>>
Domenico Fargnoli intervento al ECM del 11 Ottobre 2013 organizzato dalla Scuola medica ospedaliera . Il corso verrà ripetuto il 16 Novembre .
Eleanor Longden è una psicologa inglese che fa parte del Comitato internazionale per la revisione critica del DSMV. Ha una storia personale molto singolare in quanto ha subito, all’età di quattro anni un abuso sessuale da parte di un gruppo di pedofili sadici. Come racconta nella sua biografia ha sviluppato in conseguenza di ciò, un falso sè che le è servito a mascherare un evento dissociativo.
A vent’anni ha cominciato a sentire delle voci: è stata ricoverata e le è stata fatta una diagnosi di schizofrenia e trattata con antipsicotici. http://on.ted.com/Longden
Aderisce al HVM (Hearing voices movement) un’organizzazione internazionale di coloro che , come lei, pur sentendo le voci, ne sono orgogliosi e non si ritengono malati. Segue un percorso di recovery, di riabilitazione che non è una therapy una cura in senso medico, nell’ambito di un orientamento detto post psichiatrico o post moderno ispirato alla filosofia di Heidegger. Nonostante la diagnosi ed il trattamento medico,si laurea e specializza in psicologia clinica, mentre le voci divenute amiche, le suggerisoono le risposte agli esami.. Nel 2013 partecipa al TED ( una prestigiosa sessione di conferenze californiane) e il suo video on line viene cliccato un milione di volte. Nel suo libro “ Learnig from the voices in my head “. si legge che il concetto di schizofrenia, identificata con una malattia neurodegenerativa non ha alcuna validità ed è privo di senso. Il DSMV sembra darle ragione: non c’è accordo fra gli psichiatri che cambiano continuamente impostazione. I deliri bizzarri, e l’udire e conversare con le voci, ( i noti sintomi di primo rango secondo Kurt Schneider) sono stati declassati e non sono più gli indicatori principali di malattia. I sottotipi ( simplex, ebefrenico, paranoide e catatonico) che risalgono alla famosa monografia del 1911 di Eugen Bleuler “Dementia praecox od il gruppo delle schizofrenie”, sono stati aboliti perchè ritenuti inutili ai fini di quello che sovente è solo un trattamento farmacologico . Eleonor Longden aderisce alla tipica antinosografia del pensiero debole che non riconosce concetti universali come quella di “schizofrenia” , alla cosidetta postpsichiatria che ha il suo principala esponente in Pat Bracken psichiatra e filosofo inglese. Quest’ultimo ritiene che sia possibile una buona pratica della medicina nel campo della salute mentale senza considerare il problema della diagnosi come fondamentale.
Mentre l’antipsichiatria, con Laing e Cooper, metteva in discussione la psicopatologia classica opponendo ad essa una visione alternativa, la psichiatria postmoderna rappresenta un elemento di corrosione “liquido” della pratica e della teoria della psichiatria attuale in tutte le sue declinazioni. Apparentemente si riconosce l’esistenza e l’importanza di quest’ultima ma sostanzialmente si svuotano di significato le categorie che le appartengono: il trattamento della malattia mentale potrebbe infatti avvenire anche al di fuori di un impostazione medica essendo effettuato da persone senza nessun altro requisito che la propria personale esperienza.
Quello delle “voci” è un esempio paradigmatico: sentire le voci non solo non sarebbe malattia ma addirittura potrebbe costituire un punto di svolta per sviluppare nuove attitudini e competenze.
Cristina Contini
In italia Cristina Contini testimonia un’esperienza analoga a quella di Eleanor Longden.
La donna originaria di Modena ha avuto una vita caratterizzata da quelle che lei ritiene percezioni extrasensoriali. All’età di 19 anni, a seguito di una forte emorragia che la riduce in coma per l’emofilia dopo un intervento chirurgico, , si amplificano in lei la “chiaroudienza” e la “chiaropercezione”.
Frequenta seminar! in Galles per prendere consapevolezza dei suoi pieni doni spirituali attraverso l’insegnamento dei medium inglesi.
Partecipa a convegni per aiutare persone colpite da lutti e tiene seminar! di meditazione guidata come crescita interiore.
Presta la sua opera nella ricerca di persone disperse e si reca negli ospedali per comunicare con ragazzi in coma. E’ presidentessa dell’Associazione “udire le voci” che propone un iter formativo per psicologi e psichiatri, assitenti sociali”) in virtù di una professionalità acquisita sul campo. Afferma la donna
<< Sento le voci da oltre 25 anni e dapprima le ho anche subite, benchè per breve tempo. [ ventiquattr’ore al giorno per tre anni] Poi ne ho cercato il senso, la provenienza. Mi sono posta mille domande cui, purtroppo, a suo tempo, non sono riuscita a trovare nè sui libri nè su internet il materiale che desse una risposta circa un orientamento o un ridimensionamento del fenomeno.](…) Da sola ho compiuto un silenzioso percorso in totale autonomia in cui il chiedermi “PERCHE’ SENTO LE VOCI” è stato sostituito con “CHE SENSO HA LA MIA VITA CON LE VOCI”>>
Il caso Contini è analizzato nel libro “ Punti di svolta . Analisi del mutamento biografico>> (Il mulino ) di Laura Bonica e Mario Cardano: Il mutamento biografico di Cristina segna un passaggio dallo “stigma” costituito dalla allucinazioni auditive al “carisma”, alla vocazione ed al servizio in quanto <<ambasciatrice che Dio ha scelto sulla terra>>.
