Psichiatria

Philippe Pinel e il terrore come metodo terapeutico

is.jpeg

Philippe Pinel

Il ridimensionamento storico di un mito

Jacques Postel, Genèse de la psychiatrie. Les premiers écrits psychiatriques de Philippe Pinel. Paris, Le Sycomore, 1981

Il grande merito dell’opera di Jacque s Postel è di rendere palese una delusione che i primi capitoli mascherano difficilmente: ogni biografia ha a che fare con il desiderio legittimo di amare il proprio soggetto, necessario riferimento d’una lunga attenzione intellettuale. Postel non palesa questo amore malgrado quello che sembra un pregiudizio iniziale favorevole e il lettore non glielo può rimproverare. Uno dei nostri grandi uomini, colui che ha rinnovato la nosografia psichiatrica e fatto cadere le catene degli alienati alla Bicetre, si rivela un plagiario di autori inglesi, un opportunista della peggior specie che , per un arrivivismo pronto a abbracciare tutti i motivi alla moda, si trasforma presto in un cane da guardia del potere medico; peggio ancora un uomo intelligente- lo prova quando le circostanze lo richiedono- che non esista a prostituire la sua intelligenza se ne trae un beneficio. Dopo qualche interrogativo sul mito di salvatore di alienati, dal quale traspare che fu creato e alimentato da qualche altro arrivista- fra cui suo figlio Scipione Pinel- che ne trasse profitto, Postel non esita e sceglie il suo partito: quello di nemico di Pinel uomo elogiato dai più. Si scopre allora Nicolas Bergasse che inaugura la sociologia delle scienze e Charles de Viuers che mette in campo per la prima volta il concetto che Freud chiamerà transfert e di cui descrive molto correttamente il meccanismo. L’uomo Pinel non merita conseguentemente molta attenzione: che resta allora della sua opera? Lo sforzo classificatorio senza dubbio, tipico dello spirito oggettivo del tempo. Inoltre la nozione moderna di un continuum fra normale e psicotico implicante da una parte la frattura irrimediabile interna al soggetto detto normale e la nozione di follia come << ricerca della ragione attraverso altre strade>>

Quanto alla dimensione morale – nel doppio senso psicologico e etico- della psicosi essa implica semplicemente una terapia correttiva<< Uno dei grandi principi del trattamento morale dei maniaci e dunque di rompere adeguatamente la loro volontà e di domarli non tanto con ferite o lavori violenti, ma attraverso un formidabile spettacolo di terrore che possa convincerli che non sono padroni di seguire la loro volontà piena di rabbia e che non c’è niente di meglio per loro che di sottomettersi.>> (Observations sur la manie pour servir l’Histoire naturelle de l’Homme, 1794)

Si mostra dunque al pazzo chi, fra lui e il principio di realtà è il più forte! (Trad. Domenico Fargnoli)

Les grandes qualités de l'ouvrage de Jacques Postel tiennent à une déception que les premiers chapitres cachent difficilement : tout biographe entretient le désir légitime d'aimer son sujet, nécessaire objet d'une longue attention intellectuelle. Postel n'y parvient pas, malgré ce qui semble bien un préjugé initial favorable, et le lecteur ne saurait lui en faire grief. Car un de nos grands hommes, celui qui renouvela la nosographie psychiatrique et fit tomber les chaînes des aliénés de Bicêtre, se révèle le plagiaire d'auteurs anglais, un opportuniste de l'espèce la plus méprisable qui, d'arriviste prêt à embrasser toutes les modes, se transforme bientôt en chien de garde de l'ordre médical en place, pire encore, un homme intelligent — il le prouve quand les circonstances l'y obligent — qui n'hésite pas à prostituer son intelligence dès qu'il y trouve bénéfice. Après quelques interrogations sur le mythe du sauveur des fous, où il apparaît qu'il fut créé puis entretenu par quelques autres arrivistes — dont le propre fils de Philippe, Scipion Pinel — qui en tirèrent profit, Postel n'hésite pas davantage et choisit son parti : celui des ennemis de Pinel, hommes dignes d'éloges pour la plupart. On y découvre Nicolas Bergasse, inaugurant la sociologie des sciences, et Charles de ViÙers, qui dégage peut-être pour la première fois le concept que Freud appellera « transfert », et dont il décrit très justement le mécanisme.L'homme Pinel ne méritant dès lors pas beaucoup d'attention, que reste-t-il de l'œuvre ? Le souci de classification sans doute, propre à l'objectivisme du temps.Davantage encore, la notion moderne d'un continuum du normal au psychotique, impliquant à la fois la fêlure irrémédiable du sujet dit normal et la notion de la folie comme «poursuite de la raison par d'autres moyens ». Quant à la dimension morale — au double sens psychologique et éthique — de la psychose, elle implique simplement la thérapie par le redressement : « Un des grands principes du régime moral des maniaques est donc de rompre à propos leur volonté et de les dompter non par des blessures et des travaux violents, mais par un appareil imposant de terreur qui puisse les convaincre qu'ils ne sont point les maîtres de suivre leur volonté fougueuse et qu'ils n'ont rien de mieux à faire que de se soumettre... » (Observations sur la manie pour servir l'Histoire naturelle de l'Homme, 1794).
 Qu'on montre donc au fou qui, de lui ou du principe de réalité, est le plus fort !
Standard
Psichiatria

