“L’Unità” di Matteo Fago non piace ai basagliani, continuatori del “pensiero” di Foucault

UnknownL’articolo di Cipriano “Povero Gramsci”  non vale un commento essendo l’espressione di un “deficit di intelligenza o di comprensione” che dir si  voglia. Ovviamente ciascuno ha il diritto di difendere le proprie idee ma forse sarebbe necessario informarsi  e leggere. Chiaramente Cipriano non ha letto  nè Lombroso nè tantomeno Fagioli. Giorgio Bignami  gioca la carta della “chimera” e della battuta ad effetto: ovviamente la vera chimera è il” basaglismo” dei” basagliati” ( marxismo e filosofia di Heidegger tramite Sartre e Foucault ). Marco Cavallo ( simbolo della liberazione dal manicomio) era alla testa del Mad Pride a Torino, alla testa di coloro che sono orgogliosi di essere pazzi e non vogliono  essere curati. La pazzia sarebbe dentro ciascuno di noi e sarebbe una violenza volerla “curare”. I “matti” devono essere lasciati liberi di essere come sono.  Sono i “curati” a dover insegnare qualcosa ai “curanti”. Auguri ma soprattutto “Povero Basaglia”….e poveri malati.

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Il suicidio di un malato di mente potrebbe essere  un atto di libertà.  Anders Breivik non sarebbe uno schizofrenico paranoide per Peppe dell’Acqua  ma solo una persona che ha idee politiche destrorse.

L’Unità di Cancrini e Fagioli

29 dicembre 2013

di Giorgio Bignami.

Peppe, riferendomi alla tua condivisibilissima indignazione dell’altro giorno, a proposito dell’attacco fagiolino a Basaglia su L’Unità del 17 dicembre 2013 (leggi l’articolo), e la puntuale riflessione di Rovatti, di certo ti avrà “consolato” il successivo articolo di Cancrini del 19 (vedi a fianco) “Basaglia oltre lo stesso Basaglia”: incipit in toni da marcia trionfale a favore di Basaglia;  ma poi si scopre che è una marcia funebre, per il 110 e lode ai precetti per modifiche e aggiornamenti secondo i dogmi fagiolini, come da articolo di De Simone.

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Chimera :mostro con due teste

Devo confessarti che non sono riuscito a indignarmi, tanto la cosa mi è parsa incredibile. Dall’origine dell’uomo in poi sono stati inventati tanti tipi di chimere, sino a quelle non più fantastiche ma reali che oggi si producono con l’ingegneria genetica: ma una chimera con i piedi di  Basaglia e la testa di Fagioli non sarei mai stato capace di immaginarmela. Insomma, come al solito, la réalitédépasse la fiction.

Il problema di Bignami è lo stesso che ha  Cancrini: entrambi non hanno la “testa” di Fagioli.

L’ultima ricostruzione del delitto di Cogne su La7

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Linea Gialla ultima puntata 21 ottobre 2013

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Non si dice assolutamente nulla di nuovo anzi si glissa sulle motivazioni. (crimonogenesi e  criminodinamica)  che rimangono il vero punto oscuro del delitto .

<<Vedere segni di una malattia che non c’è [testa grossa o testa calda di Samuele] allorchè   i sensi fisici e la vista è perfettamente funzionante è appunto l’aspetto fondamentale della percezione delirante (…

La percezione delirante può avere una gravità ed una intensità variabile(…

Possiamo pensare che essa possa andare incontro, dopo essere emersa   solo a tratti, ad un’improvvisa intensificazione per cui diventa un vissuto che permea tutta la vita  cosciente del soggetto  e, in quel momento, lo spinge ad agire . Quest’ultima eventualità potrebbe essersi verificata la mattina del delitto di Cogne

Il gesto omicida assume un significato apofanico: affiora  la rivelazione che esso è una necessità assoluta ed inderogabile come soluzione  ad un problema che solo il soggetto agente vede. Colpire alla testa è  il tentativo di cancellare  qualcosa di abnorme ed inquietante, di catastrofico  che traspare dalla fisionomia e dal comportamento irrequieto di Samuele Lorenzi .Schermata 10-2456589 alle 17.45.45

Percezione delirante ed azione  sono presenti contemporaneamente , in una  istantanea correlazione ideomotoria, come  due facce della stessa medaglia. L’azione ha il carattere dell’autismo  “povero” di Minkowski una sorta di delirante strategia “terapeutica “ che va contro la realtà umana e si risolve in un annientamento dell’altro.>>

Domenico Fargnoli intervento al ECM del 11 Ottobre 2013  organizzato dalla Scuola medica ospedaliera . Il corso verrà ripetuto il 16 Novembre .

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La verginità e la liberazione della donna

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imagesLa verginità e la liberazione della donna

