Psichiatria

Meteore psichiatriche: la sparizione delle diagnosi

SONY DSC

L’assassinio di Marat

Schermata 04-2456384 alle 13.44.44
41_00213226_theodore-gericault_le-monomane-du-vol-d27enfants

Monoaniaco

images

monomaniaca

tumblr_lzej7xIQkZ1rpz8sbo4_250

Monomaniaco

400px-Pinel_fait_enlever_les_fers_aux_aliénés_de_Bicetre-Charles-Louis_Mullet

Pinel libera i malati di mente dalla prigione

1121

Entrance Philippe Pinel (1745-1826) releasing the lunatics from their chains at the Salpêtrière Hospital in 1795.

Nella storia della psichiatria le malattie appaiono e scompaiono come meteore. Agli inizi del secolo diciannovesimo Pinel coniò il termine mania ragionante o follia parziale , Esquirol quello di monomania omicida. Per Etienne Jean Georget allievo di Esquirol la follia parziale escludeva l’idea di azione criminale e di colpa oltre che quella di responsabilità della condotta. Il concetto originariamente autonomo di monomania, legato all’ipotesi di due differenti sedi organiche della follia l’epigastrio ed il cervello, alimentò un acceso dibattito nel corso del XIX secolo, basato su argomentazioni spesso risibili sulle quali ironizza Dostoevskij nel “ I fratelli Kamarazov”. Nel romanzo tre medici cercano di stabilire se l’imputato di omicidio fosse o meno “monomaniaco” basandosi sull’osservazione della direzione del suo sguardo all’ingresso del tribunale.

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento prevalse l’idea che che la “follia ragionante” altro non fosse che un raggruppamento provvisorio ed artificiale di fenomeni diversi e che pertanto non si potesse considerare un’entità nosografica a se stante. Si affermò il concetto di moral insanity coniato da Prichard (1835) che si agganciava alla teoria della degenerazione di Morel e Magnan. Dopo Kraepelin i vari casi di monomania furono ascritti alle psicopatie, alla paranoia, alle psicosi organiche e dopo Eugen Bleuler alle varie forme di schizofrenia o psicopatia . La monomania scomparve perché non aveva un fondamento psicopatologico ed era facile obiettare che la psiche è un tutto in cui intelletto, affetti ed impulsi agiscono unitariamente. La monomania omicida era un concetto frutto di una visione intellettualistica e filosofica della mente umana. Le passioni e gli affetti, considerati irrazionali, per una lesione della volontà che lasciava indenne l’intelligenza avrebbero determinato l’impulso irresistibile e criminale. Non si comprendeva che poteva essere la razionalità lucida solo apparentemente integra ma in realtà anaffettiva a determinare l’agire delittuoso ed omicida.

isteria

L’ipnotizzatore e l’isterica

Anche per l’Isteria è successo un qualcosa di analogo. A partire dal DSMIII non si trova più una categoria diagnostica riconducible al sostantivo isteria ma neppure troviamo l’aggettivo isterico sostituito da istrionico. L’istrione è il mentitore ed il commediante: l’isterico, nell’aggettivo sostantivato, diventa sinonimo di simulatore di cui il medico diffida perché può indurre in gravi errori diagnostici.

Schermata 03-2456383 alle 11.21.39

Isterica della Salpetrière

116

Hysterical yawnings.” Three photos in a series showing a hysterical woman screaming.

114

A Clinical Lesson with Doctor Charcot at the Salpêtrière.
Painting by André Brouillet, 1887. Lyon, Hôpital Neurologique. Il dipinto di André Brouillet mostra Blanche Witmann prima di una crisi. Dietro Charcot il suo famoso allievo Joseph Babinsky

SHAH-GRAND-HYSTERIA-CATALEPSY

Il declino dell’ Isteria ha inizio con Charcot ma anche con Breuer e Freud. Ciò che Charcot denominava isteria era una coorte composta dalle più disparate malattie. Le isteriche della Salpetrière agivano come attrici consumate abituate a mettere in scena un copione ben preciso secondo le aspettative dell’autoritario direttore. suo uso attuale il termine ‘isteria’ non ha praticamente alcun rapporto con il suo significato originario. Perché non si riferisce più a un disturbo legato all’utero od alla sessualità come si era ritenuto a partire da Ippocrate. È invece utilizzato per riferirsi a qualsiasi sintomo o qualsiasi modello di comportamento anomalo per cui non esiste patologia organica ed esso è pertanto ritenuto un prodotto di stress emotivo, ansia o qualche altra causa psicologica. Se tutti i pazienti che sembrano essere affetti da sintomi fisici, ma che non hanno alcuna patologia organica rilevabile dovessero essere soprannominati ‘isterici’, il concetto di isteria diverrebbe così ampio e così vago da essere del tutto privo di significato. Hysteria, in effetti, cessa di essere l’entità nosografica molto particolare che si è sempre storicamente considerata, e diventa semplicemente un’ affermazione negativa sulla natura di alcuni sintomi. L’aggettivo isterico ‘viene oggi utilizzato come se fosse un sinonimo di ‘non biologico’ o ‘psicogeno’.

Jose-Breuer

joseph Breuer

images

Anna O- Bertha Pappenheim

Quando Breuer cominciò il trattamento di AnnaO- Bertha Pappenheim nel 1880 e fece diagnosi di Hysteria si riferiva alla natura psicogena della tosse,delle contratture, delle paralisi , dei disturbi del linguaggio e della diplopia : egli escluse per es. la possibilità di una meningite tubercolare.
E’ stato suggerito però da Mikkel Borch Jacobsen nel suo libro “Remembering Anna O. A century of mystification” (1996) che il quadro sintomatologico complessivo cui il famoso medico si trovò di fronte sia stato un’abile messa in scena attraverso la quale la giovane ebrea confermava la diagnosi di Breuer , ma fondamentalmente lo teneva in scacco. Si sarebbe trattato di una simulazione isterica od autoipnotica, che avveniva ad un livello preconscio e non di una menzogna intenzionale e pienamente cosciente. Massimo Fagioli nella sua magistrale premessa al libro “La storia di Anna O di Lucy Freeman” (L’asino d’oro” 2013) afferma che Breuer pur utilizando una volta il termine inconscio in realtà preferiva parlare di un “doppio stato di coscienza” od un’Io cattivo”: quest’ultimo potrebbe aver agito come un’abile simulatore . L’inganno riusciva perché Breuer non andava oltre i sintomi e la rievocazione dei ricordi o l’abreazione nel linguaggio degli affetti rimossi che in quanto tali erano stati un tempo coscienti. Joseph Breuer brillante neurofisiologo, rimaneva nell’ambito dell’approcio razionale alla malattia e sbagliò in partenza la diagnosi. Non collegò l’isteria alla presenza di un nucleo psicopatologico “inconscio”, nel senso di mai venuto prima alla coscienza, che si celava dietro il teatro privato della paziente ; l’anaffettività e la pulsione di annullamento non producevano manifestazioni visibili nascondendosi indisturbate dietro una teatralità vuota ed a tratti manierata.

gershwin

George Gershwin muore per un tumore cerebrale scambiato per isteria da Gregory Zilboorg

Freud sfruttò cinicamente la malattia di AnnaO e la sua messa in scena in quanto legata alla fama ed alla credibilità di Breuer . Indusse quest’ultimo a dichiarare il falso a proposito dell’efficacia del metodo catartico nel trattamento dell’isteria per poi procedere a demolirne l’ immagine. Già nella corrispondenza con la fidanzata Freud appare particolarmente invidioso del rapporto fra Breuer ed AnnaO, che viene descritta come molto avvenente, tanto da accennare all’infelicità ed alla gelosia della moglie del collega, Mathilde. Non sappiamo quanto risponda al vero la famosa storia della gravidanza e del parto isterico di Bertha Pappeheim messa in giro dal padre della psicoanalisi : di certo è falso che Breuer concepì la figlia Dora dopo l’interruzione del trattamento e il ricovero in ospedale della giovane. Dora Breuer nacque ben tre mesi prima la fine della cura . Ciò rende inquietante un’altra comunicazione che Freud fece a Marie Bonaparte nel 1925: a causa del coinvolgimento del marito con Anna O-Bertha Pappenehim, Mathilde Breuer avrebbe tentato addirittura il suicidio durante l’allattamento della figlia Dora . Quest’ultima circostanza, se vera, testimonierebbe a favore di una grave forma di depressione .

