Meteore psichiatriche: la sparizione delle diagnosi

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L’assassinio di Marat

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Pinel libera i malati di mente dalla prigione

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Entrance Philippe Pinel (1745-1826) releasing the lunatics from their chains at the Salpêtrière Hospital in 1795.

Nella storia della psichiatria le malattie appaiono e scompaiono come meteore. Agli inizi del secolo diciannovesimo Pinel coniò il termine mania ragionante o follia parziale , Esquirol quello di monomania omicida. Per Etienne Jean Georget allievo di Esquirol la follia parziale escludeva l’idea di azione criminale e di colpa oltre che quella di responsabilità della condotta. Il concetto originariamente autonomo di monomania, legato all’ipotesi di due differenti sedi organiche della follia l’epigastrio ed il cervello, alimentò un acceso dibattito nel corso del XIX secolo, basato su argomentazioni spesso risibili sulle quali ironizza Dostoevskij nel “ I fratelli Kamarazov”. Nel romanzo tre medici cercano di stabilire se l’imputato di omicidio fosse o meno “monomaniaco” basandosi sull’osservazione della direzione del suo sguardo all’ingresso del tribunale.

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento prevalse l’idea che che la “follia ragionante” altro non fosse che un raggruppamento provvisorio ed artificiale di fenomeni diversi e che pertanto non si potesse considerare un’entità nosografica a se stante. Si affermò il concetto di moral insanity coniato da Prichard (1835) che si agganciava alla teoria della degenerazione di Morel e Magnan. Dopo Kraepelin i vari casi di monomania furono ascritti alle psicopatie, alla paranoia, alle psicosi organiche e dopo Eugen Bleuler alle varie forme di schizofrenia o psicopatia . La monomania scomparve perché non aveva un fondamento psicopatologico ed era facile obiettare che la psiche è un tutto in cui intelletto, affetti ed impulsi agiscono unitariamente. La monomania omicida era un concetto frutto di una visione intellettualistica e filosofica della mente umana. Le passioni e gli affetti, considerati irrazionali, per una lesione della volontà che lasciava indenne l’intelligenza avrebbero determinato l’impulso irresistibile e criminale. Non si comprendeva che poteva essere la razionalità lucida solo apparentemente integra ma in realtà anaffettiva a determinare l’agire delittuoso ed omicida.

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L’ipnotizzatore e l’isterica

Anche per l’Isteria è successo un qualcosa di analogo. A partire dal DSMIII non si trova più una categoria diagnostica riconducible al sostantivo isteria ma neppure troviamo l’aggettivo isterico sostituito da istrionico. L’istrione è il mentitore ed il commediante: l’isterico, nell’aggettivo sostantivato, diventa sinonimo di simulatore di cui il medico diffida perché può indurre in gravi errori diagnostici.

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Isterica della Salpetrière

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Hysterical yawnings.” Three photos in a series showing a hysterical woman screaming.

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A Clinical Lesson with Doctor Charcot at the Salpêtrière.
Painting by André Brouillet, 1887. Lyon, Hôpital Neurologique. Il dipinto di André Brouillet mostra Blanche Witmann prima di una crisi. Dietro Charcot il suo famoso allievo Joseph Babinsky

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Il declino dell’ Isteria ha inizio con Charcot ma anche con Breuer e Freud. Ciò che Charcot denominava isteria era una coorte composta dalle più disparate malattie. Le isteriche della Salpetrière agivano come attrici consumate abituate a mettere in scena un copione ben preciso secondo le aspettative dell’autoritario direttore. suo uso attuale il termine ‘isteria’ non ha praticamente alcun rapporto con il suo significato originario. Perché non si riferisce più a un disturbo legato all’utero od alla sessualità come si era ritenuto a partire da Ippocrate. È invece utilizzato per riferirsi a qualsiasi sintomo o qualsiasi modello di comportamento anomalo per cui non esiste patologia organica ed esso è pertanto ritenuto un prodotto di stress emotivo, ansia o qualche altra causa psicologica. Se tutti i pazienti che sembrano essere affetti da sintomi fisici, ma che non hanno alcuna patologia organica rilevabile dovessero essere soprannominati ‘isterici’, il concetto di isteria diverrebbe così ampio e così vago da essere del tutto privo di significato. Hysteria, in effetti, cessa di essere l’entità nosografica molto particolare che si è sempre storicamente considerata, e diventa semplicemente un’ affermazione negativa sulla natura di alcuni sintomi. L’aggettivo isterico ‘viene oggi utilizzato come se fosse un sinonimo di ‘non biologico’ o ‘psicogeno’.

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Anna O- Bertha Pappenheim

Quando Breuer cominciò il trattamento di AnnaO- Bertha Pappenheim nel 1880 e fece diagnosi di Hysteria si riferiva alla natura psicogena della tosse,delle contratture, delle paralisi , dei disturbi del linguaggio e della diplopia : egli escluse per es. la possibilità di una meningite tubercolare.
E’ stato suggerito però da Mikkel Borch Jacobsen nel suo libro “Remembering Anna O. A century of mystification” (1996) che il quadro sintomatologico complessivo cui il famoso medico si trovò di fronte sia stato un’abile messa in scena attraverso la quale la giovane ebrea confermava la diagnosi di Breuer , ma fondamentalmente lo teneva in scacco. Si sarebbe trattato di una simulazione isterica od autoipnotica, che avveniva ad un livello preconscio e non di una menzogna intenzionale e pienamente cosciente. Massimo Fagioli nella sua magistrale premessa al libro “La storia di Anna O di Lucy Freeman” (L’asino d’oro” 2013) afferma che Breuer pur utilizando una volta il termine inconscio in realtà preferiva parlare di un “doppio stato di coscienza” od un’Io cattivo”: quest’ultimo potrebbe aver agito come un’abile simulatore . L’inganno riusciva perché Breuer non andava oltre i sintomi e la rievocazione dei ricordi o l’abreazione nel linguaggio degli affetti rimossi che in quanto tali erano stati un tempo coscienti. Joseph Breuer brillante neurofisiologo, rimaneva nell’ambito dell’approcio razionale alla malattia e sbagliò in partenza la diagnosi. Non collegò l’isteria alla presenza di un nucleo psicopatologico “inconscio”, nel senso di mai venuto prima alla coscienza, che si celava dietro il teatro privato della paziente ; l’anaffettività e la pulsione di annullamento non producevano manifestazioni visibili nascondendosi indisturbate dietro una teatralità vuota ed a tratti manierata.