Anche la Longden si presenta come una persona speciale dotata di un carisma comunicativo che però parla un linguaggio altamente professionale sotto il profilo psicologico e psichiatrico, mentre Cristina Contini ha dei riferimenti culturali generici e ispirati al buon senso comune. Entrambe testimoniano che gli assunti della psichiatria organicistica sono erronei: fenomeni come i deliri e le allucinazioni anche se di primo acchito sembrano incomprensibili, come sostenenva Jaspers, in realtà possono, attraverso un lavoro di elaborazione, acquisire un senso. Essi comunque non avrebbero significato se fossero considerati come il risultato di un “processo organico” di una rottura nella “continuità biologica della vita” indipendente dai fattori sociali e culturali . Il minus, il vulnus che dà luogo ad un processo psicopatologico, che non necessariamente va considerato organico, innesca una reazione di difesa e di autoriparazione : la persona cerca di inglobare nel proprio vissuto esistenziale ciò che appare come un vero e proprio corpo estraneo. Gli esiti di questo confronto sono molteplici e non necessariamente infauti a seconda dei contesti ideologici e religiosi e della capacità del singolo di mettere in moto un iter “terapeutico”, più o meno solitario, che è alla base di un mutamento biografico.
Sia Eleanor Longden che Cristina Contini sviluppano, anche se con tagli diversi, quella che potremmo definire “la sindrome di Giovanna d’Arco” . Le voci arrivano a comunicare una verità che alla base di un impegno sociale e motivano una missione che ha un significato di riscatto e di redenzione.
Giovanna DìArco
Ero nel tredicesimo anno della mia vita, quando Dio mandò una voce per guidarmi. Dapprima rimasi spaventata: ‘Sono una povera ragazza che non sa né guerreggiare né filare’ risposi. Ma l’angelo mi raccontò che pietà fosse il regno di Francia e mi disse: ‘Verranno a te Santa Caterina e Santa Margherita. Opera come ti consigliano, perché loro sono mandate per consigliarti e guidarti e tu crederai a quanto esse ti diranno’.”Così racconta Govanna d’Arco.
Eleanor Longden, nella sua missione di rivelare nuove verità sulla realtà umana, fallisce là dove vuole sostenere che la schizofrenia non esiste: un’affermazione del genere per avere un minimo di credibilità dovrebbe essere sostenuta da una accurata ricostruzione storica ed analisi psicopatologica e non basata solo sulla critica dei presupposti organicistici e su un’ esperienza personale per quanto pregnante possa essere.
R:D.Laing
Anche Laing e Cooper sostennero una tesi simile ma nelle loro biografie riappare proprio quel monstrum della malattia mentale che essi avevano voluto estromettere dalla loro pratica clinica come si evince da quanto racconta Adrian Laing nella sua ricostruzione della figura del padre Ronald (R.D. Laing . A life- 1996-2006). Quest’ultimo andò incontro ad un vero e proprio episodio psicotico (un anno passato in meditazione con un guru in India), qualcosa di diverso da una depressione, dopo il quale egli assistette al fallimento drammatico della propia vita professionale e familiare. Cancellare cento anni di ricerche psicopatologiche basate su di una casistica enorme non può essere fatto a cuor leggero e non è esente da gravi conseguenze. Abolire le categorie classiche della psichiatria per cadere nelle braccia dello spiritualismo, della parapsicologia, della new age, per non dire della filosofia di Heidegger, nazista e psicotico lui stesso, non so se si possa ritenere un passo in avanti. Certo bisogna delineare una nuova concezione della schizofrenia che a quanto pare, è una malattia che è affrontabile con la psicoterpia soprattutto in quelle forme che non siano rese croniche da trattamenti farmacologici erronei o da preconcetti di incurabilità che la trasformino in uno stigma. Questo è quanto il sottoscritto con un gruppo di psichiatri della rivista “Il sogno della farfalla “ cerchiamo di fare sulla base della teoria della nascita di Massimo Fagioli, portando avanti un Progetto di ricerca che ha già prodotto contributi significativi che sono già stati e che verranno prossimamente pubblicati
Allen FrancesPat Bracken
Sul piano della prassi terapeutica molti principi di quella strategia razionale che gli aderenti al’HVM (movimento degli uditori di voci) suggeriscono come strumento per affrontare le “voci” per noi sono da decenni delle ovvietà: è chiaro che la psicoterapia deve mirare a dare un senso a qualunque manifestazione sintomatologica o comportamentale di colui che noi continuiamo a considerare un paziente. Però è necessario un quadro di riferimento concettuale, una conoscenza dei processi non coscienti, che ci consenta di distinguere le allucinazioni dalle immagini, dalle visioni, dalle audizioni in cui sia presente un contenuto di fantasia. Si tratta di esperienze apparentemente simili ma sostanzialmente diverse che possono coesistere od addirittura alternarsi ma che si deve essere in grado di separare: confondere le allucinazioni coi sogni o con l’immaginazione creativa, “l’immagine inconscia non onirica”, sarebbe un errore grave che più che farci progredire ci riporterebbe a due secoli fa , alle affermazioni di Esquirol riprese pedissequamente da Freud. Ora la mentalità postmoderna, il pensiero debole che aspira a diventare postpsichiatrico non fa altro che riciclare vecchie concezioni contaminandole , ibridandole e spacciandole per novità che sono dei “fakes”: questi ultimi proliferano sul terreno in decomposizione della psichiatria del DSMIV e V. Non a caso Allen Frances, chairman della task force del DSMIV, dialoga con Eleanor Longden e ne subisce il fascino mediatico. Afferma che loro due sono likeminded la pensano allo stesso modo . Nel libro Saving normal (2013) , contro il furor diagnosticandi del DSMV lo psichiatra americano sostiene che la schizofrenia non è una entità patologica “ discreta” cioè definita. La schizofrenia sarebbe un solo un costrutto che ha un’utilità pratica, una pura convenzione. La distanza da Pat Bracken è solo nominale.
Quest’ultimo poi rilascia delle dichiarazioni che alludono ad idee che a noi sembrano note da sempre .