Domenico Fargnoli

“Emancipazione femminile” :il termine latino “mancipatio”  esprimeva l’atto solenne di una vendita rituale  tramite il quale il pater familias sanciva che  il figlio, non  fosse più soggetto al suo dominio. L’emancipazione cioè  il raggiungimeno di una eguaglianza giuridica ma anche   la liberazione, cioè la  rivendicazione  di una diversa soggettività della donna si è svolta storicamente sul terreno dei  diritti civili, politici  e sociali . Emancipazione  e  liberazione sono processi ancora in atto   che necessitano per essere portati a compimento , di   fondamentali cambiamenti   sul piano culturale e sociale .  Le  teorie che cercano di comprendere le radici  storiche della disuguaglianza  fra uomo e donna in parte  sono aspecifiche, cioè riconducono la subordinazione femminile ai fattori  generali  dell’oppressione sociale. Altre  teorie più specifiche partono dalle caratteristiche  dell’ anatomo- fisiologia femminile  e dall’originaria dipendenza dall’uomo, dovuta ai parti frequenti e alla necessità di allattare i figli . Nell’Ideologia tedesca (1846) Marx ed Engels avevano asserito che “la prima divisione del lavoro è quella tra uomo e donna per la procreazione dei figli”.. Le  strategie politiche legate  storicamente alle lotte della classe operaia  rivendicavano per le donne  una partecipazione attiva ai processi produttivi e l’affrancamento dalla schiavitù dei lavori  domestici  e dall’esclusivo  onere dell’allevamento dei figli :la prassi di emnacipazione  derivate dal materialismo  storico ,  era destinata al fallimento. Nei regimi comunisti il sogno di una “donna nuova” di Alexandra Kollontaj all’alba della rivoluzione del 1917 naugfragò clamorosamente Nessuna donna arrivò ai vertici della scienza, dell’arte o  della politica sotto Stalin ed i suoi successori. E nella Russia post sovietica la situazione non è sostanzialmente cambiata.  Massimo Fagioli in “Bambino donna e trasformazione umana” (1980) ha paragonato Marx ed il marxismo ad una donna che è rimasta chiusa nella sua verginità e questo perchè  il filosofo di Treviri ha parlato   di una trasformazione ma non ci ha dato i  mezzi per farla: il mondo umano non è stato “interpretato” cioè adeguatamente compreso   in quanto è mancata una scienza della realtà psichica. La prassi politica  legata alla soddisfazione dei bisogni ed alla realtà materiale, come nella tradizione del marxismo, ha prodotto  un ribellismo cieco e non trasformazione reale. “ La proposizione di trasformazione si pone soltanto nei riguardi della realtà psichica umana adulta così come ce la troviamo di fronte . Qui il ciò che è può essere rifiutato radicalmente per una trasformazione completa dell’esistente “ ( Massimo Fagioli 1980).

Il processo di ricreazione psichica della nascita, che fa emergere ciò che è assolutamente nuovo,  presuppone la dialettica  uomo donna, il confronto fra due soggettività uguali ma nello stesso tempo diverse oltre al rapporto  con ciò che in ciascuno non è cosciente e razionale. Solo così è possibile non tanto l’emancipazione ma la liberazione dell’ uomo e della donna insieme.  Il femminismo “virginale,” partorito non solo dal marxismo ma anche, sia pur con prerorogatice  differenti  dalla psicoanalisi a partire dalla  figura mitica di AnnaO- Bertha Pappenheim, appare assolutamente privo di senso. Bertha Pappenheim si oppose  fermamente alla psicoanalisi dopo aver contribuito con la sua malattia a determinarne l’origine.  Non aveva tutti i torti. Bisogna ricordare  che fra le tante dichiarazioni fatte da Freud sulla inferiorità del gentil sesso  spicca quella che attribuisce il pudore alla necessità di nascondere la conformazione difettosa degli organi sessuali femminili. La donna cerca di ovviare  come meglio può ad una  imperfezione : si spiega così il suo interesse per i tessuti e le stoffe necessarie a ricoprirla. L’unico contributo dato dalle donne alla storia delle civiltà, data la loro minore intelligenza,  è stato quello di intrecciare e tessere. Si  sarebbe trattato, per il padre della psicoanalisi, di una semplice imitazione per la quale la natura avrebbe già offerto un modello fornendo alla donna “il pelo pubico”. Unknown1Quest’ultimo non sarebbe servito a segnalare  la presenza  di qualcosa di “ diverso” ma  di un vuoto,  l’assenza del pene. L’altra metà del cielo viene stroncata a priori senza   neppure la prospettiva dell’emancipazione cioè dell’uguaglianza.250px-Femen_Logo Il movimento attuale delle Femen sembra non  tenere in nessuna considerazione nè il pudore nè la stoffa dei vestiti.

Negli anni 70 Luce Irigaray un psicoanalista francese di formazione  lacaniana si oppose a quello che lei chiamava “fal-logo-centrismo”  (predominio del fallo e del logos)  sia di Freud che di Lacan che predicava  la centralità del “Nome del padre” ed il ritorno a Freud: ella espose le sue tesi in un libro “Speculum” (1974) e per questo fu espulsa dall’Ecole freudienne e dall’università di Vincennes dove insegnava .femm1762

“Ogni teoria –scriveva la francese-del soggetto si trova sempre ad essere appropriata al maschile . Assoggettandosi la donna  rinuncia a sua insaputa, alla specificità del proprio rapporto con l’immaginario”

Essa diventa così  lo specchio, più o meno deformante, della volontà di potenza e  della paranoia maschile che a partire dai presocratici ha pensato ad un Logos che si riferisce all’ essere non come composto da uomini e donne  ma come una realtà designata con termini adatti ad una materia inanimata.. In greco antico  On, ciò che è e gli onta , gli enti,  sono parole neutre. L’ontologia da allora in poi parla di un logos e di un essere  chiuso in se stesso che perde la memoria della nascita  ed il contatto con la realtà umana.

“In questo universo chiuso, le relazioni con l’essere stranamente evocano le relazioni di un feto con la placenta. L’essere umano, perlomeno l’essere umano maschile è immerso in un mondo che in parte produce e da cui non è separabile. Egli si trova dunque isolato, separato da ogni relazione estranea alla sua placenta” ( Luce Irigaray All’inizio Lei era -2012)Unknown

Incredibilmente però il pensiero della Irigaray, nonostante la  critica alla non-sessualità cioè alla “neutralità” del logos , ha un approdo spiritualistico-religioso . In un libriccino delle  Edizioni Paoline “ Il mistero di Maria “(2010) ella sostiene che “ il divino è collegato all’aria ed al respiro: noi siamo divini dalla nascita.” La donna  avrebbe un  rapporto privilegiato con il soffio  ed il respiro  e ciò farebbe   sì che il divino sia più pienamente presente nella bambina.