Jacobsen, nel libro prima citato,  riferisce che lo psiconalista Peter Swales ebbe modo di leggere i “Diari” di Marie Bonaparte nei quali veniva riportata una confidenza di Freud

<<Confronted by Breuer almost obsessional discussing of Anna O. all the time, his wife Mathilde made a suicide attempt. Breuer broke off the treatment. But the same night he was called back and Anna confessed to him she was pregnant by him.>>

Freud ovviamente non è attendibile sia sul piano teorico né umano per cui quanto comunicò a Marie Bonaparte va preso con beneficio di inventario:  resta il fatto che l’aver scelto l’isteria come suo cavallo di battaglia può aver influito  sul declino dell’isteria come entità nosografica autonoma. La psicoanalisi proprio in America dove si è più largamente diffusa nel novecento, ha invalidato la credibilità della diagnosi come ha affermato a più riprese lo psichiatra Allen Frances, il padre del DSMIII e IV. Emblematico il caso George Gerschwin. Lo storico della psichiatria , il russo Gregory Zilboorg emigrato negli USA e diventato psicoanalista freudiano con credenziali false, curava il musicista per mal di testa e anosmie ritenuti sintomi isterici ma in realtà espressione di un tumore cerebrale con esito mortale . Questo errore fa parte integrante della tradizione freudiana.9 MARZO2

Storicamente anche Freud, del tutto in malafede aveva confuso sintomi organici con sintomi psichici . Egli, proprio nel 1895 pochi mesi prima della pubblicazione degli “Studi sull’Isteria” firmati insieme a Breuer, convinse una sua paziente isterica Emma Eckstein a sottoporsi ad un intervento al naso in base alla teoria delirante di Fliess secondo la quale la masturbazione provocava un’alterazione dei turbinati che poteva essere risolta chirurgicamente. Fliess che per la prima volta si cimentava in un’operazione del genere, lasciò mezzo metro di garza nel naso della paziente. Freud interpretava i sintomi di un’infezione che si era sviluppata come se fossero sintomi isterici. Jeffey Moussaieff Masson ha fornito un resoconto dettagliato e completo di questo episodio nel suo libro “Assalto alla verità” (1984) . La paziente costretta ad altri interventi chirurgici si salvò ma rimase per sempre sfigurata nel volto. Mentre Bertha Pappenheim- Anna O , durante la malattia, non si riconosceva allo specchio Emma Ekstein fu resa irriconoscibile. A quanto pare Freud mentre pubblicava nel 1895 gli studi in cui ribadiva la natura traumatica e psicogena dell’Isteria contemporaneamente caldeggiava l’idea che essa fosse dovuta a cause organiche dando credito all’amico berlinese, che fu a suo tempo accusato dal figlio Robert, diventato anche egli psicoanalista, di aver abusato di lui da bambino.

Quindi né Joseph Breuer nel 1880 né Freud nel 1895 avevano la minima idea di cosa fosse l’Hysteria. Breuer si trovò del tutto impreparato ad affrontare un quadro psicopatologico complesso in cui i sintomi isterici erano solo la sovrastruttura di un nucleo psicotico e dissociativo mentre Freud si limitava a ripetere le formule di Charcot sull’origine traumatica dell’isteria dedotta dall’osservazione degli effetti psichici dei primi incidenti ferroviari nell’Ottocento.

Le vicissitudini del concetto di monomania omicida e di isteria parlano di forme di razionalità diagnostica differenti. L’approccio illuministico di Pinel ed Esquirol racconta dell’illusione di una ragione integra, senza delirio che potrebbe convivere con affetti ed una volontà malate nell’impulso irresitibile dell’agire criminale. Breuer testimonia lo scacco, personalmente sofferto, di un progetto di diagnosi e cura razionale di fronte all’immagine femminile oppressa e sofferente: il caso di Anna O rappresenta un punto di crisi e un un’occasione mancata di passaggio ad una nuova psichiatria. In Freud la razionalità è strumentale piegandosi a diventare mezzo per il perseguimento di un’utile personale, la fama ed il denaro, che non rifugge ma anzi integra in sé la logica dell’agire falso e criminale che oltre a diffamare produce lesioni e morti.

AdamLanza-500x281

Adam Lanza imita Anders Breivik

I manuali diagnostici del terzo millenio, improntati a criteri apparentemente ateoretici ed operativi, eliminando la soggettività della valutazione medica , segnalano un’ulteriore evoluzione verso sistemi classificatori che si espandono proporzionalmente all’espansione del mercato delle case farmaceutiche . In quanto prodotto di una psichiatria disfunzionale ed acefala, che ha perso ogni riferimento alla ricerca sulla psicopatologia e sull’inconscio, essi concorrono a generare nuovi modelli di patologia mentale. Entità tradizionali come l’isteria, ma oggi anche la schizofrenia e la psicopatia, si ibridano e scavano percorsi carsici scomparendo. Quando tali entità non riconosciute riemergono alla superficie della vita sociale innescano fenomeni drammatici ed inquietanti all’interno delle quali la bizzaria dei deliri e dell’acting out criminale come nel mass shooting , si coniuga con fenomeni isterico-imitativi che contagiano una moltitudine di persone.Come scrive Allen Frances oggi

“Psychiatry is rapidly expanding and normal is shrinking”

Standard
Psichiatria, Senza categoria

La cella di Breivik e l’assurdità della pena

udienza-conclusiva-breivik-300x225


Schermata 02-2456332 alle 10.39.45 Schermata 02-2456332 alle 10.40.19Breivik è convinto che  nei suoi confronti nel regime detentivo a cui è  sottoposto , ci sia una violazione dei diritti umani: egli sarebbe costretto in condizioni di invivibiilità  essendo sottoposto a vere e proprie  torture per indurlo al suicidio A parte la paradossalità di una dichiarazione del genere fatta da lui che non ha mai provato pietà per le sue vittime   ed a parte le immagini della sua cella che parlano da sole a proposito del trattamento disumano cui verrebbe sottoposto, rimane il fatto che un malato di mente gravissimo non deve stare in carcere ma in una clinica psichiatrica. Il regime di isolamento assoluto è una sofferenza inutile che viene inflitta solo a scopo di ritorsione o di punizione ad un soggetto affetto da  schizofrenia  e delirio di persecuzione. Occhio per occhio dente per dente non è certo un criterio che si addice a chi pratichi la psichiatria. Ora i periti che  hanno  dichiarato sano di mente Breivik ritenendolo  idoneo a sostenere un regime di detenzione e di isolamento che di fatto aggrava la sua patologia mentale non solo  hanno infangato  la già precaria reputazione della psichiatria  con una diagnosi ridicola, ma sono responsabili di un vero e proprio danno iatrogeno perpetrato  nei confronti  di un individuo che sicuramente non rimane simpatico a nessuno ma che è pur sempre un essere umano e che come tale , a meno che non si voglia diventare come lui, va trattato. Un malato, qualunque cosa abbia fatto, rimane un essere umano ed è una prerogativa del medico evitare di produrre lesioni  fisiche od intraprendere azioni che abbiano conseguenze  psichiche  che non siano finalizzate alla cura. La perizia psichiatrica è finalizzata alla cura od alla punizione ? La limitazione della libertà  e dei rapporti deve poter obbedire al criterio di impedire ulteriori episodi di violenza non certo  essere utilizzata come strumento di ritorsione inutile  in quanto  rivolto contro un individuo che non capisce la gravità del gesto che ha compiuto e che quindi considera la pena una persecuzione ed una tortura.

