Una nuova estetica (per Appiam-17 sett.2015) Testo

Inserisco il testo del mio intervento a Per Appiam il 17 settembre 2015 e il link per il video che precedentemente si aveva difficoltà a trovare.
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settembre 2015)

http://segnalazioni.blogspot.it/2015/09/sulla-stampa-di-lunedi-28-settembre.html

 

di domenico fargnoli

 

Estetica è un termine coniato nel1750 da Baumgarten il quale la definiva arte del pensare in modo bello[1]. Come psichiatra sono tenuto a occuparmi del pensiero in tutte sue forme e anche quindi dell’estetica. Non posso ignorare che fra psichiatria e arte, l’oggetto dell’estetica, c’è stato sempre un rapporto difficile: la psichiatria e la psicoanalisi, grazie alla falsità di Freud , hanno frainteso il significato dell’arte; l’arte ha creduto alla creatività della malattia mentale, o ha rivendicato rispetto a quest’ultima una terapeuticità che non le compete. Psichiatria e arte possono invece intimamente compenetrarsi in base a un pensiero nuovo, bello in quanto nuovo, creando un intervento sulla realtà umana prima sconosciuta.

Quando Massimo Fagioli fra il 1971 ed 1974 scrisse e pubblicò i primi tre libri della teoria della nascita, emerse un forma e un contenuto di pensiero che definivano un’identità psichiatrica nuova e originale. Insieme alla comprensione e cura della malattia mentale era comparsa negli anni 70, una concezione della realtà umana destinata ad avere ripercussioni in ogni ambito della conoscenza umana. A noi interessa comprendere come una teoria nata nell’ambito della cura della malattia mentale abbia assunto una fondamentale rilevanza nella pratica artistica contemporanea. Com’è avvenuto che Fagioli partendo da una formazione psichiatrica si sia cimentato in seguito con il cinema, l’architettura, la pittura, la scultura, ,la grafica e persino la musica?

All’inizio del 1976,nel seminario che Fagioli teneva a Villa Massimo, una ragazza dal fondo della sala disse: << Ho fatto un sogno>> e raccontò di una donna che si muoveva come un automa. Fagioli, pensò che non era percezione delirante ma la sfida, che proponeva la scoperta e la cura dell’anaffettività. <<E venne- scrive Massimo- l’idea immagine che era iniziata la possibilità di cura, formazione e ricerca della realtà mentale umana che si espresse nelle parole: Analisi collettiva[2]>>

Una moltitudine anonima aveva stimolato l’interpretazione dei sogni avendo stabilito un transfert, un rapporto irrazionale con l’autore dei tre libri che aveva denunciato la violenza della razionalità nei confronti dell’irrazionale[3].

Recentemente l’8 Agosto 2015 Fagioli, in Left, ha ripreso il tema dell’inizio dell’Analisi collettiva affermando che con l’interpretazione del primo sogno raccontato il 13 gennaio 1976, l’identità dello psichiatra andò incontro a una complessa modificazione. La vera novità era l’interpretazione dei sogni. Erano scomparse le libere associazioni freudiane[4] e l’inconoscibilita’ dell’inconscio.

Lo sviluppo dell’identità artistica di Fagioli, è un aspetto della complessa modificazione cui andò incontro lo psichiatra quando iniziò a interpretare i sogni sollecitato da una donna e da una moltitudine anonima.

La moltitudine anonima non solo aveva creato il setting dell’Analisi collettiva, ma aveva stimolato del tutto irrazionalmente Fagioli a esprimere le sue capacità artistiche implicite nell’eccezionale rapporto con l’irrazionale che l’interpretazione diretta dei sogni richiedeva. La moltitudine aveva sfidato lo psichiatra a formulare una nuova estetica, e ad impegnarsi in una prassi artistica. Si potrebbe considerare questa nuova estetica una creazione collettiva del tutto diversa da altre conosciute .Anche le pitture rupestri sono state una creazione collettiva. Gruppi di donne sono discese, diecine di migliaia di anni fa nelle caverne ma ciò che rimane oggi è la sovrapposizione di innumerevoli mani alla realizzazione di un’opera. C’è stato un soggetto geniale che, in epoca preistorica ha catalizzato e indirizzato l’attività pittorica d’un gruppo di donne ?

In quel primo sogno del 13 gennaio 1976 a Villa Massimo si faceva riferimento al racconto Il mago della sabbia di E.T.A Hoffman del 1815[5]. Nathaniel il protagonista si era innamorato di Olimpia un automa di legno: egli è l’artista che, cadendo nella percezione delirante e nell’annullamento dell’immagine femminile perde la creatività. I suoi poemi diventano piatti, inducono una noia e una pesantezza mortale. Il mago della sabbia precorre “Shining” film di Stanley Kubrick del 1980. In Hofmann c’è l’idea di un artista che si ammala e perde la capacità di usare poeticamente il linguaggio mentre a partire da Freud passando attraverso Jaspers, Prinzhorn, Morghenthaler, Barison e più recentemente Louis A. Sass la distinzione fra artista e nevrotico o schizofrenico viene meno.[6]. Fagioli demistifica il freudismo e tutte le concezioni estetiche che ne sono derivate. Ugualmente egli rifiuta le concezioni fenomenologiche ed esistenzialiste della psichiatria che hanno avuto un influenza enorme nell’arte moderna e postmoderna. Safranski uno dei biografi più accreditati di Heidegger constatò che quest’ultimo era più citato nelle accademie di arte che in quelle delle scienze[7]. La volontà heideggeriana di realizzare un’opera, insieme filosofica e poetica, è un potenziamento particolarmente estremo della soggettività. La volontà di opera è la volontà di potenza di Nietzsche[8] cioè la pulsione di annullamento.

Nel 1980 Fagioli scrive “Bambino, donna, e trasformazione dell’uomo” in cui afferma che nelle forme e nelle immagini belle dell’arte c’è una castrazione nascosta perché non si può gestire attraverso di esse quel rifiuto della pulsione di annullamento che nasce dalla vitalità e non ha ancora immagini. La rappresentazione delle immagini e la negazione della sostanza [nell’arte] lasciano gli uomini schiavi dell’invidia e dell’ammirazione per gli artisti che sembrano toccati da grazia divina[9].

Nel 1980 al festival dell’Unità di Bologna Fagioli propone una critica radicale dell’arte figurativa moderna nella misura in cui essa implichi “la libera espressione”. Nella libera espressione il fatto di prescindere dai rapporti umani può raggiungere livelli elevatissimi, con un ideale di narcisismo, di anaffettivita quasi assoluto. L’aggettivo “libera” indica l’assenza non solo di un interlocutore ma di una intenzionalità , di uno scopo, di un oggetto specifico[10].

La critica sembra rivolgersi in particolar modo alle estetiche di derivazione Kantiana secondo la formula Ars gratia artis. Nel 1790 nella Critica del giudizio scriveva Kant<< L’arte bella (…) ha il suo scopo in se stessa >>[11] e oltre, nella stessa opera <<(…) l’idea estetica (…) è il libero gioco dell’immaginazione (…)>> [12]

Il libero gioco dell’immaginazione il cui unico fine è il piacere estetico può avere esiti drammatici. Balzac nel 1831 ha scritto un racconto, Il capolavoro sconosciuto rielaborato in varie versioni fino al 1845[13]che ha avuto un’importanza fondamentale nell’arte moderna,. Il protagonista Frenhofer un pittore del seicento che ricorda Rembrandt, influenzerà profondamente Cezanne che con lui si identificava, Rilke , Picasso, persino Schoenberg. Catherine Lescaut, cortigiana, è soggetto del quadro su cui Frenhofer lavora da dieci anni «La missione dell’ arte non è copiare la natura, ma esprimerla!» afferma Frenhofer. Ma alla fine lo svelamento della sua Catherine Lescaut detta La belle noiseuse («Ella è mia, soltanto mia. Mi ama. Non mi ha forse sorriso a ogni pennellata che le ho dato?>> Dice il vecchio maestro[14]) rivelerà colori confusamente ammassati, e delimitati da una moltitudine di linee bizzarre che formano una muraglia di pittura dalla quale emerge riconoscibile solo un piede. Frenhofer, di fronte alla reazione degli altri pittori che nel quadro vedono il nulla , si suicida dando fuoco a tutte le sue tele. Balzac scrive il Capolavoro trent’anni prima che gli Impressionisti sconvolgessero Parigi, settant’ anni prima dell’ Astrattismo e del cubismo, un secolo prima della nascita dell’ Informale. Eppure nell’opera di Frenhofer, ci sono tutti i segni del superamento del figurativo e le tematiche dell’ arte moderna. Frenhofer è chiuso come Pigmalione nell’adorazione del ritratto di donna che lui stesso ha creato e che non vorrebbe fosse mai mostrato agli altri. Al fondo c’è l’angoscia di non riuscire a infondere la vita al ritratto, la donna rimane materia inanimata. Il furor creativo del vecchio pittore ha un tratto diabolico che lo trasporta nelle regioni sconosciute dell’irrazionale dove incontra il vuoto e la morte.

Nell’arte di Massimo Fagioli al contrario la capacità di vivere il rapporto uomo donna è il fulcro di tutta la sua attività non solo come psichiatra ma anche come artista: egli crea splendide immagini femminili come Giulia interpretato da Maruska Detmers in Diavolo in corpo nel 1986 o la contadina ne “La condanna” [15] 1992. Nella rivista “WWN” del dicembre 1986 compare l’immagine di Maruska[16]. Nella stessa rivista WWN si parla della ristrutturazione del setting dell’Analisi collettiva in via di Roma libera[17]. Fagioli effettua dei disegni che servono a progettare uno spazio che a tutti gli effetti corrisponde a uninstallazione che accoglierà grandi gruppi. Il setting non è più una struttura anonima ma acquisisce un significato e un valore estetico. Lo spazio di via di Roma libera nella ristrutturazione del 1986 evocava l’immagine della nave o del pianoforte a coda, mentre il pavimento rosso rimandava a Cuore di vetro film di Herzog del 1976. Diceva Fagioli: <<(…) la sala con la sua struttura d’arredo non è che la rappresentazione del movimento e di tutte le dinamiche che intercorrono fra analista e analizzando (…)>> Lo stesso discorso vale per la successiva ristrutturazione del 2001 che corrisponde a un nuova dinamica, fra psichiatra e analisi collettiva. Non sono più ammissibili punti ciechi o morti che ricordino il transfert psicotico del gruppo di Villa Massimo. Lo spazio diventa una struttura unica in legno con la geometria di due rettangoli che trovano una convergenza, un’unificazione ideale nel punto in cui si trova lo psichiatra.

All’interno del setting, avviene il processo della cura con l’interpretazione dei sogni. Quest’ultima è una vera e propria performance, che partendo dalla sensibilità del corpo arriva alla verbalizzazione dei contenuti latenti delle immagini oniriche. Essa ha in sé un elemento artistico per il rapporto immediato con il non razionale, per la sensibilità e la fantasia che presuppone, senza regole prestabilite. Ogni interpretazione, che si svolge sullo sfondo di un pubblico che interagisce a livello consapevole e non consapevole è unica e irripetibile. L’interpretazione del sogno non si esaurisce nell’essere un evento artistico poiché essa include il riferimento a una metodologia medica e psichiatrica e a una teoria scientifica, quella della nascita: arte e scienza dialogano fra loro in modo originale e interagiscono con esiti non prevedibili. Una nuova estetica non può prescindere dall’interpretazione dei sogni che è iniziata nel 1976 con l’Analisi collettiva perché è necessaria, per l’arte, una comprensione, mai esistita precedentemente della nascita umana e del linguaggio delle immagini comunque esse vengano create. I disegni, i quadri e le copertine di Fagioli, nati in contesti che non sono quelli della cura, nella quale i movimenti del corpo sono sospesi e messi fra parentesi, acquisiscono un senso nuovo quando vengono sognati, quando una moltitudine di persone interagisce con essi a livello consapevole ma soprattutto inconsapevole.

E’ stato tradotto in italiano un libro di Claire Bishop Inferni artificiali[18]che traccia un profilo storico della cosiddetta “estetica partecipativa”. Siamo di fronte alla tendenza di molti artisti contemporanei a disinteressarsi alla creazione di un oggetto bello e a intervenire, con installazioni, performance, eventi o quant’altro sulle relazioni umane. Il pubblico è il vero medium che viene stimolato a partecipare a situazioni che possono assumere i più vari significati. L’arte vuole modificare la realtà umana. Gli artisti vogliono diventare psichiatri, poichè l’estetica viene concepita come un << (…) regime autonomo di esperienze che non è riducibile alla logica, alla ragione o alla morale[19]>>

L’arte partecipativa resta però a livello della coscienza o se allude al non cosciente rimane senza parola come Marina Abramovic nelle sue  mostre L’artista è presente[20]. L’ estetiche partecipative o relazionali sono lo sviluppo di un’idea, del 1957, di Marcel Duchamp: l’artista non sarebbe il solo creatore ma anche il pubblico parteciperebbe al processo creativo decifrando e interpretando l’opera d’arte[21]. Certo: ma a quali condizioni? Il pubblico spesso è vittima e complice di una truffa. Nel 1961 Duchamp scriveva che limitava il numero dei suoi ready made, perché “l’arte è una droga-diceva- ad assuefazione”[22].

L’artista è un creatore o uno spacciatore?

Fagioli, a differenza dell’estetica partecipativa, non elimina il disegno, il quadro, la scultura che nascono spesso in modo spontaneo, come lo schizzo detto Lo scarabocchio nero , espressione della fantasia di sparizione e della nascita senza le quali non c’e la libertà dell’artista. Scrive, a proposito del suo schizzo, Fagioli:<< Poi come se fossi insieme rilassato e stanco cado nel narcisismo del pisolino, nel tentativo di ricreare quella nascita perduta per il tempo finito della vita umana. Ma, in un attimo, compare sfuggente come diventasse evanescente, un pezzaccio di cartaccia con disordinati e confusi scarabocchi d’inchiostro (…). Sono linee che si sono formate come fossero serpenti morti, linee che si sono create come fossero lettere dell’alfabeto che fa parlare la mano dell’essere umano. (…) Ora c’è un volto misterioso e sconosciuto che si è creato da se stesso utilizzando la mano dell’essere umano che ha seguito la linea di un pensiero senza memoria ed ha fatto, senza parola linguaggio>> [23]

Attraverso il movimento della mano emergono linee di un linguaggio senza parola che proviene dal non cosciente. Le linee dello schizzo acquisiscono il senso di un volto sconosciuto catturate nel sonno un attimo prima della loro evanescenza. L’opera così creata, però non rimane un oggetto fine a se stesso, da nascondere alla vista altrui come il capolavoro sconosciuto di Frenhofer, ma compare in Left come immagine che provoca reazioni interpretabili nel processo della cura e della ricerca. Si riesce così a mettere insieme due realtà che sono sempre state considerate radicalmente antinomiche: la libera espressione del singolo artista e la partecipazione collettiva. Come è stato possibile? Il 2 novembre 2013 lo scarabocchio, in left si trasforma [24] e rivela il suo contenuto latente: il colore rosso e il movimento di un profilo di donna.

