Ancora su Pedofilia e Chiesa cattolica

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Qual è il vero volto della Chiesa oggi che il Papa Bergoglio intensifica la sua presenza mediatica e riceve consensi da parte di quelle forze politiche un tempo laiche e progressiste? Gli psichiatri devono analizzare il fenomeno degli abusi sui minori che, a partire dagli anni 80, è esploso a livello mondiale ed ha toccato in particolar modo l’Italia gettando un’ombra sinistra sulla Chiesa trionfante nei mass media. Siamo chiamati a rispondere alle domande: perché i preti diventano pedofili? Coloro che si sono abbandonati alla violenza su centinaia di bambini ed adolescenti sono solo poche pecore nere o siamo di fronte ad un problema che coinvolge tutte le gerarchie ecclesiastiche? La scienza psichiatrica sulla parafilia ha le idee confuse e oscilla fra posizioni quanto mai diverse sia dal punto di vista dell’inquadramento nosografico che della comprensione psicopatologica. Nel 900 i vari trattati di Psichiatria hanno dedicato alle condotte pedofile uno spazio quanto mai ridotto, confinato nel campo delle perversioni e intriso di giudizi morali. Pochi son stati i contributi sul piano psicopatologico degni di un qualche interesse mentre numerosi sono stati i fraintendimenti. Lo psichiatra svizzero Morghentaler, ispirandosi a Karl Jaspers, dichiarò che Wolfi, schizofrenico e pedofilo internato in manicomio era uno dei più grandi artisti del novecento. La psicoanalisi freudiana fin dall’inizio del secolo scorso , ha inquinato le acque con l’idea di una perversione e di una bisessualità originaria di derivazione biologica. Tutta la vicenda della ritrattazione di Freud della teoria della seduzione infantile, che negava la realtà degli abusi sessuali e dei traumi psichici che ne conseguivano, non tanto solo per disonestà come sostenuto da Jeffrey Masson negli anni 80 ma in ossequio alle osservazioni dei sessuologi a lui contemporanei  Albert Moll ed Havelock Ellis, avvalorò, implicitamente l’idea di una complicità inconscia dei bambini, con la perversione degli adulti.vignetta-147-web

Il DSM4 e 5 hanno proposto un criterio diagnostico quanto mai ambiguo: la pedofilia si potrebbe diagnosticare solo quando causa un disagio clinicamente significativo o compromissione sociale e lavorativa. Non si tiene conto del fatto che molti sex offenders negano anche a se stessi di aver commesso un abuso o sono così anaffettivi da non provare senso di colpa o disagio alcuno; essi inoltre sono spesso convinti di aver agito per il bene e con il consenso del bambino.

Personalmente sono d’accordo con chi mette in discussione l’intero impianto nosografico delle parafilie considerando queste ultime non come entità a se stanti ma come sintomi di quadri psicopatologici di varia natura e gravità da identificare volta per volta[1]. Non sono d’accordo invece con chi considera le parafilie più affini alle nevrosi, o alle psicopatie che alle psicosi. L’impostazione criminologica secondo la quale le deviazioni sessuali non comportano infermità mentale e non sono espressione di malattie nosograficamente definibili , in quanto si collocherebbero in una prospettiva di abnormità[2] va sicuramente rivista. <<Nessuno può uccidere un uomo malato, [ come fanno gli americani con i serial killers pedofili] neppure lo Stato>> si diceva nel film <<M>> (1931) di Fritz Lang. Oggi noi sappiamo che esistono quadri psicotici in generale e di schizofrenia in particolare che non comportano un’ eclatante destrutturazione della personalità ed una perdita del rapporto con il reale. Detto con altre parole non si può rimanere ancorati ad una concezione neurodegenerativa della psicosi.Chiesa-e-pedofilia-il-caso-italiano-LIBRO

Tornando al tema specifico dei preti pedofili è significativo che essi facciano parte di una popolazione relativamente omogenea , il clero, composto da individui che condividono caratteristiche comuni.

Il clero è espressione di una medesima realtà istituzionale, la Chiesa e aderisce a un unico sistema di valori. Gli appartenenti alle gerarchie ecclesiastiche si uniformano a norme comportamentali comuni e provengono da uno stesso iter formativo.

