Dal ‘68 al ’77. Cosa succedeva a Siena?

acca            

Inviato il: 5 Jun 2004, 08:26 AM

Anche io negli anni ‘ 70 ero interessato a tutt’ altro ……. stavo imparando a camminare, a parlare ……….

 

Eppure da qualche tempo ho la sensazione che qualcosa di distruttivo sia accaduto a Siena in quel decennio.

 

Il ‘68 e il ‘77; la violenza “politica” a scuola e poi, o contemporaneamente, la violenza politica che si confonde, o coincide, con la violenza legata al palio (cosa che anche pensarla è già, in un certo senso, bestemmiare ……); la città che si svuota; la nascita di nuovi quartieri senza immagine; la droga che c’ è ma non si può dire; la campagna che si spopola e arrivano transfughi dalle grandi città, passando dall’ oriente, che si riuniscono in comunità di tipo religioso o religiose e tante altre cose …………….

Tutto questo accadeva, presumibilmente, in modo analogo a quello di qualsiasi altra città di queste dimensioni, ma si continuava (o si continua ?) a fare una specie di propaganda basata sugli slogans: Questa città è un esempio di civiltà; Questa città è divisa in tante piccole realtà democratiche, che si fanno una guerra “rituale” (perchè l’ uomo è naturalmente cattivo ?), e …. quindi il suo modello è esportabile.

Forse non occorre neanche che stia ad enumerare i “luoghi comuni” che si sono sentiti dire su questa città. …….. Ai quali “luoghi comuni” si aggiunge oggi: “questi sono tutti matti. Non c’ è niente da fare”.

 

Naturalmente queste sono solo ricostruzioni parziali di eventi fatti senza che esistano ricerche o testi scritti ma mettendo insieme racconti di “fratelli maggiori”.

 

Per questo ho trovato basilare il riferimento alla analisi collettiva che è nata qui, le tue riflessioni sul comunismo e il freudismo legati a questa realtà. Nessi che non ero in grado di fare e sui quali rifletterò a lungo.

 

Non importa rispondere a tutte le domande, cosa da studiosi di storia contemporanea o di sociologia, però mi sembra estremamente costruttivo non accettare o arrendersi all’ idea della città-manicomio oppure, anche meglio, nel manicomio starci …….. ma facendo lo psichiatra …… e (perchè no ?) l’ artista.

 

Penso che lo strumento che hai fornito “appunti per una poetica dell’ interazione inconsapevole” possa essere davvero prezioso per tutto questo e, naturalmente, per molto altro.

 

 

Alogon            

Inviato il: 5 Jun 2004, 11:04 AM

Negli “Angeli ribelli” io dicevo che il palio è una malattia di cui nessuno vuole guarire.La tua proposta di una ricerca sulla crisi degli anni 70 merita attenzione.

Non bisogna dimenticare che in quegli anni maturava il fallimento del 68.

Ed anche qui l’anomalia senese è evidente:non c’è stato un 68 eclatante in questa città solo una sporadica occupazione. E’ stato un bene od un male?

Io mi interessavo già di psicoterapia di gruppo, mi confrontavo in svizzera con Pierre. B Schneider, avevo letto “l’analisi del carattere” e scoperto che il concetto di istinto di morte freudiano è intrinsecamente contraddittorio: ora masochismo ora sadismo primario. Mentre creavo con un collettivo di 50 persone una casa famiglia, ispirandomi ai network inglesi leggevo anche “Classi sociali e malattie mentali” Con uno psiconalista madrileno Mascarel facemmo uno studio che dimostrava che l’incidenza di malatie mentali è superiore negli emigrati rispetto ad operai svizzeri che ricevono lo stesso trattamento economico, Fu Mascarell che mi suggeri di studiare “the basic fault “ di Balint che, ispirandosi a Thalassa di Ferenczij teorizzava un rapporto del feto con il liquido amniotico senza peraltro andare oltre.

Ero affascinato dai grandi gruppi che sperimentalmente si tenevano alla Tavistock di Londra sia pure con un setting e modalità più che discutibili.

Apparentemente pensavo a tutt’altro che alla situazione senese….

però mi piacerebbe andare a fondo nel capire ancora meglio le motivazioni profonde di quella crisi alla quale accenni…. mi sembra che tu abbia centrato un punto importante…

copyright domenico fargnoli

 

 

acca            

Inviato il: 7 Jun 2004, 12:52 PM

Un contributo estemporaneo per cominciare.

Non so che nesso ci potrebbe essere. E’ stato un “ritrovamento” del tutto casuale che propongo così come l’ ho trovato.

 

La copertina del numero 866 di gennaio 2004 della rivista Domus (mensile di architettura, design, arte e informazione) è dedicata a un’ immagine della contestazione studentesca alla Triennale del 1968, così come il seguente editoriale.

 

“Milano, 30 maggio 1968. Un gruppo di artisti e un centinaio di studenti di Architettura vogliono bloccare l’ inaugurazione della XIV Triennale, considerata una “istituzione borghese”. Davanti al Palazzo dell’ Arte il curatore della mostra, Giancarlo De Carlo cerca di farli desistere. Il tema dell’ esposizione – il “Grande Numero” – è di grande attualità.