Maria diventa il prototipo della donna che sa conservare intatta la propria verginità che altro non è che  la purezza del suo respiro: ella è capace   di collegare continuamente la terra ed il cielo “medianre una  trasformazione della materia  con il soffio, cominciando da una spiritualizzazione del proprio respiro”

Si stenta credere che la stessa autrice di “Speculum” possa aver scritto queste parole: come esse possano contribuire alla liberazione della donna rimane davvero un grande mistero.madonna_del_pilar

Come orientarsi allora? Il punto di partenza è la nascita. Se quest’ultima è respiro e soffio divino che, come nella Genesi, spiritualizza la materia inanimata e crea l’uomo, si ricade nel Cristianesimo. L’idealizzazione della Vergine annulla la sessualità e la donna.  E’ necessario che i concetti stessi di verginità e di immacolata concezione vengono ridefiniti  da una scienza della realtà umana .

E’ vergine ed immacolato, cioè senza peccato  o perversione originale, ogni bambino, maschio o femmina che nasce ed è vivo per l’emergenza del pensiero dalla realtà biologica come ha teorizzato  più di quarantanni fa  Massimo Fagioli. La realtà biologica è vergine perchè, per la stimolazione della luce sulla sostanza cerebrale, la trasformazione, la concezione del pensiero   che ha luogo dopo il passaggio nel canale del parto  , è antecedente al rapporto interumano.   Originariamente  il processo è lo stesso per l’uomo che per la donna. Solo  successivamente, dopo lo svezzamento, nella fase di latenza,   si avrà un diverso sviluppo psichico nei due sessi che si accentuerà all’adolescenza. Un’errata concettualizzazione della nascita ha ripercussioni importanti sia a livello personale che  sociale e politico. Lo dimostra non solo la vicenda di Luce Irigaray che  approda a considerazioni “schizofreniche”, ma anche  quella tragica di Ronald Laing che scrisse “I fatti della vita “ (1974) in cui sosteneva che l’impianto dell’embrione nell’utero è un vero e proprio trauma di cui si ha ricordo e che pertanto andrebbe abreagito (!?).La prassi di emancipazione  e di liberazione che conivolge sia l’uomo che donna ha come premessa  indispensabile la conoscenza dei processi fondamentali , coscienti e non coscienti, attraverso i quali la realtà psichica umana si forma si sviluppa e subisce una diversa caratterizzazione nei due sessi.

Psichiatri che vivono in un altro mondo : violenza, “rimozione” e patologia mentale