Lo studio della pedofilia nella Chiesa è importante, non solo dal punto di vista sociologico e politico ma anche strettamente psichiatrico perché ci consente di individuare l’incidenza dei fattori socioculturali nella genesi delle condotte cosiddette “parafiliche”. Il fatto che nei sacerdoti della Chiesa cattolica l‘incidenza della pedofilia sia superiore a quella della popolazione “normale in un rapporto di uno a cinque, uno a sei sta a indicare che con l’abuso sui minori non siamo di fronte a un problema di connettività del cervello di natura genetica e costituzionale cioè a una patogenesi genericamente degenerativa, si sarebbe detto nell’ottocento, ma a una specifica forma psicopatologica che è alimentata se non addirittura generata da un contesto istituzionale e culturale e dalle modalità di rapporto interumano che si svolgono al suo interno. Lo psichiatra non può limitarsi a comprendere processi intrapsichici come se fossero il risultato di configurazioni cerebrali innate , ma deve considerare l’interazione dell’individuo con l’ambiente nel quale vive. Al contrario l’approccio organicista isola il soggetto dalla situazione sociale in cui è inserito attribuendo la patologia alla biologia ed alla costituzione, cioè alla natura e non alla cultura. Per es nel DSM5 si è detto in primo tempo che la pedofilia è un “orientamento sessuale” per poi, dopo il coro di critiche che si è levato rettificare ( e che rettifica!!!) che si tratta di un “interesse” sessuale che diventa disturbo quando è vissuto in modo conflittuale o determina reati. Le neuroscienze hanno cercato di avvalorare questo concetto completamente assurdo e aberrante di orientamento o, peggio ancora, interesse sessuale di cui la pedofilia sarebbe espressione. Il prof Klaus Beier dell’Istituto di Scienze e medicina sessuale dell’Università di Berlino ha sostenuto che i pedofili nascono tali: esisterebbe un vasto spettro di inclinazioni sessuali innate ed inalterabili. Queste ultime non sarebbero moralmente riprovevoli perché espressione di un’inclinazione immodificabile che non dipende dalla volontà.<< Solo nel momento in cui decide di passare all’azione- afferma il professore (…) il pedofilo compie un atto grave, sia dal punto di vista morale sia da quello legale>>[3] Il passaggio all’atto potrebbe essere prevenuto con l’uso di psicofarmaci ed imparando a gestire coscientemente il conflitto. Alcuni quindi secondo Beier verrebbero al mondo con una tendenza innata che, se non controllata, potrebbe causare gravi danni alle vittime verso cui è diretta. Il giudizio morale cacciato dalla porta rientra, di nascosto, dalla finestra: esisterebbe una propensione naturale ad abusare di bambini, cioè un malvagità, una violenza originaria inconsapevole di cui alcuni per una sorta di mutazione genetica sarebbero dotati. Pedofili cioè criminali nati come diceva Lombroso.

A questo punto bisogna fare due precisazioni, fondamentali.

La prima. L’abuso su minore non può essere considerato in nessun modo un atto sessuale” anche se implica l’utilizzo degli organi genitali. Infatti esso provoca un danno che colpisce l’Io, l’identità del bambino in toto e si estende ben oltre la sfera ristretta dei comportamenti più specificamente ed abitualmente designati come sessuali. Genitalità non è sinonimo di sessualità. L’abusatore è un malato, anche se può apparire del tutto normale, che tende a far impazzire il bambino agendo in modo assurdo, incomprensibile, contraddittorio: spesso purtroppo ci riesce e il risultato è un vero e proprio “omicidio psichico”. La motivazione che conduce a quest’ultimo non è la “filia” l’amore, l’interesse né tantomeno il desiderio ma l’odio freddo e l’anaffettività . Le condotte pedofile generano nelle vittime quadri morbosi del tutto sovrapponibili talora a sindromi schizofreniche, con tanto di allucinazioni o deliri, esito suicidario come in casi che ho avuto l’opportunità di esaminare personalmente.