Si tratta di capire se nelle società opulente, dove i cittadini sono trattati come masse di acquirenti, si può salvare la libertà individuale. Se un grande numero di individui liberi può sostituirsi ad una massa di utenti omologati. Niente da fare. La XIV Triennale viene occupata e devastata. Delle installazioni di Saul Bass, George Kepes, Archigram, Peter Smithson, Aldo van Eyck, Arata Isozaki e delle opere di Marco Zanuso, Albe Steiner, Alberto Rosselli, restano solo alcune foto nel catalogo. Ma a distruggere la XIV Triennale, non è un equivoco e neppure un complotto. E’ piuttosto il fastidio con cui molti intellettuali e politici del tempo guardano agli eccessi dell’ architettura. Alla sua pretesa di sollevare idee e aspirazioni che non confluiscano unicamente nella pratica del progettare. Al suo tentativo di leggere lo spazio come un sensore di fenomeni altrimenti invisibili, come una straordinaria metafora delle nostre società. Ad andare in pezzi con la XIV Triennale è l’ idea, oggi ancora viva, di un’ architettura che non sia solo un magazzino di prototipi, ma anche un modo – uno dei più efficaci – per capire il mondo e per raccontarlo.”

 

Da lì a poco tempo, forse pochissimo, il Comune di Siena affidò proprio a Giancarlo De Carlo la stesura del “piano di insieme” del nuovo quartiere di San Miniato che poi venne realizzato in gran parte da architetti senesi per la parte “architettonica”. Sulla genesi dell’ affidamento e dello sviluppo ulteriore del progetto mi occuperò in seguito.

 

 

Alogon            

Inviato il: 9 Jun 2004, 08:35 AM

Personalmente ritengo che il progetto di S. miniato sia abortito: se l’architettura è un rivelatore di processi “invisibili” che cosa è fallito con esso?

Contemporaneamente faccio rilevare che proprio a S: Miniato nell 83 io ho realizzato il mio studio professionale. L’opera progettata dalla ‘arch senese Mario Terrosi è un esempio unico di strutturazione di uno spazio adibito esclusivamente alla psicoterapia- Essa è stata pubblicata nel 92 mi pare in “Ville e giardini” e credo in qltre riviste dia architettura.

Come dire che mi muovevo allora in controtendenza rispetto al circostante degrado e fallimento.

copyright domenico fargnoli

 

 

acca            

Inviato il: 9 Jun 2004, 10:06 AM

Ecco, questa che hai appena postato è un’ altra notizia che mi stupisce.

 

Non è per saltare di palo in frasca ma è difficile, mentre fai tutt’ altro nella vita, seguire fino in fondo linee di approfondimento così specialistiche.

Quindi penso che si possano aprire altri “filoni” senza aver esaurito completamente gli argomenti, ritornando in seguito sui problemi aperti (per quanto mi riguarda con il rischio continuo dello spettro della chiacchiera da bar).

 

La cosa che mi ha sconvolto nel brano de “Gli Angeli Ribelli” al quale tu facevi riferimento sono le due parole <<gigantesca ossessione, sapientemente orchestrata>> riferite al Palio.

La “sapiente orchestrazione” è una cosa diversa dall’ “enchantement”, credo. E’ una cosa che viene fatta apposta e con maestria volta ad arrecare danno ?

La tradizione storiografica senese segnala il Principe Mattias come inventore del Palio “alla tonda” e una interpretazione, plausibile, è quella che abbia inventato qualcosa “per far stare buoni i senesi”, facendo in modo che si ubriacassero di questo “giuoco” e non si dedicassero ad altro che ad essere divisi fra loro.

 

L’ interpretazione si ferma lì. Non si è mai tentato di andare oltre la fine del cinquecento.

Ma a me sembra che l’ “orchestrazione” sia continuata e che altri “direttori” abbiano diretto l’ orchestra anche nel “golfo mistico” di piazza del Campo (forse è pessima ma mi è venuta e non mi censuro)

 

E poi: quanto anche le contrade sono state un effettivo ammortizzatore alla chiusura del manicomio dopo il 1978 ? E di che “qualità” ?

 

 

Alogon            

Inviato il: 9 Jun 2004, 07:00 PM

…è difficile tenere un filo coerente e continuo…

..ti confesserò che a me del Palio è sempre importato poco….

copyright domenico fargnoli

 

 

acca            

Inviato il: 9 Jun 2004, 10:35 PM

Anche se te ne è sempre importato poco, la descrizione del Palio racchiusa in quelle due righe de “Gli Angeli Ribelli” a me dice molte cose e te ne sono grato.

 

Ecco, per me, è diverso. Io sono stato veramente ossessionato da questa realtà in passato e tutt’ oggi mi scopro a parlarne più di quanto non vorrei.

Ad esempio se parlo con qualche sconosciuto non senese mi viene spontaneo definirmi a partire dalla mia Contrada e dal Palio ……. anche se la mia vita attuale è impostata su tutt’ altro ed apparentemente oggi di tutto questo importa poco anche a me.

 

Il Palio com’è oggi probabilmente piacerebbe ad uno come James Hillman.

Ricordo che qualche anno fa all’ Aula Magna di Siena, il noto scrittore junghiano tenne una prolusione sul valore della maledizione (?) in inglese “curse”, legata alla famiglia, al luogo di nascita. In pratica sosteneva, candido, che gran parte del malessere dell’ uomo contemporaneo, fra cui la depressione (malessere e non malattia), deriva dalla non accettazione delle “maledizioni” legate alle proprie origini …… sempre se non ricordo male.

 

Ma torniamo agli anni ‘70.

 

Come si trova un oggetto lasciato sulla spiaggia dalla marea, qualche tempo fa mi capitò fra le mani un libriccino intitolato “I fascisti a Siena”, allegato al foglio ciclostilato locale “Lotta Continua”, mi pare che fosse del 1973. C’era un tentativo di analisi del fenomeno della destra giovanile nella città unito alla lista degli aderenti e simpatizzanti del MSI e di Ordine Nuovo con foto, professione, profilo personale, indirizzo, modello e numero di targa dell’ auto. In tutto si trattava di una cinquantina di persone. Senza mezzi termini si invitava a colpire con azioni violente questi “militanti”.