 

[1] A.G. Baumgarten,L’estetica, Aestetica edizioni, Palermo 2000, p.27

[2] M.Fagioli. Ricordi e memorie, LEFT 5, 6 Febbraio 2009

[3] Ibidem

[4] M.Fagioli, Memoria fantasia dell’esperienza vissuta, Left, 30-31, 8 Agosto 2015

[5] cfr E.T.A Hoffmann, L’uomo della sabbia, Rizzoli, Milano, 1983

[6] L.A.Sass, Madness and modernism, BasicBooks, NewYork, 1992, pp.366 e ss.

[7] R. Safranski. Heidegger e il suo tempo, Longanesi, Milano 1996, p.491

[8] R. Safranski, Heidegger cit.p.364

[9] M.Fagioli. Bambino donna e trasformazione dell’uomo, L’asino d’oro, Roma 2013, p.164

[10] M.Fagioli. Bologna 1980. Realtà umana dell’artista e opera d’arte. Il sogno della farfalla ,4, 2010 p.6 e ss.

[11] E.Kant , Critica del giudizio, Laterza, Roma-Bari 1992, p.131

[12] Ivi, p.141

[13] H. Balzac, Il capolavoro sconosciuto in L’artista allo specchio, Lubrina editore, Bergamo, 1991

[14] H. Balzac, Il capolavoro cit. p 80

[15] M. Bellocchio, M. Fagioli, La condanna. Una sceneggiatura, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1999

[16] S. Martella, Freud è servito, Intervista con Massimo Fagioli, WWN,6, 1986, pp.31-34

[17] ibidem, pp.35-37

[18] C.Bishop, Inferni artificiali, Luca Rossella edizioni, Novara 2015 ma anche Partecipation edited by Claire Bishop, Whitechapel Gallery Ventures limited, London, 2006. Sull’estetica relazionale, concetto affine a quello di estetica partecipativa cfr. N. Bourriaud, Estetica relazionale, Postmedia SRL, Milano, 2010

[19] C.Bishop, Inferni artificiali, cit. p.30

[20] M. Ackers, Marina Abramovic, The Artist is present, film documentario. Usa 2012

[21] M. Duchamp, Scritti, Abscondita Milano 2005, p 163

[22] Ivi. P.

[23] M.Fagioli, Cerco le parole che siano pensiero , Left, n.42,, del 20 Ottobre 2012>>

 

[24] M.Fagioli, Segno rosso e scarabocchio nero . Left, 48, 07-12-2013 Lo scarabocchio nero comparve in Left, 41, 13 Ottobre 2012.

 

Figli rubati – Presentazione del libro di Federico Tulli (l’asino d’oro)

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La Chiesa, l’adozione forzata e la politica della famiglia


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di domenico fargnoli

Premessa. Un crimine contro l’umanità, comporta delle vittime, che nel caso dei disaparecidos vanno iidentificate in base a testimonianze quando non sia possibile materialmente, l’accertamento delle responsabilità ma anche la ricerca delle motivazioni. Queste ultime spesso sono ideologiche e quindi l’ambito delle responsabilità si allarga a dismisura oltre quello delle responsabilità penali. Inoltre le motivazioni ideologiche hanno una radice non cosciente che va circoscritta con uno specifica ricostruzione storica oltre i fatti e le evidenze accertate.

troccoli il pensionato che torturava i desaparecidos

troccoli il pensionato che torturava i desaparecidos in libertà in italia per la mancanza di una legge contro la tortura

 

Il terzo libro di Tulli Figli rubati affronta il tema della violenza che i bambini e i genitori hanno subito durante le dittature nel Cono Sur degli anni 70 :– Lo stato terrorista in clandestinità ha perpetrato un genocidio in nome degli ideali cristiani sotto gli occhi di tutto il mondo che sa e non reagisce. Come afferma Louis Eduardo Duhalte che fu segretario ai diritti umani in Argentina il PROCESO di riorganizzazione nazionale sosteneva la superiorità dell’umanesimo cattolico e di un sistema di valori rispettosi dei dogmi della chiesa cattolica derivati dalla legge naturale , validi per tutti anche per i non credenti. Un uomo senza Dio, si diceva cessa di essere un uomo. Un bambino battezzato è diverso da uno non battezzato ha ribadito recentemente Bergohglio. Di conseguenza i marxisti o supposti tali cessano di essere uomini e si può fare di loro ciò che si vuole. La famiglia è , per gli ideologi del terrorismo di stato, fondata sull’autorità paterna e sul ruolo subalterno della donna relegata alla cura dei figli. Il nucleo familiare sarebbe minacciato di disintegrazione dall’aborto, dal divorzio, e dall’uso di contraccettivi. Il controllo della vita familiare e la regolamentazione dei suoi aspetti riproduttivi ed educativi è al centro della politica repressiva dello stato totalitario, Per il governo militare l’obiettivo della repressione fu il terrorismo, ma dando a quest’ultimo termine una portata che potrebbe comprendere praticamente chiunque. Il Generale Videla ha dichiarato nel 1978 al Times di Londra che “un terrorista non è solo qualcuno con una pistola o una bomba, ma anche qualcuno che diffonde idee contrarie alla civiltà cristiana occidentale. L’intransigenza ideologica che giustifica la crociate ha una lunga tradizione nella Chiesa Cattolica che considerò Mussolini l’uomo della provvidenza e benedisse le truppe mussulmane e la vittoria di Franco e venne a patti con le SS di Hitler. La complicità morale del cattolicesimo con Videla e compagni è solo uno dei tanti episodi storici di collusione con regimi totalitari: i figli rubati e i desaparecidos, fra cui molti preti aderenti alla teologia

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Il sinodo episcopale sulla famiglia. La famiglia cristiana maestra di umanità

 della liberazione ne sono stati i terribili i effetti collaterali. Ci sono state complicità dirette della Chiesa Cattolica come quelle che ha dimostrato Verbisky nei confronti di Bergoglio o il caso di preti che parteciparono alle torture e assolsero i voli della morte.

Ci fu una responsabilità della psichiatria o della psicoanalisi in appoggio alla mostruosa politica repressiva dello stato? Da Peron al 1983 L’Argentina fu soggetta, con qualche intervallo, ad una serie di regimi autoritari sempre più violenti durante i quali la psicoanalisi ebbe un eccezionale sviluppo . Si conferma una tendenza che si era manifestata durante il nazismo: Anna Freud ,Ernest Jones credevano che la psicoanalisi potesse sopravvivere in un contesto fascista e per questo furono mantenuti contatti con L’ Istituto di Mattias Goering per la psicotepia. Dopo la guerra un analista che ne aveva fatto aprte e era del molto implicato con il nazismo, emigrò in Brasile.

Nel 1966 sotto la dittatura di Ongania, la psichiatria non fu toccata dalla repressione ma d oggetto di una riforma democratica, appoggiata dal governo che consentì di adottare le comunità terapeutiche di Maxwell Jones . Queste ultime affiancarono i giganteschi ospedali psichiatrici dentro cui si praticavano in modo selvaggio, elettroshock, coma insulinico e cardiazolico oltre all’uso a tappeto degli psicofarmaci. Nelle comunità ci si concentrò sugli aspetti sociali della malattia mentale con l’aiuto della psicoanalisi, dando vita a micro democrazie nel contesto di una società dittatoriale. Nel 1970 prese il potere il generale Levingstone e ci fu una radicalizzazione di posizioni sia della destra che della sinistra. Quest’ultima guadagnò consensi nelle FAP ( federazione argentina psichiatrica) cercando di coniugare il marxismo con la psicoanalisi e aderendo alle posizioni antipsichiatriche del Nord Europa: la malattia mentale non sarebbe stata un’entità reale ma solo il riflesso della violenza e dell’oppressione della società

David Cooper in Argentina

David Cooper in Argentina autore de La morte della famiglia   (1971) e , con Ronald Laing Reason and violence (1971)

.Molti psichiatri delle Fap si impegnarono direttamente nella lotta politica abbandonando lo specifico psichiatrico. Dal 70 al 73 l’azione repressiva del governo si intensificò: molti psichiatri furono rapiti e uccisi ed altri licenziati mentre si procedeva alla chiusura delle comunità terapeutiche. Alcune resistettero cambiando semplicemente nome. La repressione non colpì le comunità in quanto tali ma la radicalizzazione politica delle FAP. Da l 1974 a 1983, sotto Isabelita Peron e la successiva giunta militare i regimi autoritari ebbero nel mirino gli psichiatri di sinistra che furono costretti all’esilio come la psicoanalista aderente al partito comunista Maria Langer o rapiti e uccisi da organizzazioni paramilitari di destra le famigerate tre AAA. Sotto Videla il governo militare convertì due ospedali psichiatrici Alejandro Posada e Borda in centri clandestini di detenzione e di tortura sotto la direzione di Ricardo Estéves che aveva promosso la riforma psichiatrica sotto Ongania. Anche se può sembrare paradossale non ci fu un ritorno a una concezione organicistica pura: il governo di Videla, al di là della retorica pubblica, continuò ad appoggiare forme di trattamento comunitario pur avendo licenziato in massa tutti gli elementi della sinistra e rimpiazzati con specialisti provenienti dai ranghi militari. Dagli psichiatri conservatori e dalla stampa popolare la teoria psichiatrica fu usata per dare uno stigma di malattia mentale all’avversario. Nella rivista SOMOS e Para ti alcuni rispolverarono la teoria che le guerrigliere erano psicopatiche.

Non solo il contesto comunitario ridefinito da posizioni di destra contribuì a sostenere il regime ma al di là dei discorsi ufficiali e la condanna di Freud anche la psicoanalisi ortodossa, rimasta su posizioni apolitiche, fu usata per difendere la concezione tradizionale della famiglia. Nel maggio 1976 l’APA ricevette un aiuto in denaro dal ministero della salute per organizzare il congresso di psicoanalisi latino americana.

arnaldo rascovky

arnaldo rascovscky autore de Il figlicidio (1973) e La vita psichica del feto (1977)

 

Per combattere il degrado della famiglia lo psicoanalista Arnaldo Rascovsky dichiarò che i terroristi erano malati mentali ed enfatizzò, alla radio, alla televisione e nei giornali nei quali era onnipresente, la connessione fra delinquenza minorile e il comportamento dei parenti. Nel 1973 Rascovsky aveva pubblicato un libro Il figlicidio in cui sosteneva l’esistenza di una tendenza istintiva ereditata filogeneticamente, ad uccidere i figli: si fa riferimento non a responsabilità politiche ma a un entità metastorica, l’eredità filogenetica che potrebbe essere chiamata anche in altro modo, per es. male radicale. Nel 1949 Marie Langer aveva anch’’essa parlato, in un articolo, di figlicidio, ma dopo la caduta di Peron chiarì che la madre assassina era per lei Evita Peron.

Maria Langer psicoanalista marxista ha scritto

Maria Langer psicoanalista marxista fondatrice dell APA ha scritto “El nino asado y otros mitos sobre Eva Peron” (1957)

 

Il libro Il Figlicidio fu profetico in quanto al di là delle stupidaggini pseudoscientifiche che conteneva, coglieva tendenze in atto nella politica argentina.. in effetti la repressione dell’operazione Condor fu una strage degli innocenti, come fu una strage degli innocenti la guerra delle Malvinas voluta dalla paranoia dei militari.

 

Ma Rascovsky fece di più scrisse un altro libro La vita psichica del feto che fu pubblicato a Buenos Aires nel 77 e che non fu soggetto ad alcuna censura. In tale libro si sostiene una tesi ancora attualissima e molto dibattuta che fa parte della dottrina della Chiesa : nel feto sarebbe presente già un’attività mentale, un Io fatto di immagini innate come affermato da Freud e prima di lui da Platone nel mito della caverna, Un’idea del genere, urta contro le evidenze scientifiche dell’embriologia e della neonatologia e ha un preciso significato politico. Un’antropologia basata sull’idee innate, sull’istinto di morte che è il peccato originale, è incline come la filosofia platonica cui si fa esplicito riferimento nel libro al totalitarismo. Platone e Heidegger si assomigliavano scrisse Hanna Arendt, il primo simpatizzava per Dionisio il giovane tirann di Siracusa, il secondo per Hitler. Dietro la facciata psicoanalitica c’è una concezione religiosa per cui se l’uomo non ha dentro di sè l’anima, o l’Io che dir si voglia fin dall’utero non è uomo. Negare , come fa non solo Raskovky ma la psicoanalisi freudiana in generale, che la capacità di immaginare insorge alla nascita per la fantasia di sparizione e la reazione allo stimolo luminoso significa lasciare l’uomo in balia dell’istinto di morte cioè della pulsione di annullamento. Quest’ultima crea il delirio di essere Dio e di poter disporre della vita e della morte,

Andres Rascovsky figlio di Arnaldo, ex presidente, come il padre dell’ APA, è anche lui un ospite fisso della stampa ma si guarda bene dall’entrare in conflitto con le gerarchie cattoliche. A un giornalista che gli chiedeva, nel 2010, se il papa credendosi l’emissario di Dio in terra fosse delirante egli rispondeva di no poiché una quota di delirio è normale e fa parte delle credenze popolari . In nome di questa normalità delirante, detta civiltà cattolica occidentale e con la benedizione dell’emissario di Dio in terra, si sono commessi, nel corso della storia genocidi o veri e propri olocausti.

 Per comprendere a fondo le motivazioni di fenomeni come quelli dei figli rubati e dei desaparecidos nel Cono Sur bisogna gettare lo sguardo su realtà più vicine a noi.. La postfazione del libro di Tulli, scritta da Simona Maggiorelli assolve egregiamente questo compito. Simona Maggiorelli mette in relazione il fenomeno dei ninos rubados e dei decaparecidos nell’operazione Condor con episodi analoghi avvenuti quarant’anni prima nella Spagna franchista.

simona maggiorelli autrice dell'articolo

simona maggiorelli autrice dell’articolo “Ladri di bambini” 2012

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Il genocidio argentino ha forti analogie con quella franchista del 36-39 non solo nel riferimento all’integralismo cattolico ma nel fatto che i militari e una parte della società insorse contro l’altra cercando di cancellarla dalla faccia della terra in nome dell’anticomunismo. In realtà tutta la spagna progressista e anche solo potenzialmente dissidente fu trucidata. Franco usò sistematicamente il terrore, la tortura, le esecuzioni collettive con sepoltura in fosse comuni e ma sopratutto inventò la pratica dei figli rubati e dei desaparecidos.