Seconda precisazione. Non esiste una sessualità innata nell’essere umano o addirittura riconducibile a fattori fetali e prenatali. Le moderne teorie psicodinamiche considerano la sessualità come il risultato di un processo di sviluppo dell’identità che dal punto di vista fisico culmina con l’adolescenza mentre dal punto di vista psichico dura tutta la vita. Anche Freud pur rimanendo ancorato al pregiudizio aberrante di una perversione e di una bisessualità originaria di natura biologica dell’essere umano, aveva tentato di comprendere la sessualità e la sua perversione in termini di fissazioni o regressioni   a fasi di sviluppo libidico. La pedofilia, che è un problema quanto mai variegato e complesso non può essere quindi considerata come un’idea innata o un’anomalia biologica legata a una particolare forma di connettività cerebrale di derivazione fetale come hanno recentemente sostenuto anche alcuni ricercatori canadesi fra cui il Dr. James Cantor ( Centre for Addiction and Mental Health Toronto)[4]

Come si sviluppa e si consolida allora la vocazione pedofilica del prete?

Inanzitutto quest’ultimo sceglie liberamente di entrare a far parte delle gerarchie della Chiesa Cattolica. Come afferma il prof. Frank Beier agli occhi dei pedofili la Chiesa è un porto sicuro : grazie al celibato nessuno porrà domande imbarazzanti. << Ma soprattutto il celibato appare ai loro occhi- sostiene il professore tedesco- come uno strumento per vincere le proprie inclinazioni. Molti pedofili [ o aspiranti tali-aggiungo io] prendono i voti nella speranza così di riuscire a eliminarle , annullarle, lasciarle per sempre alle spalle. Niente di più sbagliato.>>

Si può aggiungere che la pedofilia potrebbe essere anche il risultato paradossale di un tentativo di eradicare , cioè di annullare la sessualità in soggetti che all’inizio non avevano, quando da adolescenti sono entrati in seminario, coscienza delle loro inclinazioni perverse.

L’iter formativo del sacerdote e l’esercizio della sua professione ( o vocazione che dir si voglia ) potrebbe esporre alcuni soggetti , in virtù di una loro particolare vulnerabilità, ad una deriva psicopatologica con manifestazioni sintomatiche “parafiliche”.

E’ affermato da quasi tutti gli autori che i pedofili presentano, nella stragrande maggioranza dei casi una falsa personalità attraverso la quale riescono a mascherare, con abilità spesso incredibile dei contenuti se non dei veri e propri nuclei psicotici. Perché soggetti del genere interiormente lacerati e dissociati, scelgono la Chiesa Cattolica come terreno di azione?

Anche la Chiesa ha un volto nascosto o meglio un doppio volto. E’ quanto afferma Ernesto Rossi, antifascista e anticlericale in ossequio alla tradizione risorgimentale che fu un collaboratore di Salvemini al settimanale “ L’unità” fondato nel 1911 . Rossi, uno dei primi radicali e fautori dell’europeismo, nel 1965 scrisse un libro per certi aspetti profetico dal titolo <<Il Sillabo e dopo>>. Il Sillabo fu pubblicato l’8 Dicembre del 1864 insieme all’Enciclica “Quanta cura” di Pio IX. In esso la Chiesa condannava tutta la filosofia e la cultura moderna. Secondo Rossi la politica costante della Chiesa nei confronti dello Stato italiano sarebbe stata, quella di ripristinare un immagine medioevale di società perfetta che impone al mondo una verità metastorica, legittimata attraverso l’infallibilità del Pontefice. Dietro la Chiesa che dialoga o fa finta di dialogare con il mondo, il concilio Vaticano II, riappare Pio IX , il Sillabo ed i Concilio Vaticano I, la chiusura alla modernità e la verticalizzazione mistica ed antistorica. Da psichiatra mi verrebbe di dire autistica e schizofrenogena come sostenuto anche da Ernesto De Martino nei suoi scritti postumi “ I fondamenti di una teoria del sacro”. La prefazione del libro  di Federico Tulli “Chiesa e pedofilia. Il caso italiano”  (l’Asino d’oro edizioni) fa appunto riferimento alle derive psicopatologiche insite nel lla ierogenesi, nell’esperienza del sacro.sacerdoti