 

Ho ricostruito da racconti di testimoni diretti, che all’ epoca, in occasione del Palio, gli aderenti ai gruppi politicizzati si sentivano “obbligati” a difendere e soccorrere i loro compagni (o camerati) che si fossero trovati coinvolti in risse fra contradaioli. Anche se appartenevano ad altre contrade. Non era raro che nel periodo 1970-1974 a picchiarsi dietro la copertura della rivalità contradaiola ci fossero alla fine rossi da una parte e neri dall’ altra. Soprattutto quando gli scontri avvenivano lontano dalla piazza, nei vicoli, magari con il favore dell’ oscurità.

 

Ed effettivamente in quegli anni si assiste ad un’ escalation impressionante della violenza paliesca e dell’ ossessione collettiva per il Palio.

 

Solo pochissimi anni prima, nel 1968, una contrada a cui era andato in sorte un cavallo scarso, una “brenna”, organizzò la sera precedente al Palio, prima della grande cena propiziatoria, una mascherata ispirata al nome del cavallo, che si svolse lungo le vie principali della città, fino in piazza del campo. Un’ autoironia del tutto impensabile dopo il 1970.

Pensate ad oggi, a con quale spirito vanno in piazza i contradaioli. E che cosa sono in grado di fare persone dichiarate da tutti “normali”, quando c’ è “la terra in piazza” (titolo anche di un celebre libro di due professori di Berkeley, uno americano e uno senese, Dundess e Falassi).

 

L’ università di Berkeley …….. quella di Marcuse ?????

 

Circa trenta persone si riuniscono in una Contrada diversa ogni giorno alle 14,00 per giocare a tombola. Fra di loro, che sono sempre gli stessi, per lo più anziani, ci sono tante persone che non vedi mai per strada: vivono in funzione di questo evento giornaliero. Come una malattia. Molti di loro stanno nelle case di riposo ed escono solo per andare a giocare. Ora ho la sensazione che qualcuno di loro sia un ex degente del San Niccolò. E’ un gioco violento, di soldi. Si paga forte per giocare: ognuno lascia anche venti, trenta euro al giorno. In pratica tutta la pensione se ne va così. Si lanciano occhiate piene di rancore, maledicono chi vince. La tombola paga 300 euro. Le Contrade ci guadagnano altrettanto ogni volta, più le consumazioni (il resto va agli altri premi e alle tasse). Bevanda preferita brandy Stravecchio. Chi vince, i soldi “buoni” vinti al gioco li “reinveste” appena esce in altre scommesse: Lotto, cavalli, lotterie.

Una situazione di miseria umana simile a quella descritta, e mitizzata, da Fabrizio De Andrè in tante celebri canzoni

 

A Siena il Palio si corre tutto l’ anno. E’ una frase famosa, con cui molti si riempiono la bocca. Dopo aver visto il gioco della tombola sono sicuro che è vero. Non mi sembra una bella cosa.

A fare “il servizio”, cioè a vendere le cartelle, bandire il gioco, portare le bevande ai soldi, spesso ci sono ragazzi e ragazze dai quattordici ai diciotto anni. Lo fanno per il “bene della Contrada”.

 

Messaggio modificato da Alogon il 10 Jun 2004, 08:46 AM

 

 

Alogon            

Inviato il: 10 Jun 2004, 09:15 AM

…pubblico integralmente l’intervento. Ti stupirà ma in un forum dove esiste un moderatore che decide l’immissione in rete non è mai stata praticata nessuna forma di censura. Semplicemente non è stato necessario.

 

La mia idiosincrasia di lontana origine si estende oltre il Palio. Non sono mai stato ad una partita di calcio anche se ho visto qualche volta i mondiali alla televisione.

Non seguo neppure il basket.

In quegli anni della violenza fra rossi e neri, di cui conosco i protagonisti e gli episodi, per me Siena era un posto da cui partire e a cui ritornare per impegni di studio e di formazione.

Avevo pochi amici con i quali ero impegnato in un confronto ideologico e politico che già includevai temi della psichiatria.

Ci separammo sul problema del rapporto con la donna…..

…sul problema uomo-donna….

alcuni li ho rivisrti dopo decenni non messi proprio bene sotto questo profilo…

copyright domenico fargnoli

 

 

Trumpet            

Inviato il: 10 Jun 2004, 10:57 AM

QUOTE (acca @ 9 Jun 2004, 11:35 PM)

mi viene spontaneo definirmi a partire dalla mia Contrada e dal Palio …….

 

Ho letto il tuo intervento e mi pare evidente che stai conducendo una ricerca su questo tema specifico.

Quanto tu dici, sia in relazione alle tue sensazioni e rielaborazioni sia per quanto riguarda il riportare gli eventi con annessa critica mi trova d’accordo.

Premettendo cha anche io non ho alcun interesse al Palio e per quanto riguarda calcio e basket penso di aver assistito solo ad una partita per specialità quando ero nemmeno adolescente, dico che forse la ricerca sulla questione specifica andrebbe da un lato resa più generale nel senso che è da valutare l’ipotesi che il Palio o affini siano conseguenze e non cause e dall’altro invece indagata più approfonditamente in relazione a quella che è la realtà umana, dei rapporti interumani e, è possibile, del rapporto uomo-donna e, con particolare riferimento a quest’ultimo, credo sia interessante andare a vedere che tipo di rapporto, nelle persone che tu hai citato, sia in essere tra uomo e donna.