arancia-meccanica A proposito di psichiatri che vivono in un altro mondo: un adolescente che dà venti coltellate e brucia viva una sua coetanea non è malato di mente in quanto sarebbe in grado di” intendere e di volere”.“Solo il 5% delle persone imputate di omicidio sono dichiarate inferme di mente, il restante 95% sono capaci di intendere e volere ed esprimono in maniera prevaricante e prepotente la loro sopraffazione o intolleranza nel non riuscire a possedere il proprio ‘oggetto’ di amore, aggravate da aspetti di insensibilità nei confronti dell’altro, di ipocrisia e di menzogna”
Claudio Mencacci, presidente della società italiana di psichiatria che sostiene questa tesi dovrebbe spiegarci cosa significa “capacità di intendere e di volere”. Si può essere gravemente ammalati pur mantenendo un rapporto razionale e lucido con la realtà: esistono numerosi studi di psicopatologia che avvalorano questo punto di vista. Di tutta la ricerca attuale nel campo della psicopatologia della schizofrenia ( Matussek, Sass o Parnas per fare alcuni nomi) non c’è traccia in questa esternazione del presidente della SIP il quale sembra essere rimasto a Kurt Schneider ed alla differenziazione fra psicopatie ( varianti abnormi della normalità da non considerare malattie), e le psicosi o infermità mentali su base organica. La” violenza” non sarebbe legata alla malattia mentale ma alla psicopatia da cui sarebbero affetti individui “sani di mente” << Va dunque sfatata la convinzione – sostiene il presidente della Società Italiana di Psichiatria – che vi sia necessariamente una connessione tra malattia mentale e violenza. Attribuire automaticamente gli atti di violenza a persone con disturbi mentali porta ancor più a stigmatizzare queste patologie e coloro che realmente ne soffrono e che si curano>>
Le personalità cosiddette antisociali nulla avrebbero a che fare con i disturbi mentali (!?)mentre nella maggior parte dei casi sarebbero responsabili di comportamenti aggressivi nella fattispecie contro le donne: questi ultimi sarebbero di competenza esclusiva dei giudici ai quali spetterebbe di applicare in modo inflessibile la legge.
Viene il dubbio, leggendo l’articolo sull’Unità del 1 giugno, che effettivamente il presidente possa aver fatto affermazioni del genere.
E’ chiaro che la psicopatia comunque la si voglia concettualizzare è una patologia mentale: essa spesso è solo l’aspetto esteriore di una condizione psicotica che in molti casi sfugge ad un’indagine superficiale.
Inoltre se sosteniamo che la violenza è preponderante fra le cosiddette persone normali ciò conduce alla conclusione che essa sarebbe costitutiva dell’essere umano come affermano i cattolici, gli psicoanalisti freudiani e lacaniani ( vedi le recenti affermazioni di Recalcati su Repubblica).
Quindi, con la tesi che l’uomo è un legno storto, originariamente cattivo e violento, come diceva Kant, l’unico approccio al problema dei comportamenti aggressivi, incluso il cosiddetto “femminicidio”, diventerebbe di tipo moralistico- punitivo: la psichiatria, se dessimo retta a Mencacci , ritornerebbe ad essere una pedagogia razionale come ai tempi del trattamento morale di Esquirol. Condanne esemplari e docce fredde, magari anche “confessioni” per ottenere il dovuto pentimento dopo un adeguata permanenza in un carcere sarebbero l’unica “terapia” possibile. Bisogna ricordare però che Esquirol insieme a Georget, creò il termine “monomania omicida” : gli assassini venivano considerati dei malati e come tali non imputabili. La loro malattia sarebbe consistita proprio in una momentanea paralisi di quella volontà che molti psichiatri forensi ritengono oggi , contro ogni logica, integra anche in personaggi come Anders Breivik. Altro personaggio:
 Massimo Di Giannantonio, psichiatra all’Università di Chieti e membro del Consiglio direttivo della Società italiana di psichiatria, analizza le possibili cause alla base della tragedia di un padre che a Piacenza ha ‘dimenticato’ il figlio di due anni in auto, per otto ore,  causando la morte per asfissia del piccolo.
<< Pur non trattandosi di “patologia”, tuttavia tutto questo “accade per delle motivazioni di grande rilevanza nel mondo psichico del soggetto coinvolto: un’ipotesi – sottolinea lo specialista – è che l’attribuzione del compito di portare il bimbo a scuola sia per il soggetto, ovvero il padre, un’attribuzione vissuta come ‘forzata’ o innaturale, poiché la sua routine non prevede tale atto; quindi, l’attribuzione di un compito non pertinente rende possibile in qualche modo che si pongano le basi per tale meccanismo di rimozione”. Altra ipotesi possibile, argomenta lo psichiatra, “é che il padre abbia nei confronti del figlio elementi irrisolti nella relazione affettiva, o viva una situazione di ritardato sviluppo maturativo”.
Ma l’affermazione più incredibile  è quella secondo la quale il bambino può diventare un elemento di aggressione nei confronti della relazione coniugale per colpire la coniuge. Come dire che si provoca la morte del bambino ma in realtà si vuole uccidere la moglie  Ad ogni modo, conclude Di Giannantonio, “non si tratta di un atto riconducibile ad una psicopatologia, ma di un meccanismo psicologico inequivocabilmente collegato ad una condizione di aggressività o conflitto irrisolto rispetto al bambino, al coniuge o alle responsabilità insite nella relazione di coppia”.
Naturalmente Di Giannantonio ci dovrebbe spiegare cos’è per lui la psicopatologia. Per es Freud che ha introdotto il termine rimozione ha scritto un saggio sulla “Psicopatologia della vita quotidiana” (1901) in cui parla oltre che di lapsus  verbali, di atti mancati e di paraprassie, cioè di azioni dissociate. Quando  una “distrazione” (in realtà un annullamento che non è né dissociazione nè rimozione) provoca una morte , o decine di morti come nel caso del comandante Schettino e della nave  Concordia, non lo possiamo considerare un normale evento della vita come dimenticarsi le chiavi o di pagare la bolletta della luce.  I processi psichici implicati sono profondamente diversi perchè diverso è il senso ed il significato dell’atto. Un chirurgo che non si lava le mani prima di entrare in sala operatoria non commette una semplice “sbadataggine” ma un atto criminale  suscettibile di sanzione penale. Un padre che vive una condizione di “aggressività” verso un bambino fino a volerlo morto e per ucciderlo se lo “dimentica” ( come dire che è completamente anaffettivo nei suoi confronti avendo realizzato un totale annullamento della sua presenza  ed immagine ) potrebbe nascondere una grave patologia mentale: questo problema non sfiora neppure  lo psichiatra Di Giannantonio.
Come si vede l’azione combinata dell’organicismo   e del freudismo porta gli psichiatri a fare discorsi completamente dissociati, avulsi dal contesto storico sociale , oltre che rendere impossibile la comprensione della realtà umana: essi sembrano appartenere ad un mondo alieno e parlano una lingua piena di contraddizioni  che forse neppure loro capiscono fino in fondo .In un altra occasione per es. Di Giannantonio aveva fatto affermazioni diverse a proposito di un caso analogo: avvenuto  a Teramo nel Maggio 2011.: “”Se mi dimentico le chiavi di casa o il cellulare – spiegava allora  l’esperto all’Adnkronos Salute – non è importante. Ma se questo ‘black out’ avviene in momenti delicati possono accadere anche tragedie. Ad esempio, se colpisce chi ha responsabilità verso terzi: i piloti d’aereo, i macchinisti dei treni, gli autisti di pullman. Per loro una distrazione banale o una dimenticanza possono trasformarsi in tragedia”. Per lo psichiatra dunque, questo può aiutare a spiegare quello che è accaduto a Lucio Petrizzi, padre della piccola Elena, la bambina di Teramo morta nell’ospedale di Ancona dopo essere stata dimenticata per ore in auto. Il caso è “la declinazione tragica” di questa tipologia di ‘black out’ mentali. “In questo caso particolare, il meccanismo psichico – spiega Di Giannantonio – diventa psicopatologico, ovvero accade una dissociazione. Nella mente avviene una frattura di parti estremante importanti, che per un certo periodo di tempo smettono di dialogare fra loro. La causa spesso è una condizione di ‘super’ stress”. La terapia consisterebbe in un distacco dal lavoro ed in una psicoterapia psicoanalitica”Nei casi medio-lievi basterà una settimana [di riposo], nei casi gravi anche tre”. Nella dinamica dell’annullamento che è quella che interviene in questi casi di “dimenticanza” si ha una realizzazione psichica dell’inesistenza dell’oggetto per cui non c’è più neppure il dialogo fra parti diverse della psiche Non c’è rimozione  inoltre perchè si ha la scomparsa dell’immagine e della rappresentazione che pertanto non è semplicemente spostata in altro luogo ma non esiste da nessuna parte. . Per il padre di Elena Di Giannantonio sottolinea la necessità di una psicoterapia psicoanalitica. “Perché il trauma – afferma – è enorme, e il genitore deve essere aiutato a separare il dolore drammatico della perdita dal dolore della colpa. Che in questo caso – dice – non c’è”. La  senso di colpa non è solo un vissuto cosciente ma anche inconscio: e quest’ultimo senz’altro c’è. Quindi ci si dovrebbe curare per il trauma ed il dolore  della morte e non per l’anaffettività e l’annullamento che questa morte ha procurato. Strano modo di pensare.

[Psichiatria. Mencacci (Sip): “Solo un omicidio su venti è causato da malattie mentali

Crescono gli omicidi e le violenze femminili con un rapporto 9:1. Ma solo il 5% è causato da persone con disturbi psichici il restante 95% sono capaci di intendere e volere. Il presidente della Società italiana di Psichiatria lancia un appello ai magistrati: “Più prevenzione e meno tolleranza”.