Pertanto la psichiatria del DSMIV , la Bibbia che ha consentito la diagnosi di sanità mentale, è totalmente incapace ma non s0lo sotto il profilo forense, di affrontare i problemi che si presume dovrebbe comprendere e risolvere: essa crea solo confusione ed aggrava la patologia delle persone delle quali si deve  occupare .

Nel caso di Breivik l’errore è eclatante ma è rivelatore di un universo sommerso di errori, disseminati a macchia d’olio su scala planetaria ,che rischiano di trasformare  gli Usa (ma non solo ), la patria del DSMIV  e V,  in  un manicomio a cielo aperto.

Ed In Italia?

 

Breivik’s cell and the absurdity of the penalty

What’s the point in keeping a mentally insane in jail? A case of psychiatric malpractice that doesn’t concern only Norway, and that marks the failure of a worldwide school of thought


Domenico Fargnoli
sabato 9 febbraio 2013 12:12

 

Anders Behring Breivik

Anders Behring Breivik

 

 

 

 

Anders Breivik is convinced that, with regards to him, there is a violation of human rights in the prison regimen to which he is forced: according to him, he is compelled to an unbearable lifestyle, undergoing true torture practices to induce his suicide. Without mentioning the paradox contained in such a statement, made by a man that never had any kind of mercy for his victims, and without mentioning the pictures of his cell, that clearly speak for themselves about the inhuman treatment to which he is supposedly forced, we still say that the main point is that a severely insane like Breivik shouldn’t be in jail, but in a psychiatric facility. The complete isolation regimen is a totally useless suffering that is inflicted only as a reprisal and as a punishment against a subject that is affected by schizophrenia and delirium of persecution. An eye for an eye, a tooth for a tooth, this is clearly not a valid criterion and surely not suitable for those who deal with psychiatry. Now, the experts that declared Breivik “of sound mind”, believing that he’s capable of sustaining a prison regimen and an isolation that, in fact, do nothing but aggravate his mental pathology, not only sullied the already precarious reputation of psychiatry with a ridiculous diagnosis, but also have the responsibility of a true iatrogenic harm, perpetrated against a person that surely no one would consider “nice”, but that is still a human being and that must be treated as such, unless we also want to become like him. A mentally insane, whatever he could have done, remains a human being, and it’s a precise medical prerogative to avoid producing any physical harm and to avoid carrying out any action that produce psychic consequences that are not aimed at the cure. Is the psychiatric evaluation aimed at the cure or at the punishment? Limiting freedom and social relations should obey the rule of impeding subsequent violent episodes, and shouldn’t be used as a useless reprisal instrument; useless inasmuch applied to a man that does not understand the seriousness of what he’s done, and that, therefore, considers penalty just as a persecution and a torture.

 

For these reasons the psychiatry carried out by the DSM IV(Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), the “Bible” that made this diagnosis of sanity of mind possible, is completely unable – not only under the forensic aspects – to deal with the problems that it’s supposed to understand and solve: this psychiatry only causes confusion and aggravates the pathology of those who it should take care of. In Breivik’s case, the mistake is striking, but it’s a tell-tale of a submerged universe of mistakes, spreading like wild fire on a planetary scale, that could transform the USA (and not only), the cradle of DSM IV and V, in a open pit mental asylum. And what about Italy?

 

This article has been published by psychiatrist Domenico Fargnolion his website domenicofargnoli.com

 

Italian version

forum salute mentalesalute mentale

1 febbraio 2013

motoFinito il lavoro della Commisione presieduta da Marino: “lacune, anche gravi, fino a situazioni di degrado”. Ma non è colpa della 180: “le normative vigenti offrirebbero sufficienti possibilità di attuazione ed organizzazione dei servizi come previsto dalla legge Basaglia. Manca volontà politica e capacità amministrativa.

Quando le leggi sono state applicate in modo compiuto, hanno dato origine a modelli di eccellenza, elogiati anche a livello internazionale. Il problema é che nella maggior parte dei casi vengono applicate in modo difforme tra una regione e l’altra. Il risultato sono interventi socio-sanitari carenti, come l’apertura solo diurna e a orari ridotti dei Centri di salute mentale (Csm), Servizi ospedalieri di diagnosi e cura (Spdc) chiusi e che diventano luoghi di contenzione. E queste sono solo alcune delle criticità evidenziate dalla Commissione d’inchiesta sul Ssn presieduta dal senatore Ignazio Marino, nella bozza di relazione conclusiva sui servizi italiani di salute mentale, ora all’esame finale della Commissione.

In Italia, quando si tratta di salute mentale, si legge nel documento, prevalgono “lacune, anche gravi, fino a situazioni di degrado”. Eppure le normative vigenti offrirebbero sufficienti possibilità di attuazione ed organizzazione dei servizi, attraverso la filosofia di cura territoriale, individualizzata e centrata sui luoghi di vita delle persone, come delineata già dalla legge Basaglia.

Ma la disapplicazione della legge nazionale a livello regionale, accusa la Commissione, non sempre è “correlabile ad impedimenti economici”, ma anche a “disimpegno politico o incapacità amministrativa”. Tra le criticità più evidenti emerse, c’é l’apertura solo diurna dei Csm, spesso per fasce orarie ridotte, con conseguente ricorso alla domanda di posto letto ospedalieri negli Spdc; l’esiguità di interventi territoriali individualizzati ed integrati con il sociale, spesso limitati a semplici visite ambulatoriali ogni 2-3 mesi per prescrizioni farmacologiche, e l’offerta di ricoveri in cliniche private convenzionate con il Ssn, accessibili anche senza coordinamento con i Csm, che rappresentano l’espansione di modelli di assistenza ospedaliera al di fuori della cultura territoriale dei progetti obiettivo e dei piani per la salute mentale post legge 180.

Inoltre la relazione evidenzia come negli Spdc gran parte della cura sia affidata solo alla psicofarmacologia e la qualità della vita dei ricoverati sia spesso limitata ai soli bisogni primari. Si tratta di reparti chiusi, non solo per i ricoverati, ma anche per le associazioni di familiari, gli utenti e il volontariato. Anche per i servizi di neuropsichiatria infantile si è verificata una carenza e difformità di presenza dei posti letto ospedalieri e dei servizi territoriali sul territorio, con difficoltà di integrazione con i Csm dell’età adulta per il disagio nell’adolescenza, nonché l’uso di fasce di contenzione in alcuni reparti neuropsichiatria.

Per migliore la situazione, la Commissione avanza alcune proposte d’intervento. Quello più importante é di prevenire il disagio, affidando ai Csm il coordinamento. Attraverso il collegamento con i servizi di neuropsichiatria infantile e attraverso politiche sociali si può concretizzare la capacità di intercettare le problematiche emergenti sul nascere, al fine di riducendo la prevalenza di malattia, disabilità e cronicità, da cui origina anche lo “stigma” di chi è sofferente. Inoltre gli interventi sanitari e sociali devono essere più integrati e individualizzati per contenuti e risorse, attraverso una revisione dei Lea e l’istituzione di Drg di percorso, in cui l’intervento sanitario e sociale possa non essere più omologato per tipologia di struttura: l’approccio integrato cioé deve tradursi in una valorizzazione e remunerazione economica dell’intero percorso di cura del paziente, superando il concetto di rimborso per singola prestazione o per diagnosi.

La Commissione pensa a programmi di cura psicosociale, in cui possano essere rappresentati e coordinati interventi ambulatoriali, domiciliari, residenziali e ospedalieri secondo le esigenze individuali. Un approccio che consentirebbe di riqualificare tutte quelle situazioni di residenzialità “pseudo-riabilitativa”, rilevate sul territorio nazionale, che non si pongono obiettivi temporali. E qualora occorresse, potrebbero essere implementati o istituiti posti letto accessibili sulle 24 ore nei Csm territoriali, per ridurre il ricorso all’ospedalizzazione.

