Documentario inglese che anticipa molte situazioni attuali: parla dell’unità della Spagna come di un sentimento religioso.
Documentario inglese che anticipa molte situazioni attuali: parla dell’unità della Spagna come di un sentimento religioso.
Il terrorismo e il “gruppo psicotico” : un’analisi originale della psicopatologia dei jihadisti di Domenico Fargnoli . Il termine gruppo psicotico rimanda a specifiche dinamiche di rapporto e alterazioni della vita psichica. La psicosi dei terroristi emerge per un processo di radicalizzazione, per cui la vita mentale del soggetto nel momento in cui si separa dalla famiglia originaria, subisce una brusca mutazione ( che ho già descritto in un precedente articolo) e per una adesione collettiva ad un delirio mistico-religioso condiviso. A ciò fa seguito un agire, motivato dal delirio, che apparentemente è criminale ma può essere considerato schizofrenico per il suo carattere totalmente antiumano. Questi tre elementi, radicalizzazione in determinati ambiti socio-culturali, condivisione del delirio, agire pseudocriminale sono indispensabili per caratterizzare il gruppo psicotico.
Quest’ultima espressione rimane generica se non vengono individuati i tre momenti sopra descritti. Si è sempre detto che “il gruppo è psicotico” per cui non ha mai avuto senso parlare di una sua patologia. Noi diciamo invece che il gruppo non è psicotico “naturalmente” ma diventa psicotico attraverso una serie successiva di passaggi. La tendenza ad agire si lega alla mancata elaborazione di eventi traumatici non solo nel presente ma anche nel passato. Tutto inizia con una profonda crisi di identità che può corrispondere alla Whanstimmung, ad uno stato d’animo di totale estraneità rispetto al mondo in cui si vive: è la prima fase della percezione delirante. Poi si arriva ad una visione religiosa , l’integralismo islamico che sembra del tutto nuova e che suggerisce una soluzione della crisi cioè,spesso,l’annullamento di se stesso nell’atto terroristico. Il gruppo aiuta a pianificare quest’ultima fase.
In attesa dell’uscita del numero un fondamentale contributo di Gabanelli alla conoscenza della storia contemporanea del terrorismo: veramente impressionante scoprire la doppia faccia delle democrazie occidentali e quanto la libertà da esse sostenuta come un valore fondamentale sia sin realtà solo un guscio vuoto
Un sincero ringraziamento ai molti, veramente molti che in pieno ferragosto hanno manifestato un vivo interesse per il mio articolo apparso su LEFT-31 molto oltre la data della sua pubblicazione.
Ciò mi ha spinto ad un’ulteriore piccola ricerca. Che cosa ho scoperto?
La vicenda di Verdiglione è particolarmente significativa per capire la personalità di Jean Alain Miller nella sua componente Tartuffe per fare riferimento al personaggio di Moliere
.
All’inizio degli anni 70 Lacan cercò di creare un suo gruppo italiano facendo riferimento ad un “tripode” costituito da Verdiglione, Contri ( simpatizzante di Comunione e Liberazione !?) e Muriel Darzien a Roma: a tale scopo venne più volte in Italia pronunciando tre conferenze e nell’aprile del 74 scrivendo “Una lettera agli italiani” in cui parla della (fallimentare) prassi chiamata “La passe” secondo la quale gli analisti si sarebbero dovuti autorizzare da soli all’esercizio della loro professione.

La lettera anche se non firmata e inviata ad un non specificato gruppo italiano è una prova del coinvolgimento diretto di Lacan nella tragicomica vicenda verdiglionesca che ebbe risvolti penali.
A posteriori Jean Alain Miller cosa fa? Pubblica la lettera alterando la sua datazione che diventa il 1973. A che scopo, ci si chiederà? Per decontestualizzarla e per occultare le pesanti responsabilità ad essa connesse: di questa vicenda parla in dettagli Erik Porge in un suo articolo reperibile on line
https://www.cairn.info/revue-psychanalyse-2007-2-page-81.htm.