Nel 2000 Giovanni Paolo II beatifica Pio IX non certo a caso, mentre Bergoglio ha santificato da poco Giovanni XXXIII e Giovanni Paolo II quasi a tentare di ricomporre una lacerazione insanabile fra due immagini della Chiesa intimamente contraddittorie. La restaurazione di Woityla e Ratzinger prevale sull’innovazione e stronca qualunque dialettica grazie anche all’azione di Bergoglio contro la teologia della liberazione in America Latina. Il corpo Ecclesiale soffre mentre a partire dagli anni 80 la sua malattia che comporta la regressione ed il ritorno delirante al passato diventa evidente con l’esplodere del problema della pedofilia, con la crisi delle vocazioni, con la diminuzione drammatica del numero dei fedeli. Ma anche l’Italia soffre perché grazie al Concordato del 29 ribadito dall’articolo 7 della Costituzione le organizzazioni clericali si sono consolidate. Le scelte dei partiti di sinistra invece di combattere la più potente forza reazionaria del paese hanno cercato come diceva Rossi profeticamente nel 1965, di ottenere il favore delle gerarchie ecclesiastiche per cercare di entrare anche loro in posizione subordinata nella compagine governativa. Gli effetti di questa strategia a lungo termine sono, purtroppo sotto gli occhi di tutti.

 

 

 

 

[1] P.Capri, Pedofilia: difficoltà e complessità di interpretazione in B.Callieri e L.frighi La problematica attuale delle condotte pedofile. Edizioni Universitarie romane, Roma 1999, pp15-37

[2] G, Ponti Compendio di criminologia IV edizione, Cortina ,Milano 1999,p.485

[3]

[4] Laura Kane Is pedophilia a sexual orientation? Toronto star Published on Sun Dec 22, 2013http://www.thestar.com/news/insight/2013/12/22/is_pedophilia_a_sexual_orientation.html

[5]

Come e perchè il prete diventa pedofilo di domenico fargnoli

 

 

 

Nel libro di Federico Tulli, “Chiesa e pedofilia.Il caso italiano (L’Asino d’oro 2014) troviamo chiaramente formulate due domande: qual è la specificità della pedofilia nella chiesa cattolica? come e perché il prete diventa pedofilo?

 

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padre Murphy violentatore seriale di bambino sordomuti

 

Il termine Pedofilia è stato introdotto nella “Psichopathia sexualis” di Kraft Ebing (1886). In questa opera c’è un primo tentativo medico di mettere in relazione la perversione e la malattia mentale con la vita religiosa. Più in generale si può dire che nel rapporto con la dimensione del sacro nel Cristianesimo c’è sempre stato il rischio di una deriva psicopatologica  complicata da condotte criminali, fra cui la pedofilia, ampiamente documentata nella storiografia.

 

I due libri “Chiesa e pedofilia”  costituiscono una diade inscindibile che potrebbe essere, idealmente, la continuazione della “Storia criminale del cristianesimo” opera in 10 volumi scritta da Deschner Karlheinz scomparso recentemente. I due autori hanno in comune lo scrivere la storia dal punto il punto di vista delle vittime: vengono riportati ed analizzati fatti occultati nella letteratura apologetica e agiografica..

 

Quanto alla seconda domanda bisogna considerare che tutta la formazione del prete è basata sulla sublimazione dell’istinto sessuale. Il concetto di istinto implica che esso sia innato: ma noi sappiamo che alla nascita nell’uomo non solo non ci sono istinti ma neppure sessualità. Quindi si sublima, si desessualizza un istinto che non esiste. Siamo rimasti al tempo degli eremiti nel deserto, i santi “talpa” e “pascolanti”
che aggredivano i bambini occasionalmente incontrati nelle oasi. Essi combattevano le tentazioni della carne, cioè gli istinti cercando di distruggere il corpo. In realtà erano in preda a deliri e allucinazioni a sfondo erotico.

Vorrei però raccontare come sono arrivato a queste considerazioni .