Adele Lapertosa

(da Quotidiano Sanità.it)

Commento: Il fallimento della cosidetta “legge Basaglia” e del modello assistenziale basato sulla psicofarmacologia che ha reso possibile la sia pur parziale attuazione della legge e lo smantellamento dei “manicomi lager” (gli OPG sono ancora aperti). Il fallimento della legge non consiste nel fatto che non è stata attuata ma esso è già contenuto nella  impostazione ideologica di partenza  che nega la malattia mentale: Breivik per lo psichiatra Dell’Acqua che di fatto prosegue la linea dell’intervento basagliano a Trieste,  è un terrorista. La strage di Utoya sarebbe un delitto politico e non l’opera di uno schizofrenico. In quest’ultima valutazione si evidenzia la confusione fra categorie sociologiche e politiche e categorie psicopatologiche, in assenza delle quali non si può programmare nessun intervento efficace sul tema malattia mentale.

LA CELLA DI BREIVIK

Pubblicato da Vincenzo Borriello il 25 AGOSTO 2012 13:11

20120825-140932.jpg

Più che di cella bisognerebbe parlare di miniappartamento per Breivik, il responsabile della strage di Utoya e Oslo nella quale morirono 77 persone e ne restarono ferite 200. La cella nella quale Breivik passerà i prossimi 21 anni farà invidia non solo a tanti nostri carcerati ma anche a chi vive in autentiche catapecchie pagando affitti scandalosi.

20120825-140949.jpg

20120825-140956.jpg

20120825-141005.jpg

20120825-141012.jpg

20120825-141023.jpg

20120825-141031.jpg

19 Jan 2013 22:00

The mass killer is also whining about not being allowed moisturiser and has complained that his coffee is not hot enough

Norwegian Police Investigators bring Anders Behring Breivik back to the scene of his July 22 rampage
Norwegian Police Investigators bring Anders Behring Breivik back to the scene of his July 22 rampage
VG/Scanpix

Norway massacre gunman Anders Breivik has gone on hunger strike … after moaning that he can’t log on to the web.

The mass killer, who slaughtered 77, also whined about not being allowed moisturiser, said his coffee was cold and bleated about not getting enough butter to spread on his bread,the Sunday People has revealed.

Evil Breivik, sentenced to 21 years for his July 2011 rampage, has stopped eating in protest over what he describes as his “inhumane” ­treatment at the jail.

He is believed to have lost around two stone in weight.

Anders Behring Breivik, makes a salute after arriving in the court room at a courthouse in Oslo. Breivik, who admitted killing 77 people in Norway last year
Anders Breivik makes a salute during his trial
AP

Doctors at Ila Prison are ­monitoring the 33-year-old’s condition.

He first aired the complaints in a 27-page letter to Norwegian ­authorities in which he ranted over the way he was being treated.

Cell in the isolation wing of the Ila landsfengsel in Baerum just outside Oslo
Cell in the isolation wing of the Ila Prison
Getty

Breivik, who spends 23 hours a day in solitary confinement, claimed the tight security violated his human rights.

He demanded that restrictions on his ­access to ­computers were lifted and that he be ­allowed to surf the internet.

He also complained that his cell – which has areas for him to sleep, study and exercise – is poorly decorated with no picturesque view.

Anders Behring Breivik
Anders Behring Breivik
AP

And he said that it was so cold he has to wear three layers of clothes.

The mass killer raged: “I highly doubt that there are worse ­detention facilities in Norway.”

It is believed that bosses at the prison, just outside Oslo, ­ignored the letter after it was sent two months ago, resulting in him going on hunger strike.

Anders Behring Breivik
Anders Behring Breivik
AP

A prison source said: “By taking the extreme measure of not eating he is ­trying to get people to stand up and take notice. Breivik is very determined to get his conditions changed.”

He killed 77 people by blowing up a government building before gunning down innocent teenagers at their Youth Labour Party summer camp on Utoya island.

Breivik has not gone on a hunger strike

According to a British tabloid Breivik has gone on a hunger strike. I’m not sure if they’re making this up, but given the lack of letters and silence from the Norwegian media this is highly plausible. They report he has lost 28 pounds and that his situation is being monitored by doctors. It’s unclear if Norwegian law allows for Breivik to be force fed.

Assuming his demands won’t be met it’s my best guess that Breivik will fast until he dies. How long this will take depends on a couple of factors. My best guess is that the hunger strike started January 1, which means he’ll die late February or early March.

The psychological impact will be hard to predict, but it will most likely rattle the cage. I suspect that death by hunger strike has been Breivik’s intention all along in the case his right to free speech would be revoked, it’s one of the few ways to make a definite statement.

Update: 2013-01-22

I’ve received information from one of my sources that there is no hunger strike going on. This probably means Breivik’s original plan is in place to address his constitutional and human rights by juridical means, a somewhat lengthy process.

The Breivik Report
News and commentary on Commander Anders Behring Breivik of Knights Templar Europe.
About
Update on Breivik’s mail situation

Breivik News, Breivik Prison Letters 2012/12/13 Comments: 2
Some months ago the media reported that Ila Fengsel had one person working full-time on processing Breivik’s mail. The obvious intend was to create public dismay about Breivik’s fan mail; at the tax payer’s expense. Combined with complaints about letters from Breivik published on the Internet, by yours truly, this resulted in increased restrictions on incoming and outgoing mail as of August 8, 2012.

It’s unclear if Breivik has a daily mail quota, or the available manpower to process letters has been reduced. Prison authorities are allowed to put a letter aside to be processed at a later date, and subsequently it appears hate mail and other irrelevant letters are given to Breivik directly, while letters from supporters are piled up. I draw this assumption based on Breivik’s complaint letter where he mentioned he has only received mail from haters and Christians after August 8.

In theory the prison can keep a letter in processing indefinitely, without giving notice. So far only one letter has been officially seized by the system, and one letter has been censored before it was given to Breivik.

Time for some good news, Breivik is once again receiving letters from supporters, though there is a 4 months backlog. Breivik has also been given more information about what information the system will censor, primarily content relating to politics and his ideology, and subsequently he has resumed writing letters.

It’s unclear how much time Breivik is allowed to spend behind his typewriter, prison authorities have hinted they won’t allow him to spend 8 hours a day writing letters and working on his books, so not everyone is going to get a quick response.

The man responsible for the unnecessarily cruel treatment of Breivik is prison director Knut Bjarkeid.

Breivik has complained about guards letting him freeze in his cell, guards waking him up several times a night by shining a flashlight into his face, being forced to strip naked and be searched at least once a day, being injured when handcuffs are placed around his wrists when he’s being moved between cells, and having been placed in complete isolation since the end of the trial.

The press makes light of this situation, but it’s pointless cruelty that serves no purpose and is reminiscent of the treatment of political prisoners in second world nations. It is unlikely to discourage ultra-nationalists from picking up arms because the alternative is genocide, and it will only strengthen the resolve of the anti-totalitarians that Cultural Marxism will continue to deviate from its self proclaimed righteousness and turn into an ideology that won’t be much different from Stalinism.