Liberazione- Franca Marini-

April-25-LIB-2-ITA-NEWS.jpg

 

 

LIBERAZIONE opera site-specific di Franca Marini

Stanze della Memoria, Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea. VIa Malavolti 9, Siena. 25 APRILE APERTURA 9,30-18,30

“Liberazione” è un’opera site-specific realizzata appositamente per la Stanza della Liberazione. Creata per e dentro questo spazio, fuori da esso perderebbe il suo senso e cesserebbe di esistere.

Franca Marini ha iniziato la costruzione di Liberazione con l’intento di interagire con il filmato storico proiettato sul pavimento della Stanza che rievoca l’entrata delle truppe degli alleati francesi in Siena il 3 Luglio 1944.

Le immagini del filmato scorrono veloci sui piani bianchi, panni tesi dall’artista che come schermi catturano, assorbono, dandogli intensa luce, i bellissimi sorrisi di chi ha vissuto la gioia di quel momento indimenticabile. Uomini, donne, vecchi e bambini, che accorrono nelle strade della città per festeggiare entusiasti la fine della dittatura e dell’occupazione, vengono così consegnati al presente e a nuova vita diventando immagini universali di una rinascita.

Il tema della Liberazione viene interpretato dall’artista su due fronti, quello storico e quello della realtà presente ed inteso come processo attivo di autodeterminazione che implica la dimensione della lotta. Il dolore ed i traumi subiti vengono riscattati dalla realizzazione e affermazione di una nuova identità sia collettiva che personale. Il rosso del sangue, memoria di un’immensa lacerazione e sofferenza si trasforma in immagine della vitalità che esplode nelle forme sospese che si librano nell’ambiente.

Fa da loro contrappunto la figura in ombra nell’angolo opposto, presenza muta inerte, rappresentazione di un non essere ormai privo di ogni consistenza.

http://www.francamarini.com/it/gallery/opere-2005-2017/opere-site-specific/373-liberazione

Standard
Psichiatria

Trump e la psichiatria

Trump e la psichiatria

 

Domenico Fargnoli

 

235402397-f598dad4-49cc-4462-aab8-7fe054aae2b8.jpg

 

A scuola Donald Trump era un disadattato. Nel libro “L’arte degli affari” egli si vantò di aver schiaffeggiato all’elementari una maestra di musica perché non sufficientemente preparata.

I vicini di casa raccontano che il tycoon in giovanissima età lanciava pietre ai bambini più piccoli nelle culle oppure seminava zizzania fra i ragazzini del circondario. Donald finì in un mare di guai tant’è che fu deciso di fargli frequentare un’accademia militare. Fra le sue affermazioni degna di nota è la seguente << Io amo i perdenti-disse – perché mi fanno sentire così contento di me stesso>> o l’altra << Se qualcuno vi fotte, fottetelo dieci volte. Vedrete che vi farà stare bene. Cazzo se mi sento bene io>> La sua vita, come dimostra David Cay Johnston nel libro“Donald Trump”, è un miscuglio di arroganza, ignoranza, misoginia e violenza gratuita. Quando il neo Presidente stanzia 54 miliardi in più al Pentagono, quando sostiene che Guantanamo e la tortura sono strumenti legittimi di lotta al terrorismo, quando impedisce l’ingresso ai mussulmani non legati ai suoi interessi, quando consente ai disabili mentali di acquistare liberamente armi, ci rendiamo conto di essere in pericolo. Una guerra nucleare è possibile di fronte a una personalità del genere?

Ha un qualche fondamento l’ipotesi che Trump soffra di un patologia psichiatrica?