Con la benedizione di tutti i vescovi spagnoli nel 1937 e il grande piacere, parole testuali, con cui Pio XII accolse la sua vittoria nel 39. Le atrocità di Franco che gli spagnoli hanno cercato di cancellare dalla propria memoria stendendo su di esse un velo di silenzio, sono riapparse nel Cono Sur: nel 1975 Franco muore e nel 76 la giunta militare va al potere. Pura coincidenza che l’operazione Condor ha lo stesso nome della legione tedesca e italiana che rase al suolo Guernica? Nella crociata antimarxista spagnola la psichiatria giocò un ruolo determinante grazie allo ad Antonio Vallejo Nagera al quale tutt’oggi è dedcata una via di Madrid. Vallejo Nagera era un ufficiale medico africanista che dopo la guerra mondiale fu incaricato all’ambasciata di Berlino. Qui venne a contatto con Walter Gruhle, Julius , Schwalbe e Ernst Kretschmer fra i più illustri psichiatri dell’epoca. Nel 1934 sotto l’influsso delle teorie eugenetiche tedesche scrisse: Higiene del raza, la asexualizzazion (sterilizzazione) de los psicòpatas, Nel 1937 scrive Eugenesia de la Hispainidad.

Antonio Vallejo Nagera medico-psichiatra che si ispirava ai nazisti

Antonio Vallejo Nagera medico-psichiatra che si ispirava ai nazisti

La razza spagnola avrebbe avuto una superiorità spirituale dovuta alla tradizione cattolica, all’innato patriottismo e la devozione al Caudillo contro ogni tentazione non solo marxista ma anche liberale e democratica che evocava la spettro della congiura massonico ebraica per dominare il mondo. Bisognava depurare la razza dal gene rosso del marxismo e dalla deficienza mentale da cui erano affetti gli avversari. Siamo di fronte come abbiamo visto in Argentina ad una psichiatrizzazione della dissidenza: la guerra civile diventa un’operazione di igiene mentale.

Lo psichiatra spagnolo scrive sotto l’influenza di Ramiro de Maetzu un filosofo che per giustificare l’operazione di Franco si riallacciava addirittura al decreto di Alahambra del1492 emanato da Ferdinando II di Aragona ed Isabella I di Castiglia rivolto ad evitare il contagio della razza ebraica.

Già allora il razzismo antisemita, presente anche in Argentina, faceva ricorso a un linguaggio medico.

Tutta la retorica nazionalista è una riedizione della retorica antisemita dell’Inquisizione che addirittura si vuole ripristinare. Della stessa natura era la retorica di Gimenez Caballero altro ideologo franchista, il quale non solo crea il mito del Caudillo ma usa l’espressione di bestia rossa, e di cancro per alludere ai repubblicani e al marxismo. Vallejo Nagera fa riferimento agli stereotipi falangisti e sfrutta la sua autorità di medico e psichiatria per avvalorare la tesi che la II repubblica e i suoi sostenitori sono espressione di una realtà subumana. Nel 38 Nagera riceve l’autorizzazione ad aprire un gabinetto di investigazione psicologica e bel 39 scrive Psiquismo del fanatismo marxista: investigaciones psicologica en marxista femininas delinquentes. Lo psichismo femminile diceva lo psichiatra spagnolo, ha molti punti di contatto con quello infantile e animale: una volta persi i freni inibitori e il controllo sociale esplode l’stinto femminile della crudeltà e si favorisco modalità di condotte perverse sia sul terreno politico che nell’esercizio della prostituzione . La colpa è del regime repubblicano che ha riconosciuto alla donna il diritto di essere libera: Il crimime delle donne repubblicane era di essersi occupate di politica o di aver svolto lavori pubblici come quello di infermiera, per soddisfare appetiti sessuali latenti, rifiutando il modello tradizionale della donna di casa, sottomessa e sacrificata guardiana dell’ordine familiare. La conclusione dell’indagine condotta su 50 donne appartenenti alle brigate internazionali, era che quest’ultime avevano delle stigmate degenerative quando non erano schizofreniche o psicopatiche delinquenti per effetto del cosidetto gene rosso. Ovviamente, a lo studio di Nagera era a favore del carcere, che avrebbe potuto avere un effetto rieducativo e della sottrazione dei figli delle delinquenti femminili, minacciati di essere costretti a vivere a contatto con persone. che favorivano l’insorgere di patologie psichiatriche. Rispetto al significato rieducativo del carcere per le repubblicane vedi la contronarrazione di Pilar Fidalgo in A young mater in Franco’s Prison dove racconta le atrocità cui venivano sottoposte le donne dai falangisti: torture stupri, bambini lasciati morire di fame o di meningite. La testimonianaza di Pilar è del tutto sovrapponibile, a parte le date a quello dei sopravvisuti del ESMA. Lo psichiatra Enrique Gonzalez Duro

gonzales portada_16373ha scritto un libro su Le rapadas, le donne che per il solo fatto di essere compagne di repubblicani subivano il taglio dei capelli e costrette a bere olio di ricino e esporsi al pubblico ludibrio ricoperte di feci.

L’indagine storica ci consente di cogliere la motivazione originaria delle adozioni forzate, una pratica che verrà ripresa nell’operazione Condor e che in Spagna continuerà fino agli anni novanta, gestita da istituzioni religiose. La donne è un essere inferiore che fuori dal ruolo tradizionale nella famiglia cattolica non ha diritto e la capacità di essere madre: la sottrazione del bambino non solo è un abuso compiuto contro un essere indifeso ma è la privazione di una prerogativa la maternità, che può essere esercitata solo dentro il matrimonio religioso. La nascita senza il sacramenti o l’istituzione del matrimonio, scatena la percezione delirante e il giudizio di indegnità o di patologia mentale che si traduce nell’agire criminale di cancellare dalla vita del neonato la presenza della madre.

http://www.youtube.com/watch?v=4X7b2E_Jq-k5107SE8pmwL._SX331_BO1,204,203,200_

 

ll fenomeno delle adozioni forzate, che sono estremamente nocive sia per la madre che per il bambino, non è solo il risultato della sinergia fra integralismo cattolico e regimi totalitari per cui il crimine deriverebbe da una falsa interpretazione del cristianesimo di quest’ultimi. Negli stati terroristi totalitari la pratica dell’adozione forzata ha assunto un aspetto macrabo e persecutorio ma si è realizzata anche in altri contesti. In Irlanda le suore fino al 1996 hanno fatto sparire 40.000 bambini dati in adozione, dietro lauto compenso sottratti a donne che si erano concesse una libertà sessuale. Vedi il recente film Philomena. In Australia la Chiesa Cattolica ha chiesto scusa nel 2013 per 250000 adozioni forzate, realizzate anche con l’uso di psicormaci fra gli anni 50 e 70 con la complicità dello Stato e le istituzioni cattoliche Negli USA lo stato non sembrerebbe apertamente totalitario o terrorista : però dagli anni 40 agli anni 60 ha praticato la politica delle adozioni forzate. Una donna incinta, di razza bianca, non sposata grazie alla diagnosi degli psichiatri, in quel periodo sotto l’influenza freudiana, era considerata una malata di mente cioè una non madre. Veniva allontanata dalla famiglia e messa in istituzioni Maternal House gestite da associazioni cattoliche e dall’esercito della salvezza. Una volta partorito stava con il figlio circa tre settimane e poi agenzie autorizzate rispondevano alla grande richiesta di coppie sterili. Un neonato costava a quanto un’automobile, circa 15000 dollari. L’adozione forzata era considerata da psichiatri, assistenti sociali, rappresentanti delle corti di giustizia e volontari delle associazioni religiose, nonché dalla donna stessa e dalla sua famiglia una misura terapeutica. Liberatasi del bambino la donna poteva tornare alla normalità e alla prospettiva di una famiglia questa volta con la benedizione di figli.

 

Testimonianze

Anahì del mare libro di Anna Milazzo

 

