Una nuova estetica (per Appiam-17 sett.2015) Testo

Inserisco il testo del mio intervento a Per Appiam il 17 settembre 2015 e il link per il video che precedentemente si aveva difficoltà a trovare.
Schermata 2015-07-12 alle 11.51.18Una nuova estetica 17 
settembre 2015)

http://segnalazioni.blogspot.it/2015/09/sulla-stampa-di-lunedi-28-settembre.html

 

di domenico fargnoli

 

Estetica è un termine coniato nel1750 da Baumgarten il quale la definiva arte del pensare in modo bello[1]. Come psichiatra sono tenuto a occuparmi del pensiero in tutte sue forme e anche quindi dell’estetica. Non posso ignorare che fra psichiatria e arte, l’oggetto dell’estetica, c’è stato sempre un rapporto difficile: la psichiatria e la psicoanalisi, grazie alla falsità di Freud , hanno frainteso il significato dell’arte; l’arte ha creduto alla creatività della malattia mentale, o ha rivendicato rispetto a quest’ultima una terapeuticità che non le compete. Psichiatria e arte possono invece intimamente compenetrarsi in base a un pensiero nuovo, bello in quanto nuovo, creando un intervento sulla realtà umana prima sconosciuta.

Quando Massimo Fagioli fra il 1971 ed 1974 scrisse e pubblicò i primi tre libri della teoria della nascita, emerse un forma e un contenuto di pensiero che definivano un’identità psichiatrica nuova e originale. Insieme alla comprensione e cura della malattia mentale era comparsa negli anni 70, una concezione della realtà umana destinata ad avere ripercussioni in ogni ambito della conoscenza umana. A noi interessa comprendere come una teoria nata nell’ambito della cura della malattia mentale abbia assunto una fondamentale rilevanza nella pratica artistica contemporanea. Com’è avvenuto che Fagioli partendo da una formazione psichiatrica si sia cimentato in seguito con il cinema, l’architettura, la pittura, la scultura, ,la grafica e persino la musica?

All’inizio del 1976,nel seminario che Fagioli teneva a Villa Massimo, una ragazza dal fondo della sala disse: << Ho fatto un sogno>> e raccontò di una donna che si muoveva come un automa. Fagioli, pensò che non era percezione delirante ma la sfida, che proponeva la scoperta e la cura dell’anaffettività. <<E venne- scrive Massimo- l’idea immagine che era iniziata la possibilità di cura, formazione e ricerca della realtà mentale umana che si espresse nelle parole: Analisi collettiva[2]>>

Una moltitudine anonima aveva stimolato l’interpretazione dei sogni avendo stabilito un transfert, un rapporto irrazionale con l’autore dei tre libri che aveva denunciato la violenza della razionalità nei confronti dell’irrazionale[3].

Recentemente l’8 Agosto 2015 Fagioli, in Left, ha ripreso il tema dell’inizio dell’Analisi collettiva affermando che con l’interpretazione del primo sogno raccontato il 13 gennaio 1976, l’identità dello psichiatra andò incontro a una complessa modificazione. La vera novità era l’interpretazione dei sogni. Erano scomparse le libere associazioni freudiane[4] e l’inconoscibilita’ dell’inconscio.

Lo sviluppo dell’identità artistica di Fagioli, è un aspetto della complessa modificazione cui andò incontro lo psichiatra quando iniziò a interpretare i sogni sollecitato da una donna e da una moltitudine anonima.

La moltitudine anonima non solo aveva creato il setting dell’Analisi collettiva, ma aveva stimolato del tutto irrazionalmente Fagioli a esprimere le sue capacità artistiche implicite nell’eccezionale rapporto con l’irrazionale che l’interpretazione diretta dei sogni richiedeva. La moltitudine aveva sfidato lo psichiatra a formulare una nuova estetica, e ad impegnarsi in una prassi artistica. Si potrebbe considerare questa nuova estetica una creazione collettiva del tutto diversa da altre conosciute .Anche le pitture rupestri sono state una creazione collettiva. Gruppi di donne sono discese, diecine di migliaia di anni fa nelle caverne ma ciò che rimane oggi è la sovrapposizione di innumerevoli mani alla realizzazione di un’opera. C’è stato un soggetto geniale che, in epoca preistorica ha catalizzato e indirizzato l’attività pittorica d’un gruppo di donne ?