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George Gershwin muore per un tumore cerebrale scambiato per isteria da Gregory Zilboorg

Freud sfruttò cinicamente la malattia di AnnaO e la sua messa in scena in quanto legata alla fama ed alla credibilità di Breuer . Indusse quest’ultimo a dichiarare il falso a proposito dell’efficacia del metodo catartico nel trattamento dell’isteria per poi procedere a demolirne l’ immagine. Già nella corrispondenza con la fidanzata Freud appare particolarmente invidioso del rapporto fra Breuer ed AnnaO, che viene descritta come molto avvenente, tanto da accennare all’infelicità ed alla gelosia della moglie del collega, Mathilde. Non sappiamo quanto risponda al vero la famosa storia della gravidanza e del parto isterico di Bertha Pappeheim messa in giro dal padre della psicoanalisi : di certo è falso che Breuer concepì la figlia Dora dopo l’interruzione del trattamento e il ricovero in ospedale della giovane. Dora Breuer nacque ben tre mesi prima la fine della cura . Ciò rende inquietante un’altra comunicazione che Freud fece a Marie Bonaparte nel 1925: a causa del coinvolgimento del marito con Anna O-Bertha Pappenehim, Mathilde Breuer avrebbe tentato addirittura il suicidio durante l’allattamento della figlia Dora . Quest’ultima circostanza, se vera, testimonierebbe a favore di una grave forma di depressione .

Jacobsen, nel libro prima citato,  riferisce che lo psiconalista Peter Swales ebbe modo di leggere i “Diari” di Marie Bonaparte nei quali veniva riportata una confidenza di Freud

<<Confronted by Breuer almost obsessional discussing of Anna O. all the time, his wife Mathilde made a suicide attempt. Breuer broke off the treatment. But the same night he was called back and Anna confessed to him she was pregnant by him.>>

Freud ovviamente non è attendibile sia sul piano teorico né umano per cui quanto comunicò a Marie Bonaparte va preso con beneficio di inventario:  resta il fatto che l’aver scelto l’isteria come suo cavallo di battaglia può aver influito  sul declino dell’isteria come entità nosografica autonoma. La psicoanalisi proprio in America dove si è più largamente diffusa nel novecento, ha invalidato la credibilità della diagnosi come ha affermato a più riprese lo psichiatra Allen Frances, il padre del DSMIII e IV. Emblematico il caso George Gerschwin. Lo storico della psichiatria , il russo Gregory Zilboorg emigrato negli USA e diventato psicoanalista freudiano con credenziali false, curava il musicista per mal di testa e anosmie ritenuti sintomi isterici ma in realtà espressione di un tumore cerebrale con esito mortale . Questo errore fa parte integrante della tradizione freudiana.9 MARZO2

Storicamente anche Freud, del tutto in malafede aveva confuso sintomi organici con sintomi psichici . Egli, proprio nel 1895 pochi mesi prima della pubblicazione degli “Studi sull’Isteria” firmati insieme a Breuer, convinse una sua paziente isterica Emma Eckstein a sottoporsi ad un intervento al naso in base alla teoria delirante di Fliess secondo la quale la masturbazione provocava un’alterazione dei turbinati che poteva essere risolta chirurgicamente. Fliess che per la prima volta si cimentava in un’operazione del genere, lasciò mezzo metro di garza nel naso della paziente. Freud interpretava i sintomi di un’infezione che si era sviluppata come se fossero sintomi isterici. Jeffey Moussaieff Masson ha fornito un resoconto dettagliato e completo di questo episodio nel suo libro “Assalto alla verità” (1984) . La paziente costretta ad altri interventi chirurgici si salvò ma rimase per sempre sfigurata nel volto. Mentre Bertha Pappenheim- Anna O , durante la malattia, non si riconosceva allo specchio Emma Ekstein fu resa irriconoscibile. A quanto pare Freud mentre pubblicava nel 1895 gli studi in cui ribadiva la natura traumatica e psicogena dell’Isteria contemporaneamente caldeggiava l’idea che essa fosse dovuta a cause organiche dando credito all’amico berlinese, che fu a suo tempo accusato dal figlio Robert, diventato anche egli psicoanalista, di aver abusato di lui da bambino.

Quindi né Joseph Breuer nel 1880 né Freud nel 1895 avevano la minima idea di cosa fosse l’Hysteria. Breuer si trovò del tutto impreparato ad affrontare un quadro psicopatologico complesso in cui i sintomi isterici erano solo la sovrastruttura di un nucleo psicotico e dissociativo mentre Freud si limitava a ripetere le formule di Charcot sull’origine traumatica dell’isteria dedotta dall’osservazione degli effetti psichici dei primi incidenti ferroviari nell’Ottocento.