Libro di Anna Milazzo

Libro di Anna Milazzo

Schermata 2015-10-19 a 12.07.13

A young Mother Franco’s prisons Senora Pilar Fidalgo’s Story ‘ .(.Londra 1939)
A YOUNG MOTHER IN FRANCO’S PRISONS SENORA PILAR FIDALGO’S STORY 7:m writer o f this story is Seiiora Pilar Fidalgo Carasa, a governess. Fascists (Falan- gistas) arrested her in her house at Benavente on October 6th, 1936, and she was brought by Civil Guards to the headquarters of the Civil Govern- ment of Zamora, where her identity was estab- lished, and she was imprisoned. On entering the gaol she fainted; only eight days before she had been confined. She carried in her arms her newly-born infant-a little girl. Her only crime was that she was the wife of a Socialist, who was the friend and protector of Protestants, and whom the rebels had not been able to execute, nor even to arrest.
Mter seven months of imprisonment, Senora Pilar Fidalgo was exchanged, with all her family (her mother and her three children) against the family of Sr. Semprun ofValladolid. The exchange was not made without difficulty. Senora Fidalgo was kept in prison for more than a month after the arrival in the rebel zone of Sr. Semprun’s family, which had always been treated with consideration by the loyalists. T h e evidence o f Senora Fidalgo is therefore direct, free and personal. At this moment she lives in France and is ready, should it be necessary, to confirm her statements and give further details. The facts that she reports happened in Zamora, in the very heart of Castile. The town of Zamora numbers only 18,ooo inhabitants and, like all the province of which it is capital, has been since time immemorial a hotbed of reaction. Even after the establishment of the Republic in 1931, the ” Rights ” camouflaged under the name of “Agrarian Party,” maintained all their old power. The partisans of the Popular Front, far less numerous than in other regions, had to struggle with Sr. Cid, who since the Lerroux-Gil Robles Government in 1934, had been Minister and lived as cacique or ” political boss ” of the Province. 2
The evening before the military revolt of July 1936, the recently promoted Civil Governor received in his office some provincial electors and municipal councillors, whom he calmly assured that nothing would happen. The Colonel of the regiment in garrison at Zamora, the Lieut. Colonel of the Civil Guard, and the officer commanding the Assault-Guards reaffirmed to himtheirfidelitytotheRepublic. When,atdawn, some men of Benavente came to warn him of the clearly established duplicity of the military, the Governor refused to arm the people, as they asked of him, giving as his reason that Sr. Cid himself.- a few minutes before and in this very office-had condemned the rebellion and offered his services to the Government. By noon the following day, Zamora was already in the power of the rebels, and the Governor was condemned to death with Sr. Moreno Jover, Deputy of the Cortes; Sr. Salvadores, a former Deputy; Sr. Pertejo Sesena, who had been provincial delegate since the election of the President of the Republic; Manuel Anton, Secre- tary of the Workers’ Federation; and also some hundreds of republicans, who were murdered in cold blood throughout this furious persecution. 3
Of this persecution Senora Fidalgo tells in the pages which follow only what she herself has seen andwhathasbeentoldherbyeye-witnesses. Her account adds to what was already known of Franco’s White Terror a new note of cruelty. It is the imprisonment and the martyrdom of mothers in the Spanish “Nationalist” zone. The~story is told in her own words. THE PUBLISHERS
I Prison Regime On my arrival in prison I was compelled to climb a narrow, steep staircase to a cell where there were already locked up about 40 other prisoners, and Iwasleftthereinahalf-faintingcondition. Under pretext of interrogation, I was obliged to climb up and down this staircase several times a day, which, because of my recent confinement and my weak state, brought on a severe hremorrhage. As I had not been allowed to bring any underwear for myself or my child, and there was neither mattress nor coverlet during the time of my imprisonment, I had to sleep on the cement floor- in midwinter also, when the climate of Zamora is one of the most rigorous in Spain. I en- deavoured to wrap up my child so that she would not suffer too much. Her hands and face turned s
blue with cold, because during these days the temperature in our cell fell four or five degrees below zero, and I had only a piece of blanket, which a companion had given me, to protect us from the bitter cold. At last I fell very ill, and risked asking the wardress (of whom I shall speak later) to call a doctor. Pedro Almendral was the name of the prison doctor. He came as a matter of form and, seeing my suffering, contented him- self with saying that the best method to be cured was to die. He prescribed nothing-either for myself or my baby. The wardress was called Teresa Alonso. Her daughter was Secretary to the Phalangist Party, and hence she had obtained the post of supervisor of the prisoners. She treated us with bestial brutality, overwhelmed us with the grossest insults and seized every opportunity of torturing us with refinements of cruelty. The prison regime was barbarous. Two days after my arrival I could not give my baby the breast, for all these emotions had dried up my milk. I was given every afternoon only a little cup of goat’s milk and water, which the child had to drink cold, for we were not allowed to make a fire. M y daughter fell i l l o f dysentry and 6
bronchitis. My companions in tribulation called her ” Miss Prison.” (We were 40 prisoners in a cell built to accommodate one person.) There were two benches to sit on, and there was the floor to sleep on. For our private needs there were only three chambers, which had to be emptied into a rusty old cauldron, a receptacle which also had to serve for washing our clothes. We were forbidden to have food brought to us from outside; and we were given disgusting soup cooked with soda. We were all in a deplorable state. In order to dry our washing we were not allowed to go into the yard, and so we had to spread it on the cement floor of the cell. Then we all squeezed ourselves into a corner so as not to walk on it. We begged the wardress at least to permit us to spread out our babies’ linen in the sun. She replied that we could dry it on ourselves: in fact, that is what we had to do, so that the infants should not suffer from the wet clothing. 7
II After five o’clock Anguish, indescribable anguish, arose within us when five o’clock came. Every day a new and frightful trial began with twilight. It was with horror we saw night fall; and we wished that the sun would never set. At eight or nine o’clock at night we all began saying good-bye to one another. Some tied up their bundle of personal belongings with the scraps of linen they possessed and used it for a pillow, as if they had tramped and rested for a last time on that final road which we foreshadowed. Some had already been parted from their jewels, ear-rings, wedding rings, religious medals and their little necklaces; they had given them to their relations through the bars of the interview cage, with messages for those soon to be orphans. One can guess with what 8
emotion these knick-knacks were received. Others who had not been visited gave up souvenirs of their domestic life-souvenirs of happy days- to those amongst us whom they thought would be the last to follow after them. For those who had a baby with them-and there were many (women who had been confined as recently as I were numerous) the first sign that they were to be taken to the executioner was when their infant was taken from them. All knew what this meant : a mother who had her little one taken from her had only a few hours to live. There were heart-rending scenes. T h e condemned mothers covered their little ones with kisses, pressed them for the last time to their bosoms; and it was necessary to tear them away by brute force from their mothers. Then the tears ceased. The women fell into a state ofsemi-consciousness, of absolute fixity and of frightening dumbness, having lost all idea of their surroundings. It was in this state that the poor women were led to their death. It happened every night. I have no recollection whatever of our being spared these dramatic scenes. In the profound silence that we kept, we first heard steps on the staircase, then steps in the corridor; and then the door was 9
opened. Civil Guards and Phalangists appeared, who read out names very slowly-with a torturing slowness. With the reading of the first name, anguish and terror seized all of us. Those who had been named took their kitbag, gave it to us, andaskedustoseethattheirpeoplegotit. Those who, once more, had not been named, uttered a sigh of relief at the thought that they had 24 more hours of assured life-a small concession that seemed to us a precious gift. In order to hear the list better, we held our breath and, so that our children should not cry, we gave them the breast. We who had to stay behind, fearing that the murderers would prolong their stay amongst us, begged the condemned ones not to delay their dressing. They knew, and we knew, that they were about to be killed and we were all in a hurry that the scene should come to an end; because if the victims claimed were slow in getting ready, the executioners hurled at us the grossest insults and threatened to take us all. The most tragic aspect of it was that the unfortunate ones who were going to die understood us very well and so went out quickly, some even without their shoes. However long, however full of change life may be, neither I nor any of the survivors shall ever forget those moments. 10
III The two worst nights The two most sinister nights that I passed in prison were those of October 9th and of December 13th, 1936. I still have them, and shall always have before my eyes, the terrible nightmares of those two nights. On October 9th the greatest number of my friends ofBenaventewerekilled. Therewere,withmany others whose names escape my memory for the moment, Epifanio Rodriguez Rubio, Felipe Mar- tinez Abad, Ildefonso Lopez, Enrique Villarino Santiago, Francisco Fernandez, Luciano Garcia Guerra, Marcelo Carbajo Lora. There was the son of a cobbler named Burgos who was only 19 years old, and Felix Vara, the painter Ibanez, Alejandrino Perez, Te6filo Infestas, and Vicente or Venancio Alonso. The wife of the last-named, II
Maria Garea, was imprisoned with us. They passed all the night of October 9th shut up in a hall of “Justice,” which served both as a torture chamber and as a chapel for the con- demned. It was also the place where we heard Mass. From our cell, grouped around the poor wife, we heard what was passing in that terrible waiting room when they came to find Maria Garea,whohadtoaccompanyherhusband. This was one of the farewell scenes at which I was present. Ishallneverforgetthemomentofdrama when this woman charged us (we who, perhaps, the next day would meet the same fate) not to abandon her children. T h e most tragic was to follow. We heard, when she had been conducted to the ” chapel ” where, with the other con- demned, she found her husband, the moans of the two as they embraced, now meeting for the first time since their imprisonment. The first and the last time. The moment of meeting was also the moment of parting. At dawn their bodies, clasped to each other, were thrown into a common pit.* The recollection of December 13th is no less tragic. It was said one day that some prisoners had plotted to escape. Sixty were chosen from 12
among them, because the Governor, who had been asked what punishment should be applied, had answered, it appeared, that they could not execute less than 50 of them. On December 13th, the 6o prisoners ‘were conducted to the famous hall of ” Justice ” near, as I have said, to our cell. Throughout a cold, clear night for five long hours we heard the grief-stricken cries of the martyred victims. We heard the lashings of thongs on flesh, and the wild insults of the executioners mixed with the shrieks o f the unfortunates and the thud of bodies thrown on the ground and against walls. There were hoarse and harsh wailings, others rising sharply like the cries of children suffering from meningitis. * With Vicente Alonso, husband of Maria Garea, were imprisoned among others Audelino Gonzalez Vila, Victor Calvo, Domingo Pedroso and his two brothers, Felipe Martinez Abad and Epifanio Rodriguez Rubio, Municipal Councillors, Enrique Villarino Santiago, journalist, Francisco Fernandez, baker, and his companion Jose Muiiiaga, who accompanied his wife Leonor Martinez Robles (who had been candidate for the Cortes), Modesto Rodriguez, employee in a pharmacy, Visitaci6n de Castro, wife of another Municipal Councillor, Vitaliano Barroso del Olmo, manufacturer and local chairman of the Republican Left Party, Marcelo Carbajo Lora, journalist, Alejandrino Perez, manufacturer, the painter Ibanez, Te6filo Infestas, a municipal workman, Ildefonso Lopez, manu- facturer and journalist, Pablo Santos, Felix Vara, Luis Fores, Luciano Garica Guerra, manufacturer, Cesareo Alonso and his sister,ofwhosetragicdeathwewillspeakoflater. Later,apractising Catholic was also imprisoned, the Mayor of the town, Alfredo Rodriguez Enriquez, who was to be condemned to 30 years imprison- ment, and who in April last was still in the prison of Zamora. Of all the above-mentioned, the lives of only Alfredo Rodriquez Enriquez, Leonor Martinez and Avelino Gonzalez were spared. 13
IV Masses and Sermons In the early morning Mass was said by the bishop himself. This took place only in excep- tional cases. Ordinarily, it was the priest who confessed the condemned and accompanied them to the place of execution-not in the least as a devout duty but in a spirit of “collaboration.,’ Statements of detained prisoners took place later from depositions in the course ofnew proceedings, and were the occasion of fresh arrests and fresh executions. I recall in connection with this that a priest, to whom the wardress compelled them to go, took it upon himself to speak with the prisoners. By his insidious questions this cleric extracted names and facts which he conveyed to the Phalangists. He even employed this procedure with those who were soon to be shot and whose 14
fear and proximity to death and the mystery of the great beyond inevitably inclined towards religion. Another exemplary priest was the one who said Mass. All his sermons were inflamed harangues against the “Reds.” He covered the republicans with insults and said to us that we were not imprisoned and to be killed because we were robbers, but because we were connected with men just as infamous. His imprecations were terrifying, and the most terrible curses came from his lips during the offertory. He refused absolution to one prisoner who was to be executed (Amparo Bara116n, of whom I will speak later) because she refused to declare that her husband was canaille. Such were the clergy who officiated at the last moments of the victims of the prre- torian revolt. As I said, it was the bishop who came on December 13th to the prison to celebrate Mass for the 6o prisoners who were to die. They were suffering from a night of torture, broken in body, their poor clothes in rags, bleeding martyrs. . . . In such conditions and in the presence of their executioners they were confessed, and exhorted to “die bravely.” It was in the same hall of ” Justice ” that the prisoners were led to hear Mass. Throughout the IS ‘
ceremony we had to kneel without turning our heads towards the chapel where the men.were. Behind us our gaolers kept guard over us. In this lugubrious spot, witness of so many martyr- doms and last sufferings, we often found small pieces o f paper on which were written by feverish and trembling hands words of farewell, in which were summed up a last vow or a final request. Onthefloorandagainstthosewallswere big splashes of fresh blood-blood vomited under bestial blows, by those who, some moments later, had found, in death, forgetfulness and the end of torture. Sometimes,thoughnotwithoutincurring great risks, we could gather up these papers. We carefully preserved (as in the cataco:rpbs were conserved the relics of the Christians thrown to the wild beasts) the relics of our new I?artyrs. 16
v Young women murdered I remember numerous cases worthy of being reported. Among others is that of Herminia de San Lazaro, a young woman 25 years of age and of great beauty. She was married and was a prisoner until the month of October. They gave her liberty shortly afterwards, but she fell seriously ill, either because the sufferings she had endured had enfeebled her, or the emotions she hadundergonehadtorturedhertoomuch. They accused her ofhaving thrown into the River Duero a statue of the Inquisitor Diego de Deza. For those who had established afresh the reign of the Holy Office that was a double crime. The clergy and the bigots ofthe province would not rest until Herminiawasimprisoned. Shewasdraggedfrom her sick bed, and again incarcerated. She entered 17
our cell at dusk and was for three hours a prey to intermittent attacks of epilepsy. That very night they took her to the cemetery and she was mur- dered. Herdeathwasdecreedtoavengeanoffence committed against a block of stone, the statue of one ofthe most notable among Spain’s Inquisitors. I should add also, apropos of this statue, that for a long time persons considered to be of the Left were obliged to search in the river where it had been thrown at the time of the Left electoral victory. The searches were in vain, but many people were drowned. The story of the Flechoso sisters is no less moving. They were brought in on a Sunday, the last Sunday of November, in the afternoon. One, Angelita, was aged 15 and the other 18. It tore one’s heart to see those two young girls, then ignorant of the fate awaiting them. We-did not think there would be any executions that day- generally they did not come on the Sunday to look for victims, and we wanted above all to persuade ourselves that no ill might befall the two children. We advised them to rest and to prepare for themselves on the floor a poor bed made with clothes and rags which we were able to lend them. They slept in each other’s arms 18
.and, for a while, we kept vigil over their innocent sleep. But towards nine o’clock the executioners came to look for them. One of the girls, very gentle in appearance, seemed on hearing the names to ask us what it signified and why they had been called. They dressed quickly, and the elder said to the younger, as she fondled her: “Take care, Angelita, if you do not feel well, lean on me.” We were so upset that we could scarcely say good-bye. They went down the staircase and then perhaps realized what end awaited them, for we heard their cries. The following day we learned that they had been killed together, clinging to one another. A month later an order came to set them free. I remember also some young girls of the Figuero de la Torre family. Serafina Figuero de la Torre, 15 years old, Aurelia Figuero de la Torre, 18 years old, and their mother, Maria de la Torre, are still in a dungeon as though they were dan- gerous criminals. The brother, a boy of 17 years, was killed, but the family does not know of his death. All the members of the Flechas family of Zamora, both men and women, have been killed : a total of seven persons. A young man, Transito Alonso, 19
succeeded in escaping alone but, in his place they killed his fiancee and her mother Juana R~os. They did the same with the family Camero : the mother, the two daughters and the fiance of one of them were all killed. A tailor named Silva, well-known in Zamora, was killed while his wife was in Toro. I could also cite innumerable families which were completely annihilated. lO
VI Sadism Julia Cifuentes, 25 years old, her mother Bal- domera Velado and Matea Luna Larma, sister of a Provincial Deputy, were brought to our . arms to be killed. Her mother soon followed. prison. They dragged Julia from her mother’s Matea was killed at the same time as Julia. The three women, accompanied by some girls, had been brought by the Phalangists from Villalpando in a motor lorry. The prisoners had to suffer all sorts of outrages, and some Phalangists even wished to violate them, while others went away with their companions. Another prisoner called Irene d’Almeida de Sayago told me herself that she had been brought to the prison in a motor lorry by Phalangists who attempted to outrage her. These scenes were very frequent. The 21
prisoners were considered by those who conducted them as spoils of war, and excesses were as terrible as they were common. I should like to cite with regard to this the case of a certain woman Eugenia, arrested by a man whom everybody knew and considered until then as normal, a lawyer, re- presenting the Conservative Party in Zamora, and named Segundo Viloria y Gomez Vilaboa. This individual arrested Eugenia, as he did hundreds of women-it was his speciality-and beat the unfortunate with such violence that when she entered our cell her body was black and her underwear stuck to her wounds. After this exploit he violated her. But he didn’t stop atthat. Whenhewasagainonguardintheprison, he once more sought out his victim, repeated his terrible acts; and the martyr came back to her gaol. Some weeks passed. Then one night the monster came again to look for Eugenia, led her to the cemetery and there assassinated her. Another case of sadism worth studying is that of an assassin named Mariscal. He went freely about Zamora and committed so many terrible crimes that even his accomplices were afraid. This Mariscal became one of the chief execu- tioners, by right of a long succession of atrocities 22
committed without regard to age, sex or the condition of the victims. These two murderers would make a fit study for psychiatrists. When we read the crimes of the monster of Dusseldorf with such indignation at the time, such disgust and shock, we were far from thinking that in our own country we should see even more terrible madmen emerge from among people whom we had considered normal. The fact is that there is no village, however tiny, in the rebel zone which has not its 10 or 12 criminals at least equal to the Dusseldorf monster; and many who surpass him in horror. To be imprisoned is (according to the rebels) to lose all individuality. The most elementary human right is unknown and men are killed as easily as rabbits used to be-in fact more easily, because formerly to kill a rabbit a hunting permit was necessary, whilst to kill people now you have only to go into the street and fire on them as a sort of diversion. To stress which I shall recall that the first three women murdered in the prison of Zamora were Engracia del Rio, governess at Fermosella, Carmen N – – , a young girl of 17, of great beauty, with lovely black hair, and Maria Salgado, of Zamora, widow and mother 23
of a small boy of seven years. These last two were led to the cemetery by a band of Phalangists who, once there, told them that they would allow them to run and that, if they succeeded in escaping, their lives would be spared. The two women were shocked but, at the same time, urged by the instinct of self-preservation, they ran madly from tomb to tomb, jumping over graves, hiding behind the crosses and the chapels. During this time the Phalangists, those ” young men of good family,” pursued and fired on them as though hunting. It was a night at the end of summer, and about eleven o’clock. Wounded, bleeding, victims of an incredible madness, the two women finally fell dead from the bullets of their hunters, the “Senoritas,”* who roared with laughter and went to recount their exploits at the casino and, on the following day, to take communion in the church of their parish, where a priest impatiently awaited them to congratulate them on the zeal they had shown in defence of” Holy Religion.” The chauffeur of a doctor very well known in Zamora, Dado Crespo Cerro, had succeeded in escaping to Portugal, but was arrested at Braganza by the Portuguese authorities, who delivered him * Seiiorito-a “young man about town.”
once again into the hands of the rebels. Before killing him they made him suffer the most terrible tortures. A woman prisoner was made to assist at one of those torturings, and she told me all about it. This woman was then feeding a child. The impression she experienced on seeing the unhappy chauffeur beaten by lashes, one ear tom off, his face all weals and cuts in many places, spouting blood from the nose, eyes, ears and mouth, was so strong that the baby she was feeding came out in septic abscesses all over its body. She begged that the baby might be looked after, but was refused. The poor woman was also killed; and the child taken to the hospital was no more than one great sore. I suppose it died there. In our cell a child died in our midst. It was there with its mother and grandmother-both prisoners. It had meningitis. It cried piercingly, and died without the doctor ever coming to see it, and withouthavingreceivedanyattention. Themother and the grandmother, who had done their best for it, were killed together-the day after the death of the infant. 25
VII u Justice” in Franco’s Spain If this is what women endured, what shall I say about men ? Every afternoon we saw in the yard the ” Division ” take place, which consisted in separating from the I ,coo odd prisoners a few dozen men destined to be delivered to their murderers the following night. Some had been condemned by those so-called ” Councils of War,” utter caricatures of tribunals, whose de- cisions were based only on the evidence of parish priests and the Commander of the Civil Guards. Judgments were based on the offence of” military rebellion ” ! The rebels accused those who had not joined their movement of the crime of which they themselves were guilty. Arbitrary tyranny and sadism showed themselves everywhere : the greater number of the victims of the division had not been tried. There was not even a pretence of considered judgment. 26
That, however, is without importance, for rebel justice does not stop at such details or lose itself in procedure. Those responsible for executions judge according to their pleasure, without any sort of control. How should it be otherwise ? In this place there is no authority which is not criminal, partly because the right of authority is in proportion to the 1percentage of alleged dilinquents, and partly because whoever does not kill would not know how to exercise the least authority over the murderers. The result of all this is that the ” judged ” prisoners are no better off than those who are not judged. It makes no difference whether one is at home or in prison. Any Phalangist, if he so wishes, can enter any house, compel any person to leave, take him or her openly and murder without any questioning. If a relation or friend of the victims wished to protest, he knew only too well that he would suffer the same fate. Therefore, over each crime there was a vast and profound silence which nobody dared to break. The rights of the in- dividual, the rights of humanity were ignored. Whoever entered the prison door knew that he would probably be murdered. Nor was he who stayed at home any more sure that he might not 27
be arrested during a family meal, or an hour after he had retired to bed. Amparo Barall6n, wife of the distinguished writer Ramon J. Sender, was murdered at dawn on October 12th, 1936. She had Andreita, her eight months old baby, with her. At six o’clock in the evening Justo, the administrator of the prison, entered her cell and dragged her child from her arms, saying, among other witticisms, that ” the Reds had not the right to nourish their children.” Amparo Barall6n, powerless to defend her child, struggling, weeping, a prey to in- describable madness, shrieked and, then weeping, wrote a farewell letter to Sender, a letter which I kept for a long time, but had to destroy later because of the continual searches to which we were subject. I know that in this letter she delivered her children to his care and held responsible one of his relations named Sevilla for the situation in which she found herself. When she had written this letter Amparo fainted and when she came to herselfshe remained in a state of semi-consciousness, crying aloud for her little girl. At night, they dragged her from the prison and led her to the cemetery where she was murdered.* * Her two brothers had already been murdered. 28
Teresa Adam, another woman, met the same fate. She was married to a Madrid journalist named Ignacio Alvarado. T eresa gave m e – a n d I have kept them-her wedding ring and some medals. She was a brave woman, very intelligent, well brought up and cultured; she was admirable in the face of death. I think that these examples suffice to establish in what form “Justice” is administered in the zone where Franco and his hired ruffians reign. In regard to crimes, let us consider pillage and organized theft especially in the villages. In the quiet hamlets of the province of Zamora, veritable depredations by the Phalangists take place. The men go to the farms, pillage granaries, arrest inhabitants, take money, cattle, fowls, empty the cellars and leave the house perfectly bare. I remember in the first days of the ” movement,” when I was still in my house at Benavente, I saw the sons of one of my neighbours (a doctor, Antonio Conde Hernandez) young rogues of about 16 years old, with guns slung on their shoulders. With sleeves turned back like workmen, they, who had never worked, recounted as though they attached no importance to their words, and as though they were speaking of the most ordinary 29
occurrences in the world, the thefts which they had committed in the neighbouring villages, frightening by their childishly bellicose attitude (which, as experience taught, was terribly tragic) forcing peaceful labourers to give up all that was imperiously demanded, and making·the workers testify their enthusiasm for the ” Cause and the Crusade.” These good-for-nothings who made themselves hoarse with shouting,” Spain, Imperial, One, Great,” took back all sorts of victuals to their homes, where they shared them merrily- foodstuffs which were at once eaten at joyous feasts, shared by their relations, their oldest friends-those former proud defenders of “the sacred rights of property,” those very same people who had designated as theft the Republic’s plans for Agrarian Reform. The right of property had been abolished. Even the dead are not respected. Corpses are stripped meticulously of all that is of the least value. I can cite, having heard the account in the prison, the case of Sr. Zuloaga, a barrister and jurisconsult, eminent in Leon, who was murdered near that town and whose body was discovered absolutely naked. Sr. Zuloaga was a striking personality in local society; and kept himself apart from all political activity. He was actually of rather conservative tendencies. 30
They murdered in the province of Zamora about 6,000 persons; 6oo of them were women. There is not a village, however small or isolated, which has not known Phalangist crimes. On the roads, in the meadows, in the fields, under the trees and in the thickets of the mountains, everywhere- for months and months-bodies appeared : some were left as they were murdered, others were disinterred by animals from graves hastily dug by the murderers. Towns and villages became places of silence; and suburbs places of mourning. Widows and orphans still alive and free have had to hide their grief for fear of being killed. They begged secretly, because anyone who helped the widow or orphans of a ” Red ” exposed him or herself to being shadowed. Only the Social Assistance which has been or- ganized is able to allay material suffering, but even then it is by imposing moral suffering : obliging orphans to sing the songs of the murderers of their father; to wear the uniform ofthose who have executed him; and to curse the dead and to blas- pheme his memory. At last here I am safe. I have been saved, a little by chance but mainly through the working of the lawsofwarwhich make hostages a rateofexchange. 31
It is like a resurrection for me to find myself out of prison, free from all oppression and sure of never being replunged into barbarism. But I hold in my heart the sad images of those 200 interminable nights of nightmare. Nightmares that were not dreams-but undeniable reality. That reality was and remains, because, although once more I breathe as a free woman, in our cell pass to and fro some 40 women, endlessly suffering indescribable torture, while thousands of men are crammed in the halls, passages and court-yard, and await the fall of day to light them to the slaughter- house and the common grave into which their entangled bodies will be thrown. In my liberty I am still one with them, as I was when I was in prison, and to this day I share their sufferings. What else can I do for them but denounce the cruelty of their executioners ? If the state of being human is made up of respect for right, 9f love for one’s neighbour and of liberty, there are in the prisons of Franco thousands of beings whose sole hope is to be able one day to be called men again.
THE WAR IN SPAIN Is an episode In European History which ranks In Importance only after the Great War of 1914-1918. It affects directly or Indirectly everybody In the democratic countries. Beginning as a conventional military revolt staged by reactionaries, It was used by the ” totalitarian ” states as an excuse for the Invasion of the Peninsula. It had been prepared long before- h a n d – f o r Spain had been chosen by lnterna~lonal Fascism as a testing-out ground for the barbarous methods of totalitarian warfare. The modern Vandals and Goths are decimating a people unequalled for their sense of human dignity, and reducing to ruins towns and cities unparalleled for their charm. United Editorial Limited-which Is not associated with any political party or organisation-specialises In the publication of books, pamphlets, leaflets, posters, a weekly news Summary and an Illustrated pocket monthly magazine-all having as their object an exposition of the truth about Spain to-day. ·

