Povero Gramsci in Forum della salute mentale 28/12/2013 ovvero quando la polemica fa straparlare Piero Cipriano

Una nuova geniale  interpretazione della teoria

della

nascita!!!

Massimo Fagioli sarebbe un neolombrosiano

 

Franco Basaglia nel 1979, l’anno successivo all’approvazione della legge 180, la legge più libertaria al mondo in tema di assistenza al malato mentale, nelle conferenze che tenne in Brasile, tra le molte cose (ancora di straordinaria attualità), disse, citando Antonio Gramsci: “La nostra scienza parte da un dato fondamentale, che è la sconfitta del tecnico tradizionale, cioè di quel tecnico che pensa che non si può fare altro che questo, perché ha come ideologia il pessimismo della ragione. Il nuovo tecnico, invece, deve portare avanti il suo lavoro con l’ottimismo della pratica”. E anche: “Noi, psichiatri democratici, pur avendo stimolato la nuova legge, siamo una minoranza, ma, come direbbe Antonio Gramsci, siamo una minoranza egemonica … ma naturalmente dobbiamo essere molto vigili perché questa minoranza, una volta catturata, può diventare la nuova maggioranza riciclata”. Basterebbe ciò per eleggere Franco Basaglia a psichiatra gramsciano. Tuttavia, sul quotidiano fondato proprio da Gramsci, lo stesso quotidiano che Francesco Guccini, in Eskimo, celebrava con queste parole: “…alcuni audaci in tasca L’Unità…”, trovo uno strano articolo, davvero strano, che vuol essere una risposta al libro di Pier Aldo RovattiRestituire la soggettività, ma che soprattutto si propone di demolire la figura di Franco Basaglia.

Lo strano articolo sostiene che Rovatti, nel suo libro, si lagna del fatto che “nella stessa Trieste la maggior parte degli studenti non sa nulla” di Basaglia. Il tono denigratorio è evidente. Come dire, vedete, nessuno sa più niente. Questa storia è bella e dimenticata. Rovatti, invece, sta proprio denunciando la colpevole dimenticanza delle accademie che non si curano di restituire  conoscenze minime su un passaggio cruciale della nostra storia. E proprio per questo nei suoi corsi cerca di stimolare un pensiero critico tra studenti che mai sono esposti a queste evidenze storiche, e per questo parla di Basaglia, di Foucault, di Sartre, di soggettività, delle parole della psichiatria. Sempre lo strano articolo sostiene, ancora, che Basaglia “viene ricordato nella storia per ciò che non ha fatto, cioè la legge 180, a cui non ha dato alcun contributo personale”. Ma questa non è certo una novità, dico io, perché lo sanno tutti, tutto il mondo è a conoscenza che il vero riformatore della psichiatria italiana non è stato l’ormai obliato Franco Basaglia, ma è invece questo psichiatra in straordinaria ascesa che risponde al nome di Massimo Fagioli. Lui sì psichiatra vero. Non Basaglia. Perché, sostiene lo strano articolo, “non è psichiatria il nesso tra libertà e malattia mentale, non è psichiatria dire che la follia è una condizione esistenziale”. Ai tempi di Basaglia, aggiunge ancora, non c’era alcuna “teoria della mente sana e patologica”, per fortuna, invece, “oggi si è cominciato a costruire una nuova psichiatria, che ha preso le mosse” (ma tu guarda un po’ che combinazione, meno male che con questo articolo ne siamo venuti a conoscenza, se no capace che non se ne accorgeva nessuno) “da un percorso iniziato da Massimo Fagioli nell’ospedale psichiatrico di Padova, accanto a Basaglia” (accanto a Basaglia!?), “con il rifiuto del manicomio lager e la ribellione alla psichiatria ufficiale”. Invece, prosegue lo strano articolo nella sua spericolata impresa, al limite della fantastoria, di fare di Fagioli un Basaglia e di Basaglia un Fagioli (ovvero del nano un gigante e del gigante un nano), “la prassi di Basaglia non ha prodotto nessuna teoria né ricerca”. Questo il succo dello strano articolo, e io ne volevo fare un commento pedissequo ma sono stufo e irritato da tanta insulsaggine, e interrompo qui il virgolettato. E’ giusto per darvi un’idea. Più che dell’ignoranza che dall’articolo trasuda, sono irritato del fatto che questo scritto abbia trovato spazio sul quotidiano che ancora ci ricorda di essere stato fondato da Antonio Gramsci. Ma poi, mi faccio due conti. Chi è che scrive questo strano articolo? Sarà di certo un seguace del più reazionario (ma per fortuna anche il più irrilevante) psichiatra italiano, colui che ritiene l’omosessualità una malattia, colui che ritiene (lombrosianamente) il folle intrinsecamente pericoloso, colui che ritiene il manicomio criminale un’esigenza imprescindibile. In questo in compagnia di Vittorino Andreoli, un altro grande, sotto questo profilo. Insomma, uno dei tanti tecnici tradizionali animati dal pessimismo della loro ragione, un neolombrosiano travestito da psicanalista sinistrorso, e ciò è coerente, perché pure il Lombroso era un socialista, reazionario ma socialista. E allora è tutto chiaro, tutto ovvio, tutto torna. Follow the money, mi dico. Il Fagioli è irrilevante. La sua sconclusionata graforrea si può permettere di pubblicarla solo la sua personale casa editrice (L’asino d’oro), il suo diario trova ospitalità solo nel suo settimanale (Left), e adesso perfino sul quotidiano che era gramsciano ma ha cambiato padrone (e indovinate chi è il nuovo padrone?) trovano spazio, in nome del pluralismo, strani articoli che trasudano reazione e nostalgia del manicomio.