Dico questo non basandomi solo su ciò che dici tu, ma questa realtà l’ho potuta constatare di persona, toccare con mano e se in un primissimo momento della mia vita (fino ai 10-14 anni) posso essermici avvicinato (e comunque sempre e solo marginalmente, in via indiretta e sporadica) per via del fatto che tutti miei amici erano completamente o quasi immersi in questa realtà, poi me ne sono distaccato, all’inizio con delusione, poi con serenità rivolgendo l’attenzione altrove, un altrove ben più interessante, con particolare orientamento a quel rapporto uomo-donna di cui sopra.

Ritornando a noi: non si può dire che Siena sia un caso particolare di anomalie umane, adesso stiamo parlando di questo caso ma ti assicuro che scavando (e spesso senza nemmeno scavare) se ne trovano in tutte le città.

Il Palio, hai focalizzato l’attenzione su questo aspetto: il Palio ha una strutturazione di tipo apparentemente comunista, ma che in realtà coniuga un comunismo di facciata con la religione cristianocattolica e il fascismo (basta vedere la figura della donna nelle contrade, trattamento a cui le donne si alleano). Chi non condivide questa tendenza ha due sole strade, anzi tre: la prima è perdere ogni sensibilità e divenire parte di quella realtà, la seconda non sapere di avere alternative e rimanere anche a costo di lancinanti mal di pancia e perdita di vitalità e la terza, rifiutare in toto prendendo le distante senza divenire un eremita. Qualcuno che è riuscito a fare ciò ci deve essere stato e ci deve essere per forza, altrimenti un qualcosa come l’Analisi Collettiva coma avrebbe potuto mai trovare la sua genesi a Siena?

Quindi, concludendo, rimanere a Siena conducendo una ricerca di un certo tipo che richiede resistenza e vitalità in dosi massicce non è da biasimare, bensì tutto l’opposto; non ultimo aspetto: il detenere con costanza e una notevole tenacia nel seguire una ricerca come quella dell’Analisi Collettiva che ha la sua sede a 250 KM di distanza è un aspetto che non può essere ignorato.

 

 

Elleffe            

Inviato il: 10 Jun 2004, 11:54 AM

quanta carne al fuoco:

palio e società.

eventi senesi a cavallo degli anni ‘70 e mancanza di consapevolezza.

ricerca psichiatrica nel rapporto uomo-donna.

ognuno di essi basterebbe a tenerci occupati per mesi…

QUOTE

Il tema dell’ esposizione – il “Grande Numero” – è di grande attualità.

Si tratta di capire se nelle società opulente, dove i cittadini sono trattati come masse di acquirenti, si può salvare la libertà individuale. Se un grande numero di individui liberi può sostituirsi ad una massa di utenti omologati.

 

questo riferimento mi ha molto incuriosito, vorrei approfondire l’argomento, eventualmente anche in una sezione a parte.

come si proponeva il legame tra architettuta ed omologazione? come si voleva superare questa omologazione? e san miniato, allora?

per motivi di studio ho parzialmente approfondito questa ricerca, e -guarda caso!!!- ieri ho riletto alcuni pezzi in cui si parla di bentham, dell’utilitarismo inglese finalizzato alla creazione dell’uomo-numero e dell’uomo-macchina, e del panoptismo.

vorrei sapere di più su questa sfortunata edizione della triennale!

 

 

Alogon            

Inviato il: 10 Jun 2004, 02:20 PM

La vita è una continua esplorazione…

…aprirsi verso l’ignoto..

la sensazione ineffabile della ricerca, del rischio inevitabile che ti fa raggiungere una meta che ti cambia. Qualcosa si modifica impercettibilmente nell’apparente immobilità del corpo che si anima solo per rendere visibili in piccole linee i pensieri che attraversano la mente come oggetti ai quali non sapresti dare una fisionomia

Io penso? Ma cosa vedo e cosa sento mentre penso e le immagini sono così sfuggenti e non assomigliano affatto alle percezioni che invece invadono nette il mio campo visivo dominando la .coscienza

io penso ma non posso dire di avere neppure ricordi certi perchè il passato si ricompone continuamente come un puzzle sempre ricostruito con frammenti nuovi che io stesso creo

rievoco una notte sull’oriente express verso una meta orientale…

scene vaghe riaffiorano lentamente e si definiscono.

la psichiatria come passione segreta,

continuamente pensavo dovessero esistere risposte ai mille problemi non risolti e ciò che mi affascinava era capire come si sarebbe potuti entrare in quel mondo chiamato inconscio.

Il cambiamento la trasformazione : dove era il loro “oriente”, il punto di partenza?

Avevo già formulato il pensiero che lo psichiatra dovesse avere un rapporto speciale con la donna..

…una figura femminile elegante e minuta dormiva al mio fianco…viaggio interminabile..

Il treno correva nella notte Zagrabia, Belgrado,Skopie, Instabul..l’Anatolia ed Ankara con i suoi musei d’arte mesopotamica

I minareti, il brulicare della vita nei bazar e nei mercati delle spezie…i giardini e la loro continua musica

Dopo mesi ancora i mattoni rossi di Siena

Ottobre 1974

Lì trovai l’oriente che non avevo trovato altrove.

Nell’aula magna dell’università di lettere

Uno psichiatra con gli occhiali si interrogava sul capitale di Marx: perché dall’artigianato si era passati al capitalismo, allo sfruttamnento ed alla alienazione dell’uomo considerato solo forza lavoro. Il passaggio al capitalismo era necessario o si sarebbero potute sperimentare forme di collaborazione di lavoratori più paritetiche e democratiche?

Mi sfuggiva come queste domande si legassero alla psichiatria, a quel libro “Istinto di morte e conoscenza” che già avevo letto ed usato, senza citarlo nella mia tesi di specializzazione….