01 GIU – “Solo il 5% delle persone imputate di omicidio sono dichiarate inferme di mente, il restante 95% sono capaci di intendere e volere ed esprimono in maniera prevaricante e prepotente la loro sopraffazione o intolleranza nel non riuscire a possedere il proprio ‘oggetto’ di amore, aggravate da aspetti di insensibilità nei confronti dell’altro, di ipocrisia e di menzogna”. Non solo, Fabiana, Angelica, Silvana, Erika e Micaela, ultimi nomi di ragazze, mogli, madri, donne innocenti, vittime della ferocia maschile ormai quasi quotidiana, dimostrano che sono gli uomini ad essere sempre più assassini (e poi eventualmente suicidi), in un rapporto di 9:1. A puntare i riflettori su quella che è ormai diventata una strage “rosa” è Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria che – in occasione del convegno “Disturbi affettivi tra ospedale e territorio” organizzato oggi a Milano – invita i giudici ad essere severissimi e ad applicare con maggiore attenzione i sistemi preventivi, abolendo le giustificazioni, anche di natura psicologica. Anche perché nella maggior parte dei casi si tratta di un vero e proprio gesto aggressivo. Alla base dei fenomeni di violenza, i più recenti studi scientifici hanno individuato centotrenta possibili variabili, ma di fatto i detonatori sono prevalentemente i fattori socio economici, ambientali e culturali acuiti dalla crisi economica e dall’uso di alcol e stupefacenti. “Si tratta, il più delle volte, di individui con personalità antisociale – aggiunge Mencacci, che è anche direttore del dipartimento di neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano – e con una storia personale di comportamenti violenti che nulla hanno a che fare con problematiche o disturbi mentali”. Per questo gli apparati giudiziari e le forze dell’ordine non possono più permettersi superficialità, non è più possibile trovarsi di fronte ad un omicidio magari dopo anni di segnalazioni senza che vi sia stato alcun intervento serio dell’autorità giudiziaria. Occorre intervenire prima, subito, e con decisione, per evitare morti insensate. Nonostante un segnale positivo sia arrivato dalla Camera dei Deputati che ieri ha ratificato la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, le leggi da sole non bastano. Servono più decisione e meno tolleranza di fronte a questi reati. Inoltre non si deve giustificare la spettacolarizzazione o legittimare gli atti violenti che provocano emulazione. Anche di questo si è parlato in occasione del convegno ‘Disturbi affettivi tra Ospedale e territorio’ in corso oggi a Milano, che vede presenti i maggiori specialisti nazionali in psichiatria. “Sempre più donne sono preda della furia maschile – continua Mencacci – perché la spettacolarizzazione e il compiacimento che oggi ruota attorno al gesto violento e aggressivo porta all’emulazione crescente e all’acquisizione di comportamenti negativi, intesi come legittimati dalla collettività. Questo modello va stroncato, perché enfatizzare l’aspetto eroico o esibito significa invitare al compimento di atti lesivi gravi in maniera sempre maggiore”. Alla base, però, vi è anche un problema educativo, di ordine sociologico, di una intera generazione: soprattutto giovani non più abituati a tollerare alcun tipo di frustrazione, specie se viene disattesa la soddisfazione immediata dei propri bisogni. “Va dunque sfatata la convinzione – aggiunge il presidente della Società Italiana di Psichiatria – che vi sia necessariamente una connessione tra malattia mentale e violenza. Attribuire automaticamente gli atti di violenza a persone con disturbi mentali porta ancor più a stigmatizzare queste patologie e coloro che realmente ne soffrono e che si curano. Aumentare la vergogna porta ad un allontanamento dalle cure di tutti quei soggetti che potrebbero invece trarne grande beneficio. La ragione risiede in un atteggiamento comportamentale e culturale, sempre più diffuso, rivolto all’intolleranza, alla prevaricazione e alla possessività tale per cui le persone hanno perso la loro identità e sono diventate “oggetti” che appartengono ad altri e di cui non si accetta l’idea che possano essere perduti” e che si è pronti a distruggere”. Per frenare questi atti occorre prendere misure precauzionali forti. Anche da parte della Legge. “L’appello è non solo alle forze dell’ordine che devono essere messe in grado di intervenire, quando e laddove necessario, in termini protettivi, ma soprattutto ai Giudici quando si trovano a decidere se convalidare o meno un arresto per questi motivi. A loro – conclude Mencacci – chiediamo di essere severissimi e di applicare con maggiore attenzione i sistemi preventivi, abolendo le giustificazioni, anche di natura psicologica: si tratta nella maggior parte dei casi di un vero e proprio gesto aggressivo”. 01 giugno 2013 © Riproduzione riservata]

 Bimbo morto a Piacenza: i precedenti in Italia

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[LA TRAGEDIA

Bimbo morto a Piacenza: i precedenti in Italia

Lo psichiatra: «Dimenticare un piccolo in auto non è patologia, ma sintomo di malessere».

A Piacenza un bimbo di due anni è morto asfissiato in macchina.(© Ansa) A Piacenza un bimbo di due anni è morto asfissiato in macchina.