Standard
Arte, Politica, Psichiatria

Babylon Post

Scienza

Il lungo viaggio di Rita Levi Montalcini, a vele spiegate “Verso Bisanzio”

Parafrasando Yeats, poeta che amava, la grande scienziata ha perseguito un’ideale meta di conoscenza in grado di sfidare il tempo attraversando i secoli senza strappi


Domenico Fargnoli*
mercoledì 2 gennaio 2013 19:05

 

Rita Levi Montalcini nacque a Torino nell’aprile del 1909. In quello stesso anno Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato su Le figaro il Manifesto del Futurismo in cui sosteneva che nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro: si glorificava la guerra – sola igiene del mondo – ed il gesto distruttore. Sempre nel 1909 volò il primo aereo italiano, fu fatta la trasvolata della Manica e fu assegnato il premio Nobel a Marconi per la telegrafia senza fili. La grande scienziata torinese appartenente a una famiglia presente nel 1400 nel territorio di Siena, è vissuta più di un secolo e ci appare provenire da un mondo profondamente diverso dal nostro immerso ancora pressoché totalmente nella mentalità vittoriana che negava alle donne accesso all’istruzione universitaria. Nei suoi numerosi libri che contengono riferimenti autobiografici la scienziata chiarisce la natura della sua ribellione all’autorità paterna e maschile e la nascita della vocazione per la medicina maturata in una cultura familiare laica fatta di “liberi pensatori” lontani dalle credenze e dalle ritualità della religione ebraica. La neurobiologia sperimentale nella prima metà del Novecento, negli anni in cui la Montalcini si cimentava durante i corsi universitari coi primi corteggiatori, era immersa nella disputa fra “reticolaristi” i quali sostenevano con Golgi che il cervello fosse costituito da una rete continua e i sostenitori della “teoria neuronale” di Santiago Ramon Y Cajal, (confermata molti decenni dopo dall’avvento della microscopia elettronica), secondo la quale il sistema nervoso era fatto di elementi cellulari fra loro separati. L’embriologia degli anni trenta ai tempi in cui Rita Levi Montalcini cominciò le prime ricerche istologiche con la tecnica innovativa delle culture tissutali, era dominata da un rigido determinismo genetico o da concezioni vitalistiche di stampo ottocentesco. Le ricerche della scienziata torinese avranno il merito di rivoluzionare completamente le conoscenze dello sviluppo embriologico ed indirettamente influiranno sul modo di concepire la nascita umana dando importanza non solo ai fattori genetici ma a quelli ambientali.

Un giorno d’estate del 1940, poco dopo che l’Italia era entrata in guerra a fianco della Germania ed erano già da alcuni anni in vigore le leggi razziali, Rita Levi Montalcini viaggiava in un treno fatto di vagoni senza sedili. Leggeva, in atmosfera pervasa dall’odore di fieno, un articolo che le era stato dato due anni prima dal suo grande maestro Giuseppe Levi. Si trattava di una ricerca del 1934 pubblicata da un allievo di Spermann che nel 1935 era stato insignito del prenio Nobel per aver individuato un fattore denominato “organizzatore” che aveva la proprietà di indurre la differenziazione di organi e di interi embrioni. Victor Hamburger l’autore dell’articolo con il quale in seguito la Montalcini collaborerà durante il suo soggiorno in America durato trent’anni da 47 al 77, studiava l’effetto dell’ablazione di un arto di embrione sui sistemi motori e sensitivi destinati alla sua innervazione: a distanza di una settimana dall’intervento si notava una forte riduzione delle colonne motorie del midollo spinale e dei gangli sensitivi. La scoperta della scienziata torinese del fattore noto come NGF, (Nerve Growth Factor) nasce molti anni prima dall’intuizione che il fenomeno di degenerazione e morte cellulare, e da lei replicato innumerevoli volte nel suo laboratorio domestico, non fosse dovuto alla mancanza di un fattore induttivo cioè da un “organizzatore” necessario alla loro differenziazione come pensava Hamburger ma all’assenza di un fattore trofico, rilasciato di tessuti periferici e convogliato verso i corpi cellulari tramite le fibre nervose che innervano questi tessuti. «A distanza di tanti anni – scrive la Montalcini – mi sono domandata come potessimo dedicarci con tanto entusiasmo all’analisi di questo piccolo problema di neuroembriologia, mentre le armate tedesche dilagavano in quasi tutta Europa disseminando la distruzione e la morte e minacciando la sopravvivenza stessa della civiltà occidentale. La risposta è nella disperata ed in parte inconscia volontà di ignorare ciò che accade, quando la piena consapevolezza ci priverebbe della possibilità di continuare a vivere».

In realtà la ricerca sul piccolo problema embriologico avrebbe demolito le concezioni eugenetiche dei nazisti, dimostrando il carattere delirante dei pregiudizi e delle discriminazioni razziali. Nelle neuroscienze della seconda metà del novecento lo studio dell’interazione fra i fattori genetici ed ambientali avrebbe messo in luce l’importanza predominante di questi ultimi nel processo di differenziazione del sistema nervoso nelle prime fasi dello sviluppo. Oggi noi sappiamo, proprio in virtù di un nuovo settore della conoscenza detto epigenetica, che gemelli omozigoti quasi identici nell’aspetto esteriore hanno cervelli completamente diversi l’uno dall’altro: se siamo arrivati a questo tipo di conoscenza, grazie anche a scienziati del calibro di Gerard Edelmann in tempi recenti, lo dobbiamo agli studi pionieristici di un manipolo di ricercatori degli anni trenta-quaranta di cui faceva parte Rita Levi Montalcini. La grandezza di quest’ultima si lega sicuramente a un fattore irrazionale cioè a un’eccezionale potenza intuitiva e alla capacità di seguire un unico filo conduttore, che non si è mai spezzato, nelle alternanti vicissitudini dell’indagine scientifica: la sua scoperta pur seguendo i rigorosi protocolli della sperimentazione biologica ha avuto però fin dall’inizio un’intrinseca motivazione politica nell’opposizione più o meno consapevole alla mentalità nazista che sopravvive ancor oggi nelle varie forme di xenofobia da cui è afflitto tragicamente l’occidente. Bisogna ricordare che i nazisti pur perseguitando Freud e la sua famiglia in quanto ebrei, furono capaci di assimilare e utilizzare la psicoanalisi, “scienza” ebraica per eccellenza, così come avevano utilizzato la reazione di Wassermann, anch’esso ebreo per la diagnosi della sifilide. La psicoanalisi, anche nella figura di Jung che com’è noto indossò la camicia nera, non si oppose ma colluse con il nazismo con cui condivideva la concezione hobbesiana dell’Homo homini lupus e della massa che deve essere dominata da un capo forte senza il quale si frammenterebbe come una goccia di cristallo “la lacrima di Batavia”. La Montalcini, come scienziata e come donna, è riuscita la dove non solo la psicoanalisi ma anche la psichiatria del Novecento ha clamorosamente fallito. Infatti Binswanger, riconosciuto unanimemente maestro incontrastato della psicopatologia ha cercato un’improbabile e pericolosissima legittimazione della psichiatria nella filosofia di Heidegger, anch’egli nazista, più nazista se possibile di Hitler.

L’eccezionalità della figura di Rita Levi Montalcini e l’importanza fondamentale del suo contributo scientifico non ci esime dal cogliere i limiti della sua concezione dell’uomo là dove, dismessi i panni della ricercatrice abilissima e straordinariamente rigorosa, approda a riflessioni di carattere antropologico. Pur rifiutando l’idea di una naturale aggressività dell’uomo, legata a uno specifico gene, la scienziata individua nella tendenza gregaria e imitativa presente in un ancestrale cervello limbico, l’origine dei comportamenti emotivamente non controllati e violenti della specie umana quali si sono estrinsecati per esempio nei regimi totalitari. La Montalcini, come si evince molto chiaramente dalla intervista televisiva rilasciata a Fabio Fazio in occasione dell’uscita del suo libro La clessidra della vita (Dalai Editore, 2008), ripropone una concezione derivata dal famoso neurologo Hugley Jakson nei primi del Novecento: l’attività nervosa e psichica sarebbe la risultante dell’integrazione di livelli funzionali diversi, gerarchicamente subordinati gli uni agli altri. Ai livelli inferiori ci sarebbero state le funzioni più arcaiche di tipo automatico, mentre a quelli superiori ci sarebbero le funzioni cognitive legate alla neocorteccia e sottoposte al controllo della volontà e della coscienza. È chiaro che questa impostazione limita fortemente la possibilità di avvicinare il pensiero della Montalcini alla Teoria della nascita di Massimo Fagioli. Per quest’ultimo il processo regressivo, la patologia mentale che può estrinsecarsi anche in comportamenti violenti, nasce da uno specifico fattore inconscio la pulsione di annullamento e non dalla dissoluzione dei processi coscienti e razionali che anzi in malattie come la schizofrenia possono apparire ipertrofizzati. Se vogliamo trovare un punto di contatto fra la Teoria della nascita e la ricerca della Montalcini bisogna considerare che in entrambe c’è il rifiuto del determinismo genetico dei processi embrionali e la tendenza a legare l’attività mentale alla funzione della corteccia cerebrale.