BOOKS : Foreign Intervention In Spain. Vol. I, a Documen- tation. 7/6 net. Franco’s Rule. A Collection of Facts. ,3f6. The Lost British Policy. By Barbara Wertheln, Introduction by Philip Guedalla. Paper Covers If-. PAMPHLETS: Spain against the Invaders. 3d. How Mussolinl provoked the Spanish Civil War. 2d. Agrarian Reform In Spain. 6d. I was a Franco Soldier. 3d. And many others. From all Left Bookshops. Write for our list of publications andfor a free sample copy of THE WAR IN SPAIN (Weekly Summary ld.) or VOICE OF SPAIN (Monthly Illustrated 3d.)-or ask your newsagent or bookseller. UNITED ED.ITORIAL LIMITED II GREAT TURNSTILE, HIGH HOLBORN, LONDON, W.C.I Telephone: HOLborn 0045. Telegrams : Uniditer, Holb., London. PrintedinGr~at Brr’tai11h,•A.S.ATKINSONLTo.,PruieanSquare,E.C.4 /IW tlu P..Oiis”<rs UNITBD EDITORIAL LTD., U Great Turnstile, London, W.C.l (1939)

 

 

 

 

 

 

 

Psichiatria/psicoanalisi latino americana e l’operazione Condor

 

 

 

 

domenico fargnoli

 Psichiatria/psicoanalisi  latino americana e l’operazione Condor :analogie  e derivazione dal franchismo.

LOCANDINA FIRENZE 17_10

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30 DE SEPTIEMBRE DE 2015- EDICION 455

COLOMBIA: 250 MIL DESAPARECIDOS

Por: Azalea Robles.
1ro de marzo de 2011
Desde la tierra y los ríos los desaparecidos claman justicia; cada centímetro de paisaje que ha asistido al descomunal despojo y muerte parece gritar que no se conformará con las falacias de los victimarios.

Varios jefes paramilitares han confesado cómo desde los altos mandos militares y políticos ha sido enviada la orden que desaparecieran “de cualquier manera” a las víctimas: “(…) Lo echaron vivo ahí (…) El horno lo manejaba un señor que le decían ‘funeraria’; dos señores le hacían mantenimiento a las parrillas y a las chimeneas, porque se tapaban con grasa humana”.

Los inversores pueden estar tranquilos.

J.M. Santos

El crimen de Estado de la desaparición forzada perpetrado por la “democracia” en Colombia ha rebasado las dramáticas cifras de la dictadura argentina: sólo en los últimos 3 años el Terrorismo de Estado ha desaparecido a 38.255 personas (1). Se estiman en más de 250.000 las personas desaparecidas en los últimos 20 años. La desaparición forzada es un crimen de Estado que acalla al desaparecido a la vez que inyecta terror en los sobrevivientes: persigue la parálisis de la reivindicación social. Es un genocidio contra la oposición política.

En enero 2011 la Fiscalía publicó un estremecedor informe: en él revela tener documentados 173.183 asesinatos; 1.597 masacres; 34.467 desapariciones forzadas, y al menos 74.990 desplazamientos forzados, crímenes cometidos entre junio de 2005 y el 31 de diciembre de 2010 por el paramilitarismo, una herramienta de terror financiada y coordinada por el latifundio, multinacionales y estado colombiano, que cumple la función de eliminar la reivindicación social, y desplazar poblaciones de manera masiva. Los propios jefes paramilitares denuncian que “El paramilitarismo de estado sigue vigente” : denunciado reiteradamente por el máximo jefe de las AUC Salvatore Mancuso (3).

El informe de enero 2011 re confirma las estimaciones relativas al drama de la desaparición forzada en Colombia: al menos 250.000 personas desaparecidas. Del informe de Medicina legal y del de la Fiscalía se deduce un promedio de 13.000 desaparecidos al año, entre fuerza pública y herramienta paramilitar. Es evidente que las cifras oficiales de desaparición forzada están siempre por debajo de la realidad, pero aún así estas cifras permiten confirmar que el estado colombiano ha desaparecido a más personas que las dictaduras de Chile y Argentina reunidas.

La desaparición del cuerpo cumple fines terroristas: se trata de truncar la organización social mediante el terror que la desaparición de una persona inyecta en los sobrevivientes. La angustia de las torturas queda impresa en la sociedad… los familiares y comunidad se imaginan una y otra vez las torturas sufridas por el desaparecido: es Terrorismo de Estado.

Desaparecer no sólo al desaparecido, sino al hecho de la desaparición en sí

A la sociedad se le envía el siguiente mensaje: “el que persista en reclamar derechos sociales, económicos, políticos, correrá la misma suerte”. Este mensaje busca someter mediante el terror y viene acompañado del mensaje de la plenipotencia del estado que está en capacidad de desaparecer en plena impunidad. La desaparición forzada evidencia la impotencia que representa el encontrarse permanentemente vulnerable ante el poderío de un estado omnipotente en todas las instancias: la militar, la paramilitar, la legal, la administrativa. A la angustia por los sufrimientos del ser querido desaparecido se suma la impotencia de obtener verdad ante entidades estatales. Son innumerables las trabas que encuentran los familiares de desaparecidos por parte del estado, para que sea reconocida la desaparición de su familiar, en un intento estatal evidente de desaparecer no solo al desaparecido, sino al hecho de la desaparición en sí. La sociedad se ve triplemente vulnerada: es privada de un ser humano y sus ideas, es vulnerada en los procesos organizativos que constituyen el progreso histórico de las sociedades y es sometida a constatar la plenipotencia e impunidad de los victimarios.

Los hornos crematorios de la “democracia” colombiana: Desaparecer para salvaguardar apariencia

La desaparición cumple además la funcionalidad “practica” para los estados represores de reducir las cifras de asesinatos. En Colombia varios jefes Paramilitares han confesado cómo desde los altos mandos militares y políticos ha sido enviada la orden de que desaparecieran “de cualquier manera” a las víctimas para no dejar rastros y evitar que las cifras de homicidios crecieran de manera desproporcionada en las zonas urbanas. Varios miembros de la Estrategia paramilitar han confesado que implementaron la utilización de criaderos de caimanes y de hornos crematorios para quemar a las víctimas, a veces vivas: “(…) Lo echaron vivo ahí (…) El horno lo manejaba un señor que le decían ‘funeraria’, creo que se llama Ricardo; dos señores le hacían mantenimiento a las parrillas y a las chimeneas, porque se tapaban con grasa humana”… confesó un paramilitar (4).

La arremetida de las industrias de la guerra contra la percepción de la realidad

Los familiares y las comunidades afectadas por el crimen de desaparición forzada llevan años denunciando y siendo víctimas de la persecución con la que el Estado colombiano ha pretendido silenciar las denuncias: varios denunciantes han sido asesinados… Estas denuncias son muy incómodas para un estado que se pretende “democracia”.

Ante el destape de numerosas fosas comunes en Colombia, los mass-media no han podido silenciar todo el clamor popular de miles de familiares que buscan identificar miles de huesos humanos. Se rompe un silencio por tantos años logrado por la represión estatal, un silencio logrado mediante el asesinato, las amenazas, y con la complicidad de unos medios para los cuales la desaparición forzada era noticia vedada, vedada como los demás crímenes de Estado.

La desaparición forzada deviene inocultable: entonces viene la arremetida de las industrias de la guerra contra la percepción de la realidad, que buscarán por todos los medios confundir.

Aún no se han logrado hacer oír las voces de los desaparecidos, pero la burbuja del silencio ha estallado, y para los victimarios es muy importante controlar las voces y las versiones que se den acerca de la desaparición forzada. Desde el Estado y agencias afines (USAID), ya se empieza a hablar de la desaparición forzada: pero descontextualizándola, confundiendo, buscando borronear su naturaleza de Crimen de Estado.

Desaparecer la Mayor fosa común del continente: 2000 cadáveres de desaparecidos por el ejército

La mayor fosa común del continente americano se descubrió en diciembre 2009 en el Meta, detrás del batallón militar de la Macarena: la fosa contenía 2000 cadáveres de desaparecidos por la fuerza Omega del Plan Colombia (5). Desde 2005 el ejército había estado enterrando allí a los desaparecidos. La fuerza Omega cuenta con estrecha asesoría estadounidense. Ante la desaparición de miles de moradores de la zona, y la putrefacción de los cadáveres que se había filtrado a las napas freáticas, la comunidad denunció la mega-fosa. Las autoridades negaron la fosa; los mass-media silenciaron las denuncias. Pero gracias a la visita de una delegación británica, la Fosa se dio a conocer internacionalmente; el estado entonces intentó decir que los cadáveres eran de “guerrilleros abatidos en combate”, pero los familiares de desaparecidos desmintieron esa versión. En el 2010 se produjo la audiencia a testigos y familiares de desaparecidos de la región: fueron miles las denuncias de desapariciones perpetradas por el ejército en connivencia con paramilitares. El estado por su parte procedió a acallar a los denunciantes: varios denunciantes fueron asesinados, entre ellos Norma Irene Pérez y Jhonny Hurtado (6), otros denunciantes han sido encarcelados bajo montajes judiciales, como es el caso de Marisela Uribe García, quién perdió sus bebés por torturas estando embarazada (7).

