La psicoterapia della psicosi

La psicoterapia delle psicosi è un tema fondamentale su cui si confrontano diverse impostazioni: gli organicisti pensano che in realtà la malattia mentale grave sia incurabile con mezzi puramente psicologici che pertanto possono servire solo di supporto. Se facciamo una revisione della letteratura vediamo che i i casi di psicosi schizorfrenica trattati con successo sono relativamente pochi:  libri come “Le mani del dio vivente” di Marion Milner, o “Diario di una schizofrenica”  di Margherite A. Secheaye sono diventati dei classici come anche “Un viaggio attraverso la follia di Mary Barney a cura dello psichiatra americano Berke che lavorava a Londra insieme ad Estherson  nei networks creati da Ronald Laing pubblicato nei Penguins a suo tempo (anni 70)  e del quale non so se esiste una versione italiana. Personalmente mi sono dedicato alla psichiatria per l’interesse che in me suscitava la psicoterapia della psicosi : Massimo Fagioli mi ha attratto, quando lo ho conosciuto alle metà degli anni 70,  soprattutto perchè intuivo che  aveva una grande esperienza in questo settore di studi avendo effettuato esperienze cliniche di prim’ordine con Ferdinando Barison e Ludwig Binswanger.

A tutt’oggi nella diagnosi della schizofrenia Fagioli rimane imbattibile. Credo che il secolo che è passato all’incirca da quando Bleuer ha coniato il termine Schizofrenia ci ha fatto comprendere come la cura della psicosi sia una vera e propria impresa in quanto coinvolge aspetti politici e sociali nei quali è facile perdersi. Qui faccio un passo indietro: per me la psicoterapia è sempre stata sinonimo di psicoterapia di gruppo. Perchè mi sono chiesto spesso? Non ho una risposta precisa però quella che ritengo più plausibile prende in considerazione il fatto che  il novecento ha visto non solo l’emergere di forme politiche storicamente nuove come i totalitarismi, ma anche parallelamente di  forme psicopatologiche nuove. Nuove non solo perchè fenomenologicamente tali ma perchè si sono diffuse come epidemie all’interno di vasti collettivi umani, le folle e le masse.

Il passaggio dalle folle ottocentesche, teorizzate dalla scuola positivistica italiana (Lombroso, Sighele , Ferri) e da Tarde e Le bon  alle masse dei primi decenni del 900 si accompagna ad un vero sconvolgimento psicologico, Emerge latente quella che potremmo definire una psicosi diffusa in vastissimi assembramenti umani, sconvolti dalla brutalità del tutto inedita della guerra moderna e da cambiamenti sociali , politici , ambientali rapidissimi in rapporto alle epoche precedenti.  Comunismo, nazismo e fascismo sono movimenti politici storicamente delineatisi in un clima di crollo catastrofico degli imperi ottocenteschi nei quali oggi tutti sarebbero d’accordo nel riscontrare elementi di pazzia, cioè di ideologia per il numero delle vittime che hanno fatto, per la disumanità che li ha accompagnati sia pur con motivazioni ed angolature non completamente sovrapponibili.

Oggi questa accelerazione del cambiamento è vertiginosa e tumultuosa e mette a dura prova schemi mentali consolidati e favorisce forme di conservatorismo deliranti di fronte ad un mondo che cambia da un giorno all’altro. Però ciò che amplifica i processi di trasformazione personale è l’appartenenza ad un gruppo. E’il gruppo, se non vogliamo dire come un tempo, la classe  sociale il motore del cambiamento che mette le ali a qualunque idea nuova che si propaga spesso con una velocità prima di oggi inimmaginabile.

Certo anche internet intensifica gli scambi e consente per es . di pubblicare senza le attese delle case editrici, i loro interessi economici, la faziosità ideologica. Internet crea un grande pubblico di lettori, che poi diventano masse e folle che si muovono in modo imprevedibile nella storia. E’ la folla e la massa, innescata dal pubblico della rete  la figura dell’irrazionale  che irrompe oggi negli avvenimenti politici spazzando via come uno tzunami tutto ciò che è irrigidito, abbattendo come un terremoto le forme orgogliose della tradizione che però non avevano un sufficiente radicamento nella realtà degli uomini. C’è in questa ribellione alla violenza ed alla tirannia un contenuto di sanità? O  una violenza si sostituirà ad un’ altra violenza e sorgerà una nuova forma di tirannia?