Identità sociale e umana, coerenza o conflittualità?

Franz (omonimia)            

Inviato il: 6 Jan 2005, 07:46 PM

L’identità sociale non può esistere in assenza di identità umana. Costruita l’identità umana con la cura e con la formazione, ci si può rendere conto che la propria identità sociale sia “spiacevole”, incoerente con la prima, da cambiare quindi anch’essa, in larga misura a volte. Anche qui, occorrerebbe molto coraggio. Davvero il coraggio di rischiare un forte disorientamento, povertà materiale, insomma, volendo essere esagerati, un cielo come tetto, sotto la luna. Mi piacerebbe sapere come la pensa il forum, mi piacerebbe conoscere esperienze di profonda trasformazione della propria vita sociale, professionale, “pubblica”.

 

 

Guest            

Inviato il: 6 Jan 2005, 09:18 PM

non credo che identità umana e sociale siano necessariamente in un rapporto di reciproca conflittualità.

Se l’identità umana raggiunta è veramente valida essa trova la strada verso una nuova identità sociale.

A volte in tempi rapidissimi.

 

 

Franz (omonimia)            

Inviato il: 10 Jan 2005, 12:53 PM

Quindi, se ho ben capito, il processo sarebbe così automatico da non esigere affatto e in nessun modo l’intervento della sfera razionale?

 

 

Elleffe            

Inviato il: 11 Jan 2005, 12:31 PM

penso che l’intervento della sfera razionale ci sia, ma per adeguare le circostanze materiali della vita da un sentire interiore.

e comunque sono d’accordo sul fatto che a volte i tempi possano essere rapidissimi.

Elleffe

 

 

Franz            

Inviato il: 18 Jan 2005, 04:15 PM

Rischiare, è un coraggio che mi manca. Oggi. Forse, domani.

 

 

Loom            

Inviato il: 17 May 2005, 04:18 PM

QUOTE (Guest @ 12 May 2005, 11:13 AM)

Ritengo che oramai molti sappiano che ciò che ferisce è l’anaffettività.

Anaffettività che c’è dietro ogni impotenza.

Non mi dilungo su di un tema ampiamente trattato da altri prima e meglio di me.

Però voglio sottolineare che la riuscita nei rapporti personali è un punto fondamentale dal quale non può prescindere  in particolar modo chi si cimenta nell’arduo compito della psicoterapia.

Mi si obietterà che anche la considerazione  precedente è ovvia.

Se io però la ripropongo nella situazione attuale della ricerca vuol dire che a me poi non sembra così ovvia e scontata.

E ciò va inteso nel senso che la realizzazione che si richiede allo psichiatra, in questo momento storico è molto alta.

Ciò che sembrava accettabile solo poco tempo fa oggi non lo è più proprio per l’evoluzione di una mentalità, di un modo di pensare. Mentalità collettiva?

Bisogna tener presente inoltre che una volta stabilito un criterio e definito un gradiente  di umanità questo vale per tutti.

Non è accettabile la formula “Quod licet Iovi non licet bovi”.

Come dire che non esiste un gruppo di furbi ai quali è consentito di essere stupidi od incapaci e di  cercare di distruggere l’identità edi il lavoro degli altr.iIl pensiero geniale  ha lanciato  una sfida che a mio avviso è valsa la pena di raccogliere per il suo valore intrinseco di contenuti, per l’iinovazione dei temi, per la definizione inedita dell’mmagine  e dell’identità.

La sfida va raccolta però anche sul terreno dell””umanità” senza la quale anche l’intelligenza più elevata diventa vana.

E’ su questo tema che va approfondita la dialettica ed il confronto.

Perchè “il genio” ci è sempre stato storicamente servito con un contorno di stupidità?

La stupidità è solo defit di comprensione od anche carenza di quella dimensione , apparentemente più elementare,dell’”umano” senza la quale non è possibile nessuna trasformazione?

 

 

QUOTE (Guest @ 12 May 2005, 04:34 PM)

QUOTE (Guest @ 12 May 2005, 11:13 AM)

Bisogna tener presente inoltre che una volta stabilito un criterio e definito un gradiente di umanità questo vale per tutti.

…proprio in questi giorni sto pensando a questo ..e cerco di aspettare, di lasciare il tempo ad ogni cosa di definirsi meglio…..di riscattarsi in un certo qual modo…..ho avuto l’impressione che non fosse cosi,che non ci sia un gradiente di umanita’ che vale per tutti….

……forse lo si inizia a “vedere” quando la sensibilita’ si affina..quando si acquisisce una capacita’ critica che esige risposte,chiarezze ….pena il rischio di impazzire…..sentirsi soli con un pensiero che va dominato per non restarne schiacciati e confusi..,per non distruggere..non lo so..a volte e’ dura tenere tutti i fili,stare calmi..attendere…….non fare giudizi……

…..

Il primo intervento di Guest mi ha fatto riflettere molto, non è una problematica semplice e credo anche di comprendere quello che si intenda nel secondo intervento citato; certo la sensibilità ti permette di accorgerti di tali incongruenze, di accorgerti quando l’umanità della persona non corrisponde appieno alla sua identità sociale, e allora capita, a volte, che si rimane confusi, perché non è concesso, a chi segue un certo tipo di ricerca, di avere una brillante identità professionale senza riuscire nei rapporti personali. E invece sembra, a volte, che sia proprio e purtroppo l’umanità a passare in secondo piano, e a questo punto può divenire molto rischioso sostenere ciò, in particolare agli occhi di chi, forse, non ha ancora una identità ben definita … certo, è possibile mettere tra parentesi, attendere e aspettare che qualcuno chiarisca, ma intanto la possibilità di un conflitto interno è alto. A questo punto ci si chiede perché, la coerenza in certi casi sia facoltativa.