<< La mente-scrive- non è semplicemente un altro organo del corpo. E’ impossibile comprendere la malattia mentale senza comprendere le esperienze , i contenuti le relazioni ed i valori della persona e del suo contesto sociale. Un approccio puramente medico che funziona bene in cardiologia o nel campo della pneumologia è incompleto per la psichiatria. E’ nostro compito sviluppare un discorso medico che prenda una strada più larga>>
Quasi a dire che si scopre l’acqua calda come se la prassi di Massimo Fagioli e del gruppo di psichiatri che si riconosce nella sua teoria non fosse esistito negli ultimi quarant’anni e la strada più larga non fosse proprio quella dell’ Analisi collettiva. Ora nel campo della scienza l’ignoranza ed il non sapere, od il far finta di non sapere , è sempre colpevole.Altre affermazioni poi sollevano questioni controverse:
<<Come professionisti-sostiene Bracken-i abbiamo bisogno di aiutare le persone che sono depresse o dominate da voci a trovare un percorso che porti fuori da quello stato. Che potrebbe essere attraverso i farmaci, la terapia, la religione o la creatività. E ‘completamente sbagliato cercare di utilizzare un modello per tutti”.
La religione viene messa sullo stesso piano dei farmaci e della creatività. Se il paziente avesse la creatività non sarebbe malato: l’equazione genio-follia è solo un gigantesco fraintendimento, a partire da Karl Jaspers. Il rapporto poi fra religione e psicosi è quanto mai controverso La credenza religiosa confina spesso con il delirio e giustifica vissuti che sono solo fenomeni allucinatori come anche la Chiesa cattolica ben sa. . Come i farmaci possano stare insieme inoltre con la creatività e la religione è davvero poi un mistero. Non è un mistero che alcuni percorsi “terapeutici” perseguono obiettivi importanti nonostante e ben oltre le idee confuse degli psichiatri. In questo senso le esperienze dei singoli che hanno attraversato in qualche modo la psicosi vanno attentamente valutate ed interpretate.
Eleanor Longden, a mio avviso, ha ottenuto un risultato che solo in parte può essere messo in relazione all’impostazione psichiatrica di Pat Bracken: forse lei stessa dovrebbe reinterpretare in modo diverso il proprio “recovering” per usare una sua terminologia .
La psichiatria postmoderna, che mette insieme tutto ed il contrario di tutto, non solo è pertanto fuori dalla modernità ma anche dalla storia: essa è una delle tante schegge di quella deflagrazione catastrofica in cui sembra essere precipitata, secondo Allen Frances la psichiatria “moderna” asservita alla tecnologia farmaceutica ed al miraggio delle neuroscienze ed alla loro pretesa , che dovrà ancora molto attendere, di soppiantare la psicopatologia . Come afferma Frances proprio nel suo ultimo post pubblicato in queste ore
<<Passeranno probabilmente molte decadi prima che le neuroscienze possano avere un significativo impatto sulla pratica della psichiatria. La stupefacente complessità del funzionamento cerebrale continuerà a mettere in scacco qualunque facile e frettolosa risposta>> (huffpost science 10/21/2013 ore 9 pm ora italiana)
Schizofrenia, infermità mentale e imputabilità. Cura o condanna?
Psichiatria e giustizia alla luce degli sviluppi della dottrina giurisprudenziale in tema di capacità d’intendere e di volere. Se ne discute a Roma l’11 e il 25 ottobre.
Fare diagnosi in ambito psichiatrico-forense è un processo estremamente complesso perché spesso è assai complicato distinguere un comportamento criminale da un’azione correlata a una malattia mentale. Il primo deve essere sottoposto a processo, giudicato ed eventualmente punito o riabilitato, mentre la patologia, ovviamente, necessita di diagnosi e cura, non certo di punizione. Valutare unicamente la capacità di intendere e di volere della persona al momento dell’atto è sicuramente insufficiente alla comprensione e valutazione dello stato mentale di chi ha commesso il reato.
Hanno riaperto questo annoso dibattito i più noti casi di cronaca degli ultimi anni: dal delitto di Cogne a quello di Novi Ligure, a quello più recente del pluriomicida di Milano, l’uomo originario del Ghana che a maggio 2013 ha ucciso quattro persone incontrate casualmente per strada, a colpi di piccone. Oppure il caso di Anders Breivik in Norvegia, solo per citarne alcuni. A ciò si aggiunge la dialettica che si è sviluppata da qualche anno a questa parte, in Italia, intorno alla legge che dispone la chiusura entro febbraio 2014 degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Strutture nelle quali è detenuto chi ha violato la legge ed è stato ritenuto incapace di intendere e volere al momento del reato. Persone affette da patologie di diversa gravità, che pertanto non vengono spedite in carcere ma in strutture di contenzione deputate alla cura. Ma dove di fatto la contenzione prevale sulla terapia.
Riflettere su concetti quali la responsabilità, l’imputabilità e gli aspetti diagnostici è un punto cardine per addentrarsi in questo campo. Al fine di studiare e approfondire queste tematiche, a partire da una prospettiva multidisciplinare, la Cooperativa sociale di psicoterapia medica ha organizzato con la Scuola medica ospedaliera della Regione Lazio, a Roma, una due giorni dal titolo “Cura o condanna? Possibilità diagnostiche e limiti nella psichiatria forense” (11 e 25 ottobre). Un incontro per addetti ai lavori che mette a confronto esperti in varie discipline, psichiatri, psicoerapeuti, criminologi e magistrati, ma con notevoli implicazioni dal punto di vista sociale e quindi di interesse pubblico.
A partire dalla centralità del proprio scopo associativo, che consiste nella formazione in psicoterapia (peraltro soggetta all’obbligo di aggiornamento periodico tramite eventi come questo) e nella prevenzione della malattia mentale, la Cooperativa sociale di psicoterapia medica, come spiegano gli organizzatori a Babylon Post, intende in questo modo «trasformare l’obbligo in un’occasione vera di incontro di formazione, di dibattito, di dialettica su alcuni tematiche fondamentali».
La giurisprudenza si fonda sull’idea del giudizio e della punizione. La psichiatria, su diagnosi e cura. Due impostazioni totalmente diverse costrette a intersecarsi quando un giudice nomina un perito che gli spieghi se il presunto reo era capace di intendere e volere al momento del crimine. Il tema di fondo su cui si muove l’incontro promosso dalla Cooperativa sociale di psicoterapia medica è questo: «Se si perde l’idea della diagnosi e della cura, si finisce per distinguere le persone in buoni e cattivi. Oppure ancora peggio in Bene e Male. Il giudizio si connota quindi di una deriva religiosa». Nel concreto questo accade spesso.