L’approccio riduzionistico, però, tipico della prima generazione di neuroscienziati non consente una chiara definizione da parte della ricercatrice torinese del concetto di “mente”. Pertanto la domanda: in quale angolo dell’universo cerebrale si nasconde la galassia chiamata mente?, come anche l’altra da dove nasce il pensiero, da quali cellule? è destinata a rimanere senza risposta. L’approccio riduzionistico che cerca di spiegare il tutto partendo da singoli componenti non permette di ipotizzare – come invece accade con la Teoria della nascita – l’inizio dell’attività psichica come emergenza di quest’ultima dalla realtà biologica alla nascita in risposta allo stimolazione luminosa, come espressione di una complessità non riconducibile alla sommatoria di un molteplicità pressoché infinita di componenti elementari. Rita Levi Montalcini amava la poesia del poeta irlandese Yeats di cui aveva nel suo libro Elogio dell’imperfezione parafrasato due versi che si riferivano al dilemma dell’intelletto umano di fronte alla scelta della perfezione della vita o del lavoro. La scienziata aveva risolto il dilemma optando per l’imperfezione della vita e del lavoro nella ricerca di una perfezione che non avrebbe mai potuto essere completamente raggiunta. Il titolo di un altro libro L’asso nella manica a brandelli sembra ricordare Yeats. Il libro parla del fatto che l’interesse e l’impegno nella la ricerca scientifica è un valido antidoto contro le lacerazioni della vecchiaia. Scriveva Yeats nella sua famosa poesia Verso Bisanzio: «…un uomo anziano non è che una cosa miserabile, un giacca stracciata su di un bastone, a meno che l’anima non batta le mani e canti e canti più forte per ogni strappo del suo abito mortale e altra non c’è scuola di canto che studiare i monumenti della propria magnificenza e quindi io ho navigato i mari e venni alla città sacra di Bisanzio». La scuola di canto per il poeta irlandese è l’arte e lo studio dei “monumenti dell’intelletto” che non invecchia, mentre per Rita Levi Montalcini è la scienza e la ricerca di una verità che va oltre la contingenza degli accadimenti storici. Entrambi si potrebbe dire hanno veleggiato verso Bisanzio, meta e testimonianza ideale di una conoscenza che attraversando senza strappi i secoli, riesca a sfidare il tempo.

Domenico Fargnoli, psichiatra e psicoterapeuta

Home
Vai alla sezione Scienza 

 

Standard
Psichiatria

cosa c’è dietro la strage degli innocenti di domenico fargnoli



  • di domenico fargnoli

    Cosa c’è dietro la strage degli innocenti

    Quella del killer della Sandy Hook è l’imitazione manierata di un militare dei corpi speciali. Le vittime, nel suo delirio, “viste” come bersagli inanimati [Domenico Fargnoli]

    Domenico Fargnoli*
    domenica 16 dicembre 2012 17:29

    Matteo di Giovanni, Strage degli Innocenti, pavimento del Duomo di Siena

    Matteo di Giovanni, Strage degli Innocenti, pavimento del Duomo di Siena

    Adam Lanza, il ventenne americano che venerdì scorso, nel Connecticut, ha ucciso 26 persone fra cui 20 bambini di età compresa fra cinque e dieci anni, per poi suicidarsi, appartiene alla categoria di omicidi che i criminologi in epoca recente hanno denominato “Pseudocommando”. Di essa fanno parte soggetti che equipaggiati con armi da guerra e giubbotti antiproiettile, come se appartenessero a truppe d’elite, assaltano e uccidono a caso e in un breve lasso di tempo un gran numero di persone inermi. Negli Stati Uniti, nel 2012, quasi ogni mese si è verificato un episodio in cui moltissime persone, per lo più giovani e studenti, hanno perso la vita per l’azione imprevedibile di individui di cui nessuno sospettava la pericolosità. Ciò che colpisce è la ripetizione, in tali delitti, del copione del gesto eroico, alla Rambo, dell’omicida suicida: un uomo solo spara contro un gruppo, una massa anonima per motivi che appaiono incomprensibili alla comunità. Il primo interrogativo è: come può la mostruosità della strage balzare fuori dalla sonnacchiosa normalità della vita di provincia americana? Forse solo apparentemente era “normale” la madre di Lanza, la prima vittima sfigurata con un colpo al volto, quando pur dedicando la sua vita ai bambini, coltivava la passione delle armi da guerra con cui si esercitava regolarmente con i figli al poligono. Forse non è normale per nessuno trovare divertente o compiacersi del possesso di un moderno fucile d’assalto come quello sottratto dal giovane alla madre, pensato e progettato per seminare la morte.

    Un mitragliatore non è una semplice arma di difesa personale che è legittimo detenere in base al secondo emendamento americano, ma è un oggetto concepito per compiere una strage, per determinare il rapido annientamento di una moltitudine di eventuali assalitori. Se alla fine del settecento era una necessità reagire contro l’esercito spagnolo e inglese, nel territorio statunitense oggi non è in corso nessuna operazione bellica. La legalità della detenzione di armi e di armi da guerra in particolare è pertanto immotivata sia dal punto di vista della società in generale che dell’individuo. Si può ipotizzare che dietro il comportamento socialmente e legalmente ineccepibile della madre dell’omicida e la sua “normale” passione per pistole e fucili si sarebbero potute celare fantasticherie megalomaniache e persecutorie, più o meno coscienti. Nella relazione profondamente malata con il figlio, non provvisto di una identità solida e definita, stando ai racconti di chi lo conosceva, esse avrebbero potuto contribuire a innescare in lui l’idea della strage. Bisogna mettere in evidenza il fatto che il cosiddetto “Pseudocommando mass murderer” fa solo l’imitazione manierata di un militare dei corpi speciali (vedi anche a questo proposito il caso del norvegese Anders Breivik) perché i soggetti colpiti del tutto incapaci di difendersi non sono terroristi o sequestratori armati e pericolosi. Le vittime inoltre vengono completamente disumanizzate nel delirio: Adam Lanza ha sparato sui bambini “vedendoli” come se fossero i bersagli inanimati del poligono di tiro.

    Nell’esecuzione fredda e calcolata di una strage così efferata nessun dimensione emotiva può entrare in gioco: se un qualunque “affetto” fosse presente, consentirebbe un riconoscimento dell’altro come essere umano e bloccherebbe la mano dell’assalitore. La vera motivazione del mass murderer è pertanto da cercare nella realizzazione di una totale anaffettività e disumanizzazione che sfocia prima nell’annullamento e poi nell’annientamento fisico di un gruppo di individui e di se stesso. Alla massa per lui amorfa ed indistinta, l’omicida si contrappone come un assolutamente altro, un “Anders”, che con un atto estremo di violenza distruttiva ratifica il proprio totale fallimento umano. La ritualità manierata degli omicidi eseguiti con una vestizione e un armamentario particolare, l’anaffettività che fa percepire all’assassino le vittime come entità non umane, la presenza del delirio implicita nella progettazione della strage esclude sia motivazioni immediatamente comprensibili che “l’impeto passionale” di gelosia evocato da Vittorino Andreoli nel Corriere della Sera. L’idea di un impulso omicida irresistibile dovuto a uno stato emotivo abnorme ricorda la “monomania omicida” di Esquirol e Georget nei primi decenni dell’Ottocento che è stata ampiamente superata e criticata dalla psichiatria attuale. Anche l’altra affermazione dello psichiatra veronese secondo cui il giovane statunitense avrebbe uno sviluppo mentale di un bambino di quattro anni è molto discutibile: da quando in qua i bambini dell’asilo fantasticano omicidi di massa? Le considerazioni precedentemente esposte fanno propendere la diagnosi dello psichiatra, per ciò che riguarda il ventenne americano, per una forma di schizofrenia.

