CURA O CONDANNA? POSSIBILITA’ DIAGNOSTICHE E LIMITI NELLA PSICHIATRIA FORENSE 11 e 25 Ottobre 2013

 

CURA O CONDANNA? POSSIBILITA’ DIAGNOSTICHE E LIMITI NELLA PSICHIATRIA FORENSE
11 e 25 Ottobre 2013

  • Pubblicato il 17 settembre 2013
  • Categoria Corsi

SCUOLA MEDICA OSPEDALIERA in collaborazione con la COOPERATIVA DI PSICOTERAPIA MEDICA presenta:

EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA ANNO 2013

CURA O CONDANNA? POSSIBILITA’ DIAGNOSTICHE E LIMITI NELLA PSICHIATRIA FORENSE

11 e 25 Ottobre 2013
Responsabile dell’evento: Dott.ssa Daniela Colamedici 
Sede: Cooperativa Sociale di Psicoterapia Medica – Via Federico Rosazza 58 – 00158 Roma

CREDITI: 20
IL CORSO HA UNA DURATA DI 15 ORE ED E’ APERTO A 25 MEDICI E PSICOLOGI.

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Il corso, aperto a 25 Medici e Psicologi, sarà articolato in due incontri nelle giornate di Venerdì 11 e 25 ottobre 2013 presso la Cooperativa Sociale di Psicoterapia Medica – Via Federico Rosazza 58 – 00158 Roma. 

Fare diagnosi in ambito psichiatrico/forense è un processo estremamente complesso perché spesso appare assai complicato differenziare un comportamento criminale dall’agito correlato ad una patologia mentale.

Il primo deve essere sottoposto a processo, giudicato ed eventualmente punito o riabilitato, mentre la patologia, ovviamente, necessita di diagnosi e cura, non certo di
punizione.

Valutare unicamente la capacità di intendere e di volere del soggetto al momento dell’atto è sicuramente insufficiente alla comprensione e valutazione dello stato mentale di chi ha commesso il reato.

I casi di cronaca degli ultimi anni, insieme alla recente legge italiana che dispone la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, hanno riaperto questo annoso dibattito.

Riflettere su concetti quali la responsabilità, l’imputabilità e gli aspetti diagnostici è un punto cardine per addentrarsi in questo campo.

Gli scopi scientifici di questo evento formativo sono collocabili nell’ambito di questa cornice. Pertanto, negli incontri previsti, si cercherà di studiare e approfondire queste tematiche a partire da una prospettiva multidisciplinare.

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Le voci nella testa- Una guarigione dalla schizofrenia?

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Schermata 09-2456553 alle 12.35.10Sotto tutti gli aspetti  , Eleanor Longden era proprio come ogni altro studente , frequentava il college piena di speranze  e senza un pensiero al mondo . Questo fino a quando le voci nella sua testa hanno  iniziato a parlare . Inizialmente innocue , queste narrazioni  interne divennero sempre più antagonistiche   e dittatoriali , trasformando la sua vita in un incubo . Con la diagnosi di schizofrenia , ospedalizzata , “drogata” , Longden è stato scartata da un sistema che non sapeva come aiutarla . Longden racconta la storia in movimento del suo anni -,  un lungo viaggio di ritorno verso  la salute mentale , e riferisce di come  impararando  ad ascoltare le sue voci sia  stata i  in grado di sopravvivere .

Eleanor Longden  ha messo alle spalle  la diagnosi   di schizofrenia ottenendo  un master in psicologia e dimostrando  che le voci nella sua testa erano ” una reazione sana a circostanze folli”

WATCH: Why I Thank the Voices in My Head

di Eleonor Longden

Pochi mesi fa , un mio collega brandiva un articolo di fronte a me con un’espressione piuttosto perplessa . “Leggi questo ! ” egli disse: ” Non l’avrei mai creduto. ” Era un pezzo che si riferiva ad un uomo che sente delle voci . Incuriosita , ho cominciato a leggere :

“La voce è identificata come Ruah … la parola del Vecchio Testamento per Spirito di Dio. . Parla con una voce femminile e tende ad esprimere ldichiarazioni riguardanti un ‘attesa messianica . E mi ha parlato sporadicamente da quando ero al liceo . Mi aspetto che se la crisi  verrà essa dirà qualcosa di nuovo. ‘molto essenziale  … si limita a un paio di frasi  molto succinte e concise. Devo essere molto ricettivo di sentirle: suonano  come se fosse venute da milioni di chilometri di distanza . ”

La ragione per la sorpresa del mio collega non era tanto il contenuto ( lui è uno psicologo ed è ben abituato a racconti da persone che ascoltano cose che nessun altro può udire ). Piuttosto, era l’ incontro con questo ” spirito tutelare ” che lo sorprese. Perché non si trattava del racconto  un paziente psichiatrico angosciato e  disorientato: erano le parole del premiato, visionario autore Philip K. Dick  le cui opere , tra gli altri , hanno  ispirato il film Blade Runner e Total Recall . Per me , questo non è stato particolarmente sorprendente , perché non dovrebbe capitare  a qualcuno realizzato  e di  grande fama anche capita di essere l’ascoltatore  di  una voce? Ma al mio collega  questa evenienza sembrava presentare una sconcertante , quasi inquietante , dissonanza . E , in una certa misura , posso comprendere  la sua sorpresa . Dopo tutto , l’allucinazione auditiva è  strettamente intrecciata con la schizofrenia ( con tutte le connotazioni sinistre che questa diagnosi controversa comporta ) . E nell’immaginario popolare , le voci sono comunemente collegate con  lo sconvolgimento , la follia , e la alienazione  mentale .  Oggi molti individui soggetti ad allucinazioni  abitano in un territorio territorio ostile – è un’esperienza che viene letteralmente associata alla  paura ,  al sospetto e  alla diffidenza .