…in quella circostanza era nata una mia possibilità di pensiero?

copyright domenico fargnoli

 

 

Guest            

Inviato il: 10 Jun 2004, 02:55 PM

QUOTE (Elleffe @ 10 Jun 2004, 12:54 PM)

ieri ho riletto alcuni pezzi in cui si parla di bentham, dell’utilitarismo inglese finalizzato alla creazione dell’uomo-numero e dell’uomo-macchina, e del panoptismo.

vorrei sapere di più su questa sfortunata edizione della triennale!

 

[QUOTE]

 

Mi pare che un critico di architettura che si chiama Rayner Banham ha studiato il rapporto uomo-macchina aggiungendo alla diade anche la parola architettura.

 

ARCHIGRAM fu il nome del gruppo di architetti che seguì più di ogni altro le sue idee.

A quella Triennale esponevano anche loro o avrebbero esposto anche loro.

Le cose che progettavano sembravano rivolte ad una popolazione di nomadi, di uomini senza radici. Architetture pop, smontabili e ricostruibili. Più rivolte ai partecipanti ai grandi raduni stile Woodstock che a creare organismi complessi come una città.

 

 

Alogon            

Inviato il: 10 Jun 2004, 04:16 PM

interessante il discorso sull’architettura… io ho uno spazio architettonico da ristrutturare ed arredare in firenze in questo periodo..

uno studio nuovo..

copyright domenico fargnoli

 

 

acca            

Inviato il: 10 Jun 2004, 04:28 PM

Guest ero io.

Mi sono confuso con il quote 🙄

 

Oppure una sola “identità fittizia” non mi basta più ? :blink:

 

 

Alogon            

Inviato il: 10 Jun 2004, 04:54 PM

architettura e personalità multipla… un tema inconsueto senza dubbio…

copyright domenico fargnoli

 

 

Admin            

Inviato il: 11 Jun 2004, 08:17 AM

QUOTE (acca @ 10 Jun 2004, 05:28 PM)

Mi sono confuso con il quote 🙄

 

Appunto…

… Ti ho risposto nel forum SUPPORT…

The Admin – http://www.admin@senzaragione.it

 

 

Alogon            

Inviato il: 12 Jun 2004, 02:01 PM

caro acca vedo che ti sei fermato…non vorrei che fra noi si fosse formata della……. ruggine….

copyright domenico fargnoli

 

 

m m            

Inviato il: 12 Jun 2004, 10:23 PM

Troppo interessante questo forum per non intervenire.

Arte, architettura, psichiatria, rapporto con la donna, Siena, Firenze, Roma, l’Analisi Collettiva. Ed ancora De Carlo, il Palio, il ’68, il ’77; tutte le coordinate di una vita, un gioco di Sovrapposizioni. Ma poi è necessario prendere il capo di uno di questi fili di ricerca ed annodarlo agli altri, per costruirne uno unico, una ricerca coerente, per vivere meglio.

 

1977, una domanda;

Allora giovane, e con problemi forse non solo propriamente esistenziali, mi presentai un giorno in una stanza del reparto di Psichiatria del Santa Maria della Scala di Siena per chiedere aiuto. C’era una donna che ricordo giovane e di una bellezza intensa e particolare “C’è uno psichiatra che tiene un gruppo una volta la settimana, non occorre niente, basta presentarsi li” mi rispose con naturalezza. Mi sono fidato, incosciente, non sapendo niente allora di ricerca psichica, di inconscio e coscienza. Il ricordo di un piccolo ambulatorio all’interno di quell’antico Ospedale nel cuore della città trasformato in luogo dell’analisi di gruppo, le persone sedute su un lettino, per terra, è ancora vivo; tutto sembrava facile, i rapporti fra le persone, le dinamiche umane.

Ecco quell’incontro ha segnato la mia vita, e ne sono felice. Di li a poco sarebbe venuta Architettura, il rapporto con le donne, l’Analisi Collettiva e non tutto è stato facile, ma questa è storia personale…

 

La domanda, per costruire la storia di tutti, per fare un po’ di ricerca; ma a Siena, almeno dal 1977, non esisteva già un’immagine di psichiatra, di cura? e aggiungo un’immagine alternativa ad una psichiatria organicista farmacologia da una parte, ed assistenziale, di matrice cattolico-comunista dall’altra parte?

 

 

Alogon            

Inviato il: 13 Jun 2004, 01:03 AM

Penso che mm in parte abbia ragione. La verità è che l’impatto con la malattia mentale nel gruppo al quale egli allude fu durissimo.

Ed anche la reazione dell’ambiente della neuro psichiatria che cercò di bloccare quell’esperienza fu estremamente pesante.

Imparai a mie spese che lo scontro con la psicosi ti cimenta pure a livello fisico imponendoti uno stress elevatissimo.

Ho pagato a caro prezzo la penetrazione della teoria di Fagioli in ambito medico, tutt’oggi presente a Siena.

Ero pronto a quel tempo per affrontare una situazione così complessa?

Però il riferimento di mm è pertinente: nella situazione attuale si tratta di riproporre in pubblico, con le future mostre sul tema “psichiatria ed arte” l’immagine di una psichiatria che ha la possibilità della cura.

Forse è vero che ciò che viene messa in gioco è un’intera esistenza nel riannnodare i fili di esperienze il significato delle quali non può essere perduto.

Non tanto per me credo ma per chi le ha vissute come momenti essenziali del proprio percorso terapeutico..Si può modificare il senso di ciò che è stato affermando una riuscita attuale che riscatta i tentativi passati della loro incompletezza e di quel carattere velleitario che potrebbe essere attribuito ad iniziative che nel tempo non raggiungano mai i loro obiettivi.