In quel primo sogno del 13 gennaio 1976 a Villa Massimo si faceva riferimento al racconto Il mago della sabbia di E.T.A Hoffman del 1815[5]. Nathaniel il protagonista si era innamorato di Olimpia un automa di legno: egli è l’artista che, cadendo nella percezione delirante e nell’annullamento dell’immagine femminile perde la creatività. I suoi poemi diventano piatti, inducono una noia e una pesantezza mortale. Il mago della sabbia precorre “Shining” film di Stanley Kubrick del 1980. In Hofmann c’è l’idea di un artista che si ammala e perde la capacità di usare poeticamente il linguaggio mentre a partire da Freud passando attraverso Jaspers, Prinzhorn, Morghenthaler, Barison e più recentemente Louis A. Sass la distinzione fra artista e nevrotico o schizofrenico viene meno.[6]. Fagioli demistifica il freudismo e tutte le concezioni estetiche che ne sono derivate. Ugualmente egli rifiuta le concezioni fenomenologiche ed esistenzialiste della psichiatria che hanno avuto un influenza enorme nell’arte moderna e postmoderna. Safranski uno dei biografi più accreditati di Heidegger constatò che quest’ultimo era più citato nelle accademie di arte che in quelle delle scienze[7]. La volontà heideggeriana di realizzare un’opera, insieme filosofica e poetica, è un potenziamento particolarmente estremo della soggettività. La volontà di opera è la volontà di potenza di Nietzsche[8] cioè la pulsione di annullamento.

Nel 1980 Fagioli scrive “Bambino, donna, e trasformazione dell’uomo” in cui afferma che nelle forme e nelle immagini belle dell’arte c’è una castrazione nascosta perché non si può gestire attraverso di esse quel rifiuto della pulsione di annullamento che nasce dalla vitalità e non ha ancora immagini. La rappresentazione delle immagini e la negazione della sostanza [nell’arte] lasciano gli uomini schiavi dell’invidia e dell’ammirazione per gli artisti che sembrano toccati da grazia divina[9].

Nel 1980 al festival dell’Unità di Bologna Fagioli propone una critica radicale dell’arte figurativa moderna nella misura in cui essa implichi “la libera espressione”. Nella libera espressione il fatto di prescindere dai rapporti umani può raggiungere livelli elevatissimi, con un ideale di narcisismo, di anaffettivita quasi assoluto. L’aggettivo “libera” indica l’assenza non solo di un interlocutore ma di una intenzionalità , di uno scopo, di un oggetto specifico[10].

La critica sembra rivolgersi in particolar modo alle estetiche di derivazione Kantiana secondo la formula Ars gratia artis. Nel 1790 nella Critica del giudizio scriveva Kant<< L’arte bella (…) ha il suo scopo in se stessa >>[11] e oltre, nella stessa opera <<(…) l’idea estetica (…) è il libero gioco dell’immaginazione (…)>> [12]

Il libero gioco dell’immaginazione il cui unico fine è il piacere estetico può avere esiti drammatici. Balzac nel 1831 ha scritto un racconto, Il capolavoro sconosciuto rielaborato in varie versioni fino al 1845[13]che ha avuto un’importanza fondamentale nell’arte moderna,. Il protagonista Frenhofer un pittore del seicento che ricorda Rembrandt, influenzerà profondamente Cezanne che con lui si identificava, Rilke , Picasso, persino Schoenberg. Catherine Lescaut, cortigiana, è soggetto del quadro su cui Frenhofer lavora da dieci anni «La missione dell’ arte non è copiare la natura, ma esprimerla!» afferma Frenhofer. Ma alla fine lo svelamento della sua Catherine Lescaut detta La belle noiseuse («Ella è mia, soltanto mia. Mi ama. Non mi ha forse sorriso a ogni pennellata che le ho dato?>> Dice il vecchio maestro[14]) rivelerà colori confusamente ammassati, e delimitati da una moltitudine di linee bizzarre che formano una muraglia di pittura dalla quale emerge riconoscibile solo un piede. Frenhofer, di fronte alla reazione degli altri pittori che nel quadro vedono il nulla , si suicida dando fuoco a tutte le sue tele. Balzac scrive il Capolavoro trent’anni prima che gli Impressionisti sconvolgessero Parigi, settant’ anni prima dell’ Astrattismo e del cubismo, un secolo prima della nascita dell’ Informale. Eppure nell’opera di Frenhofer, ci sono tutti i segni del superamento del figurativo e le tematiche dell’ arte moderna. Frenhofer è chiuso come Pigmalione nell’adorazione del ritratto di donna che lui stesso ha creato e che non vorrebbe fosse mai mostrato agli altri. Al fondo c’è l’angoscia di non riuscire a infondere la vita al ritratto, la donna rimane materia inanimata. Il furor creativo del vecchio pittore ha un tratto diabolico che lo trasporta nelle regioni sconosciute dell’irrazionale dove incontra il vuoto e la morte.