«I periti, in virtù del fatto che la psichiatria ha perso la capacità di fare vere diagnosi, oggi arrivano alla conclusione – pur descrivendo benissimo i sintomi – non di malattia ma di un generico disturbo di personalità. Che è una cosa diversa dalla malattia. Nel senso che non è malattia perché c’è l’idea che quella persona è fatta così. Al contrario, è certo che quando ci sono crimini efferati, i responsabili sono malati. Perché tra l’altro in azioni del genere non c’è mai il movente oppure c’è un movente che sotto riconosce un’idea delirante». Appunto Cogne, Novi Ligure, Milano, Utoya.
«Come medici e anche come psicologi clinici la diagnosi è estremamente importante. Ecco perché nel corso dell’incontro ripercorriamo la storia della psichiatria che è nata nel 18esimo secolo con Philippe Pinel che per primo evidenziò la distinzione tra malati e delinquenti, quindi tra malattia e sanità mentale». Prima di allora i luoghi di reclusione in cui finivano i reietti della società erano molto simili alle carceri italiane di oggi: un ricettacolo di sociopatici, malati, delinquenti, tossicodipendenti.
Questa diversificazione abbastanza semplice di Pinel ha permesso successivamente a Emil Kraepelin di redigere una efficace distinzione nosografica fino ad arrivare a Eugene Bleuler che nel 1913 ha coniato il termine schizofrenia. A un certo punto però è come se fosse diminuita la capacità di cogliere l’importanza della diagnosi, di distinguere sempre meglio ciò che è sano da ciò che è malato. « Gran parte della colpa va al basaglismo e all’antipsichitria, parte alla psicoanalisi, parte alla psichiatria organicista che non avendo mai trovato la lesione organica arriva a dire che siamo tutti un po’ malati». “Che siamo fatti così”.
Federico Tulli
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Qui di seguito l’abstract della relazione dello psichiatra Domenico Fargnoli che venerdì 11 ottobre parlerà della diagnosi di schizofrenia riannodando i fili dei capisaldi della psichiatria.
Schizofrenia, imputabilità ed infermità mentale
Psichiatria e giustizia alla luce degli sviluppi della dottrina giurisprudenziale in tema di capacità d’intendere e di volere
Domenico Fargnoli
Abstract L’autore ripercorre anche dal punto di vista storico la contrapposizione fra due modelli alternativi di approccio alla malattia mentale: quello moralistico punitivo tipico della magistratura e quello comprensivo terapeutico che dovrebbe essere proprio della psichiatria. Di fatto il modello moralistico punitivo, nonostante gli sviluppi della psichiatria moderna, è di gran lunga quello prevalente sia come pratica sociale dell’internamento dei malati di mente nelle carceri sia come ideologia (che risente della filosofia di Kant e della psicoanalisi), la quale subordina il criterio dell’imputabilità penale alla capacità di intendere e di volere.
La categoria giuridica dell’infermità è diventata inoltre funzionale alla negazione della malattia mentale e di ogni criterio nosografico quale si riscontra in pronunciamenti della Corte di Cassazione. Dal canto suo la psichiatria adottando i criteri diagnostici del DSMIV e V con il termine disturbo o disorder rinuncia ad ogni pretesa di chiarimento eziopatogenetico trasformando il processo diagnostico in un esercizio camaleontico in subordine alle aspettative della magistratura.
L’autore reinterpreta alle luce delle più recenti ricerche sulla psicopatologia della schizofrenia e sulla percezione delirante rese possibili dalla teoria di Massimo Fagioli, il famoso delitto di Cogne.
Nuove interpretazioni possono fornire una chiave di accesso alla comprensione della criminogenesi dell’omicidio in questione.
SCUOLA MEDICA OSPEDALIERA in collaborazione con la COOPERATIVA DI PSICOTERAPIA MEDICA presenta:
EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA ANNO 2013
CURA O CONDANNA? POSSIBILITA’ DIAGNOSTICHE E LIMITI NELLA PSICHIATRIA FORENSE
11 e 25 Ottobre 2013 Responsabile dell’evento: Dott.ssa Daniela Colamedici Sede: Cooperativa Sociale di Psicoterapia Medica – Via Federico Rosazza 58 – 00158 Roma
CREDITI: 20
IL CORSO HA UNA DURATA DI 15 ORE ED E’ APERTO A 25 MEDICI E PSICOLOGI.
Il corso, aperto a 25 Medici e Psicologi, sarà articolato in due incontri nelle giornate di Venerdì 11 e 25 ottobre 2013 presso la Cooperativa Sociale di Psicoterapia Medica – Via Federico Rosazza 58 – 00158 Roma.
Fare diagnosi in ambito psichiatrico/forense è un processo estremamente complesso perché spesso appare assai complicato differenziare un comportamento criminale dall’agito correlato ad una patologia mentale.
Il primo deve essere sottoposto a processo, giudicato ed eventualmente punito o riabilitato, mentre la patologia, ovviamente, necessita di diagnosi e cura, non certo di
punizione.
Valutare unicamente la capacità di intendere e di volere del soggetto al momento dell’atto è sicuramente insufficiente alla comprensione e valutazione dello stato mentale di chi ha commesso il reato.
I casi di cronaca degli ultimi anni, insieme alla recente legge italiana che dispone la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, hanno riaperto questo annoso dibattito.
Riflettere su concetti quali la responsabilità, l’imputabilità e gli aspetti diagnostici è un punto cardine per addentrarsi in questo campo.
Gli scopi scientifici di questo evento formativo sono collocabili nell’ambito di questa cornice. Pertanto, negli incontri previsti, si cercherà di studiare e approfondire queste tematiche a partire da una prospettiva multidisciplinare.