Oggi l’esistenza di una psichiatria che non sia l’organicismo , il freudismo ed il basaglismo è incontestabile anche per il riconoscimento che ad essa viene tributato da importanti istituzioni publliche.

E’ probabile che senza quel tentativo iniziale del gruppo del 77, anno in cui peraltro la disciplina psichiatrica raggiunse la sua completa autonomia dalla neurologia, nella circostanza odierna non si sarebbe mai giunti a questo risultato anche perchè probabilmente non si sarebbe compresa la difficoltà e la complessità di quella che può a buon diritto essere considerata una vera e propria impresa.Essa nei prossimi mesi potrà giungere a pieno compimento .Forse però per arrivare a questo punto era necessario che io definissi la mia attitudine artistica, intesa anche come capacità estemporanea di reazione creativa ad eventi imprevedili.

Attitudine di cui l’espressività figurativa potrebbe essere solo un aspetto od una documentazione.

 

Messaggio modificato da Alogon il 13 Jun 2004, 01:07 AM

copyright domenico fargnoli

 

 

Alogon            

Inviato il: 13 Jun 2004, 10:15 AM

A mm non è inoltre sfuggito il titolo del quadro “Sovrapposizione”.

Formazione del sogno, memoria inconscia, sovrapposizione.

Evidentemente la successione di queste parole non è casuale.

Mentre la memoria cosciente fa capo ad una concezione di linearità temporale per cui un evento è trattato come fosse un punto in una sequenza di fatti orientati in un certo modo nella memoria inconscia noi abbiamo il sovrapporsi di più piani dell’esperienza.

Quello che appare come “deformazione” della fantasia, dove l’uso del termine potrebbe ad un orecchio sensibile risultare problematico per la vaga sfumatura negativa in esso insita, in realtà è il punto di arrivo di una sovrapposizione di più piani e livelli del vissuto appartenenti a momenti storicamente diversi. La particella negativa “de” davanti a forma indica allontanamento o mancanza per cui l’aggettivo deforme significa “privo della debita forma”.

Ora la fantasia conferisce la debita forma non la toglie.

Se nella realtà noi sovrapponiamo più figure il risultato potrebbe essere un insieme caotico sprovvisto di senso. Nella vita mentale la sovrapposizione di diversi momenti ed aspetti dell’immagine non dà origine ad una semplice sommatoria ma ad una trasformazione dalla quale scaturiscono nuove forme che coesistono in una sintesi nuova ed originale.

Il passato, con le sue differenti sfaccettature ricompare ma riattualizzato in un atto di fantasia che lo riassume conferendo ad esso una fisionomia diversa che è la risultante della composizione di tutti gli stimoli e le influenze alle quali siamo stati sottoposti.

E’ interessante far notare come nella musica si ha sia lo sviluppo lineare dell’immagine, nello snodarsi della melodia sia il sovrapporsi, negli accordi di accompagnamento per es, di più suoni diversi.

Anche nell’arte figurativa noi abbiamo accordi cromatici che taluno ha cercato di accostare ad accordi sonori.

Nel linguaggio verbale o scritto la “sovrapposizione” che non è impastamento ovviamente, può esser solo suggerita indirettamente…Il linguaggio concettuale essendo più definitorio è anche più puntuale.Serve a circoscrivere ed ad individuare un’idea per volta piuttosto che a sottolineare nello stesso momento i suoi nessi e le sue analogie con altre idee. In un movimento lineare, com’è quello dell’occhio che legge ogni punto implica il superamento o la scomparsa del precedente. Solo attraverso il ricordo io ricostruisco la sequenza completa delle sensazioni e delle impressioni.La ricostruizione attraverso la memoria cosciente d’altronde non garantisce una trasformazione creativa.

Se è vero che, con il linguaggio verbale , soltanto mentalmente e non visivamente posso sovrapporre le varie immagini è altresì vero che solamente attraverso un’elaborazione non cosciente posso giungere a sintesi di idee nuove.

Va ricordato che le notazioni grafiche dell’uomo primitivo, per es gli psicogrammi aggiunti sopra le scene di caccia, procedevano talora per incisioni, su tavolette d’osso od altro materiale, nelle quali le più recenti si aggiungevano, si sovrapponevano a quelle più antiche senza cancellarne completamente la traccia anzi consentendone spesso una riconoscibilità.

Nella creazione di un quadro noi ancor oggi seguiamo sovente questo procedimento utilizzando le possibilità che ci offre la compenetrazione e la correlazione analogica.

Il titolo”Sovrapposizione” del mio ultimo lavoro allude a questa circostanza.

Si può constatare come ricerca figurativa e ricerca teorica procedano quasi di pari passo.

 

Messaggio modificato da Alogon il 13 Jun 2004, 06:32 PM

copyright domenico fargnoli

 

 

Julia            

Inviato il: 13 Jun 2004, 10:24 AM

QUOTE (Alogon @ 10 Jun 2004, 03:20 PM)

La vita è una continua esplorazione…

…aprirsi verso l’ignoto..

la sensazione ineffabile della ricerca, del rischio inevitabile che ti fa raggiungere una meta che ti cambia. Qualcosa si modifica impercettibilmente nell’apparente immobilità del corpo che si anima solo per rendere visibili in piccole linee i pensieri che attraversano la mente come oggetti ai quali non sapresti dare una fisionomia

Io penso? Ma cosa vedo e cosa sento mentre penso e le immagini sono così sfuggenti e non assomigliano affatto alle percezioni che invece invadono nette il mio campo visivo dominando la .coscienza

io penso ma non posso dire di avere neppure ricordi certi perchè il passato si ricompone continuamente come un puzzle sempre ricostruito con frammenti nuovi che io stesso creo

rievoco una notte sull’oriente express verso una meta orientale…

scene vaghe riaffiorano lentamente e si definiscono.

la psichiatria come passione segreta,

continuamente pensavo dovessero esistere risposte ai mille problemi non risolti e ciò che mi affascinava era capire come si sarebbe potuti entrare in quel mondo chiamato inconscio.