Le vicissitudini del concetto di monomania omicida e di isteria parlano di forme di razionalità diagnostica differenti. L’approccio illuministico di Pinel ed Esquirol racconta dell’illusione di una ragione integra, senza delirio che potrebbe convivere con affetti ed una volontà malate nell’impulso irresitibile dell’agire criminale. Breuer testimonia lo scacco, personalmente sofferto, di un progetto di diagnosi e cura razionale di fronte all’immagine femminile oppressa e sofferente: il caso di Anna O rappresenta un punto di crisi e un un’occasione mancata di passaggio ad una nuova psichiatria. In Freud la razionalità è strumentale piegandosi a diventare mezzo per il perseguimento di un’utile personale, la fama ed il denaro, che non rifugge ma anzi integra in sé la logica dell’agire falso e criminale che oltre a diffamare produce lesioni e morti.

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Adam Lanza imita Anders Breivik

I manuali diagnostici del terzo millenio, improntati a criteri apparentemente ateoretici ed operativi, eliminando la soggettività della valutazione medica , segnalano un’ulteriore evoluzione verso sistemi classificatori che si espandono proporzionalmente all’espansione del mercato delle case farmaceutiche . In quanto prodotto di una psichiatria disfunzionale ed acefala, che ha perso ogni riferimento alla ricerca sulla psicopatologia e sull’inconscio, essi concorrono a generare nuovi modelli di patologia mentale. Entità tradizionali come l’isteria, ma oggi anche la schizofrenia e la psicopatia, si ibridano e scavano percorsi carsici scomparendo. Quando tali entità non riconosciute riemergono alla superficie della vita sociale innescano fenomeni drammatici ed inquietanti all’interno delle quali la bizzaria dei deliri e dell’acting out criminale come nel mass shooting , si coniuga con fenomeni isterico-imitativi che contagiano una moltitudine di persone.Come scrive Allen Frances oggi

“Psychiatry is rapidly expanding and normal is shrinking”

LA PAZZIA DIETRO LE SBARRE: il carcere come manicomio

 

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La legge Basaglia non ha risolto il  problema della segregazione manicomiale ma , togliendo credibilità alla psichiatria, ha favorito il ritorno alla concezione moralistico-punitiva della malattia  mentale.

Domenico Fargnoli

L’opinione pubblica non ha la percezione esatta dell’emergenza psichiatrica in atto in Italia che ha legami  con  una situazione più generale.

Scrive Amanda Pustilnik ( University of Maryland)

” Oggi i nostri ospedali psichiatrici più grandi sono le prigioni.(…) Le prigioni di Stato spendono circa 5 miliardi di dollari per incarcerare detenuti affetti da patologie mentali che non sono violenti. Stando a quanto afferma il Dipartimento di Giustizia 1,3 milioni di individui con malattie mentali sono incarcerati nelle prigioni di stato e  federali  a fronte di soli 70.000 individui  assistiti negli ospedali psichiatrici”

Si viene messi in carcere solo per essere afflitti da malattie mentali  e per aver disturbato l’ordine pubblico e non perché si siano commessi reati penalmente rilevanti. Nel luglio del 2004 The House Comitte on Governement Reform ha pubblicato uno studio dal  quale  risulta che negli USA  vengono incarcerati bambini  (anche di sette anni) con gravi patologie mentali senza che essi siano responsabili di condotte criminali .

Rispetto agli ideali illumunistici che hanno ispirato   la Costituzione americana la situazione sopra descritta è paradossale per il venire meno della fondamentale distinzione operata da Pinel durante la Rivoluzione francese:i malati di mente  furono separati, dalla fine del 700, dai criminali e liberati dalle catene. Nasceva così una nuova branca della medicina : la psichiatria .

A distanza di di più di due secoli notiamo una inversione di tendenza,: si ritorna alla confusione fra criminalità e pazzia, al prevalere della logica della segregazione  e della punizione .Il ritorno  ad orientamenti preilluministici   è dovuto  al significato sociale che ha assunto la malattia concepita come un  cedimento colpevole, una  mancanza di cntrolloe  e del senso di responsabilità personale.  E’ la vecchia idea cristiana della pazzia  come influenza  demoniaca, come complicità con il male, la quale  riappare in una forma secolarizzata.goya

Dalla mentalità religiosa deriva l’approccio punitivo,  che ha prevalso negli USA, alla  malattia mentale. La punizione dovrebbere rinforzare l’adesione all’ etica su cui è fondata la società e garantire , tramite la severità della pena, il rispetto delle norme.  Per la   concezione moralistico-punitiva le persone con  malattie mentali avrebbero  difetti della volontà o del carattere che li rendono incapaci  di controllarsi: imporre loro criteri restrittivi aiuterebbe  ad ottenere comportamenti accettabili ed aumentare  il senso di responsabilità. Il giudice si sostituisce allo psichiatra poiché  quest’ultimo considerando le malattie semplici “disturbi” od opinabili convenzioni diagnostiche , non è in grado di fornire criteri certi e non manipolabili di non imputabilità. Pertanto l’essere psichicamente malati anche gravemente  non garantisce di solito negli USA, l’impunità rispetto ai crimini violenti.

In Europa Anders  Breivik  è stato dichiarato sano di mente con  criteri diagnostici del  DSMIV  in un  processo  nel quale si è affermata la  tendenza alla punizione piuttosto che alla cura.

Ed in Italia? Il caso di Erika ed Omar  a Novi Ligure ,   quello di  Franzoni  a  Cogne  o dei coniugi  pluriassassini di Erba hanno visto prevalere una logica punitiva estranea alla psichiatria.