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Nel corso degli anni , le mie voci sono cambiate , moltiplicate , mi hanno  terrorizzata , ispirata e incoraggiata . Oggi sono una parte intrinseca , importante della mia identità , ma c’èstato anche un  momento in cui la loro presenza mi ha spinto agli estremi deliranti di miseria , la disperazione, e la disperazione .

– Eleanor Longden

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Eppure, nonostante questo nesso fra allucinazioni e pazzia  , la psichiatria ha da tempo riconosciuto che il sentire  sentire voci si riscontra  di una serie di  patologie psichiatriche non- psicotiche, in particolare in  condizioni come  lo stress post- traumatico ed i  disturbi dissociativi . Forse ancora più inaspettatamente , la ricerca suggerisce anche che circa il 13 per cento delle persone con storia  di problemi psichiatrici può anche riferire di aver  udito “voci”ad un certo punto della loro vita . Di per se stesso  “l’udire voci”è un tema che ha attratto l’attenzione –  perchè evoca le sfumature della percezione mentre riflette  la natura del sé – ed è stato via via  stato temuto , vilipeso , celebrato e consacrato , e  scrutato, anche per le sue implicazioni  forensi,  all’interno di specialità diverse come la psicologia , la neurologia, l’antropologia ,  la teologia , discipline medico-umanistiche  e studi culturali. Inoltre , i racconti di “voci” sono stati documentati nel corso della storia umana essendo stati riferiti  da una vasta gamma di pionieri , geni , ribelli, e innovatori attraverso i secoli – e anche da gente normale, ineccepibile come me . Vedete ,  anch’io io sono una  ascoltatrice  di voce .

E ‘stata la delirante profondità del mio delirio ed il benefico ed esaltante viaggio  connesso all’udire  “la voce” che mi ha condotto a  Long Beach nel palco delle conferenze  per  il TED 2013. Nel corso degli anni , le mie voci sono cambiate , si sono moltiplicate  ,  e mi hanno terrorizzato , ispirato e incoraggiato . Oggi sono una intrinseca , importante  parte della mia identità , ma c’era anche un momento in cui la loro presenza mi ha spinto agli estremi deliranti della  miseria , della disperazione,.  Le voci  mi hanno portato in un reparto psichiatrico dove mi sono ritrovata inerme  e mi ha tirato giù nelle profondità più buie della follia , eppure mi hanno anche sollevarmi  per aiutarmi a passare gli esami universitari In definitiva mi  sono elevata fino al punto di  scoprire le verità fondamentali e la guarigione di me stesso . L’evoluzione di questa comprensione – ed i notevoli privilegi e le prove  terribili sostenute – costituiscono la base del mio discorso che accompagna il libro presentato per il ciclo di conferenze  della  -TED-2013  , dal titolo “Imparando dalle voci nella mia testa”.

Condividere le mie esperienze pubblicamente l’ho sentita come un esperienza  travolgente , ma ad ogni passo la solidarietà di amici e colleghi del ” Movimento Internazionale  di coloro che odono le voci” mi ha fortificato e sostenuta . Questa organizzazione ha fatto enormi passi avanti per sostenere che  l’udire le voci  è  una esperienza umana significativa, quella che, per molti di noi , incarna, metafore ed immagini dense di  emotivà  che comunicano informazioni interessanti sul dolore ed i conflitti nella nostra vita . Non si tratta di patologizzante  le voci come sintomi , ma piuttosto si tratta di capire , accettare , e recuperarne il senso  . Nel mio pellegrinaggio di  recupero, ho  imparando a considerare  le voci in modi più rispettosi , ed empatici  considerandole come adattamenti , strategie di sopravvivenza , e rappresentazioni del  dolore emotivo che ha reso possibile la mia guarigione . Dopo anni di vergogna , orrore , e la sofferenza , ho finalmente fatto pace con le mie voci che , fondamentalmente , significava fare la pace con me stessa . Ed era questa mia situazione che mi ha reso capace i  potenziato me prendere  parte allae conferenze TED , non come un ex paziente – psichiatrica con un ‘cattivo cervello, ‘ ma come una sopravvissuta orgogliosa  alla pazzia  con un repertorio  di voci preziose  e  piene di significato di valore. Infatti, alla fine del mio discorso June Cohen , una delle meravigliose co-organizzatrice della conferenza , è venuto sul palco e mi ha chiesto , con un rispettoso interesse , se sento ancora voci. Per una frazione di secondo ho esitato , chiedendosi se dovevo fingermi  ‘normale’ e suonare il basso con un arioso ” oh, non più di tanto ora . ” Invece ho optato per la verità: ” Per tutto il tempo “, dissi allegramente , “In realtà le  ho sentite mentre ho fatto il discorso … loro mi ricordavano che cosa dire ! ” Orgoglio , responsabilizzazione  e il sostegno  per ascoltare le proprie voci senza difficoltà dovrebbero , credo, essere  un diritto naturale di ognuno che ha questa esperienza  . Così anche , il diritto alla libertà , la dignità,  ed il rispetto riguarda  anche “una voce” che può essere ascoltata .

Trad. domenico fargnoli