Il cambiamento la trasformazione : dove era il loro “oriente”, il punto di partenza?

Avevo già formulato il pensiero che lo psichiatra dovesse avere un rapporto speciale con la donna..

…una figura femminile elegante e minuta dormiva al mio fianco…viaggio interminabile..

Il treno correva nella notte Zagrabia, Belgrado,Skopie, Instabul..l’Anatolia ed Ankara con i suoi musei d’arte mesopotamica

I minareti, il brulicare della vita nei bazar e nei mercati delle spezie…i giardini e la loro continua musica

Dopo mesi ancora i mattoni rossi di Siena

Ottobre 1974

Lì trovai l’oriente che non avevo trovato altrove.

Nell’aula magna dell’università di lettere

Uno psichiatra con gli occhiali si interrogava sul capitale di Marx: perché dall’artigianato si era passati al capitalismo, allo sfruttamnento ed alla alienazione dell’uomo considerato solo forza lavoro. Il passaggio al capitalismo era necessario o si sarebbero potute sperimentare forme di collaborazione di lavoratori più paritetiche e democratiche?

Mi sfuggiva come queste domande si legassero alla psichiatria, a quel libro “Istinto di morte e conoscenza” che già avevo letto ed usato, senza citarlo nella mia tesi di specializzazione….

…in quella circostanza era nata una mia possibilità di pensiero?

 

Questa immagine di Alogon mi pare molto bella. I poeti hanno spesso cercato nell’altrove, il viaggio, la scoperta di nuove culture, la risposta a uno sradicamento interiore e raramente l’hanno incontrato, anche se questo li avrà arricchiti, se non altro di nuove domande… Anche per me è enigmatico il rapporto tra questo scambio necessario tra sé e il mondo, persone o contrade che siano, per definirsi, e un altrettanto necessario atteggiamento quasi di distacco, o di distanza. Oppure come conciliare l’”aprirsi verso l’ignoto” e la necessità del rifiuto in un ambiente non particolarmente amichevole… Provare a prendere dagli altri, a dare qualcosa, e nello stesso tempo tentare di rendersene indipendenti… E come sentire in modo non mediato, senza che questo sentire venga alimentato da un “immaginario” precostituito, che chiaramente non sono le immagini alle quali allude Alogon? A me non vengono bene le immagini, neanche quelle verbali, forse perché sono troppo potenti, come può essere potente la metafora di un poeta o la comunicazione traslata delle idee da parte di uno psichiatra…

 

 

Alogon            

Inviato il: 13 Jun 2004, 11:31 AM

A te, Julia, e chissà perchè poi questo nickname, non vengono bene le immagini?

Non mi sembra. Il tuo è un linguaggio complesso, un pensiero sofisticato che si addentra nelle strettorie della ricerca.

Le persone, tu come altri, che mi rispondono in un modo così articolato mi fanno un grande regalo e mi consentono di pensare che il forum è un momento importante di contatto e di rapporto…

copyright domenico fargnoli

 

 

Libellula            

Inviato il: 13 Jun 2004, 07:54 PM

Il livello di linguaggio,di ricerca,di contenuti degli interventi del forum sono molto elevati e…questo mi rende difficile ora dire quel che vorrei…mi sento molto stonata,sempliciotta..un po’ un brutto anatroccolo ma….

 

In riferimento a quanto detto da Alogon e Trumpet sul rapporto uomo -donna.

Ho visto un film diversi mesi fa sulla vita di Pollok (o Pollock?)

“L’arte deve nascere dall’inconscio” dice la moglie a un gallersita …..ma puo’ essere arte questa di un conclamato “grande artista” quando il rapporto uomo-donna che ha segnato tutta la sua vita era sadomasochistico se non addirittura distruttivo?

Il rapporto uomo-donna,la nascita,la trasformazione,la realizzazione reciproca…se tutto questo non avviene come fa un uomo a fare arte?

Non basta che in una tela si rappresenti l’inconscio per fare di questo risultato Arte..nel libro “la danza del drago giallo” questo tema e’ stato toccato e olto bene ..

….ma allora quando a 8 anni circa vidi in un libro di arte moderna per la prima volta le opere di Pollok e mi prese uno stato di angoscia e malessere,tanto che riaprii quei libri solo molti anni dopo durante gli studi artistici,avevo percepito inconsciamente qualcosa?..una sensibilita’ che poi evidentemente persi….

Fare arte e proporla e grazie ai critici farla diventare una grande opera alla gran massa nonostante non sia espressione di sanita’ ma sfogo di una malattia non e’ violenza?nasconde anaffettivita verso l’altro….non lo so..forse e’ violento solo per colui che non sa vedere..rifiutare…..

Io stessa ho dipinto per lunghi anni,erano momenti di pura alienazione:non potevano che uscire enormi testimonianze del mio malessere,assenza di vita inconscia,di rapporto,di rielaborazione di immagini,grandi tele iperrealiste…che cos’e’ l’iperrealismo se non assenza di trasformazione?assenza assoluta di “sovrapposizioni”?

Ora questi quadri mi parlano di una donna che non esiste piu’,di una donna portata dal malessere a toccare tutti i continenti alla ricerca del suo oriente e l’ha trovato a Siena quando ha attraversato quella porta di legno,ha iniziato a piangere e contemporaneamente ha smesso di dipingere,senza deciderlo…e’ impegnata da allora a ridipingere se stessa per ora ancora con colori tinta terra,della nutrizione,per arrivare chissa un giorno a riprendere in mano quegli stessi pennelli di un tempo e lasciarsi andare alla tela bianca come tra le braccia di un uomo sconosciuto.