Sotto tutti gli aspetti , Eleanor Longden era proprio come ogni altro studente , frequentava il college piena di speranze e senza un pensiero al mondo . Questo fino a quando le voci nella sua testa hanno iniziato a parlare . Inizialmente innocue , queste narrazioni interne divennero sempre più antagonistiche e dittatoriali , trasformando la sua vita in un incubo . Con la diagnosi di schizofrenia , ospedalizzata , “drogata” , Longden è stato scartata da un sistema che non sapeva come aiutarla . Longden racconta la storia in movimento del suo anni -, un lungo viaggio di ritorno verso la salute mentale , e riferisce di come impararando ad ascoltare le sue voci sia stata i in grado di sopravvivere .
Eleanor Longden ha messo alle spalle la diagnosi di schizofrenia ottenendo un master in psicologia e dimostrando che le voci nella sua testa erano ” una reazione sana a circostanze folli”
WATCH: Why I Thank the Voices in My Head
di Eleonor Longden
Pochi mesi fa , un mio collega brandiva un articolo di fronte a me con un’espressione piuttosto perplessa . “Leggi questo ! ” egli disse: ” Non l’avrei mai creduto. ” Era un pezzo che si riferiva ad un uomo che sente delle voci . Incuriosita , ho cominciato a leggere :
“La voce è identificata come Ruah … la parola del Vecchio Testamento per Spirito di Dio. . Parla con una voce femminile e tende ad esprimere ldichiarazioni riguardanti un ‘attesa messianica . E mi ha parlato sporadicamente da quando ero al liceo . Mi aspetto che se la crisi verrà essa dirà qualcosa di nuovo. ‘molto essenziale … si limita a un paio di frasi molto succinte e concise. Devo essere molto ricettivo di sentirle: suonano come se fosse venute da milioni di chilometri di distanza . ”
La ragione per la sorpresa del mio collega non era tanto il contenuto ( lui è uno psicologo ed è ben abituato a racconti da persone che ascoltano cose che nessun altro può udire ). Piuttosto, era l’ incontro con questo ” spirito tutelare ” che lo sorprese. Perché non si trattava del racconto un paziente psichiatrico angosciato e disorientato: erano le parole del premiato, visionario autore Philip K. Dick le cui opere , tra gli altri , hanno ispirato il film Blade Runner e Total Recall . Per me , questo non è stato particolarmente sorprendente , perché non dovrebbe capitare a qualcuno realizzato e di grande fama anche capita di essere l’ascoltatore di una voce? Ma al mio collega questa evenienza sembrava presentare una sconcertante , quasi inquietante , dissonanza . E , in una certa misura , posso comprendere la sua sorpresa . Dopo tutto , l’allucinazione auditiva è strettamente intrecciata con la schizofrenia ( con tutte le connotazioni sinistre che questa diagnosi controversa comporta ) . E nell’immaginario popolare , le voci sono comunemente collegate con lo sconvolgimento , la follia , e la alienazione mentale . Oggi molti individui soggetti ad allucinazioni abitano in un territorio territorio ostile – è un’esperienza che viene letteralmente associata alla paura , al sospetto e alla diffidenza .
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Nel corso degli anni , le mie voci sono cambiate , moltiplicate , mi hanno terrorizzata , ispirata e incoraggiata . Oggi sono una parte intrinseca , importante della mia identità , ma c’èstato anche un momento in cui la loro presenza mi ha spinto agli estremi deliranti di miseria , la disperazione, e la disperazione .
– Eleanor Longden
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Eppure, nonostante questo nesso fra allucinazioni e pazzia , la psichiatria ha da tempo riconosciuto che il sentire sentire voci si riscontra di una serie di patologie psichiatriche non- psicotiche, in particolare in condizioni come lo stress post- traumatico ed i disturbi dissociativi . Forse ancora più inaspettatamente , la ricerca suggerisce anche che circa il 13 per cento delle persone con storia di problemi psichiatrici può anche riferire di aver udito “voci”ad un certo punto della loro vita . Di per se stesso “l’udire voci”è un tema che ha attratto l’attenzione – perchè evoca le sfumature della percezione mentre riflette la natura del sé – ed è stato via via stato temuto , vilipeso , celebrato e consacrato , e scrutato, anche per le sue implicazioni forensi, all’interno di specialità diverse come la psicologia , la neurologia, l’antropologia , la teologia , discipline medico-umanistiche e studi culturali. Inoltre , i racconti di “voci” sono stati documentati nel corso della storia umana essendo stati riferiti da una vasta gamma di pionieri , geni , ribelli, e innovatori attraverso i secoli – e anche da gente normale, ineccepibile come me . Vedete , anch’io io sono una ascoltatrice di voce .
E ‘stata la delirante profondità del mio delirio ed il benefico ed esaltante viaggio connesso all’udire “la voce” che mi ha condotto a Long Beach nel palco delle conferenze per il TED 2013. Nel corso degli anni , le mie voci sono cambiate , si sono moltiplicate , e mi hanno terrorizzato , ispirato e incoraggiato . Oggi sono una intrinseca , importante parte della mia identità , ma c’era anche un momento in cui la loro presenza mi ha spinto agli estremi deliranti della miseria , della disperazione,. Le voci mi hanno portato in un reparto psichiatrico dove mi sono ritrovata inerme e mi ha tirato giù nelle profondità più buie della follia , eppure mi hanno anche sollevarmi per aiutarmi a passare gli esami universitari In definitiva mi sono elevata fino al punto di scoprire le verità fondamentali e la guarigione di me stesso . L’evoluzione di questa comprensione – ed i notevoli privilegi e le prove terribili sostenute – costituiscono la base del mio discorso che accompagna il libro presentato per il ciclo di conferenze della -TED-2013 , dal titolo “Imparando dalle voci nella mia testa”.