Perché ci troviamo di fronte a  questa tendenza?

La Prof. Amanda C. Pustilink non chiarisce il punto essenziale cioè  il ruolo avuto dalle istituzioni psichiatriche nel permettere che il modello moralistico- punitivo della malattia mentale si affermasse: cento anni di freudismo hanno lasciato il segno . Proprio in USA , comunque,  i media  a partire daglii  anni 90 hanno denunciato   il fallimento della psicoanalisi mentre la psichiatria organicistica, subentrata al freudismo, si prepara ad un clamoroso “disastro “, dovuto alla mancanza di scientificità,   con l’edizione del nuovo DSMV nel Maggio 2013.

I medici  americani sono  impegnati a distribuire psicofarmaci ad una popolazione di soggetti “normali” sempre più vasta , utilizzando  diagnosi che sembrano create ad hoc per favorire gli interessi delle case farmaceutiche. I casi più gravi  sono sottoposti a terapie,come l’iloperidone assunto da Adam Lanza ( l’autore della strage nella scuola di Newport), che possono amplificare la tendenza alla violenza.

Le carceri funzionano da contenitori per ogni sorta di patologie mentali   che, in un  regime di inaudita violenza e perversione, subiscono un aggravamento. Gli effetti sono devastanti sui singoli e sulla società. In Italia, patria di Cesare Beccaria che voleva la pena commisurata razionalmente al delitto  e che era contro la tortura,  si sta verificando qualcosa di analogo a quanto avviene in USA: l’adesione acritica ai modelli  diagnostici americani, l’abuso  degli psicofarmaci, il ricorso alla TEC (Terapia elettroconvulsivante), toglie credibilità alla psichiatria e favorisce l’affermazione del modello moralistico-punitivo della malattia mentale. Dato che i medici appaiono  incapaci di prevenire e curare le patologie psichiche la gestione di queste ultime è demandata, ai giudici ed ai tribunali. La legge Orsini -Basaglia  ha vuotato i manicomi di  circa centomila degenti negli ultimi decenni  ma , nello stesso lasso di tempo, si sono riempite in un modo inverosimile le carceri.

C’è  un’emergenza psichiatrica nelle prigioni : secondo un’indagine epidemiologica dell’Agenzia Regionale di Sanità i detenuti con “disturbi psichiatrici” sono 1137 ,il 33.4% ,nella  sola Toscana. Il carcere funziona come contenitore di patologie psichiche, che  non entrano nel circuito dei servizi psichiatrici . Con la chiusura dei manicomi non sempre sono state create strutture alternative  cosicchè molti soggetti sono rimasti senza controllo o rete di protezione  e sono finiti nelle maglie della giustizia. Le prigioni sono gironi infernali. Prendono il sopravvento l’idea di rovina, il vuoto affettivo, l’umiliazione e l’ emarginazione:  le varie patologie  diventano manifeste e si aggravano. I quadri  psicopatologici  si  strutturano  in forme  croniche, difficilmente curabili. L’identità sessuale, in un contesto di violenza e  promiscuità forzata,  subisce spesso una destrutturazione irreversibile. Il suicidio è un’esito drammatico la cui frequenza , anche più di venti volte la norma, è in diretta relazione al sovraffollamento ed agli abusi.

Come far fronte a tale situazione ? Il 31 Marzo in seguito alla legge Marino è prevista la chiusura degli OPG : l’ evento  ha un forte significato simbolico anche se interessa 1400 persone, su un totale di 66.721 detenuti italiani.  Gli OPG sono stati l’emblema della schizofrenia istituzionale : individui affetti da vizio totale o parziale di mente e quindi non imputabili sono stati sottoposti ad un regime carcerario in condizioni di degrado inimmaginabili. Per non dire delle torture fisiche e psicologiche .E’ necessario che questa chiusura sia occasione non solo per proporre strutture di intervento alternative  ma  per un ripensamento della psichiatria nel suo insieme . Andrea Zampi, il pluriomicida-suicida  di Perugia è stato sottoposto l’anno scorso  a Pisa a due cicli di  8 TEC: un intervento “terapeutico” od un a prassi senza alcuna base scientifica che ha aggravato le condizioni del paziente? Oggi gli psichiatri non hanno competenze adeguate ad affrontare la psicosi con il metodo della psicoterapia: lo psicofarmaco o la TEC sono inefficaci e  alla lunga pericolosi.

La psichiatria deve allora  fare un salto culturale  e metodologico dotandosi di nuovi criteri scientifici e formativi. L’esperienza dell’ Analisi collettiva che fa capo alla teoria della nascita di Massimo Fagioli, costituisce un’esperienza pilota : quasi quarant’anni   di cura, formazione e ricerca unica nel suo genere a cui hanno partecipato migliaia di persone e centinaia di psichiatri, impegnati ad approfondire la conoscenza della realtà psichica  oltre il riduzionismo organicista ed il moralismo della ragione e della religione. Come scrive Adriana Pannitteri  in “La pazzia dimenticata” (L’Asino d’oro 2013)”

<<(…) la malattia mentale non si risolve semplicemente buttando giù i muri dei manicomi, ma in maniera più solida cercando di sapere cosa c’è dentro la psiche di chi è ammalato>>


The madness behind the bars:prisons as asylums

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Domenico Fargnoli

The public does not have the correct perception of the psychiatric emergency involving  Italy which has ties to a more general situation.