A questo punto ripenso all’ingiustizia di una morte precoce, a soli cinquantasei anni, di un gigante come Franco Basaglia, e penso che sono passati trentatre anni dalla sua morte, e che se fosse vissuto qualche decennio in più avrebbe potuto o saputo cambiarla ancora questa psichiatria, lui che è stato il primo psichiatra al mondo, due secoli dopo la sua invenzione, a mettere fuori legge l’istituzione manicomiale. La legge 180 non è merito di Basaglia? Bah! Quest’affermazione è così originale che non credo meriti neppure una risposta. Io penso invece che Basagliaè biologicamente morto e Fagioli biologicamente vivo, e su questo almeno siamo tutti d’accordo, però se guardate bene vi accorgerete che Basaglia, in realtà, non è mai morto, e Fagioli non è mai stato vivo, perché è irrilevante, chiedete in Italia o nel resto del mondo chi è l’uno e chi è l’altro. Provate voi a mettere uno di fianco all’altro il pensiero, la prassi, e la ricaduta di questi due psichiatri sulla cultura e sull’assistenza del malato mentale, in Italia e nel mondo, e ditemi chi dei due è il gigante e chi il nano, chi dei due è Gulliver e chi un lillipuziano. Oppure provate a leggere un testo a caso dell’uno e dell’altro, e dopo averlo fatto giudicate voi a chi appartiene un pensiero lungo e a chi un pensiero miope e astruso. Ma poi, da psichiatra, ecco che arrivo a interpretare e comprendere il patetico tentativo che ogni tanto lo psicanalista neolombrosiano cerca di attuare: è il malinconico tentativo di un pianeta morto, lontano dal Sole, Plutone, per dire, o meglio, di un satellite di Plutone, freddo e sterile e arido, ai confini del sistema solare, che cerca di avvicinarsi al Sole per scaldarsi, per illuminarsi di un raggio di luce riflessa. E allora, dopo aver compreso ciò, divento più magnanimo e indulgente con Fagioli e i suoi sostenitori, per cui auguro loro buone feste e di continuare a giocare all’interpretazione dei sogni nella loro mesmerica assemblea collettiva, ma consiglio loro di lasciar perdere il tema della salute mentale, che quello è un argomento serio, troppo serio per affrontarlo con lo strumentario del pensiero lombrosiano.

Forum salute mentale : un commento a Mal-trattamenti psicoanalitici

  • Schermata 06-2456454 alle 10.55.35L’Unità di oggi. un bizzarro mix di uscite in varie direzioni
9 giugno 2013

di Giorgio Bignami.

Ogni tanto leggiamo su l’Unità articoli di alto profilo per chiarezza di informazione e per taglio politico, culturale, scientifico ….Per esempio, il 26 maggio (p. 16), Elena Granaglia ha chiaramente spiegato quali siano i principali nodi nell’attuale crisi della sanità italiana, soffermandosi in particolare sul rischio creato dalla robusta spinta europea alla privatizzazione. E sul supplemento Left del sabato (25 maggio, p..37), Paola Mirenda ha fornito un quadro chiaro e drammatico delle condizioni di oltre 50 milioni di badanti sradicate dai loro paesi d’origine per andare ad accudire anziani e disabili in paesi come il nostro: abbandonando anziani genitori, coniugi e compagni (”vedovi bianchi”), figlioli magari in tenera età, per mandar loro, rimasti a casa, il minimo per sopravvivere (tanto che in alcuni villaggi e cittadine ucraine quasi non si vedono più donne, salvo anziane e bambine). L’Italia è il paese che ha il maggior numero di badanti rispetto alla popolazione; quindi non occorre dilungarsi sulle conseguenze negative di questo massiccio sradicamento selettivo per il genere femminile (almeno in parte dei paesi d’origine), nel campo della salute in generale e in quello della salute mentale in particolare.: E questo, a fronte di una inadeguatezza qualitativa e quantitativa della maggioranza dei nostri servizi ad affrontare i problemi che ne derivano.