Diciembre 2010, más fosas comunes: 1.500 cadáveres de desaparecidos

En diciembre de 2010, se comprobó la existencia de otra mega fosa común: Defensores de derechos humanos denuncian que los nuevos 1.505 restos humanos hallados en el Meta podrían ser más asesinatos de civiles perpetrados por el ejército. El abogado defensor de DDHH, Ramiro Orjuela, denuncia el drama (8): “Gracias a las denuncias de organizaciones de derechos humanos y familiares de desaparecidos, se ha logrado que la fiscalía encuentre una nueva enorme fosa común (…) las denuncias que venimos haciendo desde hace tiempo se están corroborando… situación que negó el gobierno a través del ministerio de Defensa que decía que no había fosas comunes. 1.500 personas NN, sin identificar. Una situación dantesca para la humanidad, que muestra la violación de los derechos humanos por parte de la fuerza pública contra el pueblo”.

Persecución contra denunciantes y connivencia militar-paramilitar en genocidio:

“Los defensores de DDHH somos perseguidos, víctimas de asesinatos, de encarcelamientos (…) El desplazamiento de millones de personas viene produciéndose desde hace varios años; los asesinatos de miles de personas por parte del ejército y por bandas paramilitares que trabajan en compañía del ejército y con apoyo y defensa por parte del ejército, vienen desde hace decenios, la tragedia viene básicamente por parte del ejército colombiano”.

“(…) Creemos que el ejército colombiano se convirtió en un ejército de ocupación contra su propio pueblo: un ejército que solamente vela por los intereses de las grandes multinacionales, por los intereses de los multimillonarios de Colombia en contra de nuestro pueblo, un ejército que quiere entregar las riquezas, el petróleo, el oro, las esmeraldas, la biodiversidad a las empresas multinacionales; y por eso persiguen a nuestros campesinos que son los únicos que están prestando resistencia para defender la soberanía y para defender las riquezas naturales de Colombia, que es uno de los países más ricos del mundo”

“Colombia es una fosa común. Alertamos a la comunidad internacional: más de 1.500 cuerpos sólo en una región… ¿cómo será en todo el país? (…) Las investigaciones tienen que llegar al más alto nivel: aquí deben estar involucrados altos generales, políticos”.

Miles de desaparecidos surgen de la tierra: osamentas que son la evidencia del genocidio y que el estado intenta negar por todos los medios. Acerca de la Fosa de la Macarena y sus 2.000 cadáveres la propaganda trató, en un primer momento, de difundir la falsimedia de que eran cadáveres de “asesinados por la guerrilla”, omitiendo el detalle de que la fosa está justo detrás del batallón militar de la fuerza Omega, y que por consiguiente, dada la ubicación de la fosa era imposible que los enterradores fueran otros que los mismos militares. Al advertir que esa mentira no colaba, la falsimedia trató entonces de aducir que los cadáveres eran de “guerrilleros abatidos en combate por el ejército”; pero las evidencias forenses y miles de testimonios han demostrado que son cadáveres de víctimas civiles asesinadas en estado de indefensión. Lo otro ha sido negar y negar las fosas gigantescas: y gracias al silencio cómplice de los mass-media nacionales e internacionales se ha logrado acallar lo que debería ser un escándalo mundial: la Fosa no tiene parangón sino con las fosas nazis, y surgen cada día más fosas.

Construir una realidad virtual para ocultar el carácter de Crimen de Estado de la desaparición forzada

Ante la imposibilidad de tapar el sol con un dedo, la nueva estrategia del gobierno colombiano es hablar de la desaparición forzada, pero confundiendo responsabilidades, con el fin de lograr impunidad por este crimen de Estado. Los artífices de la manipulación van a retomar los estudios hechos por las víctimas, presentar cifras de desaparición (pormenorizadas); y siempre manipular acerca de la naturaleza misma del crimen, y manipular acerca de los responsables. Recurrirán al martilleo mediático y a la confusión. Mediante la confusión y el empleo sistemático del comodín “grupos armados”, los artífices de la manipulación logran dar la sensación de caos absoluto, en un planteamiento impreciso que busca sentar la idea del “estado desbordado por la guerra civil y los grupos armados ilegales” : así se evita dar detalles del origen del Paramilitarismo. Presentar a los victimarios como una entidad confusa (“grupos armados”) es evitar dar detalles de que el Paramilitarismo, más allá de ser un llano “grupo armado”, es una Herramienta del despojo y del terror: una herramienta fomentada, apoyada y financiada por grandes grupos económicos y por el mismo Estado.

La estrategia de la confusión busca impedir la comprensión de la realidad e impedir que esta realidad se pueda cambiar sustancialmente. La herramienta paramilitar ha sido muy útil a la concentración de tierras y de capital en pocas manos, muy útil a la penetración multinacional en la región, y para el Gran Capital se trata de darle continuidad a esta Herramienta sin que se evidencie su carácter de Herramienta. Para darle continuidad a la herramienta de despojo y acumulación de capital, que es no solamente el paramilitarismo, sino todo el funcionamiento del Terrorismo de Estado, es importante que no se desvele a la luz pública el carácter criminal de dicho Estado. Y si se llegan a hacer visibles los crímenes de Estado, como en el caso de la desaparición forzada, es muy importante adelantar la manipulación mediática que buscará en un primer tiempo descalificar a los denunciantes y minimizar las cifras, y en un segundo tiempo la estrategia será silenciar el móvil del crimen y diluir responsabilidades.

Fingir explicar para exculpar

La US office on Colombia acaba de publicar un informe muy ilustrativo de la manera en que se busca confundir: “ Es poca la atención que se presta a las desapariciones en Colombia. La razón de ello podría ser simplemente porque el número de víctimas de asesinatos, masacres, y bajas en combate—en los que existen cuerpos—es tan alto que las desapariciones quedan fuera del foco de interés.” (9) . Esta “explicación” del por qué se invisibiliza la desaparición forzada es una manera cínica de obviar totalmente las reales causas de ese silencio: la represión estatal que se ha abatido sistemáticamente sobre todo aquel que buscara hacer visible la desaparición forzada es la que explica este silencio. Son innumerables los asesinatos, las amenazas, los desplazamientos forzados y el exilio que han sufrido los familiares de desaparecidos, las comunidades y los abogados, justamente por denunciar las desapariciones forzadas. Ha habido una clara voluntad estatal de silenciar este tema, justamente porque es un tema que pone de relieve el Terrorismo de Estado, al ser la desaparición forzada un crimen de Estado. No es cuestión de que las desapariciones “queden fuera del foco de interés”, es cuestión de que hay una clara voluntad de silenciar el tema, y que dicho “foco de interés” es uno para la población afectada, y otro para los mass-media.

Geometría variable encubre genocidio

1. Presos de guerra son llamados “secuestrados”

Mientras que los mass-media en Colombia han tratado con bombo y platillo el tema de los secuestros (de una parte ínfima de los secuestros), han silenciado totalmente el tema de la desaparición forzada, siendo que esta es una vulneración a los derechos humanos muy grave que se compone de detención, secuestro, tortura, asesinato y desaparición del cadáver.

La explicación de este desigual tratamiento entre secuestro y desaparición forzada se encuentra en la función política y propagandística que cumplen los mass-media: al ser la desaparición forzada un Crimen de Estado, la consigna es callar las denuncias, mientras que el tema del secuestro es ampliamente difundido y manipulado. Así, los militares del ejército estatal que según el derecho internacional (DIH) son presos de guerra (10), han sido presentados como “secuestrados” por el martilleo mediático, asimilados a los civiles.

2. Personas privadas de su libertad por montajes judiciales son secuestradas

Además de esta primera manipulación, la geometría variable hace invisibles a las víctimas civiles en las cárceles del estado colombiano. Los mass-media sólo hablan de un tipo de secuestro, nunca hablan de los más de siete mil quinientos presos políticos, la mayoría de ellos encarcelados con montajes judiciales (11): de los 7.500 presos políticos y de guerra que están hoy encarcelados en las cárceles del estado colombiano, hay más de 7000 civiles encarcelados por “delito de opinión”, que no son presos de guerra, sino sólo presos políticos: sindicalistas, estudiantes, sociólogos, maestros, campesinos, indígenas, afro descendientes, ambientalistas, encarcelados para acallar sus reivindicaciones sociales y políticas, algunos de ellos liberados por falta de pruebas, tras haber sido secuestrados de su libertad durante años (12). Estos encarcelamientos masivos que perpetra el estado colombiano buscan destruir la organización social. Las condiciones de vida de las y los presos políticos vulneran su integridad y su salud, son expuestos permanentemente a torturas activas o pasivas: como las agresiones físicas y verbales, el no acceso a la salud que conlleva la muerte, la exposición a patios llenos de paramilitares, con la consecuencia de que puedan allí ser maltratados y asesinados. Sólo en enero 2011 se cuentan dos fallecimientos de presos políticos a consecuencia de torturas (13).

“Estamos levantados en solidaridad con todos aquellos compañeros que están presos. El estado colombiano en cabeza del presidente y sus grandes socios industriales han saqueado todos los recursos del país, y ahora buscan los recursos de los resguardos (…) la región de Arauca es un objetivo para ellos y esta es la razón por la cual encarcelan a los líderes populares: nosotros lo llamamos secuestro estatal”. Así lo expresó el líder indígena Víctor Chivadaquia (14) y así lo reclamó la comunidad de Arauca durante el paro cívico de enero- febrero 2011 en protesta contra los encarcelamientos arbitrarios de líderes indígenas y campesinos (entre ellos Ismael Uncacía, Verónica Solís y Álvaro Leal Tolosa).

3. Redadas masivas del ejército son secuestro de la juventud

Nunca se habla tampoco de las redadas masivas que perpetra el ejército en barriadas pobres y zonas rurales, en las que secuestra a jóvenes para enrolarlos en el ejército: práctica común para llenar contingentes, mientras que los hijos de la oligarquía no van al ejército (15). Es curioso que en el lenguaje de los mass-media e informes financiados por la USAID, no sea considerado “secuestro” el retener por la fuerza a miles de jóvenes para el ejército, o el privar de libertad a miles de personas, encarceladas sin pruebas.

4. Desaparición forzada es secuestro agravado de tortura y asesinato con fines de terror

Curioso que la gran cobertura que le han dado los mass-media a los secuestros no haya nunca contemplado el crimen de desaparición forzada, que es un secuestro agravado de tortura, muerte y desaparición del cadáver. Sin embargo ahora profundizan su línea de geometría variable, queriendo contabilizar aquellos secuestros enarbolados por la propaganda como desapariciones; lo cual es abusivo, dado que la desaparición forzada es de mayor gravedad que el secuestro, pues representa asesinato y desaparición del cadáver con fines de terror (16). La propaganda se ha ensañado en hacer invisible al drama de la desaparición forzada, y si se llega a nombrar tímidamente, la estrategia es aunarle confusión.

Dramática situación humanitaria de Colombia no se explica sólo como resultado del conflicto social y armado, sino como resultado directo del Terrorismo de Estado contra la población desarmada

Resulta muy útil a los intereses de los que se benefician de la represión y del despojo, el plantear que los desaparecidos, los muertos y los desplazados son el resultado de una guerra civil entre “grupos armados violentos, ilegales, sin rumbo político”, y que el “desbordado Estado” estaría intentando controlar por todos los medios. Es mucho más incómoda la realidad: la mayoría de muertos, desaparecidos y desplazados son el resultado de políticas del despojo que benefician al gran capital nacional y transnacional; y son el resultado de acciones dirigidas contra la población civil.

El asesinato de sindicalistas es claramente el asesinato de las reivindicaciones laborales, sociales, económicas y ecológicas, el asesinato de líderes sociales es claramente la desarticulación de la organización social que se opone al saqueo multinacional. Ante el empobrecimiento causado por el saqueo, la población empobrecida protesta y la represión es la respuesta para ahogar las protestas y perpetuar el Estatus Quo de saqueo. Para mantener el expolio se implementa el Terrorismo de Estado con sus herramientas confesas (militares, policías) y su herramienta de terror encubierta (paramilitarismo). Sin olvidar los bombardeos y fumigaciones de poblaciones bajo la falacia de “la lucha contra el narcotráfico”, que sirven para hambrear poblaciones y lograr su desplazamiento.

En Colombia el número de víctimas civiles es mayor que el número de “bajas en combate”; y esto, aunque el ejército colombiano haya implementado una macabra estrategia que consiste en asesinar a civiles, para luego disfrazar sus cuerpos y mediatizarlos como “guerrilleros abatidos en combate”, para lograr incrementar las cifras de “muertos en combate”(“falsos positivos”) (17). En Colombia hay miles de personas no-combatientes que han sido víctimas del Terrorismo de Estado que se ha abatido sobre ellas, fundamentalmente por 2 razones:

La primera consiste en la aplicación por parte del ejército de la doctrina militar del “enemigo interno” que conceptualiza como enemigo a toda persona simpatizante con las guerrillas, o simplemente a toda persona cuyas ideas sean progresistas: esto explica que los maestros, los sindicalistas, los estudiantes, los campesinos, los comunistas y los académicos hayan sido víctimas preferenciales dentro de esta concepción del “enemigo interno”. Se trata de acallar la reivindicación social.

Colombia es el país más peligroso del mundo para ejercer el sindicalismo: el 60% de los sindicalistas asesinados en el mundo son asesinados en Colombia a manos de la herramienta paramilitar del Estado y multinacionales, o directamente a manos de la fuerza pública (18). El Estado colombiano persigue, encarcela y asesina a todo aquel que ose adelantar un pensamiento crítico; el régimen mantiene encarcelados a 7.500 presos políticos, muchos en condiciones de tortura (OMCT). El Estado colombiano ha sido demandado por genocidio político por el exterminio físico del partido Unión Patriótica: 5000 militantes asesinados por el Terrorismo de Estado para impedir la posibilidad de un cambio (19).

La doctrina militar de “la tierra arrasada” se deriva de la doctrina del “enemigo interno”: se trata de vaciar el campo de población para “quitarle el agua al pez”; o sea quitarle el apoyo campesino a las guerrillas, mediante el exterminio y desplazamiento de millones de personas; esta doctrina militar de “tierra arrasada” fue la que emplearon los estadounidenses en Vietnam, asesinando familias campesinas para inyectar terror en las comunidades y desplazarlas de sus tierras, impidiendo que fueran apoyo del FNL ( Viet Cong).

La segunda razón por la cual miles de personas han sido víctimas del Terrorismo deEstado en Colombia es la capitalización de la tierra para la explotación multinacional de la mega-minería o del agro industrial. Colombia es el país del mundo con mayor cantidad de desplazados , con 4,9 millones de personas (20). El desplazamiento forzado en Colombia obedece a una estrategia que busca vaciar extensos territorios de su población, con el fin de explotar los recursos de dichos territorios; las masacres son usadas por el Estado para lograr el desplazamiento masivo de poblaciones: mediante el accionar de la herramienta paramilitar en coordinación con el ejército ha logrado el despojo de 10 millones de hectáreas (21) de tierras, que han sido entregadas vacías de habitantes a la codicia de las multinacionales y terratenientes, que son co-financiadores del paramilitarismo.