Writes Amanda Pustilnik (University of Maryland)

“Today, our largest psychiatric hospitals are prisons. (…) The state prisons spend about $ 5 billion to incarcerate inmates suffering from mental illness, who are not violent. According to the Justice Department 1.3 million individuals with mental illness are incarcerated in state prisons and federal compared with just 70,000 people assisted in psychiatric hospitals ”

Someone  will be put in jail just for mental symptoms and for disturbing public order and not because  he has committed criminal offenses. In July 2004, The House on Comitte Governement Reform has published a study which found that children are incarcerated in the U.S. (including seven years old ) with serious mental illness but not responsible for criminal conduct.

Compared to the Enlightenment ideals that inspired the U.S. Constitution the above situation is paradoxical for the disappearance of the fundamental distinction made by Pinel during the French Revolution: the mentally ill were separated by criminals and freed from the chains. Thus was born a new branch of medicine, psychiatry.

At a distance of more than two centuries we see a reversal of the trend and a  return to confusion between crime and insanity,  to prevalence of the logic of segregation and punishment. The return to   old guidelines is due to the social significance that has taken the disease conceived as a guilty  failure, a lack of control and  sense of personal responsibility. It ‘s the old Christian idea of ​​madness as demonic influence, such as complicity with evil, which reappears in a secularized form.image_sabba_quadro_di_goya

From the religious mentality comes the punitive approach that has prevailed in the U.S., to mental illness. The punishment should reinforce adherence to ‘ethics on which is founded the society and to ensure, by the severity of a penalty, respect for the rules. For the punitive moralistic conception people with mental illness have defects of  will or character that make them incapable of controlling: impose restrictive criteria would help to achieve acceptable behavior and increase the sense of responsibility.

The judge replaces the psychiatrist because the latter considering diseases “disturbs” or questionable diagnostic conventions, cannot give certain criteria of  not imputability. Therefore being mentally “ill” usually does not guarantee, in the U.S., the impunity with respect to violent crimes.

In Europe Anders Breivik was declared sane with DSMIV diagnostic criteria in a trial in which there has been  the tendency to punishment rather than care.

And in Italy? The case of Erika and Omar in Novi Ligure, of Franzoni in Cogne or  killers spouses in  Erba were dominated by a punitive logic unrelated to psychiatry.

Why are we in front of this trend?

Prof. Amanda C. Pustilink does not clarify the essential point that the role played by psychiatric institutions in allowing the moralistic-punitive model of mental illness is affirmed: one hundred years of Freudianism in America have left their mark. Just in the U.S., however, medias  reported the failure of psychoanalysis and  biological psychiatry , successor to Freudianism, prepares for a resounding “disaster”, due to the lack of science, with the new edition of DSMV in May 2013.

American doctors are committed to delivering drugs to a ever-growing population of ‘normal’subjects, using diagnoses that seem ad hoc to further the interests of pharmaceutical companies. The most serious cases are subjected to therapies such as iloperidone taken by Adam Lanza, author of the massacre of Newport, which can amplify the tendency to violence. The prisons act as containers for all sorts of mental illnesses that, in a regime of unprecedented violence and perversion, suffer an aggravation. The effects are devastating on the individual and on society. In Italy, the birthplace of Cesare Beccaria who wanted the penalty rationally commensurate to the crime and was against torture, we are experiencing something similar to what happens in the U.S: the operational  diagnostic models, the abuse of drugs, the use of ECT, damages the credibility of psychiatry and promotes the success of the moralistic model of mental illness. Since doctors are incapable of preventing and treating mental illness management is the responsibility of the latter, the judges and the courts. The law Orsini-Basaglia drained of the asylums about one hundred thousand patients in recent decades, but at the same time, it  filled in a unlikely manner prisons.

There’s an psychiatric emergency within the prisons : according to an epidemiological survey of the Regional Agency of Health prisoners with “psychiatric disorders” are 1137, 33.4% in Tuscany alone. The prison works as a container for mental illness, which is not treated in the circuit of mental health services. With the closure of the asylums were not always created alternative structures so many people are left without control or safety net and ended up in the net of justice. Prisons are infernal. Take over the idea of ​​ruin, the emotional void, humiliation and the ‘marginalization. The psychopathological forms are structured in chronic diseases, difficult to treat. Sexual identity in a context of violence and forced overcrowding, often undergoes a irreversible deconstruction.

Suicide is a dramatic and the frequency, even more than twenty times the norm, is directly related to overcrowding and abuse. How to deal with this situation? On March 31, following the law Marino is expected to close the OPG: the  event has a strong symbolic meaning even if people interested are 1400, out of a total of 66,721 Italian prisoners. The OPG have been the emblem of institutional schizophrenia: individuals with total or partial defect of the mind were subjected to a prison regime in unimaginable poor conditions Not to mention the psychological and physical torture.It is  ‘necessary that  the closure of OPG may be an opportunity not only to propose alternative structures for intervention but an afterthought of psychiatry as a whole. Andrea Zampi, the murderer-suicide  in Perugia was submitted last year in Pisa two cycles of 8 TEC: a “therapeutic intervention ” or a practice without any scientific basis that has aggravated the patient’s condition? Today, psychiatrists do not have the necessary expertise to deal with psychosis with the method of psychotherapy: the drug or the ETC are ineffective and dangerous in the long run. Psychiatry must then make a cultural leap and methodological equipping of new scientific and educational criteria. The experience of ‘Collective Analysis which belongs to the theory of the birth of Massimo Fagioli, is a pilot, almost forty years of care, training and research unique attended by thousands of people and hundreds of psychiatrists, committed to deepening the understanding of psychic reality beyond the  biological reductionism and the morality of reason and religion. Pannitteri Adriana writes in “La pazzia dimenticata ” (L’asino d’oro 2013) ”