Ma sia su L’Unità che su Left le uscite di diversa impostazione sono diventate piuttosto frequenti, Già si è detto, in un recente intervento su questo sito, del sostegno a piena pagina dato dal quotidiano alla proposta di legge di iniziativa popolare “181″, mirata a legificare minuziosamente le pratiche in campo psichiatrico, proposta che desta non poche perplessità ( http://www.news-forumsalutementale.it/limbroglio-della-181/#more-11227 ).

Il caso forse più clamoroso per le sistematiche recidive riguarda Left, che pare de facto l’organo ufficioso dei c.d. fagiolini, cioè degli allievi e sostenitori dello psichiatra e psicoterapeuta Massimo Fagioli. Al guru maximo sono riservate ogni settimana due intere pagine (per carità, ognuno è libero di esternare ciò che vuole; ma pare strano che tali esternazioni, dato il giumellaggio obbligatorio, siano imposte con un supplemento di costo ai lettori dell’Unità, che ancora reca in testa la dizione “quoitidiano fondato da Antonio Gramsci”). Non di rado, poi, ulteriori pagine recano gli interventi di seguaci del capofila. Per esempio, nel numero del 18 maggio, subito dopo il pezzo del Maestro sulle immagini oniriche (p. 54-55), troviamo un lungo articolo di Domenico Fargnoli (p. 54-56), il quale sferra un violento attacco contro la Società psicanalitica italiana (Spi): L’autore coglie l’occasione del commento curato dalla Spi per la serie Sky In treatment; e a parte il sacrosanto diritto di critica, lascia perplessi sia il fatto che un tale attacco di parte nella “guerra tra scuole” sia ospitato in questa sede, sia l’uso di espressioni apodittiche, come “il totale fallimento del freudismo”, e simili. Ora, senza voler entrare nel merito, è noto che buona parte dell’odierna psicanalisi di ispirazione freudiana si serve di schemi sostanzialmente modificati rispetto a quelli del fondatore. Insomma, non occorre una specifica competenza in materia per rendersi conto che una sparata a salve cone quella di cui si parla scende sotto al livello di certe critiche mirate ad azzerare i crediti di un Darwin o di un Marx: imputando loro la mancata “lettura nella sfera di cristallo” di informazioni all’epoca di là da venire, .

Infine non si possono condivideri interventi che si danno la zappa sui piedi, come quello masochisticamente intitolato “Welfare Fai da Te” (Left, 18 maggio, p. 22-26). Questo articolo dà per scontata la progressiva insufficienza delle risorse pubbliche rispetto ai bisogni della gente, e quindi sostiene soluzioni come le ottocentesche Società di mutuo soccorso. Il che pare in piena sinergia con la spinta alla privatizzazione di cui si è detto all’inizio:con i suoi squali delle assicurazion, che aspirano ai profitti dei loro cugini anericani; con i suoi welfare aziendali, drammaticamente discriminanti tra un lavoratore e l’altro (v. i privilegi dei dipendenti di Del Vecchio-Luxottica e di Monzemolo-Ferrari, a fronte delle miserie dei dipendenti di Marchionne); con il fiorire di iniziative come San. Arti.(per gli artigiani) e Sanimpresa (assistenza sanitaria del terziario privato), ampiamente pubblicizzate soprattutto sui media della sinistra; con il decollo del fundraising benedetto da L’Espresso (23 maggio, ma in edicola dal 17, p. 118); e chi più ne ha più ne metta.

L’antica saggezza popolare insegnava che “Ai tempi che il grasso dimagra, il magro mòre”; ed è ovvio che i magri di oggi sono proprio servizi come quelli per la salute mentale, che oltre al loro progressivo strangolamento vedono oggi aggiungersi lo storno delle risorse dedicate alla chiusura degli OPG, destinate alla creazione di una fitta rete di miniOPGegionali; o come quelli per le tossicodipendenze, che ogni giorno riducono i loro orari di apertura, chiudono parte dei loro presidi, né possono rispondere a una folla di nuovi problemi e di nuovi bisogni che esigerebbero un cambio qualitativo, oltre che quantitativo, del loro modus operandi.