Condividere le mie esperienze pubblicamente l’ho sentita come un esperienza travolgente , ma ad ogni passo la solidarietà di amici e colleghi del ” Movimento Internazionale di coloro che odono le voci” mi ha fortificato e sostenuta . Questa organizzazione ha fatto enormi passi avanti per sostenere che l’udire le voci è una esperienza umana significativa, quella che, per molti di noi , incarna, metafore ed immagini dense di emotivà che comunicano informazioni interessanti sul dolore ed i conflitti nella nostra vita . Non si tratta di patologizzante le voci come sintomi , ma piuttosto si tratta di capire , accettare , e recuperarne il senso . Nel mio pellegrinaggio di recupero, ho imparando a considerare le voci in modi più rispettosi , ed empatici considerandole come adattamenti , strategie di sopravvivenza , e rappresentazioni del dolore emotivo che ha reso possibile la mia guarigione . Dopo anni di vergogna , orrore , e la sofferenza , ho finalmente fatto pace con le mie voci che , fondamentalmente , significava fare la pace con me stessa . Ed era questa mia situazione che mi ha reso capace i potenziato me prendere parte allae conferenze TED , non come un ex paziente – psichiatrica con un ‘cattivo cervello, ‘ ma come una sopravvissuta orgogliosa alla pazzia con un repertorio di voci preziose e piene di significato di valore. Infatti, alla fine del mio discorso June Cohen , una delle meravigliose co-organizzatrice della conferenza , è venuto sul palco e mi ha chiesto , con un rispettoso interesse , se sento ancora voci. Per una frazione di secondo ho esitato , chiedendosi se dovevo fingermi ‘normale’ e suonare il basso con un arioso ” oh, non più di tanto ora . ” Invece ho optato per la verità: ” Per tutto il tempo “, dissi allegramente , “In realtà le ho sentite mentre ho fatto il discorso … loro mi ricordavano che cosa dire ! ” Orgoglio , responsabilizzazione e il sostegno per ascoltare le proprie voci senza difficoltà dovrebbero , credo, essere un diritto naturale di ognuno che ha questa esperienza . Così anche , il diritto alla libertà , la dignità, ed il rispetto riguarda anche “una voce” che può essere ascoltata .
“Emancipazione femminile” :il termine latino “mancipatio” esprimeva l’atto solenne di una vendita rituale tramite il quale il pater familias sanciva che il figlio, non fosse più soggetto al suo dominio. L’emancipazione cioè il raggiungimeno di una eguaglianza giuridica ma anche la liberazione, cioè la rivendicazione di una diversa soggettività della donna si è svolta storicamente sul terreno dei diritti civili, politici e sociali . Emancipazione e liberazione sono processi ancora in atto che necessitano per essere portati a compimento , di fondamentali cambiamenti sul piano culturale e sociale . Le teorie che cercano di comprendere le radici storiche della disuguaglianza fra uomo e donna in parte sono aspecifiche, cioè riconducono la subordinazione femminile ai fattori generali dell’oppressione sociale. Altre teorie più specifiche partono dalle caratteristiche dell’ anatomo- fisiologia femminile e dall’originaria dipendenza dall’uomo, dovuta ai parti frequenti e alla necessità di allattare i figli . Nell’Ideologia tedesca (1846) Marx ed Engels avevano asserito che “la prima divisione del lavoro è quella tra uomo e donna per la procreazione dei figli”.. Le strategie politiche legate storicamente alle lotte della classe operaia rivendicavano per le donne una partecipazione attiva ai processi produttivi e l’affrancamento dalla schiavitù dei lavori domestici e dall’esclusivo onere dell’allevamento dei figli :la prassi di emnacipazione derivate dal materialismo storico , era destinata al fallimento. Nei regimi comunisti il sogno di una “donna nuova” di Alexandra Kollontaj all’alba della rivoluzione del 1917 naugfragò clamorosamente Nessuna donna arrivò ai vertici della scienza, dell’arte o della politica sotto Stalin ed i suoi successori. E nella Russia post sovietica la situazione non è sostanzialmente cambiata. Massimo Fagioli in “Bambino donna e trasformazione umana” (1980) ha paragonato Marx ed il marxismo ad una donna che è rimasta chiusa nella sua verginità e questo perchè il filosofo di Treviri ha parlato di una trasformazione ma non ci ha dato i mezzi per farla: il mondo umano non è stato “interpretato” cioè adeguatamente compreso in quanto è mancata una scienza della realtà psichica. La prassi politica legata alla soddisfazione dei bisogni ed alla realtà materiale, come nella tradizione del marxismo, ha prodotto un ribellismo cieco e non trasformazione reale. “ La proposizione di trasformazione si pone soltanto nei riguardi della realtà psichica umana adulta così come ce la troviamo di fronte . Qui il ciò che è può essere rifiutato radicalmente per una trasformazione completa dell’esistente “ ( Massimo Fagioli 1980).
Il processo di ricreazione psichica della nascita, che fa emergere ciò che è assolutamente nuovo, presuppone la dialettica uomo donna, il confronto fra due soggettività uguali ma nello stesso tempo diverse oltre al rapporto con ciò che in ciascuno non è cosciente e razionale. Solo così è possibile non tanto l’emancipazione ma la liberazione dell’ uomo e della donna insieme. Il femminismo “virginale,” partorito non solo dal marxismo ma anche, sia pur con prerorogatice differenti dalla psicoanalisi a partire dalla figura mitica di AnnaO- Bertha Pappenheim, appare assolutamente privo di senso. Bertha Pappenheim si oppose fermamente alla psicoanalisi dopo aver contribuito con la sua malattia a determinarne l’origine. Non aveva tutti i torti. Bisogna ricordare che fra le tante dichiarazioni fatte da Freud sulla inferiorità del gentil sesso spicca quella che attribuisce il pudore alla necessità di nascondere la conformazione difettosa degli organi sessuali femminili. La donna cerca di ovviare come meglio può ad una imperfezione : si spiega così il suo interesse per i tessuti e le stoffe necessarie a ricoprirla. L’unico contributo dato dalle donne alla storia delle civiltà, data la loro minore intelligenza, è stato quello di intrecciare e tessere. Si sarebbe trattato, per il padre della psicoanalisi, di una semplice imitazione per la quale la natura avrebbe già offerto un modello fornendo alla donna “il pelo pubico”. Quest’ultimo non sarebbe servito a segnalare la presenza di qualcosa di “ diverso” ma di un vuoto, l’assenza del pene. L’altra metà del cielo viene stroncata a priori senza neppure la prospettiva dell’emancipazione cioè dell’uguaglianza. Il movimento attuale delle Femen sembra non tenere in nessuna considerazione nè il pudore nè la stoffa dei vestiti.