Ne riporto un brano.
Enfin, J.-A. Miller date le texte de 1973 alors que les trois du tripode disent clairement que c’était en 1974, ce que confirment tous les recoupements textuels. Alors, pourquoi 1973 ? Négligence ? Fruit d’une intention ? Mais laquelle ? Quoi qu’il en soit, ce changement de date est bien de nature à brouiller les cartes et à empêcher de comprendre les enjeux du texte.
Dans Autres écrits, Miller en rajoute sur la falsification. Le texte est toujours faussement daté de 1973. La présentation de ladite note devient : « Ce texte laissé inédit par Jacques Lacan a été publié dans Ornicar? n° 25, 1982, p. 7-10, précédé d’une note précisant que “les personnes concernées ne donnèrent pas suite aux suggestions exprimées ici”. » Or, le texte n’a pas été laissé inédit puisque Contri l’a publié en 1978, du vivant de Lacan, et Verdiglione en 1981. La référence de la « Note » devient Ornicar?, soit la revue qui a commencé à effacer les traces du texte. Il y a une véritable opération de redoublement, voire déni, de l’effacement. Le Freud de Moïse et le monothéisme doit se retourner dans sa tombe ! Sans compter que cette dernière « note », elle bien de J.-A. Miller, ne mentionne même plus l’existence du groupe italien, ne gardant que la brutalité méprisante du « ne donnèrent pas suite ».
Infine, Jacques-Alain Miller ha datato il testo nel 1973 mentre i tre del “treppiede” [ Verdiglione, Contri e Derziel] hanno detto chiaramente che esso era del 1974, come confermato da tutti i riscontri testuali incrociati . Allora perché 1973? Negligenza? Frutto di un’intenzione? Ma quale ? In ogni caso, questa modifica della data è molto probabile che confonda le carte e impedisca la comprensione delle problematiche alle quali si fa riferimento nel ltesto.
In altri scritti Miller aggiunge elementi alla sua falsificazione. Il testo è sempre erroneamente datato nel 1973. La presentazione di questa nota viene fatta in questo modo: “Questo testo lasciato inedito da Jacques Lacan è stato pubblicato in Ornicar? 25, 1982, pag. 7-10, preceduta da una nota secondo la quale “le persone interessate non hanno risposto ai suggerimenti qui esposti”. “Tuttavia, il testo non è stato lasciato inedito perché Contri lo ha pubblicato nel 1978,essendo Lacan ancora in vita e Verdiglione nel 1981. Il riferimento della” Nota ” diventa Ornicar?, cioè la rivista che ha cominciato a cancellare le tracce del testo. C’è una vera operazione di ripetizione, persino negazione e di inganno. Il Freud di “Mosè e il monoteismo” si sarebbe rigirato nella tomba! [ davvero???] Senza contare la circostanza per la quale la “nota”, questa volta di Jacques-Alain Miller, non menziona neppure l’esistenza del gruppo italiano, mantenendo solo la brutalità sprezzante dell’espressione “non hanno dato seguito” [ai suggerimenti di Lacan ] (trad. Domenico Fargnoli)


Nodo di Borromeo secondo Jacques Lacan

E’ giusto che questa storia, per certi aspetti incredibile, l’abbiano raccontata altri. Se lo avessi fatto io probabilmente non sarei stato creduto. La verità sull’origine è oltre il mito dell’origine. I miti crollano se qualcuno si oppone a chi li ha proposti, la verità prima o poi qualcuno la scopre e la racconta.
Molti non sanno che il colore rosso della copertina della prima rivista era un rosso “Ferrari” del modello testa rossa. Testa rossa a significare la fusione fra la vitalità e l’intelligenza. La striscia blu era la teoria della nascita di Fagioli senza la quale, disse lui, la rivista non sarebbe potuta riuscire. 25 anni portati bene: Il sogno della farfalla costituisce un riferimento imprescindibile per la ricerca sulla realtà umana.