A suo tempo Elias Canetti sostenne che spesso il potere si associa alla paranoia. La parola potere deriva da una forma latina antiquata potere che a sua volta si collega all’aggettivo potis (che può, che domina). La radice pa presente anche in pater e patronus (padrone) indica sovranità e dominazione. Nella psicopatologia del potere è presente la nietzschiana “volontà di potenza” la pulsione di annullamento teorizzata da Massimo Fagioli. Il tema del dominare e dell’essere dominati, con relativi vissuti di persecuzione, è stato presente, nel corso del 900, nella mente di Stalin, Mussolini, Hitler, Franco e Mao Tzetung ,solo per fare alcuni nomi: quest’ultimi hanno messo in pratica le fantasticherie deliranti dei malati di mente come per es. il famosissimo caso Schreber di Sigmund Freud. Secondo Canetti tutto il sistema delirante di Schreber non sarebbe dovuto a tendenze omosessuali come per la psicoanalisi ma alla rappresentazione di una lotta per il potere. Da quando il mondo esiste ci sarebbe stato un solo uomo che avrebbe avuto rapporti con la globalità delle anime e con l’onnipotenza di Dio: Schreber stesso. Quest’ultimo pensava di raccogliere intorno a sé l’enorme massa delle anime dei trapassati.

<< La sua follia, -scrive Canetti-sotto il travestimento di un’antichissima visione del mondo che presupponeva l’esistenza di spiriti, è in realtà un preciso modello del potere politico che si nutre della massa e da essa è costituito>> Chi era più malato? Schreber che si limitò a scrivere un libro di memorie o i dittatori che uccisero milioni di persone?

Nel delirio l’elemento religioso è compenetrato da quello politico: testimone di una catastrofe e salvatore o sovrano del mondo sono spesso una stessa persona. La paranoia implica la relazione mostruosa fra un individuo, che si sente l’unico vivo in un mondo di morti o di futuri morti, l’unico forte in mezzo a una miriade di deboli, e la massa.

Nei vaneggiamenti di Trump compare l’ideologia della guerra e della morte, la pulsione di annullamento: egli si sente potentissimo perché, con un solo gesto potrebbe togliere la vita a miliardi di persone.

Dietro Trump però vacilla la fede nell’America, nei suoi valori, nella sua forza benefica e salvifica, redentrice degli individui e dei popoli. Gli USA si sono impegnati, dopo l’11 settembre, in una crociata per salvare la nazione da una decadenza morale che alcuni identificavano con l’umanesimo secolare, il progressismo, il postmodernismo, il femminismo, l’omosessualità e la legalizzazione dell’aborto; ma soprattutto con il multiculturalismo e un’eccessiva tolleranza nei confronti dell’emigrazione. Gli Stati Uniti, protetti da due oceani e dal più potente apparato militare mai esistito, hanno scoperto il terrore dilagante come un’epidemia nei mass media e nei film apocalittici. Trump è il figlio della paura, di un’onnipotenza infranta infiltratasi nelle mura domestiche della provincia americana: la religione secolare con l’idea della missione civilizzatrice universale degli U.S.A ha partorito la figura caricaturale di un politico che ostenta un manierismo trionfante e provocatorio e propone soluzioni rozze e ridicole. La psichiatria, soprattutto quella americana non è capace di riconoscere la malattia che si nasconde nel patto che il tycoon è riuscito stabilire con il suo elettorato: siamo di fronte ad un delirio generalizzato, un miscuglio di kriegideologie e mentalità religiosa spalmato su un’intera nazione. Alla psicopatologia che si rivolgesse solo al singolo per penetrare le anomalie della coscienza e la logica perversa del potere, che cercasse i sintomi per la diagnosi individuale, mancherebbero elementi essenziali che potrebbero emergere dalla psicologia delle masse e delle folle.

Trump giunto al successo utilizzando la propaganda e le strategie di marketing si specchia oggi nell’arretratezza dell’America profonda che dietro lo scintillio delle armi e della tecnologia si scopre razzista, xenofoba, incapace di pensare la civiltà senza il culto della violenza. La patologia individuale del leader politico, “narcisismo maligno” o psicopatia o “psicosi latente”, interagisce con la disponibilità collettiva a sostenerla e a mascherarla. La psichiatria in tutto questo è latitante aggrappata ai profitti del “Big Farma” o al DSMV. La complessa interazione fra l’individuo e la moltitudine ha una base irrazionale che non solo la psichiatria ma spesso la politica classica fondata sulla ragione e sugli interessi, sugli ideali illuministici della democrazia non è in grado di indirizzare. L’altra faccia di Trump è il suo elettorato. Come sostenne Louis Bernays nipote e seguace di Freud e uno dei più grandi esperti di propaganda bellica e elettorale nella storia americana, <<(…) il ragionamento non trova spazio, nel senso stretto del termine, nella mentalità collettiva, guidata dall’impulso, dall’abitudine e dall’emozione (1928)>>

Da cento anni a questa parte la manipolazione della moltitudine dei consumatori e degli elettori segue gli stessi principi: la massa è considerata solo una sorta di malattia di cui la propaganda, economica e politica sfrutta i sintomi. Non stupisce che Trump, come in un cartellone pubblicitario, sia nudo ma nessuno fino ad oggi è stato in grado di vederlo fino in fondo e contrastarne il potere e la paranoia.

 

 

Standard