Negli anni 70 Luce Irigaray un psicoanalista francese di formazione lacaniana si oppose a quello che lei chiamava “fal-logo-centrismo” (predominio del fallo e del logos) sia di Freud che di Lacan che predicava la centralità del “Nome del padre” ed il ritorno a Freud: ella espose le sue tesi in un libro “Speculum” (1974) e per questo fu espulsa dall’Ecole freudienne e dall’università di Vincennes dove insegnava .
“Ogni teoria –scriveva la francese-del soggetto si trova sempre ad essere appropriata al maschile . Assoggettandosi la donna rinuncia a sua insaputa, alla specificità del proprio rapporto con l’immaginario”
Essa diventa così lo specchio, più o meno deformante, della volontà di potenza e della paranoia maschile che a partire dai presocratici ha pensato ad un Logos che si riferisce all’ essere non come composto da uomini e donne ma come una realtà designata con termini adatti ad una materia inanimata.. In greco antico On, ciò che è e gli onta , gli enti, sono parole neutre. L’ontologia da allora in poi parla di un logos e di un essere chiuso in se stesso che perde la memoria della nascita ed il contatto con la realtà umana.
“In questo universo chiuso, le relazioni con l’essere stranamente evocano le relazioni di un feto con la placenta. L’essere umano, perlomeno l’essere umano maschile è immerso in un mondo che in parte produce e da cui non è separabile. Egli si trova dunque isolato, separato da ogni relazione estranea alla sua placenta” ( Luce Irigaray All’inizio Lei era -2012)
Incredibilmente però il pensiero della Irigaray, nonostante la critica alla non-sessualità cioè alla “neutralità” del logos , ha un approdo spiritualistico-religioso . In un libriccino delle Edizioni Paoline “ Il mistero di Maria “(2010) ella sostiene che “ il divino è collegato all’aria ed al respiro: noi siamo divini dalla nascita.” La donna avrebbe un rapporto privilegiato con il soffio ed il respiro e ciò farebbe sì che il divino sia più pienamente presente nella bambina.
Maria diventa il prototipo della donna che sa conservare intatta la propria verginità che altro non è che la purezza del suo respiro: ella è capace di collegare continuamente la terra ed il cielo “medianre una trasformazione della materia con il soffio, cominciando da una spiritualizzazione del proprio respiro”
Si stenta credere che la stessa autrice di “Speculum” possa aver scritto queste parole: come esse possano contribuire alla liberazione della donna rimane davvero un grande mistero.
Come orientarsi allora? Il punto di partenza è la nascita. Se quest’ultima è respiro e soffio divino che, come nella Genesi, spiritualizza la materia inanimata e crea l’uomo, si ricade nel Cristianesimo. L’idealizzazione della Vergine annulla la sessualità e la donna. E’ necessario che i concetti stessi di verginità e di immacolata concezione vengono ridefiniti da una scienza della realtà umana .
E’ vergine ed immacolato, cioè senza peccato o perversione originale, ogni bambino, maschio o femmina che nasce ed è vivo per l’emergenza del pensiero dalla realtà biologica come ha teorizzato più di quarantanni fa Massimo Fagioli. La realtà biologica è vergine perchè, per la stimolazione della luce sulla sostanza cerebrale, la trasformazione, la concezione del pensiero che ha luogo dopo il passaggio nel canale del parto , è antecedente al rapporto interumano. Originariamente il processo è lo stesso per l’uomo che per la donna. Solo successivamente, dopo lo svezzamento, nella fase di latenza, si avrà un diverso sviluppo psichico nei due sessi che si accentuerà all’adolescenza. Un’errata concettualizzazione della nascita ha ripercussioni importanti sia a livello personale che sociale e politico. Lo dimostra non solo la vicenda di Luce Irigaray che approda a considerazioni “schizofreniche”, ma anche quella tragica di Ronald Laing che scrisse “I fatti della vita “ (1974) in cui sosteneva che l’impianto dell’embrione nell’utero è un vero e proprio trauma di cui si ha ricordo e che pertanto andrebbe abreagito (!?).La prassi di emancipazione e di liberazione che conivolge sia l’uomo che donna ha come premessa indispensabile la conoscenza dei processi fondamentali , coscienti e non coscienti, attraverso i quali la realtà psichica umana si forma si sviluppa e subisce una diversa caratterizzazione nei due sessi.
Freud , Berlusconi e le donne: mascolinità ed impotenza
“Crisi dell’identità maschile” ? Dai media traspare un’immagine negativa della “mascolinità” semplicisticamente identificata con l’autoritarismo e la violenza. La mercificazione delle donne della politica berlusconiana, le barriere nella vita intellettuale e lavorativa a loro frapposte, il fenomeno ingravescente del femminicidio, l’attacco alla legge sull’aborto che mina l’autodeterminazione e la libertà sessuale, la legge 40 sulla procreazione assistita e le pratiche che mortificano il corpo della donna, l’inchino alle gerarchie ecclesiatiche, criminali nella gestione della finanza, sono altrettante ferite inferte alla credibilità del genere maschile .