<< (…) Mental illness can not be solved simply by throwing down the walls of asylums, but in a more solid  way trying to find out what’s inside the psyche of those who are sick >>

Andrea Zampi e la politica: un elettroshock per l’Italia

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One Flew Over the Cuckoo’s Nest (1975) con Jack Nicholson

 

 

Schermata 03-2456363 alle 09.41.38Domenico Fargnoli

Nella stampa si legge che Andrea Zampi,  l’imprenditore pluriomicida  e suicida umbro, aveva dato segni di grave “squilibrio” mentale. Per ben due volte , riferisce la madre  era stato sottoposto a  “stimolazioni al cervello”. Luigi Cancrini intervistato ad UNO MATTINA il giorno 7/03/2013 ha sostenuto  la necessità che l’intervento psichiatrico risponda ad un criterio psicoterapico abbia cioè un carattere di continuità, di coerenza, di fiducia . Ora nel caso Zampi sembra che la terapia sia stata discontinua ed incoerente: il ricorso all’elettroshock avrebbe inoltre minato irrimediabilmente il rapporto di fiducia medico paziente condannando quest’ultimo  ad agire un vissuto di incurabilità.

Si è parlato molto del fatto che il suicidio, come quello di David Rossi, uno dei principali collaboratori di Mussari nel MPS di  Siena o l’omicidio suicidio come quello di Zampi sarebbero  maturati nell’ambito   della situazione attuale : la crisi economico sociale,il dissesto finanziario andrebbe a sovrapporsi, come causa concomitante,  ad  una  patologia preesistente sfociando in tragedie.

Gli psichiatri non sono in grado a quanto pare di affrontare e risolvere la psicopatologia personale mentre i politici sono assolutamente impotenti ad arginare le problematiche economico sociali. Il risultato  ,devastante ,  viene amplificato in modo sensazionalistico dalla stampa cosicchè si addiviene ad una sorta di isteria collettiva che nasconde il vero senso degli eventi.

Spesso politici e psichiatri colludono nel riaffermare l’incurabilità della malattia mentale, intesa come incapacità del medico di curare ciò che è in linea di principio curabile,  che poi si traduce  in un’ idea  che ha delle ripercussioni anche ben oltre lo specifico della psichiatria:  si stabilisce  uno strano parallelismo, tutto da indagare, con l’ impotenza dell’azione politica che  interessa la  società nel suo complesso.  L’impossibilità di effettuare la  cura della malattia mentale si lega alla concezione, tipicamente cattolica,  che quest’ultima sia una malattia del cervello: l’anima spirituale, come affermato da Massimo Fagioli, in Bambino donna e trasformazione dell’uomo (1980) essendo di natura divina è sempre sana. L’anima può solo subire le perturbazioni prodotte dal cervello che si  ammala .Contro il tessuto cerebrale   si accanisce allora la psichiatria con gli psicofarmaci e l’elettroshock. Ritorna la concezione platonica del soma-sema per cui lo spirito  andrebbe liberato dalla prigione di un cervello e di un corpo malato a costo di danneggiarlo. A suo tempo si bruciava il corpo degli eretici per salvarne l’anima.

Rosy Bindi, nota esponente del PD di matrice cattolica, nel 1996 ha firmato un decreto con il quale si legittimava l’uso della cosidetta TEC ( terapia elettroconvulsivante) quella cui è stato sottoposto anche Andrea Zampi. Il Comitato Nazionale di Bioetica espresse  in quell’occasione, il suo parere ritenendo   che “non vi erano motivazioni tali da suggerire come comportamento bioeticamente vincolante la sospensione totale e generalizzata dell’uso della “TEC” e considerava anzi la “TEC” un trattamento elettivo ed adeguato per alcune specifiche patologie”. Nel decreto del 96  si sosteneva inoltre che

<<(…)in Psichiatria vi è una accreditata letteratura che partendo da una profonda attenzione per la personalità o la dignità del paziente, ritiene che la TEC costituisca uno strumento terapeutico, talora indispensabile, per la riduzione della sofferenza dell’individuo se riferita a quadri clinici ben definiti(…)>>

Va ricordato, come afferma una denuncia dell’Associazione Luca Coscioni  che negli ospedali italiani si ricorre, in virtù del decreto , all’elettroshock. Nel triennio, solo per fare un esempio,  2008-2010 sono stati eseguiti più di 1400 trattamenti.

M. Fink, uno psichiatra statunitense che ha fatto parte della Task Force dell ‘APA (American psychiatric Association) , fin dagli anni 50 del secolo scorso ha dimostrato con una serie di lavori che il cosidetto effetto “terapeutico” della TEC altro non sarebbe che il risultato di una disfunzione e di un danno cerebrale. Le modificazioni  riscontrate nel liquido cerebrospinale e nell’ EEG  dopo la TEC erano simili secondo lo scienziato, a quelle prodotte da un trauma craniocerebrale piuttosto che a quelle determinate da una epilessia spontanea. Altri studiosi intorno agli anni 90 hanno sostenuto che la risposta “terapeutica” nella TEC era proporzionale alla dose di elettricità somministrata cioè all’entità del danno e della disfunzione provocata.  La TEC fornisce un chiaro esempio di come lo psichiatra, annullando la circostanza per la quale egli sta procurando un danno al paziente, utilizza gli effetti del danno per ottenere un individuo  meno emozionalmente consapevole, meno autonomo e più manipolabile. I pazienti dal canto loro vanno incontro alla cosidetta “agnosognosia”  tendono cioè a negare o minimizzare la perdità di capacità affettivo-emozionali e cognitive. Il medico danneggia il paziente in modo tale da confonderlo e rendere impossibile la percezione del danno subito.