    A proposito del caso Breivik che si discosta da Adam Lanza per l’assenza di una vera intenzionalità suicidaria e per la presenza di una motivazione pseudoterroristica, ecco cosa scrive sul settimanaleleft lo psichiatra Massimo Fagioli: «Udii, un anno fa, l’assassino freddo dei 77 ragazzi di Utoya. Reagii scrivendo deciso: schizofrenia paranoidea ma, forse, ebbi nelle parole un po’ di razionalità perché.il freddo sentito era invisibile. Fu detto: pazzo criminale.
 Ora le parole che vengono sono: “Ho ucciso settantasette formiche; chiedo perdono ai fobici per non averne uccise di più”. Ero disturbato dai loro morsi che sembravano punture di spillo.
Forse so interpretare ciò che ho scritto. Scrivere togliendo al parlare ogni realtà di rapporto interumano. 77 ragazzi, 77 formiche. Viene pensato uguale, come se fosse uguale». Nell’agosto del 2012 sempre sulla sua rubrica settimanale “Trasformazione”, Fagioli ha parlato a proposito del ragazzo di Denver che aveva ucciso senza motivo 12 persone in un cinema, di stolidità e di schizofrenia semplice. Del ventenne del Connecticut sappiamo molto poco: da ciò che trapela dai media americani e italiani sembra fosse ritenuto affetto da una sindrome di Asperger, con problemi importanti nella socializzazione, e da una personalità schizoide. Ora la diagnosi di sindrome di Asperger è quanto mai fumosa e controversa tanto che si parla del fatto che nel nuovo DSM V (in uscita nel 2013) essa non sarà più presente, con tutti le controversie assicurative che ciò comporterà, per una totale revisione che verrà effettuata nel nuovo manuale diagnostico del concetto di autismo. Inoltre non esiste una letteratura che propenda a favore di una correlazione certa, come hanno fatto notare le associazioni di familiari dei malati mobilitatisi in questi giorni sulla stampa, fra le varie forme di autismo, comunque lo si voglia definire e l’acting out violento.

    Per quello che riguarda la diagnosi di personalità schizoide sappiamo che in essa oggi viene inclusa quella che Eugen Bleuler, a partire dal 1913, denominava “schizofrenia simplex” in cui non si hanno deliri o allucinazioni o altri sintomi accessori. La personalità schizoide, secondo Kurt Schneider, è una struttura della personalità caratterizzata da una povertà dei legami affettivi. Essa resta per lo più invariata nel tempo, mentre la schizofrenia semplice è un vero e proprio quadro psicotico che può rimanere allo stato latente come può anche evolvere verso le altre forme di schizofrenia e, anche se in un numero limitato di casi, sfociare in condotte violente. Adam Lanza sicuramente è andato incontro a un improvviso peggioramento del suo quadro psicopatologico con un esito catastrofico come avviene nella schizofrenia. In assenza di una diagnosi corretta e motivata e di un intervento psichiatrico adeguato il giovane è stato lasciato a se stesso e al rapporto con la madre sicuramente molto patologico in una pressoché totale assenza del padre, risposatosi dopo la separazione nel 2008, e del fratello Ryan che viveva da tempo lontano da casa. Da questa tragica e dolorosissima vicenda, soprattutto per le famiglie dei bambini e delle persone uccise, emerge la responsabilità ovvia della lobby delle armi che specula sulla paranoia delle cosiddette persone normali, ma anche della psichiatria americana che ancora una volta appare del tutto inadeguata, con le sue categorie diagnostiche e con i suoi interventi farmacologici finalizzati soprattutto al lucro delle case farmaceutiche, ad affrontare l’inquietante problema della malattia mentale.

    Domenico Fargnoli, psichiatra e psicoterapeuta

  • Monday 17 December 2012

    Connecticut school shooting: Adam Lanza’s mother was preparing for disaster

    The mother of the gunman who killed 20 children and seven adults in America’s worst school massacre, was a gun-proud “survivalist” preparing for economic collapse, it has emerged.

    Connecticut school shooting: Adam Lanza's mother was preparing for disaster

    A police officer wipes her eyes, Adam Lanza and his victims

    By , Connecticut and Peter Foster in Washington

    9:45PM GMT 16 Dec 2012

    Nancy Lanza, whose gun collection was raided by her son Adam for Friday’s massacre at Sandy Hook school, was part of the “prepper” movement, which urges readiness for social chaos by hoarding supplies and training with weapons.

    “She prepared for the worst,” her sister-in-law Marsha Lanza told reporters. “Last time we visited her in person, we talked about prepping – are you ready for what could happen down the line, when the economy collapses?”

    It also emerged that Mrs Lanza had spoken of her fears less than a week before the attack that she was “losing” her son. “She said it was getting worse. She was having trouble reaching him,” said a friend of Mrs Lanza who did not want to be named.

    Adam Lanza, third from the right, posing for a group photo of the technology club which appeared in the Newtown High School yearbook

    Police disclosed that the 52-year-old had five legally registered guns – at least three of which her 20-year-old son carried with him. Most victims were shot with an assault rifle, while Lanza also carried two handguns and left a shotgun in his car.

    President Barack Obama was in Connecticut to comfort families of the victims, amid mounting pressure for political action in Washington on gun control.

    Democrats are preparing to introduce a new bill to ban assault rifles, but the difficulty of achieving any consensus was well illustrated after one Republican congressman said staff at the school should have been armed to protect themselves.

    Fresh details emerged of the massacre which has caused shock across America as well as internationally.


    Nancy Lanza, who was killed by her son with her own gun (Reuters)

    Lanza was reported to have wiped out one complete class of six and seven-year-olds along with their teacher. Dr H Wayne Carver, Connecticut’s chief medical examiner, said the injuries were the worst he had seen in his career with some of the children shot 11 times.

    One of the victims, six-year-old Dylan Hockley, was the British-born son of a couple who moved their family to Connecticut from Hampshire two years ago.

    His mother, Nicole, had described the area as “a wonderful place to live”, with “incredible” neighbours and “amazing” schools”.

    Dannel Malloy, the Connecticut governor, said the death toll might have been much greater and Lanza may have planned to kill even more.

    “We surmise that… he heard responders coming and apparently at that, decided to take his own life,” Mr Malloy said.

    Candlelit vigils were held over the weekend for the victims.

    One was for Victoria Soto, a 27-year-old teacher who was killed after telling Lanza the children were in another room, allowing some of the children to escape. “She was selfless – selfless,” Jessica Zrallack, a former schoolmate, told The Daily Telegraph.

    Newtown’s residents were forced to endure fresh anguish yesterday, when a Roman Catholic church that has become a centre of support for the grieving, was evacuated following a telephoned-in security threat. St Rose of Lima was later given the all-clear.

    Mr Obama was in the town last night in order to comfort the families of those killed and speak at an interfaith vigil.

    The president, who failed to deliver on a 2008 election promise to reinstate an assault weapons ban, is now under mounting pressure from within his own party to throw his political weight behind new laws.

    (Top row from left) Charlotte Bacon, Daniel Barden, Olivia Engel, Josephine Gay, Ana Marquez-Green. (Middle row from left) Dylan Hockley, Catherine Hubbard, Chase Kowalski, Jesse Lewis, James Mattioli. (Bottom row from left) Grace McDonnell, Emilie Parker, Noah Pozner, Caroline Previdi, Jessica Rekos

    Despite the outpouring of national grief, the Bill is likely to be highly divisive; Congress has not passed significant gun legislation for almost 20 years, amid partisan gridlock.