Nell’arte di Massimo Fagioli al contrario la capacità di vivere il rapporto uomo donna è il fulcro di tutta la sua attività non solo come psichiatra ma anche come artista: egli crea splendide immagini femminili come Giulia interpretato da Maruska Detmers in Diavolo in corpo nel 1986 o la contadina ne “La condanna” [15] 1992. Nella rivista “WWN” del dicembre 1986 compare l’immagine di Maruska[16]. Nella stessa rivista WWN si parla della ristrutturazione del setting dell’Analisi collettiva in via di Roma libera[17]. Fagioli effettua dei disegni che servono a progettare uno spazio che a tutti gli effetti corrisponde a uninstallazione che accoglierà grandi gruppi. Il setting non è più una struttura anonima ma acquisisce un significato e un valore estetico. Lo spazio di via di Roma libera nella ristrutturazione del 1986 evocava l’immagine della nave o del pianoforte a coda, mentre il pavimento rosso rimandava a Cuore di vetro film di Herzog del 1976. Diceva Fagioli: <<(…) la sala con la sua struttura d’arredo non è che la rappresentazione del movimento e di tutte le dinamiche che intercorrono fra analista e analizzando (…)>> Lo stesso discorso vale per la successiva ristrutturazione del 2001 che corrisponde a un nuova dinamica, fra psichiatra e analisi collettiva. Non sono più ammissibili punti ciechi o morti che ricordino il transfert psicotico del gruppo di Villa Massimo. Lo spazio diventa una struttura unica in legno con la geometria di due rettangoli che trovano una convergenza, un’unificazione ideale nel punto in cui si trova lo psichiatra.

All’interno del setting, avviene il processo della cura con l’interpretazione dei sogni. Quest’ultima è una vera e propria performance, che partendo dalla sensibilità del corpo arriva alla verbalizzazione dei contenuti latenti delle immagini oniriche. Essa ha in sé un elemento artistico per il rapporto immediato con il non razionale, per la sensibilità e la fantasia che presuppone, senza regole prestabilite. Ogni interpretazione, che si svolge sullo sfondo di un pubblico che interagisce a livello consapevole e non consapevole è unica e irripetibile. L’interpretazione del sogno non si esaurisce nell’essere un evento artistico poiché essa include il riferimento a una metodologia medica e psichiatrica e a una teoria scientifica, quella della nascita: arte e scienza dialogano fra loro in modo originale e interagiscono con esiti non prevedibili. Una nuova estetica non può prescindere dall’interpretazione dei sogni che è iniziata nel 1976 con l’Analisi collettiva perché è necessaria, per l’arte, una comprensione, mai esistita precedentemente della nascita umana e del linguaggio delle immagini comunque esse vengano create. I disegni, i quadri e le copertine di Fagioli, nati in contesti che non sono quelli della cura, nella quale i movimenti del corpo sono sospesi e messi fra parentesi, acquisiscono un senso nuovo quando vengono sognati, quando una moltitudine di persone interagisce con essi a livello consapevole ma soprattutto inconsapevole.

E’ stato tradotto in italiano un libro di Claire Bishop Inferni artificiali[18]che traccia un profilo storico della cosiddetta “estetica partecipativa”. Siamo di fronte alla tendenza di molti artisti contemporanei a disinteressarsi alla creazione di un oggetto bello e a intervenire, con installazioni, performance, eventi o quant’altro sulle relazioni umane. Il pubblico è il vero medium che viene stimolato a partecipare a situazioni che possono assumere i più vari significati. L’arte vuole modificare la realtà umana. Gli artisti vogliono diventare psichiatri, poichè l’estetica viene concepita come un << (…) regime autonomo di esperienze che non è riducibile alla logica, alla ragione o alla morale[19]>>

L’arte partecipativa resta però a livello della coscienza o se allude al non cosciente rimane senza parola come Marina Abramovic nelle sue  mostre L’artista è presente[20]. L’ estetiche partecipative o relazionali sono lo sviluppo di un’idea, del 1957, di Marcel Duchamp: l’artista non sarebbe il solo creatore ma anche il pubblico parteciperebbe al processo creativo decifrando e interpretando l’opera d’arte[21]. Certo: ma a quali condizioni? Il pubblico spesso è vittima e complice di una truffa. Nel 1961 Duchamp scriveva che limitava il numero dei suoi ready made, perché “l’arte è una droga-diceva- ad assuefazione”[22].