 

A Londra nel Marzo 2011 con Federico abbiamo incontrato un gruppo i Survivors Voice Europe, un’ associazione di sopravvissuti alla devastazioni degli abusi. Fuori nella piazza antistante la sala dell’incontro c’era una locandina con uno scritto che polemizzava con Ratzinger dicendo: Non tante belle parole ma fatti. Basta! (Non insisto sul fatto che per i papi chiedere perdono significa autoassolversi) ricordo però che

in quella circostanza, pur riconoscendo il sacrosanto diritto delle vittime di pretendere giustizia e risarcimento, ho pensato che si doveva andare oltre al confronto scontro con le gerarchie vaticane: il problema era affrontare la mentalità religiosa, scoprire ciò che che alimentava le violenza sui minori.

 

Tulli nei suoi libri mi sembra abbia condiviso questa impostazione. Egli non approda solo a un anticlericalismo fortemente motivato e documentato ma propone attraverso il contributo di vari esperti una ricerca sulla psicopatologia della vita religiosa. Molto opportunamente il nostro autore allarga il discorso ad una riflessione sulla natura più profonda, irrazionale del cristianesimo nel cui ambito si colloca la pedofilia clericale. Nel cuore dell’esperienza religiosa c’è appunto la dimensione del sacro, del quale il sacerdote dovrebbe essere il soggetto mediatore privilegiato. Perché egli realizza un minus piuttosto che un plus e si comporta come un criminale comune od un malato di mente?

Ci si potrebbe chiedere cos’è il sacro,. Mi limito ad alcune considerazioni seguendo la ricerca di Maria Gabriella Gatti nella prefazione del libro..

Il sacro, è stato detto da Mircea Eliade , una struttura fondamentale della coscienza umana e non solo un momento della sua storia. L’esperienza del sacro sarebbe indissolubilmente legata allo sforzo dell’uomo per costruire un mondo che abbia significato.. Che significato ha però un mondo in cui i preti, metà uomini e metà santi, violentano i bambini?

Il famoso teologo e antropologo Julien Ries, ha scritto che la comparsa dell’ homo sapiens sul nostro pianeta coinciderebbe con quella dell’ ‘homo religiosus

Il prendere coscienza di sé dell’uomo primitivo sarebbe stato subito il prendere coscienza di altro da sé, cioè della presenza di una potenza misteriosa ed invisibile nella realtà materiale. Questa sarebbe la struttura della coscienza. Essa avrebbe in sé stessa una vocazione religiosa per una qualità innata, antecedente ad ogni esperienza destinata a rimanere tale nel corso della storia.

L’Homo religiosus è fin dall’inizio alienato: non sa che la potenza che colloca nella natura altro non è che l’energia, la forza, (avrebbe detto Goethe nel Faust) della pulsione che si crea nei primi istanti della vita quando il pensiero emerge dalla realtà biologica.

Alla nascita il neonato non ha coscienza di sé ma è già in rapporto con il mondo ed è già una presenza umana.

La coscienza, quando diventa certezza di sé stessi è condannata a rimane religiosa solo se è scissa da ciò che non è cosciente ed annulla il fondamento irrazionale dell’identità tipica della nostra specie.

Rudof Otto, nel 1917 aveva definito il sacro come l’irrazionale nell’idea del divino. Sarebbe la presenza di Dio che suscita il terrore mistico, il sentimento del sublime , ineffabile ed irrazionale: non sarebbe l’irrazionale che crea Dio.

Non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea di Dio aveva già affermato Feuerbach nell<<Essenza del Crisitianesimo>> nel 1841: con la precisazione che è l’irrazionale, la pulsione di annullamento che crea l’idea di Dio e non solo la coscienza dei filosofi.

Dai libri di Tulli traspare in filigrana una nuova concezione del sacro:

Esso è un prodotto umano storico, culturale e istituzionale il cui fine è far fronte ad una crisi della presenza, al rischio di non esserci nel mondo. Il sacro è l’alienazione dell’irrazionale che è dentro di noi nell’idea del divino fuori di noi. Il divino diventa, nel Cristianesimo, il trascendente, l’assolutamente altro, il Gans andere. Ernesto De Martino in alcuni scritti editi postumi nel libro “Storia e metastoria” sosteneva che l’origine del sacro sia rintracciabile nel vissuto di sentirsi gettati inermi nel mondo con il rischio di essere travolti che Martin Heidegger riteneva una condizione originaria e chiamava Geworfenheit. Massimo Fagioli ha tradotto il termine con “parto animale” legando il suo uso, nella filosofia di Heidegger, alla pulsione di annullamento. La Geworfenheit è il vissuto di chi non riesce più a ricreare la propria nascita e, avendola annullata, ha perso l’ identità umana irrazionale.