La strategia era già stata sperimentata, nella sua variante psicologica,  dai sacerdoti    cattolici a partire dalla Controiforma: il prete dopo aver esercitato una violenza sessuale nel confessionale assolveva la vittima così da rendere non più esistente  e quindi comunicabile ad altri, il peccato.

Rosy Bindi ha in comune con Monti, ma anche con Vendola (non dimentichiamolo)  la fede  e l’ideologia cattolica.

Rosy Bindi ha  colluso con la psichiatria organicista nel ritenere incurabile la malattia mentale e si è resa  complice di un danno iatrogeno di proporzioni gigantesche mentre Monti è stato più coerente: ha fatto un vero e proprio TEC , che si è aggiunto a tutti quelli fatti precedentemente  da ventanni di berlusconismo,  all’Italia danneggiandone il corpo sociale ed economico. Vendola aspirerebbe  a produrre dei danni a parte quelli che ha perpetrato nei confronti della regione Puglia ( vedi la connivenza con il S.Raffaele di Milano solo per dirne una).

Il risultato è stato un disorientamento generalizzato, una perdita di memoria a breve ed a lungo termine,  come nell’elettroshock,  che ha consentito una parziale affermazione di Berlusconi, al di là di conclamate menzogne e promesse non mantenute. La protesta del movimento 5stelle appare inoltre , nella fase attuale estremamente confusa, priva di una progettualità politica concreta : nella sua inconsitenza , per non dire teatralità manierata si esprime un vuoto mentale, un deficit  che è un sintomo negativo cioè  il frutto  residuale di tutte le terapie indaguate  e quindi traumatiche , praticate dalla politica nei confronti della malattia del sistema Italia.

I media, con il sensazionalismo, favoriscono l’imitazione di gesti criminali.The media, with sensationalism, promote the imitation of criminal acts

Aristotele riteneva, come afferma nella “Poetica” che la tendenza imitativa fosse non solo connaturata nell’essere umano ma che potesse spiegare anche l’attitudine artistica e poetica. Questa idea è stata variamente ripresa nel corso della storia: verso la fine dell’ottocento si pensò che alla base del contagio emotivo che caratterizzava le folle ci fosse proprio il fenomeno dell’imitazione che la psichiatria veniva scoprendo essere fondamentale nelle manifestazioni dell’isteria. Eugen Breuler che nel 1913 coniò il termine schizofrenia sostenne che in quest’ultima si possono ritrovare tutti i i sintomi, e quindi tutte le caratteristiche dell’isteria.  << Nessun sintomo isterico o nevrastenico è estraneo alla schizofrenia-scriveva->>E’ chiaro comunque che schizofrenia ed isteria sono due malattie diverse sia per gravità sia per la natura del nucleo generatore sul piano della psicopatologia. Nello schizofrenico c’è una grave perdita del senso di identità e dell’immagine personale dovuta alla pulsione di annullamento che determina una mutazione terrifica nel rapporto con l’intero mondo. Le tematiche dell’isteria classicamente sono state per lo più circoscritte all’ambito della sessualità e quindi limitate a dinamiche di negazione ed a fenomeni di conversione. Anche se rimane vexata questio se i primi casi di isteria descritti a cavallo fra otto e novecento non fossero in realtà delle forme di schizofrenia.
Quando parliamo di induzione da parte dei media , in cerca di reportage sensazionali, di comportamenti criminali come quello del mass shooting alludiamo ad una forma di contagio che quindi potrebbe avere caratteristiche isteriche essendo basato sul’imitazione.
Ciò non contraddice il fatto che molti shooters sono soggetti schizofrenici in cui tematiche più prettamente schizofreniche possono convivere o sottostare ad una sintomatologia di tipi isterico. In ossequio ad uno dei criteri diagnostici fondamentali di Jaspers possiamo dire comunque che quando isteria e schizofrenia coesistono la diagnosi sarà legata al livello psicopatologico più grave.
Non bisogna commettere l’errore di scambiare il manierismo schizofrenico con l’imitazione.
Nel manierismo c’è una totale anaffettività ed una teatralità assurda e vuota che non ha una finalità comunicativa e di rapporto che è invece presente, anche se a livelli più o meno superficiali nell’imitazione.

Recentemente nel libro “So quello che fai” (2006) Giacomo Rizzolati e Corrado Sinigaglia hanno proposto una nuova teoria dell’imitazione : essi sostengono che alla base dei processi imitativi ci sarebbe il sistema dei neuroni specchio. A parte la discussione nel mondo delle neuroscienze relativa al fatto se tale sistema sia presente o meno nell’uomo, è tutto da discutere se l’apprendimento di patterns motori e comunicativi nuovi si possa intendere come “imitazione”.
La formazione delle immagine interiori , oniriche e non oniriche ha una grande importanza nella comunicazione preverbale nel primo anno di vita, e difficilmente può essere considerata semplicemente come imitazione, in quanto in essa è presente la fantasia vale a dire un elemento di elaborazione e di ricreazione personale .
Molto speculative sono anche le tesi che cercano di spiegare un fenomeno complesso come l’autismo con un funzionamento deficitario dei neuroni- specchio che dovrebbero consentire l’empatia e la condivisione di emozioni.