Un «meccanismo psicologico di rimozione», che non rappresenta una patologia psichiatrica ma vede alla base dei «profondi e seri conflitti irrisolti del soggetto». Così Massimo Di Giannantonio, psichiatra all’Università di Chieti e membro del Consiglio direttivo della Società italiana di psichiatria, analizza le possibili cause alla base della tragedia di un padre che a Piacenza ha dimenticato il figlio di due anni in auto, causando la morte per asfissia del piccolo.
LA DISSOCIAZIONE DELLA COSCIENZA. Non si tratta del primo caso di cronaca di questo genere. Il fenomeno tipico alla base di queste manifestazioni, continua l’esperto, è la cosiddettaSpaltung, un termine tedesco che indica «una frattura o dissociazione nella coscienza». In questa situazione, chiarisce Di Giannantonio, la persona svolge normalmente dei compiti cui è abituata, come guidare l’auto, ma al tempo stesso separa e toglie dalla sfera della coscienza un elemento importante, come il compito di accompagnare all’asilo il proprio bambino in auto.
COMPITI VISSUTI COME UN’ATTRIBUZIONE FORZATA. Pur non trattandosi di «patologia», tuttavia tutto questo «accade per delle motivazioni di grande rilevanza nel mondo psichico del soggetto coinvolto». Un’ipotesi, spiega lo psichiatra, è che «l’attribuzione del compito di portare il bimbo a scuola sia per il soggetto, cioè il padre, un’attribuzione vissuta come forzata o innaturale, poiché la sua routine non prevede tale atto; quindi, l’attribuzione di un compito non pertinente rende possibile in qualche modo che si pongano le basi per tale meccanismo di rimozione».
ALLA BASE UN MALESSERE DI COPPIA. Altra ipotesi possibile «è che il padre abbia nei confronti del figlio elementi irrisolti nella relazione affettiva, o viva una situazione di ritardato sviluppo maturativo». Ovviamente, precisa Di Giannantonio, «va però chiarito che tale meccanismo di rimozione non è un processo conscio, ma viene realizzato sulla base di un atto inconsapevole e involontario». Sempre a livello inconscio, prosegue, «il bambino può diventare un elemento di aggressione nei confronti della relazione coniugale per colpire la coniuge» o legato alle resposabilità di coppia.]

Anche questo punto di vista di Michela Marzano (lacaniana) è emblematico: sarebbe potuto succedere a ciascuno di noi !!!! La tragedia, la catastrofe è dietro l’angolo: se non accade è solo per motivi legati alla fortuna. Sta bene una persona che vive in tale stato d’animo?Mah.

Repubblica 5.6.13
Ma nessuno giudichi quell’uomo
di Michela Marzano

NON è giusto che se ne vada via così, per una malattia o una sciagura, senza aver avuto la possibilità di scoprire la vita e diventare adulto. Non è giusto, ma talvolta accade. E non serve a nulla recriminare su quello che si sarebbe dovuto o potuto fare. Soprattutto quando la morte di un figlio dipende in parte da sé, da quell’attimo o quelle ore di disattenzione, quando si è presi dai ritmi frenetici di una vita sempre più piena, e magari si pensa di aver già fatto il proprio dovere di genitore.
Il dramma di Luca, il bimbo di due anni morto asfissiato nella periferia di Piacenza perché il papà, invece di portarlo all’asilo, lo aveva dimenticato in macchina prima di andare a lavorare, non è il primo e non sarà l’ultimo. È un dramma molto contemporaneo che non ha niente a che vedere né con la presunta irresponsabilità di alcuni padri di oggi, né con il disinteresse nei confronti dei bambini. È semmai il tragico sintomo di una società sempre più frenetica e sempre meno umana, in cui siamo tutti prigionieri di un fare irrequieto e convulso. A chi non è mai successo di dimenticarsi delle persone più care, persino dei propri genitori o dei propri figli, perché tanto si era sicuri di ritrovarli a casa alla fine della giornata? Chi può dire di esserci sempre quando gli altri – cui pure vogliamo tanto bene – hanno bisogno di noi?
Certo, i bambini, a differenza degli adulti, dipendono completamente dai genitori. Hanno bisogno di tutto e ne hanno il diritto, visto che non hanno domandato nulla e spetta ai genitori proteggerli, amarli, custodirli. Soprattutto quando i bimbi sono talmente piccoli da non potersi nemmeno esprimere. Come proteggere, amare e custodire qualcuno però quando, a forza di agire in automatico, correre dietro alle cose da fare, uscire presto di casa e tornare tardi la sera, non si è nemmeno più capaci di occuparsi di se stessi?
Ci sono casi in cui giudicare non serve a nulla, anzi. Perché sarebbe potuto capitare a chiunque di credere di aver portato all’asilo il figlio prima di andare a lavorare, anche a chi si permette di giudicare severamente questo padre considerandolo un irresponsabile o, ancora peggio, un mostro. C’è qualcosa di estremamente banale in questa tragedia, banale come il male di cui ci parlava Hannah Arendt quando spiegava che ognuno di noi può commetterlo, soprattutto se si smette di riflettere e ci si lascia andare alla routine. È forse per questo che si resta attoniti e che si preferisce immaginare che a noi non sarebbe mai potuto accadere. Invece di compatire quest’uomo che forse non si riprenderà mai dai sensi di colpa che lo assalgono, e riflettere sul modo in cui cambiare le nostre abitudini quotidiane, perché a forza di correre sempre rischiamo poi di perdere di vista il senso stesso della vita.

cosa c’è dietro la strage degli innocenti di domenico fargnoli



  • di domenico fargnoli

    Cosa c’è dietro la strage degli innocenti

    Quella del killer della Sandy Hook è l’imitazione manierata di un militare dei corpi speciali. Le vittime, nel suo delirio, “viste” come bersagli inanimati [Domenico Fargnoli]