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  1. Egregio Bignami, il suo nome che ricorda certi manualetti del liceo, parla di sintesi un po’ frettolose. L’epiteto di cui Lei fregia Massimo Fagioli non merita un commento: è solo una caduta di stile ed una mancanza di argomenti da parte sua. Per ciò che concerne il mio articolo la tesi che io sostengo è che in realtà nel freudismo non c’è mai stato nessun sostanziale rinnovamento. Conosco a fondo la letteratura psicoanalitica passata e presente e la sfido a dimostrare il contrario. Il freudismo è tale perchè fa riferimento a Freud così come il cristianesimo fa riferimento a Cristo. Ora un cristianesimo senza Cristo sarebbe bizzarro (per usare un aggettivo che a lei piace ) così come un freudismo senza Freud. Ernesto de Martino che certo non era uno sprovveduto sosteneva che la psicoanalisi era una forma di religione sotto le mentite spoglie dello scientismo. Anche il grande Karl Jaspers a suo tempo ha espresso opinioni analoghe scrivendo che la storia dell’omicidio del padre primordiale era una stupidaggine razionale.
    Ora le religioni non evolvono perchè si basano su dei dogmi: questi ultimi rimangono tali,e come i deliri, non si correggono. Questo è il dramma del freudismo.
    Per ciò che riguarda la guerra fra scuole non vorrei deluderLa ma io non faccio parte di nessuna scuola dai tempi dell’Università. Mi ritengo una persona libera che esercita autonomamente la propria professione e capacità di giudizio al di fuori da ogni vincolo istituzionale. Nel mio articolo ( che è di due e non di tre pagine e quindi grazie per averlo letto più di una volta) non faccio dichiarazioni di appartenenza ma esprimo un mio personale punto di vista.
    Forse è proprio questo che a Lei risulta incomprensibile.
    La ringrazio per l’attenzione Domenico Fargnoli

    1. francesco s calabresi 11 giugno 2013 alle 12:50 pm

      Caro Giorgio ,mi permetto di raccontarti qui un pezzo della mia vita ,in ricordo di alcuni brevi,occasionali ma intensi momenti di incontro. Rappresenti per me un ideale di scienza e impegno civile da quando lessi la tua denuncia dell’operato di alti dirigenti dell’Istituto Superiore di Sanità per ritardare l’introduzione del vaccino antipolio Sabin e favorire altra azienda (ottomila poliomelitici in più ,se ben ricordo) , ora sono rimasto spiacevolmente sorpreso per questo tuo intervento grossolanamente polemico su uno studioso ineccepibile come scienziato ed essere umano come M.Fagioli .Ho conosciuto M.Fagioli quando io, specializzando in neuropsichiatria, ero in training nella Spi all’istituto di via salaria e lui era analista qualificato ma con una formazione psichiatrica psicoterapeutica di primo ordine avendo lavorato per anni nell’osp.psichiatrico di Padova diretto da Barison e nella clinica di Binswanger a Kreutzlingen ,gestito comunità terapeutiche, scritto articoli psichiatrici significativi. Aveva pubblicato da poco “Istinto di morte e conoscenza”. Nella SPI si andava preparando la reazione che avrebbe portato alla espulsione-”scomunica”di Fagioli e alla cacciata degli allievi che avevano “fornicato”con lui.Io abbandonai il training profondamente deluso dalle due lunghe esperienze analitiche cui mi ero sottoposto ,dall’ambiente umano dominante all’istituto e dagli insegnamenti impartiti,e anche dalla mia pratica terapeutica .Gradualmente mi resi conto di quanto i comportamenti e gli insegnamenti che mi avevano ferito e deluso fossero legati alle incongruenze teoriche ,alla ottusità reazionaria ,e in fin dei conti alla disonestà intellettuale di Freud . La sua disonestà come scienziato , come terapeuta e come uomo è stata poi ampiamente dimostrata da tutti gli storici che hanno potuto accedere ai documenti dell’epoca (Ellemberger, Masson, Borch-Jacobsen etc.).La sua inconsistenza teorica ,approfonditamente e ineccepibilmente, da Fagioli .Io poi ho partecipato alla cosiddetta “analisi collettiva”portata avanti da Fagioli insieme alla maggior parte di quelli che erano prima miei pazienti e che sono ora miei amici e compagni ,nella quale abbiamo potuto decostruire lo psicoanalista freudiano che mi atteggiavo essere e i suoi analizzandi e lasciar venir fuori l’identità umana di ciascuno con le proprie qualità e specifiche competenze . A questa straordinaria esperienza formativa , ormai andata avanti in 38 anni di duro lavoro ben oltre la critica al freudismo e alle altre ideologie di quegli anni , son ancora molto felice di poter partecipare .Con affetto .

      A questo indirizzo è stato pubblicato l’articolo Mal-trattamenti psicoanalitici

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