    A poll by CNN in August found that 57 per cent of Americans favour a ban on semi-automatic assault weapons, while 60 per cent favour outlawing high-capacity ammunition clips.

Standard
Psichiatria

L’analisi collettiva è originale e geniale. Recensione di “Left 2009″di Massimo Fagioli

timthumb

Orchestra Mozart

 

Recensione di Left 2009 di Massimo Fagioli

 

Domenico Fargnoli

 

Left 2009, (L’asino d’oro ,Roma, 2012) di Massimo Fagioli parla di un pensiero  e di un  modo  nuovo di  concepire i rapporti sociali , la cultura e la politica. Nel libro  si racconta di una conoscenza che  è percepire le pulsioni e gli affetti invisibili,  “vedere” il senso dei movimenti senza parola , è intuire le immagini interiori di un proprio simile  al di là  del metodo della scienza sperimentale  che si ferma all’apparenza  del corpo e  all’analisi  del suo funzionamento. La psichiatria non è neurologia, che si occupa del solo organo cervello nè psicoanalisi  che con Freud  avrebbe scoperto l’inconscio dopo aver sostenuto che esso è inconoscibile. L’incontro storico nel 1975  fra il pensiero nuovo della teoria della nascita, già presente  nei primi tre libri di Fagioli ed una folla di giovani  per lo più reduci della rivolta delle seconda metà degli anni sessanta, ha dato origine    ad una psicoterapia di gruppo detta analisi collettiva.

<<Sette anni dopo il 68 una, sotto i morsi della depressione  e dissociazione mentale  i credenti in Foucault [ma anche, senza conoscerli, in Freud, Binswanger, Sartre ed Heidegger] vennero a Villa Massimo. Diligentemente in fila indiana aspettavano lo psichiatra che sapeva parlare ai sogni>>

Uno dei cardini dell’analisi collettiva è  stato fin dall’ inizio l’interpretazione dei sogni che nel lungo cammino  della  civiltà non c’era mai stata .

<<Nella storia c’era stato il nulla.>>

Nessuno aveva pensato che la realtà biologica potesse creare immagini senza coscienza che non fossero nè messaggi divini nè allucinazioni. Eppure proveniente da   questa folla che si accalcava nel locale al primo piano dell’Unità esterna di Psichiatria  dell’Università , nel Gennaio del 1976,   inaspettato si udì  il racconto di un sogno in cui compariva una donna-automa : Olimpia del “Mago sabbiolino”. Nel racconto di  di E.T.A Hoffmann si parla di  una giovane  il cui viso era bello come quello di un angelo ma i cui occhi erano stranamente fissi  e morti : sembrava che non ci vedesse o meglio ancora che dormisse ad occhi aperti.

Erano stati I  tre i libri pubblicati dal gennaio 1972 al gennaio 1975 a richiamare  migliaia di   curiosi e sconosciuti alcuni dei quali ora chiedevano l’interpretazione dei sogni ed, in verità, volevano la cura della malattia mentale in   quelle  strane e libere sedute di psicoterapia collettiva. La sinistra, reduce del 68, era sprofondata nella depressione,nella frammentazione e nel caos per aver fallito  la ricerca di un’identità femminile,  per non aver  rifiutato la razionalità degli uomini che non avevano un rapporto con la donna, essere umano uguale ma in realtà diverso. Freud ed Heidegger ma anche Sartre Lacan e Foucault non avevano compreso che  l’identità femminile esiste soltanto in relazione ad un’identità maschile, oltre la scissione fra razionale ed irrazionale. Il gruppo dei primi frequentatori di Villa Massimo che veniva visto e definito psicotico e senza identità aveva iniziato  nel 1975,  una cura  che avrebbe portato in tempi recenti  a ricreare l’immagine interiore e l’Io della nascita.  Nel 2007 compare sulle copertine dei libri di Fagioli un’immagine di Amore e Psiche diversa da quelle precedenti. Non c’era più la fanciulla caduta in  un sonno simile alla morte,  che ricordava  Olimpia , ma una bella donna adulta che offriva una farfalla ad un adolescente. La ricerca sulla realtà mentale umana e la prassi terapeutica dell’Analisi collettiva era sfociata nella realizzazione di una sinistra “radicale”in cui l’essere è l’identità umana senza ragione. Nelle sedute di psicoterapia di gruppo è emersa l’originalità della realtà senza coscienza che ora è una caratteristica di un gruppo nelle cinque ore degli incontri settimanali  in cui migliaia di giovani ed anziani

<<(..) vivono una realtà di esseri originali e geniali>>

Dall’incontro fra un medico che ha  elaborato una teoria geniale sull’irrazionale umano e la moltitudine  di persone che hanno frequentato I Seminari  di via di Roma Libera è nata una identità  umana collettiva , sociale e culturale nuova, anch’essa originale e geniale

Bisogna ricordare che Il  grande gruppo si era proposto in via di Villa Massimo con tutto il retaggio di rappresentazioni negative che nel corso della storia erano state ad esso attribuite.

<< Senatores boni  viri, senatus  autem mala bestia>> aveva sentenziato Cicerone  e con lui  i primi studiosi di psicologia collettiva negli ultimi decenni dell’Ottocento. L’indistinto  agglomerato di persone che si accalcava a stretto contatto fisico nell’aula universitaria  a partire dal 1975 riproponeva l’immagine delle assemblee del Maggio francese  dietro le quali  traspariva la memoria delle folle  rivoluzionarie ottocentesche percorse da vere e proprie psicosi epidemiche che fermentavano e si propagavano per via imitativa. Freud nel 1920 non  aveva parlato  più di folla ma di  psicologia della massa usando un termine che sottolineava  l’isolamento e l’atomizzazione degli individui  nella moltidunine amorfa che non aveva più nemmeno l’identità della lotta di  classe. . La folla, definita da Scipio Sighele delinquente,  era ancora una manifestazione dell’irrazionale malato alla fine dell’ottocento mentre le  masse furono  irreggimentate nella struttura iperrazionale dei regimi totatalitari a partire dai primi decenni del novecento. Entrambe erano sotto l’egida della coazione a ripetere e dell’”istinto di morte” come si diceva allora , quanto di più lontano c’è dalla genialità.

Fagioli con la sua pratica terapeutica ha dimostrato  che non esiste una “naturale” inclinazione  del collettivo all’acting out violento o all’incapacità per chi ne faccia  parte,  di   elaborare un pensiero personale ed originale.  In Left 2009 come anche nelle  precedenti raccolte di articoli c’è traccia del cambiamento cui è andata incontro l’Analisi collettiva  che  è  sempre più  capace di essere un pubblico di lettori partecipe ed intelligente. Fagioli ha creato un genere nuovo di scrittura e di comunicazione della teoria  che è divenuto  uno degli elementi  indispensabili per ciascuno nell’ elaborare   uno straordinario transfert collettivo. Il racconto  autobiografico negli articoli   serve a ripercorrere il movimento non cosciente  della scoperta e della cura :  le fasi iniziali e finali vengono continuamente ridefinite in una ininterrotta e reciproca  tensione dialettica, mentre il confronto con l’attualità e la cultura fa emergere nuove intuizioni e proposizioni teoriche. Il linguaggio nella scelta delle parole che esprimono i contenuti più profondi dell’inconscio ha il rigore  e l’esattezza della scienza mentre nell’espressione estemporanea  di stati d’animo si tocca sovente il registro della evocazione poetica. La pratica della psichiatria nell’Analisi collettiva si articola così nella interpretazione diretta del transfert  e dei sogni ai singoli partecipanti, ciascuno portatore nel setting  di una propria storia e problematica , mentre tutti sono partecipi di contenuti comuni nel riferimento alla teoria della nascita  riproposta settimanalmente sotto le angolature sempre diverse di una  originale visione dell’uomo e del  mondo.   

Standard