    Domenico Fargnoli*
    domenica 16 dicembre 2012 17:29

    Matteo di Giovanni, Strage degli Innocenti, pavimento del Duomo di Siena

    Matteo di Giovanni, Strage degli Innocenti, pavimento del Duomo di Siena

    Adam Lanza, il ventenne americano che venerdì scorso, nel Connecticut, ha ucciso 26 persone fra cui 20 bambini di età compresa fra cinque e dieci anni, per poi suicidarsi, appartiene alla categoria di omicidi che i criminologi in epoca recente hanno denominato “Pseudocommando”. Di essa fanno parte soggetti che equipaggiati con armi da guerra e giubbotti antiproiettile, come se appartenessero a truppe d’elite, assaltano e uccidono a caso e in un breve lasso di tempo un gran numero di persone inermi. Negli Stati Uniti, nel 2012, quasi ogni mese si è verificato un episodio in cui moltissime persone, per lo più giovani e studenti, hanno perso la vita per l’azione imprevedibile di individui di cui nessuno sospettava la pericolosità. Ciò che colpisce è la ripetizione, in tali delitti, del copione del gesto eroico, alla Rambo, dell’omicida suicida: un uomo solo spara contro un gruppo, una massa anonima per motivi che appaiono incomprensibili alla comunità. Il primo interrogativo è: come può la mostruosità della strage balzare fuori dalla sonnacchiosa normalità della vita di provincia americana? Forse solo apparentemente era “normale” la madre di Lanza, la prima vittima sfigurata con un colpo al volto, quando pur dedicando la sua vita ai bambini, coltivava la passione delle armi da guerra con cui si esercitava regolarmente con i figli al poligono. Forse non è normale per nessuno trovare divertente o compiacersi del possesso di un moderno fucile d’assalto come quello sottratto dal giovane alla madre, pensato e progettato per seminare la morte.

    Un mitragliatore non è una semplice arma di difesa personale che è legittimo detenere in base al secondo emendamento americano, ma è un oggetto concepito per compiere una strage, per determinare il rapido annientamento di una moltitudine di eventuali assalitori. Se alla fine del settecento era una necessità reagire contro l’esercito spagnolo e inglese, nel territorio statunitense oggi non è in corso nessuna operazione bellica. La legalità della detenzione di armi e di armi da guerra in particolare è pertanto immotivata sia dal punto di vista della società in generale che dell’individuo. Si può ipotizzare che dietro il comportamento socialmente e legalmente ineccepibile della madre dell’omicida e la sua “normale” passione per pistole e fucili si sarebbero potute celare fantasticherie megalomaniache e persecutorie, più o meno coscienti. Nella relazione profondamente malata con il figlio, non provvisto di una identità solida e definita, stando ai racconti di chi lo conosceva, esse avrebbero potuto contribuire a innescare in lui l’idea della strage. Bisogna mettere in evidenza il fatto che il cosiddetto “Pseudocommando mass murderer” fa solo l’imitazione manierata di un militare dei corpi speciali (vedi anche a questo proposito il caso del norvegese Anders Breivik) perché i soggetti colpiti del tutto incapaci di difendersi non sono terroristi o sequestratori armati e pericolosi. Le vittime inoltre vengono completamente disumanizzate nel delirio: Adam Lanza ha sparato sui bambini “vedendoli” come se fossero i bersagli inanimati del poligono di tiro.

    Nell’esecuzione fredda e calcolata di una strage così efferata nessun dimensione emotiva può entrare in gioco: se un qualunque “affetto” fosse presente, consentirebbe un riconoscimento dell’altro come essere umano e bloccherebbe la mano dell’assalitore. La vera motivazione del mass murderer è pertanto da cercare nella realizzazione di una totale anaffettività e disumanizzazione che sfocia prima nell’annullamento e poi nell’annientamento fisico di un gruppo di individui e di se stesso. Alla massa per lui amorfa ed indistinta, l’omicida si contrappone come un assolutamente altro, un “Anders”, che con un atto estremo di violenza distruttiva ratifica il proprio totale fallimento umano. La ritualità manierata degli omicidi eseguiti con una vestizione e un armamentario particolare, l’anaffettività che fa percepire all’assassino le vittime come entità non umane, la presenza del delirio implicita nella progettazione della strage esclude sia motivazioni immediatamente comprensibili che “l’impeto passionale” di gelosia evocato da Vittorino Andreoli nel Corriere della Sera. L’idea di un impulso omicida irresistibile dovuto a uno stato emotivo abnorme ricorda la “monomania omicida” di Esquirol e Georget nei primi decenni dell’Ottocento che è stata ampiamente superata e criticata dalla psichiatria attuale. Anche l’altra affermazione dello psichiatra veronese secondo cui il giovane statunitense avrebbe uno sviluppo mentale di un bambino di quattro anni è molto discutibile: da quando in qua i bambini dell’asilo fantasticano omicidi di massa? Le considerazioni precedentemente esposte fanno propendere la diagnosi dello psichiatra, per ciò che riguarda il ventenne americano, per una forma di schizofrenia.

    A proposito del caso Breivik che si discosta da Adam Lanza per l’assenza di una vera intenzionalità suicidaria e per la presenza di una motivazione pseudoterroristica, ecco cosa scrive sul settimanaleleft lo psichiatra Massimo Fagioli: «Udii, un anno fa, l’assassino freddo dei 77 ragazzi di Utoya. Reagii scrivendo deciso: schizofrenia paranoidea ma, forse, ebbi nelle parole un po’ di razionalità perché.il freddo sentito era invisibile. Fu detto: pazzo criminale.
 Ora le parole che vengono sono: “Ho ucciso settantasette formiche; chiedo perdono ai fobici per non averne uccise di più”. Ero disturbato dai loro morsi che sembravano punture di spillo.
Forse so interpretare ciò che ho scritto. Scrivere togliendo al parlare ogni realtà di rapporto interumano. 77 ragazzi, 77 formiche. Viene pensato uguale, come se fosse uguale». Nell’agosto del 2012 sempre sulla sua rubrica settimanale “Trasformazione”, Fagioli ha parlato a proposito del ragazzo di Denver che aveva ucciso senza motivo 12 persone in un cinema, di stolidità e di schizofrenia semplice. Del ventenne del Connecticut sappiamo molto poco: da ciò che trapela dai media americani e italiani sembra fosse ritenuto affetto da una sindrome di Asperger, con problemi importanti nella socializzazione, e da una personalità schizoide. Ora la diagnosi di sindrome di Asperger è quanto mai fumosa e controversa tanto che si parla del fatto che nel nuovo DSM V (in uscita nel 2013) essa non sarà più presente, con tutti le controversie assicurative che ciò comporterà, per una totale revisione che verrà effettuata nel nuovo manuale diagnostico del concetto di autismo. Inoltre non esiste una letteratura che propenda a favore di una correlazione certa, come hanno fatto notare le associazioni di familiari dei malati mobilitatisi in questi giorni sulla stampa, fra le varie forme di autismo, comunque lo si voglia definire e l’acting out violento.