Il parto è ridotto allora ad una deiezione, ad un espulsione di materiale biologico come quella degli animali. La nascita umana è invece, per Fagioli, fantasia di sparizione che crea una realtà biologica e psichica nuova che gli animali non hanno.

La Geworfenheit in quanto annullamento di ciò che è specificamente umano, è il pericolo estremo che minaccia ed a cui si cerca di ovviare con la spiritualità astratta del sacro, una irrealtà fuori dal tempo e dalla storia

 

Dopo questa premessa torniamo all’interrogativo del come e perché il prete diventa pedofilo

Il concetto di sublimazione è stato utilizzato sia dalla psicoanalisi che dalla Chiesa cattolica. Esso si riferisce all’ipotesi psicoanalitica secondo la quale gli istinti sessuali, originariamente perversi verrebbero desessualizzati per scopi creativi e per obiettivi sociali. L’istinto sessuale, che essendo istinto sarebbe innato, andrebbe desessualizzato altrimenti saremmo del tutto uguali agli animali. Noi sappiamo invece che alla nascita non ci sono istinti ma neppure sessualità. <<La sessualità è identità sessuale. Compare dopo che l’essere umano ha realizzato la propria nascita, svezzamento, visione dell’essere umano diverso, pubertà>> (Fagioli).

Tutta la formazione del prete scorre sul binario privilegiato della sublimazione: si dovrebbe desessualizzare, delirantemente ciò che nell’uomo non esiste, l’istinto sessuale.

Questa idea, sconcertante, risulta chiaramente presente nell ’enciclica  Sacerdotalis caelibatus di Paolo VI. (1967)

-il celibato, diceva il Papa nel suo pronunciamento è una fulgida gemma, strumento indispensabile per l’elevazione spirituale oltre l’istinto sessuale ed i desideri della carne. (testuale)

Il sacedote deve affrontare una quotidiana morte a tutto se stesso per essere più vicino a Dio. Il suo è un olocausto cioè un sacrificio totale di sé.

La solitudine, o meglio l’isolamento sacerdotale, non è il vuoto perché esso è riempito dall’imitazione di Cristo Il celibato e la castità, per Paolo VI, non distorcerebbe la personalità anzi contribuirebbe alla sua maturità e stabilità.

E a proposito della sublimazione afferma testualmente il Pontefice

<<. La scelta del celibato esige lucida comprensione (…), attento dominio di sé e sapiente sublimazione della propria psiche su un piano superiore>>

 

Leggendo l’Enciclica ci si rende conto che

I sacerdoti sono vittime e complici di una concezione antiumana: devono annullare se stessi, devono realizzare, ad imitazione di Cristo “ un essere per la morte” ed affrontare il vuoto e lo smarrimento, il vissuto della Geworfenheit che così si determina. Essi devono cancellare. la loro nascita, cioè la propria dimensione affettiva ed irrazionale. Devono diventare anaffettivi in tutto simili ai nazisti come Heidegger, lo schizofrenico autore di Essere e tempo e dei Quaderni Neri. La vita del sacerdote, deposta sull’altare, deve recare i segni dell’Olocausto, il sacrificio levitico del maschio senza difetto. L’uso del termine “Olocausto”, evoca lo spettro del totale annientamento fisico. Come se la rinuncia alla sessualità comportasse una tendenza a procurare una lesione del corpo, un attacco alla vitalità propria e altrui: è quello che i pedofili fanno.

Il concetto Freudiano di sublimazione adottato da Paolo VI e applicato alla formazione dei chierici può avere effetti devastanti.