L’artista è un creatore o uno spacciatore?

Fagioli, a differenza dell’estetica partecipativa, non elimina il disegno, il quadro, la scultura che nascono spesso in modo spontaneo, come lo schizzo detto Lo scarabocchio nero , espressione della fantasia di sparizione e della nascita senza le quali non c’e la libertà dell’artista. Scrive, a proposito del suo schizzo, Fagioli:<< Poi come se fossi insieme rilassato e stanco cado nel narcisismo del pisolino, nel tentativo di ricreare quella nascita perduta per il tempo finito della vita umana. Ma, in un attimo, compare sfuggente come diventasse evanescente, un pezzaccio di cartaccia con disordinati e confusi scarabocchi d’inchiostro (…). Sono linee che si sono formate come fossero serpenti morti, linee che si sono create come fossero lettere dell’alfabeto che fa parlare la mano dell’essere umano. (…) Ora c’è un volto misterioso e sconosciuto che si è creato da se stesso utilizzando la mano dell’essere umano che ha seguito la linea di un pensiero senza memoria ed ha fatto, senza parola linguaggio>> [23]

Attraverso il movimento della mano emergono linee di un linguaggio senza parola che proviene dal non cosciente. Le linee dello schizzo acquisiscono il senso di un volto sconosciuto catturate nel sonno un attimo prima della loro evanescenza. L’opera così creata, però non rimane un oggetto fine a se stesso, da nascondere alla vista altrui come il capolavoro sconosciuto di Frenhofer, ma compare in Left come immagine che provoca reazioni interpretabili nel processo della cura e della ricerca. Si riesce così a mettere insieme due realtà che sono sempre state considerate radicalmente antinomiche: la libera espressione del singolo artista e la partecipazione collettiva. Come è stato possibile? Il 2 novembre 2013 lo scarabocchio, in left si trasforma [24] e rivela il suo contenuto latente: il colore rosso e il movimento di un profilo di donna.

 

[1] A.G. Baumgarten,L’estetica, Aestetica edizioni, Palermo 2000, p.27

[2] M.Fagioli. Ricordi e memorie, LEFT 5, 6 Febbraio 2009

[3] Ibidem

[4] M.Fagioli, Memoria fantasia dell’esperienza vissuta, Left, 30-31, 8 Agosto 2015

[5] cfr E.T.A Hoffmann, L’uomo della sabbia, Rizzoli, Milano, 1983

[6] L.A.Sass, Madness and modernism, BasicBooks, NewYork, 1992, pp.366 e ss.

[7] R. Safranski. Heidegger e il suo tempo, Longanesi, Milano 1996, p.491

[8] R. Safranski, Heidegger cit.p.364

[9] M.Fagioli. Bambino donna e trasformazione dell’uomo, L’asino d’oro, Roma 2013, p.164

[10] M.Fagioli. Bologna 1980. Realtà umana dell’artista e opera d’arte. Il sogno della farfalla ,4, 2010 p.6 e ss.

[11] E.Kant , Critica del giudizio, Laterza, Roma-Bari 1992, p.131

[12] Ivi, p.141

[13] H. Balzac, Il capolavoro sconosciuto in L’artista allo specchio, Lubrina editore, Bergamo, 1991

[14] H. Balzac, Il capolavoro cit. p 80

[15] M. Bellocchio, M. Fagioli, La condanna. Una sceneggiatura, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1999

[16] S. Martella, Freud è servito, Intervista con Massimo Fagioli, WWN,6, 1986, pp.31-34

[17] ibidem, pp.35-37

[18] C.Bishop, Inferni artificiali, Luca Rossella edizioni, Novara 2015 ma anche Partecipation edited by Claire Bishop, Whitechapel Gallery Ventures limited, London, 2006. Sull’estetica relazionale, concetto affine a quello di estetica partecipativa cfr. N. Bourriaud, Estetica relazionale, Postmedia SRL, Milano, 2010

[19] C.Bishop, Inferni artificiali, cit. p.30

[20] M. Ackers, Marina Abramovic, The Artist is present, film documentario. Usa 2012

[21] M. Duchamp, Scritti, Abscondita Milano 2005, p 163

[22] Ivi. P.

[23] M.Fagioli, Cerco le parole che siano pensiero , Left, n.42,, del 20 Ottobre 2012>>

 

[24] M.Fagioli, Segno rosso e scarabocchio nero . Left, 48, 07-12-2013 Lo scarabocchio nero comparve in Left, 41, 13 Ottobre 2012.

 

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