    Per quello che riguarda la diagnosi di personalità schizoide sappiamo che in essa oggi viene inclusa quella che Eugen Bleuler, a partire dal 1913, denominava “schizofrenia simplex” in cui non si hanno deliri o allucinazioni o altri sintomi accessori. La personalità schizoide, secondo Kurt Schneider, è una struttura della personalità caratterizzata da una povertà dei legami affettivi. Essa resta per lo più invariata nel tempo, mentre la schizofrenia semplice è un vero e proprio quadro psicotico che può rimanere allo stato latente come può anche evolvere verso le altre forme di schizofrenia e, anche se in un numero limitato di casi, sfociare in condotte violente. Adam Lanza sicuramente è andato incontro a un improvviso peggioramento del suo quadro psicopatologico con un esito catastrofico come avviene nella schizofrenia. In assenza di una diagnosi corretta e motivata e di un intervento psichiatrico adeguato il giovane è stato lasciato a se stesso e al rapporto con la madre sicuramente molto patologico in una pressoché totale assenza del padre, risposatosi dopo la separazione nel 2008, e del fratello Ryan che viveva da tempo lontano da casa. Da questa tragica e dolorosissima vicenda, soprattutto per le famiglie dei bambini e delle persone uccise, emerge la responsabilità ovvia della lobby delle armi che specula sulla paranoia delle cosiddette persone normali, ma anche della psichiatria americana che ancora una volta appare del tutto inadeguata, con le sue categorie diagnostiche e con i suoi interventi farmacologici finalizzati soprattutto al lucro delle case farmaceutiche, ad affrontare l’inquietante problema della malattia mentale.

    Domenico Fargnoli, psichiatra e psicoterapeuta

  • Monday 17 December 2012

    Connecticut school shooting: Adam Lanza’s mother was preparing for disaster

    The mother of the gunman who killed 20 children and seven adults in America’s worst school massacre, was a gun-proud “survivalist” preparing for economic collapse, it has emerged.

    Connecticut school shooting: Adam Lanza's mother was preparing for disaster

    A police officer wipes her eyes, Adam Lanza and his victims

    By , Connecticut and Peter Foster in Washington

    9:45PM GMT 16 Dec 2012

    Nancy Lanza, whose gun collection was raided by her son Adam for Friday’s massacre at Sandy Hook school, was part of the “prepper” movement, which urges readiness for social chaos by hoarding supplies and training with weapons.

    “She prepared for the worst,” her sister-in-law Marsha Lanza told reporters. “Last time we visited her in person, we talked about prepping – are you ready for what could happen down the line, when the economy collapses?”

    It also emerged that Mrs Lanza had spoken of her fears less than a week before the attack that she was “losing” her son. “She said it was getting worse. She was having trouble reaching him,” said a friend of Mrs Lanza who did not want to be named.

    Adam Lanza, third from the right, posing for a group photo of the technology club which appeared in the Newtown High School yearbook

    Police disclosed that the 52-year-old had five legally registered guns – at least three of which her 20-year-old son carried with him. Most victims were shot with an assault rifle, while Lanza also carried two handguns and left a shotgun in his car.

    President Barack Obama was in Connecticut to comfort families of the victims, amid mounting pressure for political action in Washington on gun control.

    Democrats are preparing to introduce a new bill to ban assault rifles, but the difficulty of achieving any consensus was well illustrated after one Republican congressman said staff at the school should have been armed to protect themselves.

    Fresh details emerged of the massacre which has caused shock across America as well as internationally.


    Nancy Lanza, who was killed by her son with her own gun (Reuters)

    Lanza was reported to have wiped out one complete class of six and seven-year-olds along with their teacher. Dr H Wayne Carver, Connecticut’s chief medical examiner, said the injuries were the worst he had seen in his career with some of the children shot 11 times.

    One of the victims, six-year-old Dylan Hockley, was the British-born son of a couple who moved their family to Connecticut from Hampshire two years ago.

    His mother, Nicole, had described the area as “a wonderful place to live”, with “incredible” neighbours and “amazing” schools”.

    Dannel Malloy, the Connecticut governor, said the death toll might have been much greater and Lanza may have planned to kill even more.

    “We surmise that… he heard responders coming and apparently at that, decided to take his own life,” Mr Malloy said.

    Candlelit vigils were held over the weekend for the victims.

    One was for Victoria Soto, a 27-year-old teacher who was killed after telling Lanza the children were in another room, allowing some of the children to escape. “She was selfless – selfless,” Jessica Zrallack, a former schoolmate, told The Daily Telegraph.

    Newtown’s residents were forced to endure fresh anguish yesterday, when a Roman Catholic church that has become a centre of support for the grieving, was evacuated following a telephoned-in security threat. St Rose of Lima was later given the all-clear.

    Mr Obama was in the town last night in order to comfort the families of those killed and speak at an interfaith vigil.

    The president, who failed to deliver on a 2008 election promise to reinstate an assault weapons ban, is now under mounting pressure from within his own party to throw his political weight behind new laws.

    (Top row from left) Charlotte Bacon, Daniel Barden, Olivia Engel, Josephine Gay, Ana Marquez-Green. (Middle row from left) Dylan Hockley, Catherine Hubbard, Chase Kowalski, Jesse Lewis, James Mattioli. (Bottom row from left) Grace McDonnell, Emilie Parker, Noah Pozner, Caroline Previdi, Jessica Rekos

    Despite the outpouring of national grief, the Bill is likely to be highly divisive; Congress has not passed significant gun legislation for almost 20 years, amid partisan gridlock.

    A poll by CNN in August found that 57 per cent of Americans favour a ban on semi-automatic assault weapons, while 60 per cent favour outlawing high-capacity ammunition clips.