Herramienta Paramilitar para inyectar Terror; y propaganda para presentar a la herramienta como “grupo armado al margen de la ley”

Si bien la constante de la propaganda oficial es presentar al paramilitarismo como un “grupo armado al margen de la ley”, la realidad es estremecedoramente distinta. El Estado colombiano funge de garante de los intereses del gran capital, y por “seguridad para las inversiones” se entiende el exterminio de las reivindicaciónes sociales. Para inyectar el Terror en la población el Estado dispone de la Herramienta paramilitar (22) que actúa hoy con renovados nombres, tras a un simulacro de “desmovilización” que fue orquestado por el gobierno de Uribe, para hacer bajar la presión internacional ante las denuncias de la barbarie paramilitar y la connivencia estatal. Hoy la herramienta paramilitar goza de un acrecentado margen de acción que le da el simulacro de desmovilización: continúan las masacres, los asesinatos políticos y el robo de tierras; y la herramienta del Terrorismo de Estado continúa beneficiándose de la financiación de multinacionales y latifundistas, además de regentar el narcotráfico junto con el ejército colombiano y sus instituciones aduaneras (23).

La apariencia: componente esencial de una “democracia” genocida que descuartiza personas vivas

En enero 2011 la Fiscalía publicó un informe acerca de los crímenes confesados por el paramilitarismo: al menos 173.183 asesinatos; 1.597 masacres; 34.467 desapariciones forzadas, entre otros crímenes cometidos entre 2005 y diciembre 2010 (ver 2). A este informe hay que sumarle el de febrero 2010, según el cual paramilitares aseguran haber perpetrado 30.470 asesinatos en 15 años (24). Y esto no es sino la punta del iceberg: en efecto, para acallar las revelaciones acerca de los comanditarios de las masacres (multinacionales, empresarios, políticos de alto nivel) el Estado colombiano ha procedido a extraditar a los principales capos paramilitares a Estados Unidos, en lo que las víctimas llamaron “la extradición de la verdad”. Asimismo han sido asesinados varios familiares de paramilitares cuando los paramilitares se han puesto muy locuaces a gusto de los comanditarios del genocidio (25). Pese a lo anterior, existen multitud de pruebas, de documentos, de informes y de testimonios que evidencian que el paramilitarismo es una Estrategia estatal. Existen pruebas fílmicas y fotográficas de la connivencia estatal-paramilitar y el paramilitarismo está preconizado en manuales militares (26).

Testimonios de paramilitares, de sobrevivientes, y los resultados de los equipos forenses evidencian que la Estrategia paramilitar del Estado diseñó un método para descuartizar a seres humanos, y “Cursos de descuartizamiento” para adiestrar a los paramilitares en su función más específica: infundir terror en la población. “Cursos” en los que utilizaban a personas vivas llevadas hasta sus campos de entrenamiento para “ejercitarse” en descuartizamientos, torturándolas vivas. Francisco Villalba, el paramilitar que dirigió la barbarie del Aro, en la que torturaron y masacraron a 15 personas durante 5 días, revela detalles de esos “cursos”: “Eran personas que llevaban en camiones, vivas, amarradas (…) Se repartían entre grupos de a cinco (…) las instrucciones eran quitarles el brazo, la cabeza… descuartizarlas vivas (…) Ellos salían llorando y le pedían a uno que no les fuera a hacer nada, que tenían familia” (27)

Los jefes de la herramienta paramilitar denuncian: “El paramilitarismo de estado sigue vigente” Jefe de las AUC Salvatore Mancuso. Así se expresó el paramilitar Hebert Velosa, alias ‘HH’, refiriéndose al ejército de Colombia: “Nosotros éramos ilegales y son más culpables ellos que nosotros, porque ellos representaban al Estado y estaban obligados a proteger a esas comunidades y nos utilizaban a nosotros. Nosotros cometimos muchos homicidios, pero ellos también deben responder…” (28)

El “buen Estado desbordado”

Pese a tantas evidencias existentes de que Colombia lo que sufre es el yugo del Terrorismo de Estado, hay todavía agencias que buscan reforzar la idea del “buen estado desbordado”.

Fingiendo severidad y objetividad, dice el “informe” de la US office: “La reacción del gobierno colombiano ante el problema de las desapariciones ha sido retardada e insuficiente” (29). Planteando, en línea directa con la propaganda estatal, la idea del buen gobierno desbordado… El gobierno colombiano, según la US office, peca por “insuficiencia de reacción ante…”cuando la cuestión es que sí que ha “reaccionado” ante las denuncias: centenares de denunciantes han sido asesinados por la herramienta paramilitar del Estado, y miles de ellos dan cuenta de reiteradas amenazas por parte de la fuerza pública para que se callen.

La propaganda del “post conflicto” encubre la profundización del genocidio

La falsimedia busca inyectar la idea de “post-conflicto” en un país cuyo ejército descomunal ejecuta bombardeos por toda la geografía y mantiene amplias zonas del país con restricción de alimentos y medicinas. Se busca establecer la idea del “post-conflicto” por encima de la realidad. No hay “post-conflicto” cuando las raíces del conflicto no han sido subsanadas: la tenencia de la tierra y la injusticia social en Colombia son dramáticas: el 68% de la población sufre miseria en el undécimo país más desigual del mundo. No hay “post conflicto” bajo las bombas y las fumigaciones, así como no hay “post conflicto” cuando la herramienta de la guerra sucia que adelanta el Estado sigue asesinando de forma exponencial: bajo Santos, la Herramienta paramilitar sigue activa. Sin embargo se intensifica la propaganda de “post-conflicto”, y se pretende presentar a Santos como “moderado”, cuando en los 90 primeros días de su mandato fueron asesinados 50 opositores políticos (denuncia PDA). Mientras la herramienta paramilitar sigue masacrando y los militares siguen asesinando niños para disfrazarlos de “guerrilleros abatidos en combate” (30), mientras continúan las fumigaciones hambreadoras, en la cámara de representantes se votan las leyes estrella del Uribo-Santismo (mayoría parlamentaria): la “Ley de Tierras”, y la “Ley de Víctimas”.

La “Ley de Tierras” es una ley inconsulta que favorece los grandes monocultivos, vulnera a los pequeños campesinos (desmonta la UAF), impulsa la minería multinacional y finge restituir tierras en lo que es en realidad la legalización del despojo, pues no hay desplazado que retorne a vivir en medio de los victimarios. Varios reclamantes de tierras han sido asesinados en estos meses en medio de la farsa de la restitución de tierras como es el caso de Óscar Maussa, apedreado y torturado hasta la muerte por la herramienta paramilitar, agonizando 7 horas mientras la policía, advertida al momento de las torturas, no hizo nada para salvarle la vida. (31).

La “Ley de Víctimas” ha sido denunciada por el Movimiento de Víctimas de Crímenes de Estado como otra ley inconsulta que deja por fuera del reconocimiento de “Víctimas” al genocidio contra la Unión patriótica (5000 asesinados por el estado), y a las víctimas de antes de 1991, entre otras aberraciones. Otro de los engaños es la noción de “Justicia Transicional” que se ha venido planteando desde la parodia de “proceso de desmovilización” de los paramilitares en 2005.

La estafa de la Justicia Transicional

Ingrid Vergara, del Movimiento de Víctimas de Crímenes de Estado (MOVICE), denuncia que no hay tal Transición: “Lo que la gente vive en las comunidades no es precisamente una “transición” (…) no hay garantías ni para los defensores de DDHH ni para las víctimas. La Ley de Víctimas no fue consultada con las víctimas, hay una institucionalidad permeada por el paramilitarismo: ¿Cómo se puede hablar de restitución de tierras si muchos de los despojadores están sesionando en el congreso?” “La ley carece de una ruta de protección: No hay acompañamiento para la restitución de tierras… en el territorio están los despojadores con el poder político y el poder de las armas ¿Cómo se va a proteger la vida de los reclamantes de tierras?”(32).

El MOVICE objeta la denominación “Justicia Transicional”, cómo lo expresó María Cardona:

“Nosotros objetamos la Ley de Víctimas porque desde el Movimiento de Víctimas nosotros no nos comemos el cuento de que estamos en post-conflicto, las altas esferas del poder gubernamental, la iglesia católica y los medios de comunicación masivos nos quieren hacer creer que Colombia está en post conflicto, y eso no es cierto. (…) La Ley Transicional es válida en un país que ha superado las causas estructurales que ocasionaron el conflicto y ya no tiene conflicto; pero ese no es el caso nuestro, por el contrario la brecha social es cada vez más grande… no hay razón para una Justicia Transicional que lo único que produce es más impunidad (…) (Ibíd.).

Por asesinar 5.100 personas, sólo 8 años de prisión… para la Herramienta paramilitar

Finalizando 2010 el Jefe Paramilitar Iván Laverde alias “el Iguano”, quién se declaró culpable de 5.100 asesinatos, fue condenado a sólo a 8 años de cárcel… (33) La Herramienta paramilitar goza de leyes especiales: en virtud de la mal llamada “Ley de Justicia y Paz”, la máxima pena que se le puede imponer a un paramilitar son 8 años de cárcel. El Movimiento de Víctimas de Crímenes de Estado ha denunciado que la Ley de Justicia y Paz es una suerte de premio de impunidad a la herramienta paramilitar , por favores hechos al gran capital. La ley fue impulsada por el ex presidente Uribe, quién figura en las listas del Pentágono cómo el narcotraficante número 82 más peligroso del mundo (34)… sin que los Estados Unidos, quienes siempre andan declarando que “luchan contra el narcotráfico” hayan sabido dónde encontrarlo.

El Iguano fue hallado culpable de: tortura, homicidio agravado, desplazamientos forzados, 28 masacres, los homicidios de los fiscales Carlos Arturo Pinto y María del Rosario Silva, el asesinato del candidato a la Gobernación del Norte de Santander Tirso Vélez y el del asesor de la Alcaldía de Cúcuta Alfredo Enrique Flórez, perpetrados entre 1999 y 2005. El paramilitar admitió haber utilizado hornos crematorios para hacer desaparecer a sus víctimas, y torturas como el descuartizamiento de personas vivas… Sin embargo, a ojos de la “Justicia” colombiana, en pocos años habrá “saldado” cuentas con la sociedad: los acuerdos firmados durante la pantomima del “proceso de desmovilización”, sirvieron para premiar a los asesinos, para legalizar el despojo, y para darle una capa de pintura al propio impulsor de la Herramienta paramilitar: el Estado colombiano.

Bajo Santos se profundiza el blindaje de impunidad para paramilitares y sus financistas

Bajo el gobierno de Santos acaba de ser votada otra ley de impunidad para la herramienta paramilitar y sus financistas: se trata de la Ley 1424, que estipula: “(…) La información que surja en el marco de los acuerdos no podrá, en ningún caso, ser utilizada como prueba en un proceso judicial en contra del sujeto que suscribe el Acuerdo de Contribución a la Verdad Histórica y a la Reparación o en contra de terceros”. El 29 de diciembre se convirtió en la ley 1424 de 2010 “Por la cual se dictan disposiciones de justicia transicional que garanticen verdad, justicia y reparación a las víctimas de desmovilizados de grupos organizados al margen de la ley, se conceden beneficios jurídicos y se dictan otras disposiciones” (35). Evidentemente, con esta ley se blindan de impunidad los financistas de la herramienta paramilitar, los “terceros”.

Detrás del drama de millones de personas se esconde la mano del gran capital

Una entrevista realizada al presidente Juan Manuel Santos en enero 2011, sintetiza la esencia de las motivaciones para la continuidad del genocidio: el drama colombiano está íntimamente relacionado con el capitalismo transnacional, no es el drama de “la bala perdida”, sino bien de una violencia ejercida desde el poder estatal y económico contra la población de un país cuyas riquezas son altamente codiciadas. Se trata de garantizarles a las empresas multinacionales la posibilidad de saquear sin trabas. Se trata de ofertarles el saqueo de los recursos y de la fuerza laboral, sin importar la destrucción del medio ambiente y de la seguridad alimentaria.

Euronews le pregunta a Santos: “¿Hoy por hoy, es Colombia un país seguro para las inversiones extranjeras?”

Santos: “Sin duda y no solamente lo digo yo, sino que lo dice el Banco Mundial, por ejemplo en su estudio Doing Business, Colombia aparece como uno de los países que más protege la inversión extranjera . Yo comparo mi política con las relaciones personales. Cuando uno dice que una persona es predecible, se piensa que es muy aburrida. Pues bien, yo quiero que para los inversores extranjeros, Colombia sea aburrida, es decir predecible, con reglas de juego estables y una seguridad jurídica. Eso es lo que queremos y por eso los inversores pueden estar tranquilos.” (36)

Seguridad Democrática, Seguridad Cuidadana: enfoque distorsionado

La propaganda estatal plantea que se necesita reforzar la militarización para salvaguardar la seguridad de los ciudadanos. Un discurso de Francisco Santos condensa esta peculiar idea de ‘post conflicto gracias a la militarización’: “Hoy, una familia puede comenzar a lograr un cierre, y hoy el gobierno está reforzando su presencia para que en Colombia deje de correr sangre”. (37)

Lo que la propaganda plantea es que las violaciones a los DDHH se resuelven con la presencia del ejército en cada rincón del país; esto, si se debiera resumir en una frase de parodia, sería: “malos grupos armados ilegales (sin precisar quién hace qué) versus buen estado desbordado, que debe ser reforzado para vencer al mal, y lo está logrando; ¡vamos juntos hacia la reconciliación nacional en esta etapa de post-conflicto! (caminen sin mirar hacia las fosas)…”.

Los familiares de desaparecidos han infatigablemente denunciado la desaparición forzada como Estrategia Estatal para neutralizar al desaparecido e inyectar terror en los sobrevivientes… no es más presencia represiva del Estado que va a mejorar la situación de los derechos humanos en Colombia, al contrario.

NOTAS

(1) http://www.telesurtv.net/noticias/secciones/nota/71765-NN/colombia-registra-mas-de-38-mil-personas-desaparecidas-en-tres-anos/

El crimen de Estado de desaparición forzada de la “democracia” en Colombia ha rebasado las dramáticas cifras de la dictadura argentina: sólo en los últimos 3 años el Terrorismo de Estado ha desaparecido a 38.255 personas (cifras febrero 2010, medicina legal y fiscalía)… para una estimación total en los últimos 20 años de 250.000 personas desaparecidas…Las estimaciones de desaparición forzada son minimizadas desde el Estado (el victimario), sin embargo ha debido reconocer al menos 50.000 desaparecidos.

Piedad Córdoba, Madrid, mayo 2010 “Hay 250.000 desaparecidos en Colombia en los últimos años”.

Colombia: Segundo Congreso Mundial de Desaparición Forzada.

Desaparición, crimen del Terrorismo de Estado en Colombia.