Nel tentativo di sublimare, che poi è annullare la sessualità come identità,, la personalità intera si altera, aumenta il narcisismo e si ipertrofizza la coscienza. Ciò spiegherebbe lo sviluppo del cosiddetto narcisismo clericale, favorito dalla cultura della Chiesa, cioè la grandiosità, un senso ingigantito della propria importanza, lo sfruttamento degli altri, la negazione che sfiora il delirio e che può giungere fino all’affermazione di una diversità ontologica fra chierici e laici. Un razzismo elevato all’ennesima potenza grazie al sacramento dell’ordine che si somma a quello battesimale anch’esso generatore, secondo Bergoglio, di una diversità ontologica dei credenti rispetto ai non credenti. La sublimazione non è altro che una formazione reattiva, come quella dei santi talpa, cioè una difesa patologica cronica rispetto ad un impulso perverso .

Dalla formazione reattiva, dal narcisismo patologico  al costituirsi di una falsa personalità , il passo è breve.. Il Sé pubblico si ipertrofizza mentre il sé privato cioè la sfera dell’intimità e della sessualità si atrofizza. Portato alle estreme conseguenze il processo sopra delineato determina una grave alterazione dell’equilibrio mentale.

Paolo VI nella sua enciclica si riferiva all’isolamento del prete e al suo vuoto affettivo: il sacerdote lo avrebbe dovuto riempire, con l’imitazione di Cristo cioè il sacro.. Il sacro ha un carattere ambivalente presentandosi come fascinans et tremendum, alter ed ater., cioè alterità radicale ed oscurità insieme.

. Il l sacerdote cerca Dio ma trova il male, la negazione ed il demonio. Trova la pulsione di annullamento al fondo del suo irrazionale alienato e corre il pericolo di impazzire. Nella sua vita compare lo spettro della catastrofe,.

Il prete pedofilo vi fa fronte creando un proprio rituale masturbatorio che si contrappone a quello eucaristico diventato privo di senso., In esso egli perfidamente attira e lucidamente coinvolge le vittime: si mantiene così in bilico fra sé pubblico e privato. Il sostegno e la complicità del clericalismo laico, altro grande imputato, e delle gerarchie ecclesiastiche lo confermano nel suo ruolo di pastore: egli rimane apparentemente asintomatico mentre circoscrive il suo delirio alla sfera dei comportamenti masturbatori. Nell’ambito di un’intimità malata e violenta che egli impone alle vittime ha modo di manifestarsi la sua volontà di ledere la vitalità altrui. La segretezza, le raffinate strategie di occultamento sono in funzione di un vissuto di onnipotenza che le permea. Il sacerdote, che non si rassegni ad una religiosità routinaria e razionale, burocratica e di facciata è schiacciato nella relazione che cerca di stabilire con il sacro, da un ideale che gli viene imposto e che si è paranoicamente imposto.

Egli i rivolge allora ai bambini: solo in un rapporto totalmente asimmetrico , dove lui si pone come l’assolutamente altro, cioè un Dio o un demone malvagio, egli recupera una illusoria e transitoria sensazione di potenza. L’abuso sui minori diventa una droga. Essa esaurisce presto il suo effetto fino alla nuova dose in una spirale che si ferma solo con l’arresto. La pedofilia clericale ha quindi una sua caratteristica particolare che la distingue da altre forme di pedofilia Essa è un sintomo di una malattia in cui è coinvolto non solo il prete, ma anche l’intero apparato della Chiesa, nei suoi aspetti istituzionali e dottrinari. La Chiesa non può che cercare di occultare la realtà inquietante degli abusi, dietro dichiarazioni ufficiali che lasciano il tempo che trovano. Essa sa bene che il problema non è costituito dalle deviazioni sessuali di singoli soggetti ma è in discussione il suo intero modo di concepire la realtà umana e la sessualità. . La Chiesa società perfetta aspira a rimanere sempre la stessa, semper eadem ergendosi al di fuori del tempo e della storia. Il progetto di una immobilità assoluta, viene realizzato al prezzo di vite umane, sofferenze e torture indicibili. Tale sacrificio, per le gerarchie clericali, sembra non essere poi così importante. Importante è che l’immagine di Gesù e di Dio legati da un matrimonio mistico con la Chiesa, rifulga imperitura nei secoli dei secoli.