La conoscenza della psichiatria richiede un approccio storico che a sua volta è frutto di un rigore metodologico. Quando questi due elementi mancano facilmente ricadiamo nell’ideologia, nell’illustrazione di idee precostituite, se non addirittura nell’agiografia. Lo storico della psichiatria Jacques Postel ha ripercorso le vicende della genesi della psichiatria fra settecento e ottocento ed ed ha constatato che essa è infarcita di elementi mitici che qualcuno, nell’entourage di Philippe Pinel aveva tutto l’interesse di alimentare. Pinel fu relegato dal figlio Scipio ( che a tal uopo confezionò addirittura uno scritto apocrifo) ma soprattutto da Jean Dominique Esquirol,
jean dominique esquirol
suo principale allievo e sedicente continuatore, nel ruolo di filantropo e liberatore dei furiosi dalle catene medioevali. Veniva così occultata l’innovazione di Pinel che era quella di applicare il metodo dell’osservazione medico-scientifica all’inquadramento nosografico della malattia mentale. Già in Inghilterra, in quel periodo storico di fine settecento, William Tuke aveva tolto i ferri ai “lunatici” ma non era un medico ma semplicemente un filantropo religioso e un uomo compassionevole. Il medico francese, discepolo di Condillac, invece era metodico nel suo atteggiamento analitico e devoto alla scienza dell’osservazione che doveva essere la clinica medica e la nosografia, l’ambito naturale del suo riferimento. << E’ come nosografo e clinico che Pinel è stato senza dubbio all’origine di un atteggiamento assolutamente nuovo di fronte alla follia>> ( Jacques Postel 1998) Con il folle si poteva entrare in rapporto e comunicare: lo smarrimento della ragione appariva solo momentaneo e parziale. Se l’atteggiamento poteva apparire assolutamente nuovo lo sforzo nosografico era destinato al fallimento anche se veniva rifiutata l’idea di un’organogenesi cerebrale diretta: esso mancava di una base psicopatologica solida. Emergeva una potenzialità di cambiamento rispetto alle concezioni del passato, legata anche al fatto che la mania veniva ritenuta suscettibile di guarire, potenzialità che subito abortiva. Jacques Postel dice che << Il messaggio che ci comunica la prima edizione del “Trattato medico filosofico” è veramente rivoluzionaria>> Potrebbe trattarsi di un giudizio esageratamente ottimista (il suo) perchè le capacità di recupero del paziente sono legate dallo storico francese al residuo di razionalità e non all’assetto non cosciente. Pinel rappresenta un passaggio chiave da una <<(…) concezione kantiana della pazzia come l’Altro dalla ragione a una concezione hegeliana della pazzia intesa come uno smarrimento mentale, una pura contraddizione interna ad una ragione che ancora esiste>> (Laure Murat 2014. Trad. Domenico Fargnoli)
Che la razionalità, comunque la si voglia intendere e qualunque funzione le si voglia attribuire, sia la base della cura è anch’esso un mito. Nel 1794 Pinel scriveva, certo non casualmente, che il trattamento richiede “un formidabile spettacolo di terrore”(Postel 1998. p.245) deve agire cioè sulle “passioni” non sul ragionamento“ Il ripristino della razionalità sarebbe possibile solo intervenendo su un qualcosa che non è la razionalità stessa ma solo un fattore capace di perturbarla.
Alcune pagine di Jacques Postel chiariscono la sua concezione della storia e la sua metodologia di analisi.