Aristotle believed, as stated in the “Poetics” that the imitative tendency was not only inherent in the human being, but that could also explain the attitude of artistic and poetic. This idea has been variously taken up in the story: towards the end of the nineteenth century it was thought that the basis of emotional contagion that characterized the crowds was just the phenomenon of imitation that psychiatry was discovered to be fundamental in the manifestations of hysteria. Eugen Breuler who in 1913 coined the term schizophrenia argued that the latter can be found in all  symptoms, and then all the features of hysteria.<<No  neurasthenic or hysterical symptom is unrelated to schizophrenia-wrote->It is clear, however, that schizophrenia and hysteria are two different diseases both by gravity and the nature of the core generator on the plane of psychopathology. In schizophrenia there is a severe loss of the sense of personal identity and image due to the drive of cancellation, resulting in a terrifying mutation in relationship to the whole world. The themes of hysteria are classically been mostly confined to the field of sexuality and therefore limited to the dynamics of denial and conversion phenomena. Although it remains “vexata questio” if the first cases of hysteria described somewhere between eighteenth and nineteenth century  were  not in fact forms of schizophrenia.When we speak of induction by the media in search of sensational reports of criminal behavior such as the mass shootings  we allude to a form of infection, which might have characteristics based on imitation  being hysterical.This does not contradict the fact that many shooters are schizophrenics in which issues more typically schizophrenic can live or undergo a kind of hysterical symptoms. In accordance with one of the basic diagnostic criteria of Jaspers we can say, however, that when hysteria and schizophrenia coexist diagnosis will be linked to more severe psychopathological level.We must not make the mistake of mannerism schizophrenic with imitation.In Mannerism there is a total loss of affection  and a theatricality absurd and empty that does not have a purpose or intention of communication  or relationship that  is instead present, although at levels more or less superficial in imitating.

Recently in the book “I know what you are doing” (2006)  Corrado Sinigaglia  and Giacomo Rizzolati have proposed a new theory of imitation: they argue that the basis of imitative processes there would be a mirror neuron system. Apart from the discussion in the world of neuroscience as to whether such a system is present or not in humans, is a different story if the learning of new motor patterns and communication can be understood as “imitation.”
The formation of the inner image, dream and not dream of great importance in the preverbal communication in the first year of life,  can hardly be regarded simply as an imitation, since it is present in the fantasy that is a processing and recreation staff.
Are also highly speculative thesis that attempt to explain a complex phenomenon such as autism with a functioning mirror neuron deficit, which should allow empathy and sharing emotions.

Tom Chivers is the Telegraph’s assistant comment editor. He writes mainly on science. Not a poet – that’s the other Tom Chivers. Read older posts by Tom here.

Norway killings: does media coverage inspire copycats?

By Society Last updated: July 28th, 2011

I’ve been liveblogging the horrifying events in Norway for the last few days. It’s been harrowing and deeply, deeply sad. A man – whether amadman or a coldly sane fanatic is not yet clear – has murdered 76 people, mostly teenagers, for the crime of living in a country that allows immigration. These events have presented something of a moral dilemma for me.Of course, we have to cover the news. And it would be remiss of us not to report the actions of the killer (I’m going to follow Charlie Brooker’s excellent example and not name him) who has perpetrated the worst act of terrorism on European soil since 2004. But the evidence seems to suggest that the more you cover these actions, the more likely it is that people will emulate them.A study in 2004 looked into the coverage of the suicide by gun of an Austrian celebrity. The largest Austrian newspaper, the Kronen Zeitung, sells widely in the eastern states of the country, but sells little in the west. It reported the suicide closely, while other newspapers gave it little attention. The study, by researchers at Furtbach Hospital for Psychiatry and Psychotherapy, found that the number of firearm suicides went up in the areas where the Kronen Zeitung sells well, but not in the areas where it does not.A more wide-ranging study in 2009, also in Austria, found again that wide reporting of suicides was linked to an increase in similar types of suicide. Another study in Germany found similar results, “consistent with the assumption of imitative effects”.That’s suicides, of course. Is there any evidence to suggest that the reporting of mass killings increases the likelihood of imitation attacks? Dr Park Deitz, a leading US criminal psychiatrist, says so – he famously lectured Newsnight on the need to reduce the sensationalism of coverage if they wanted to prevent copycat killings after the Winnenden, Germany secondary school massacre in 2009, in which 15 people were killed by a 17-year-old gunman.He told The Independent: “Here’s my hypothesis. Saturation-level news coverage of mass murder causes, on average, one more mass murder in the next two weeks. It’s not that the news coverage made the person paranoid, or armed, or suicidally depressed, but you’ve got to imagine this small number of people sitting at home, with guns on their lap and a hit list in their mind. They feel willing to die.”When they watch the coverage of a school shooting or a workplace mass murder, it only takes one or two of them to say – ‘that guy is just like me, that’s the solution to my problem, that’s what I’ll do tomorrow’. The point is that the media coverage moves them a little closer to the action. Is that causation? Legally, maybe not. Epidemiologically, yes.” But I’ve been unable to find research that backs his claim.That said, it seems reasonable to assume that there is a link between media coverage of a killing and the likelihood of copycats. Certainly in every other walk of life, that seems to be the case: people play more sport when that sport is televised, they buy more cigarettes when cigarettes are advertised.So what should news outlets do? I honestly don’t know. Should we simply not report major events? Obviously not. Should we assume a tone of constant denigration, calling the killer a loser and a failure, in the hope that it puts others off? Fine for opinion writers, not really okay in reporting.As I say, it’s a dilemma. We need to cover the news, but it is a horrible thought that we might be encouraging other deranged or evil individuals to kill. All, I think, that we can do is avoid sensationalism, as hard as that is to do in a story as – frankly – sensational as the Norwegian horrors. I hope I – we – have managed to do so.Schermata 03-2456357 alle 10.31.41Schermata 03-2456357 alle 10.45.50