(2) Informe Fiscalía, enero 2011 : 173.183 asesinatos; 1.597 masacres; 34.467 desapariciones forzadas, y al menos 74.990 desplazamientos forzados, cometidos entre 2005 y el 31 de diciembre 2010 por el paramilitarismo.

(3) Paramilitar Mancuso denuncia rearme de paramilitares, advierte acerca de la existencia del paramilitarismo de estado “El paramilitarismo de estado sigue vigente”.

Ya son 3 los jefes paramilitares en denunciar a los Santos: Mancuso, el Alemán y Jorge 40 relacionan al paramilitarismo con los hermanos Santos, Francisco Santos, quién fuera vicepresidente de Uribe y Juan Manuel Santos, presidente actual de Colombia:

Mancuso ya había relacionado a Santos con las AUC.

Vínculos DAS, paramilitarismo, Santos y Bloque Capital de paramilitares, entrevista por caso Noguera.

Mancuso denuncia a Multinacionales de financiar el paramilitarismo, entre ellas Chiquita Brands, y Del Monte

Según el Jefe paramilitar Mancuso el actual Presidente Juan Manuel Santos habría estado vinculado con el paramilitarismo

(4) “(…) se tapaba con grasa humana (…)”

Paramilitar Mancuso reitera que ‘cremaron’ víctimas para bajar estadísticas: http://www.elespectador.com/noticias/judicial/articulo138469-mancuso-reitera-cremaron-victimas-bajar-estadisticas

Documental peridismo humano, testimonio de Manuel Ramírez alias “el Mocho”: hornos crematorios, descuartizamientos y connivencia en masacres y en asesinatos de civiles “falsos positivos” de paramilitares con el ejército oficial:

«En Colombia se han utilizado hornos crematorios para hacer desaparecer rastros de personas asesinadas o para quemar a personas vivas. Las llevaban los paramilitares por instrucción del Ejército y la policía». Senadora Piedad Córdoba

Estado Colombiano emula crímenes Nazis: Paramilitares y Hornos Crematorios… http://www.kaosenlared.net/noticia/estado-colombiano-emula-crimenes-nazis-paramilitares-hornos-crematorio

(5) La mayor fosa común del Continente americano

Los Medios ocultan la mayor fosa común de América, mientras el Estado colombiano busca alterarla

(6) varios denunciantes de la gigantesca fosa de la Macarena fueron asesinados para callar sus denuncias, entre ellos Norma Irene Pérez

Asesinado defensor de derechos humanos Jhonny Hurtado.

(7) Marisela Uribe García, perdió sus bebés por torturas estando embarazada

(8) Nuevo hallazgo de fosas comunes: al menos 1.500 cadáveres de “falsos positivos” y desaparecidos.

(9) La US office on Colombia acaba de publicar un informe muy ilustrativo de la manera en que se busca confundir, Escrito por Lisa Haugaard y Kell y Nicholls.

(10) DIH, Estatuto del prisionero de guerra “todo combatiente que caiga en poder de una parte adversa será prisionero de guerra”(Art. 4 del III Convenio)

(11) http://www.traspasalosmuros.net/

El régimen colombiano mantiene encarcelados a 7.500 presos políticos: http://www.arlac.be/A2009/2009/Tlaxcala.htm Campaña europea 2009-2011 por la liberación de los presos políticos en Colombia. Son 7500, en su mayoría presos de opinión, activistas sociales. Las asociaciones y personas que quieran apoyar la campaña por la liberación de los presos políticos en Colombia, son bienvenidas. Para firmar pinchar aquí.

Entrevista a defensor de DDHH denuncia los montajes judiciales, la tortura y las condiciones de los presos políticos en Colombia:

(12) 40 personas encarceladas durante 3 años por montaje judicial:

Así desarticula el Estado las organizaciones sociales: 17 dirigentes sociales acusados de rebelión, 3 años en prisión.

(13) Tortura contra presos políticos.

Expertos de Naciones Unidas expresan grave preocupación por Tortura.

La tortura contra presos políticos en Colombia, caso Diomedes Meneses.

Aunque un juez determinó prisión domiciliaria, un preso político invidente y con los brazos amputados, sigue encarcelado en situación limite:

Muere, tras meses de tortura y en total abandono, el preso político José Albeiro Manjarrés:

Se suicida Leandro Salcedo tras 9 meses de tortura en cárcel colombiana:

Devis Ochoa, preso político con diabetes agravada que corre riego de muerte por tortura de privación de medicinas, aunado al intento de homicidio por situarlo en patio paramilitar:

El INPEC impide a los detenidos denunciar violaciones a los derechos humanos en cárcel La Tramacua: “ el detenido JOSE OVIDIO RESTREPO GALLEGO, cuando era trasladado a una diligencia fuera del establecimiento, llevaba en su poder la denuncia disciplinaria por la muerte del detenido JORGE RUSSO MONTES identificado con el TD4617 de la Torre 8 y las denuncias por otras irregularidades en el centro de reclusión, con destino a la Procuraduría General de la Nación, pero el comandante de guardia, de apellido Peñaloza, se la arrebató”:http://www.prensarural.org/spip/spip.php?article5278

(14) http://contagioradio.com/otra-mirada/doble-bloqueo-en-las-carreteras-de-arauca

(15) redadas masivas que perpetra el ejército en barriadas pobres y zonas rurales, en las que secuestra a jóvenes para enrolarlos forzadamente:

(16) “los secuestros y el reclutamiento forzado, fueron catalogados como desapariciones” Se refieren sólo a los secuestros y reclutamientos de la guerrilla, no a los del estado: geometría variable. Pagina 7 Informe Us Office on Colombia

(17) Los ‘Falsos positivos’ son asesinatos de niños y jóvenes por parte del ejército colombiano, para después mediatizar sus cadáveres como “guerrilleros abatidos en combate”. La directiva 029 premia a los militares por cadáver presentado: http://www.falsos-positivos.blogspot.com/

Wilikeaks confirma: Militares admiten política estatal de asesinatos de civiles por parte del ejército colombiano

(18) http://www.cut.org.co más 2.778 sindicalistas asesinados desde 1986 hasta diciembre 2010 . El 60% del total de sindicalistas asesinados en el mundo, son asesinados en Colombia por las herramientas del terrorismo de Estado . Colombia récord mundial en asesinatos de sindicalistas. El Informe de la CSI, Confederación sindical internacional, sobre violaciones de Derechos Sindicales en 2008 dice: “ Colombia líder absoluto en asesinato de sindicalistas: 49, de un total de 76 ”

El Informe de la CSI, sobre violaciones de Derechos Sindicales en 2009 dice: “En Colombia, los asesinatos de sindicalistas representan el 64 por ciento de los ocurridos en el ámbito mundial y el 76 por ciento de los acaecidos en América Latina.”

http://www.rel-uita.org/sindicatos/informe_2009_violacion_derechos_sindicales.htm

El Informe anual 2010 sobre las violaciones de los derechos sindicales en el mundo dice:

“Colombia ha vuelto a ser el país donde defender los derechos fundamentales de los trabajadores significa, con mayor probabilidad que en ningún otro país, sentencia de muerte.

Colombia el país de mayor riesgo en el mundo para la actividad sindical: “Cada año más del 60% de los sindicalistas asesinados en todo el mundo son colombianos. La tasa de sindicalistas asesinados en Colombia es 5 veces mayor a la del resto de países del mundo, incluidos aquellos donde regímenes dictatoriales proscriben el sindicalismo”

“(…) una violencia histórica, estructural, sistemática y selectiva que se convirtió en pauta de comportamiento del Estado colombiano: esta violencia deja por lo menos desde 1986, 2.778 sindicalistas asesinados, 196 desapariciones forzadas y más de 11.096 hechos de violencia, que constituyen un genocidio contra el movimiento sindical colombiano.”

(19) Unión Patriótica, 5000 militantes exterminados: Genocidio político, crimen de Estado:

El plan del Estado y de la CIA para exterminar a la UP, se denominó “Baile Rojo”. Documental de Yesid Campos acerca del genocidio político de la Unión Patriótica

(20) Colombia es el país con más desplazados internos del mundo según CODHES, y según ACNUR es el segundo, detrás de Sudán:

MOVICE, Movimiento Nacional de Víctimas de Crímenes de Estado:

(21) MOVICE: 10 millones de hectáreas de tierras despojadas a los campesinos, cifras 2009: http://www.movimientodevictimas.org/index.php?option=com_content&task=view&id=274&Itemid=69

(22) Informe “Paramilitarismo de Estado en Colombia, Deuda con la Humanidad”, CINEP, varios documentos de contexto, testimonios y datos:

“la doctrina contrainsurgente del Estado colombiano, y la población civil”:

(23) Soldado John Quirama denuncia a sus superiores de nexos con Paramilitar alias Cuchillo,denuncia también el narcotráfico del ejército y asesinatos “falsos positivos”

(24) Empleo de una Herramienta Paramilitar para inyectar el Terror en la población. I nforme de la Fiscalía de Justicia y Paz febrero 2010; paramilitares aseguran haber perpetrado 30.470 asesinatos en 15 años:

(25) Asesinados familiares de paramilitares para impedir que estos revelen sus mandos políticos y empresariales: http:

(26) Informe “Paramilitarismo de Estado en Colombia, Deuda con la Humanidad”, CINEP, varios documentos de contexto, testimonios y datos:

“la doctrina contrainsurgente del Estado colombiano, y la población civil”:

Soldado John Quirama denuncia a sus superiores de nexos con Paramilitar alias Cuchillo,

Miles de víctimas, varios paramilitares e incluso militares, han denunciado el carácter de Estrategia Estatal de la Herramienta paramilitar. Además existen pruebas fílmicas y fotográficas de la connivencia estatal-paramilitar y el Paramilitarismo está preconizado en manuales militares. General Montoya, y paramilitares, prueba fílmica:

Desde los años 60, a raíz de la visita practicada a Colombia por la Misión Yarbourough del ejército estadounidense (febrero/62) y de las directrices secretas que dejó consignadas dicha Misión, el Estado colombiano adoptó una estrategia contrainsurgente paramilitar, ya desde antes de que surgieran las guerrillas de este ciclo (1964-65).Tal doctrina estratégica puede estudiarse en los Manuales de Contrainsurgencia que comienzan a formar parte de la Biblioteca del Ejército y por tanto de los textos de estudio y entrenamiento militar desde 1962. Tomando como fuente 6 manuales (1962, 1963, 1969, 1979, 1982, 1987) se puede rastrear la concepción que hay allí de la población civil y su papel en la guerra, se la define por dos miradas: 1) debe ser vinculada a la guerra (paramilitarismo); 2) debe ser el blanco principal de la guerra contrainsurgente (guerra contra los movimientos sociales o posiciones inconformes con el statu quo).

(27) La Estrategia paramilitar del Estado diseñó un método para descuartizar a seres humanos: dictando “cursos” utilizando a personas vivas llevadas hasta sus campos de entrenamiento. Francisco Villalba, el paramilitar que dirigió la barbarie del Aro (Antioquia), en la que torturaron y masacraron a 15 personas durante 5 días, revela detalles de esos “cursos”: “Eran personas que llevaban en camiones, vivas, amarradas (…) Se repartían entre grupos de a cinco (…) las instrucciones eran quitarles el brazo, la cabeza… descuartizarlas vivas (…) Ellos salían llorando y le pedían a uno que no le fuera a hacer nada, que tenían familia”

(28) Así se expresó el paramilitar Hebert Velosa, refiriéndose al ejército de Colombia: “Nosotros éramos ilegales y son más culpables ellos que nosotros, porque ellos representaban al Estado y estaban obligados a proteger a esas comunidades y nos utilizaban a nosotros. Nosotros cometimos muchos homicidios, pero ellos también deben responder…”

(30) Niños de 6,9 y 14 años, violados y asesinados por el ejército en Arauca:

“Informe especial – Los niños y las niñas: otras víctimas de asesinatos por parte del Ejército colombiano”:

(31) Varios reclamantes de tierras han sido asesinados en estos meses en medio de la farsa de la restitución de tierras como es el caso de Oscar Maussa, apedreado hasta la muerte por la herramienta paramilitar: http://www.kaosenlared.net/noticia/colombia-asesinato-otro-lider-reclamante-tierras-amarrado-arbol-apedre

La Policía lo dejó agonizar 7 horas: Oscar Maussa reclamante de tierras, es el noveno asesinado en Urabá este año, lapidado a las 19h00, falleció a las 2h00, sin que la policía alertada hiciera nada:

(32) Victimas inconformes con proyectos de Ley de Víctimas: http://contagioradio.com/otra-mirada/victimas-inconformes-tras-aprobacion-de-proyecto-de-ley-de-victimas

(33) Paramilitar Iván Laverde, alias “El Iguano” quién se declaró culpable de 5100 asesinatos, fue condenado a tan sólo a 8 años de cárcel

(34) Informe de la U.S. Defense Intelligence Agency (DIA), del 23 de septiembre 1991, acerca del ex presidente Uribe Vélez y su relación con el narcotráfico, designándolo como el narcotraficante número 82; desclasificado el 1 de agosto de 2004 en cumplimiento de un Acto de Libertad de Información (Freedom of Information Act) interpuesto en el mes de agosto de 2000 por The National Security Archive, grupo de investigación no gubernamental establecido en la Universidad George Washington: “82. Álvaro Uribe Vélez – un político y senador colombiano dedicado a la colaboración con el cartel de Medellín en altos niveles del gobierno. Uribe estuvo vinculado a negocios involucrados en actividades de narcotráfico en EEUU. Su padre fue asesinado en Colombia por sus conexiones con los narcotraficantes. Uribe ha trabajado para el cartel de Medellín y es un cercano amigo personal de Pablo Escobar Gaviria. Participó en la campaña política de Escobar para obtener el cargo de suplente de Jorge Ortega. (…)” . PAG81: http://www.arlac.be/2007/AUV.htm

(35) Bajo el gobierno de Juan Manuel Santos, nueva ley de impunidad para paramilitares y sus financistas:

(36) http://es.euronews.net/2011/01/28/juan-manuel-santos-europa-deberia-aprender-de-america-latina/

(37) Discurso de Francisco Santos citado en el informe de la US Office on Colombia mencionado previamente.

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Figli rubati e desaparecidos: una nuova lettura storica

Cover Tulli 1

Il libro di Federico Tulli propone una nuova lettura del fenomeno dei “figli rubati” e dei “desaparecidos”  avvenuto in Sudamerica durante l’operazione Condor di cui è stato celebrato il processo , a carico dei responsabili di violazioni dei diritti umani,  nell’aula bunker di Rebibbia . Viene infatti, nel libro di Tulli, individuata la matrice ispanica  che ha ispirato la pratica criminale della sottrazione di minori e di neonati in Sudamerica   e si  apre un’interrogativo sulla storia, per lo più misconosciuta in Italia, della psichiatria durante il regime di Franco  e sui suoi legami con il Cattolecesimo.