L’uccisione di Loris, il sacco di Roma e la necrofilia mediatica

L’uccisione di Loris, il sacco di Roma e la necrofilia mediatica

 

di Domenico Fargnoli

 

Il sacco di Roma

Il sacco di Roma

 


Gli eventi delittuosi, in particolar modo gli omicidi ed il  presunto figlicidio di cui tanto sentiamo parlare in questi giorni a proposito del bambino Loris trovato tragicamente strangolato in una campagna del ragusano , oltre che fatti di cronaca sono importanti argomenti di indagine scientifica. E’ giusto pertanto che se ne parli e che l’opinione pubblica venga informata con l’aiuto di esperti. Però quando ci troviamo di fronte alla volontà di sfruttare una curiosità morbosa per particolari macabri speculando sul dolore e sulla malattia, il diritto-dovere di informazione rischia di divenire una vera e propria necrofilia mediatica. Il morto fa più notizia del vivo: è questo un tema su cui vale la pena di riflettere.. Nella trasmissione di Vespa “Porta a porta” che si occupava del caso di Ragusa abbiamo visto un cameramen di notte seguire la madre di Loris che insieme al marito andava a deporre un mazzo di fiori nel luogo del ritrovamento del cadavere. Ne è scaturita una violenta reazione di un familiare: la ripresa che cosa aggiungeva alla comprensione del caso a parte esibire la frantumazione psicologica della donna che mostrava un lutto che non sappiamo quanto possa essere vero? Fra gli esperti, che intervengono sugli eventi di cronaca nera per ore su tutte le reti, spiccano figure come l’ex massone dottor Meluzzi autore di un libro “Cristoterapia”cop.aspx

 

scritto insieme a Don Gelmini passato alla storia anche per la sua frequentazione delle patrie galere oltre che per essere gravato dal sospetto di abuso su minori mai fugato anche perché non si è riusciti, per il suo decesso, a portare a termine il processo in cui era imputato. Nel “caso Ragusa “ Meluzzi vorrebbe che fosse approfondita la pista dell’abuso sessuale (!) e parla di Veronica Panarello come una donna “fragile” e  un po’ pazza alla quale non si dovrebbe attribuire tutto l’onere della colpa. E’ chiaro che la donna in questione comunque si sia svolta la tragedia, non è solo fragile o un po’ pazza ma gravemente ammalata come testimoniano i due tentativi di suicidio in età adolescenziale o più in generale i dati biografici.

E’ interessante il fatto che l’uccisione di Loris occupi le pagine dei giornali ed i palinsesti delle televisioni insieme al cosiddetto “sacco di Roma”caratterizzato dalla speculazione sulla pelle degli emigrati, soggetti ideali, come i bambini, per subire abusi e violenze. Fa notizia la sofferenza della povera gente, dei soggetti marginali sia per estrazione sociale che per caratteristiche psicologiche. Su di essi vive e si arricchisce una pletora di giornalisti, di commentatori a tempo pieno in un contesto sociale e culturale in cui lo sfruttamento di masse di diseredati , la pedofilia e la violenza sulle donne che spesso ha come esito inevitabile la morte sembra avere il privilegio delle prime pagine per l’orrore e la curiosità morbosa che suscita. La curiosità fa vendere molte copie ed innalza gli indici di ascolto. La necrofilia mediatica e la sua irresistibile attrazione per “il negativo”, funziona da cinghia di trasmissione e di amplificazione della necrofagia politica di una classe dirigente che spreca e saccheggia le risorse pubbliche nel contesto di un’economia agonizzante. Su tutti sembra trionfare la Chiesa cattolica, come ha affermato in recenti interviste Fausto Bertinotti liquidando così tutta l’eredità storica della sinistra, con un’ antropologia al cui centro c’è “l’essere per la morte”. Dal fallimento della politica che si consuma nel suicidio di massa dell’astensionismo elettorale, dall’inasprimento delle condizioni di vita di milioni di persone dovuto alla responsabilità di tutta la classe dirigente che si genuflette come il sindaco Marino di fronte al papa, si avvantaggia l’apparato istituzionale ed ideologico del Cristianesimo che aumenta a dismisura i profitti (vedi gli ultimi bilanci dello Stato Vaticano) ed amplifica la propria presenza mediatica su scala planetaria.Udienza Generale del mercoledì di Papa Francesco La Chiesa prospera nel degrado, nella sofferenza e nella malattia di cui si è sempre nutrita e che ha usato come un deterrente psicologico contro ogni tentativo di trasformazione e di autonomia dell’uomo che prescindesse dalla trascendenza e dalla soggezione del sacro. La mentalità religiosa, il culto dei morti  è alla base della necrofilia mediatica di chi ci dà in pasto per giorni e giorni ben oltre il dovere dell’informazione, l’orrore di una madre che uccide il proprio figlioletto, e della necrofagia economica e politica del sacco di Roma che viene presentata come il tratto prevalente ed inevitabile di ogni prassi politica. I fatti di cronaca vengono riportati, selezionati ed amplificati quasi a suggerire che al di là di ogni modificazione possibile della storia e della società, ciò che riemerge sempre è la natura perversa e criminale dell’uomo.

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