La nostra società è infiltrata da una misoginia reattiva non solo rispetto alla conquiste dei movimenti femminili ma anche alle prospettive di sviluppo e trasformazione che ci ha fatto intravedere la teoria sulla realtà umana dello psichiatra Massimo Fagioli, ampiamente presente da molti decenni nella politica e nella cultura: essa ha reso vano il tentativo di riaffermare una virilità centrata sulla restaurazione nostalgica dell’autorità paterna. Ciò che appare irrimediabilmente incrinato è l’ordine simbolico che fa perno sull’Edipo e l’ordine politico basato sulla paranoia del potere che annulla la realtà della donna . Dietro la volontà di dominio dell’uomo si è scoperto lo spettro dell’impotenza per l’incapacità di affrontare e comprendere quel mondo irrazionale in cui sono state relegate le donne, per l’impossibilità di soddisfare il desiderio nel rapporto con un essere umano diverso da sè. Dietro la “crisi dell’identità maschile”, per quei soggetti che sono capaci di viverla, traspare la falsa sessualità del “pene” inanimato e violento, del “pene” illusorio che condanna all’annullamento ed alla castrazione. L’esigenza di rapporto sessuale viene degradata a bisogno e scarica: l’uomo impazzisce alternando la rabbia che lo spinge all’aggressione della donna e l ‘anaffettività che gli fa programmare l’annientamento fisico dell’ altro . In questo contesto storico i cultori di psicoanalisi sostengono che la sessualità non esiste. Scrive Massimo Recalcati: <<(…) l’oggetto per la psicoanalisi è sempre in rapporto ad un’assenza, ad uno scarto impossibile da colmare (…)>> ( in Elogio del fallimento 2011 ) L’oggetto per la psicoanalisi sarebbe sempre fallito perchè mancante ed assente: esso non è mai raggiunto perchè si raggiunge solo l’ombra della preda e mai la preda.
<< E’ questo il fondamento della teoria lacaniana dell’inesistenza del rapporto sessuale . L’essere umano è condannato a fronteggiare il sesso senza possedere la chiave per fronteggiarne il mistero (…) La psicoanalisi sostiene il fallimento del rapporto sessuale >> (ibidem)
Tali affermazioni di Jacques Lacan chiariscono perchè egli frequentasse un bordello vicino al suo studio parigino: lo vide uscire la figlia Sybille come racconta nel libro “Un padre” (2001). Che dire poi della definizione di Recalcati del desiderio come “nuda fede” in accordo con la predicazione di Gesù? Chi ha più fede più rischierà sulle proprie possibilità e si esporrà maggiormente alle contingenze dell’esistenza e perciò << più avrà>> come sostiene il figlio di Dio nella sua predicazione .
Il desiderio, il rapporto totale fra un uomo ed una donna, in quanto comprende la realtà corporea e psichica, diviene credenza e spiritualità astratta.
Il lacanismo, che vuole il ritorno a Freud, annulla il concetto di sessualità avvicinandosi al Cristianesimo come sembra aver fatto lo stesso Lacan, secondo il fratello monaco e le dispute sulla religiosità della sua sepoltura. Non ci meraviglia pertanto la convergenza politica fra Recalcati e Matteo Renzi ( vedi l’articolo di Luciana Sica su Repubblica il 9/7/13 )che ha voluto un cimitero per seppellire i feti, in ossequio alla fede cattolica, per annullare la nascita umana , la trasformazione che porta all’emergenza del pensiero dalla materia biologica ed il rapporto irrazionale del primo anno di vita.
La seduzione sessuale e la sua variante la seduzione ideologica
Politica e cultura, dietro aspetti apparentemente innovativi, convergono così in un vissuto di impotenza che accomuna fede e ragione e violenta la realtà umana rendendola ciò che non è. Quella che sembra una crisi inedita dell’identità maschile di fronte alle sia pur parziali conquiste delle donne che il femminismo rivendica come proprie è invece la ripetizione di un vecchio copione : a partire dall’illuminismo lungo tutto l’ottocento fino ai giorni nostri la Masculinity ( termine che entrò nella lingua inglese nel 1748) è angosciata dalla prospettiva di una defaillance. Dell’ impotenza racconta Jean Jacques Rousseau nelle Confessioni del 1782 mentre un tema analogo affronta Sthendal nel suo romanzo Armance. Impotente era anche Edgar Allan Poe i cui racconti erano infarciti da incubi nei quali i protagonisti non potevano ottenere ciò che volevano. Nel 1860 Gustave Flaubert scrisse l’Educazione sentimentale ,racconto di una passione inattiva. Baudelaire, che inaugura la modernità, stabilisce il nesso fra “creatività” ed impotenza : più un un uomo si occupa di arte, minori -diceva-saranno le sue erezioni. E’ il periodo ,dopo la comune di Parigi, di massimo splendore della Salpetriere diretta da Charcot e dell’epidemia isterica che fa seguito alla repressione dei moti rivoluzionari. Charcot descrisse 61 casi di isteria maschile rifiutando così la millenaria concezione della patogenesi uterina che giustificava l’isterectomia, la clitoridectomia e l’ovariectomia.. Nello stesso periodo a Vienna si consuma la vicenda di Anna O: nasce la vocazione femminista di Bertha Pappenheim come protesta verso un mondo maschile la cui razionalità, in piena positivismo, sembrava schiacciare l’universo femminile. Storicamente l’isteria ed il femminismo da una parte e l’impotenza della razionalità maschile nei suoi vari aspetti ideologici dall’altra hanno rappresentato due facce della stessa medaglia incapaci entrambe di comprendere a fondo il problema della sessualità umana. Nella nascita della psicoanalisi è stato enfatizzato il ruolo dell’isteria femminile: dal carteggio fra Freud e Fliess sappiamo che Freud diagnosticò a se stesso un’isteria nel periodo ” autoanalitico” in cui ebbe in trattamento ” Herr E” un paziente con le sue stesse fobie: dopo i quarant’anni il padre della psicoanalisi era pressoché impotente.
Oggi, dopo più di un secolo, con il berlusconismo il tema dell’isteria e dell’impotenza maschile è tornato in primo piano: milioni di persone sono state coinvolte in una complessa strategia reattiva, che è l’equivalente sul piano politico di quello che è stata la psicoanalisi sul piano culturale, che cerca di mascherare, dietro il successo sociale ed economico, un vissuto di miseria ed insoddisfazione nel rapporto uomo-donna.
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