<< Si dovrebbe così evitare aspetti classici nella storia delle scienze e delle idee: innanzitutto quello della ricerca sempre mitica delle origini. Si risale attraverso una lettura anacronistica che vuol essere erudita alla scoperta dei precursori che hanno per la prima volta descritto una malattia , un trattamento, un’eziologia, fieri di cogliere la prima osservazione senza prendersi la pena di contestualizzarla e di rendersi conto che la nostra lettura attuale di questa osservazione è inevitabilmente parziale.( Jacques Postel 1998- Traduz. Domenico Fargnoli)>>
Naturalmente queste parole di Postel hanno dei limiti perché presuppongono che la ricostruzione dell’origine sia sempre un mito: noi oggi sappiamo che non è così. Ciascuno di noi può ricreare la propria nascita e nella misura in cui ci riesce veramente combatterà sempre il mito e l’ideologia. Il mito dell’origine è la negazione della nascita qualunque sia il contesto che analizziamo.

Jacques Postel storico e psichiatra francese
Ma l’origine, la nascita non è una fantasticheria condivisa da molti ma la realtà più profonda dell’essere umano che segna l’inizio della sua vita psichica. Il decostruzionismo francese in cui sembra rientrare l’opera di Postel rivela la sua matrice heideggeriana. Infatti scrive lo psichiatra
<< Ritorniamo innanzitutto all’origine, al fantasma originale, a quella che si potrete chiamare la scena primitiva perché il mito rimanda frequentemente al tempo primordiale al tempo mitico che è una pura costruzione dell’immaginario. Ma ci dobbiamo rendere conto che il tempo primordiale è prima di tutto un fantasma, una finzione individuale che per un’operazione di inversione completa, si trasforma in un mito>> ( Jacques Postel 1998- Trad. Domenico Fargnoli)
Qui c’è anche un chiaro riferimento all’opera J.B Pontalis e Jean Laplanche ” Fantasma originario, fantasmi delle origini, origini del fantasma”(1988).

Jean Laplanche
Come affermano i due autori francesi il fantasma originario sarebbe condizionato dalla universalità del complesso edipico. È questa idea aprioristica che Postel utilizza nella sua analisi della genesi della psichiatria.
Come esiste però la nascita individuale, che non ha niente a che fare con l’Edipo e le identificazioni, esiste anche la “nascita” storica cioè l’emergere di contenuti mentali e pratiche anche mediche mai prima esistite: la civiltà umana non è solo un’interminabile coazione a ripetere.
Pinel è caduto nella mitologia e non è sopravvissuto alla trappola parricida di Esquirol, perché a parte la sua intenzione, condivisibile ma velleitaria, di studiare scientificamente la malattia mentale, non ha fondato veramente la psichiatria rimanendo attaccato a presupposti razionalistici e illuministici, l’empirismo sensualista di Condillac e il materialismo cerebrale di George Cabanis .
I suoi ideali moderatamente rivoluzionari hanno facilmente colluso con quelli della restaurazione che si armonizzavano con il trattamento morale, un metodo di cura autoritario e disumanizzante il cui strumento principale sarà l’isolamento e il manicomio. D’altro parte il patriottismo di Pinel ben si accorda con un interpretazione della realtà asilare come un modello di giacobinismo centralizzato nel quale i pazienti sono governati e l’ordine viene mantenuto da un apparato poliziesco a capo del quale c’è un singolo uomo che detiene tutto il potere.
“ (…)violence as part of a policy of useful, necessary virtue, that is to say as all at once attribute, method, and system of government) in fact is perfectly suited to the ambivalence of the birth of psychiatry, of its structure and ideological options (Laure Murat 2014). Il terrore senza la virtù sarebbe deleterio affermò Robespierre.
Del metodo di cura basato sull’autoritarismo e sull’effrazione psicologica attraverso il terrore della volontà del paziente Pinel fu un precursore e un fondatore contrariamente a quanto sostenuto da Jacques Postel.
Quest’ultimo ricade nell’ambito della sua stessa critica ideologica e demitizzante in quanto ripropone, nella sua opera , non solo interessanti documenti inediti ma insieme idee precostituite nell’ analisi della genesi della psichiatria, come per es. il complesso edipico. Il mestiere di uno psichiatra che voglia effettuare anche ricostruzioni storiche è davvero difficile.

Panopticum benthamiano a Siena
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.