 

 

acca            

Inviato il: 14 Jun 2004, 09:17 AM

Al contrario Alogon, ti sono grato perchè mi sembra di aver trovato lo spazio adatto per porre una serie di questioni che da un po di tempo avevo in mente.

 

 

acca            

Inviato il: 23 Jun 2004, 07:50 AM

Dopo un pò di tempo riscrivo su questo argomento.

Gli anni settanta a Siena.

Sono contento che ci sia la possibilità di confrontarsi su questo periodo.

Eppure sento che le immagini che ho tirato fuori non sono immagini belle.

Quelle di Alogon invece lo sono.

Alogon ha parlato di Svizzera, di treni, di oriente, di donne e e di un professore con gli occhiali all’ università.

Io ……….

Che cosa è successo a Siena negli anni settanta ?

Che cosa è successo a me a Siena negli anni settanta ?

 

Fra i ricordi miei e le cose sentite raccontare dagli altri non riesce a prendere quota un’ immagine bella …….. ci sono vecchi invidiosi che aspettano il triste, eterno scherzo del caso …….. ci sono giovani che aspettano il variare della sorte …….. e intanto “la ruota” gira ……… dentro le stanze per estrarre i numeri della tombola ……. nella piazza colma di gente per assegnare un cavallo ad ogni Contrada ……… lavatrici, giostre, ruote ……. strumenti di torture sottili.

Riflettevo in quei giorni disgraziati, perso dietro i capricci della fortuna, di come l’ immagine della “ruzzola” del gioco della tombola mi parlasse della vita e della morte …….. “mors tua, vita mea” …….. per me la nascita si risolveva nel meccanico gesto di un’ estrazione a sorte fra una moltitudine di soggetti che già erano? L’ essere precedeva la nascita ? Il caso determinava la sorte degli esseri ?

Ma questa era l’ immagine anche della morte …….. I vecchi erano sempre di meno. Per loro la tombola era anche una specie di rito per esorcizzare un altro gioco in cui come i numeri cadevano nelle mani del banditore, anche loro uscivano a sorte e se ne andavano per sempre. Ma in una realtà parallela: condannati a ripetere i gesti di un vizio antico.

 

Invece poi ho scoperto che sarebbe stato possibile prendere il treno ………. che laggiù, nascosta fra gli alberi, da qualche parte, ricacciata indietro da un campo magnetico negativo, c’ è una stazione da cui si può andare via e lasciare una realtà che non ci corrisponde più.

 

 

Alogon            

Inviato il: 23 Jun 2004, 02:51 PM

Mi domando se esiste un altrove,

una terra promessa, un paradiso

che fino a qualche secolo fa si credeva nascosto in un angolo remoto della terra.

Una meta ideale da raggiungere, la ricerca della felicità che si è creduto di avere e che poi si sarebbe perduta.

Gli anni 70.. personalmente non ne ho nostalgia. Vivo un presente intenso, con accelerazioni vertiginose, con stimoli potenti che mi aiutano a trasformarmi continuamente.

Pensando però solo un attimo al passato potrei dire che forse ci sono luoghi o città in cui c’è un sentire diverso, come in un vecchio film inglese che ho visto recentemente in cui le case, le atmosfere mi ricordavano Londra…una vecchia casa sul Tamigi. Thames banks. Poi la permanenza nel Galles. Cardiff, Swansee.

Swansee .Una notte ero sveglio e vedevo dalle finestre di una camera al secondo piano i fari in lontananza. Capii che esisteva un mondo diverso, un modo d’essere che si affacciava timidamente e che avrei voluto durasse per sempre.

Non so se era la magia di un luogo o di una donna nel mio stesso letto non se se ero io che ero cambiato ed avevo portato con me in quel posto lontano qualcosa di nuovo per tirarlo fuori là dove niente era familiare..

Dopo proprio negli anni 70, sono andato in cerca sempre di quello stato d’animo finchè non ho trovato chi me la ha fatto sentire ancora ma dando ad esso una forma che non conoscevo ed un’intensità centuplicata. Ho trovato chi ha aveva uno spessore interno che non mi consentiva più di perderlo come purtroppo mi era accaduto.

E’ per questo che non cambierei la mia esistenza attuale con ciò che ero?

Non ho rimpianti e non attendo la morte.

Non esiste la ruota della fortuna, l’eterno ritorno, l’apparente novità del caso che poi comunque si chiude nella figura del cerchio… L’eterno ritorno dell’identico potrebbe essere l’invenzione maligna di vecchi perversi come Nietszche e Freud che sentivanono la vita sfuggire di mano senza averla vissuta…loro non avevano capito, non avevano vissuto ed anche gli altri non dovevano vivere e capire…

copyright domenico fargnoli

 

 

Julia            

Inviato il: 23 Jun 2004, 06:14 PM

Ho letto di recente una recensione su uno scrittore americano, non ancora quarantenne, di cui ho dimenticato il nome, che ama definirsi come il “nuovo Nabokov” perché scrive dei suoi rapporti con ragazzine di quindici anni. Le donne poi “s’inacidiscono” e a lui piacciono quelle ragazze ingenue, “che non hanno ancora capito che non c’è niente da capire”. Questa ultima frase, l’ho trovata di una violenza inaudita… di complicità non si può parlare quando lo sbilanciamento è troppo grande, quando il potere, anche se fasullo, è tutto da una parte. Sono tante le violenze, e vanno ineluttabilmente a peggiorare con il tempo, da parte di chi appunto ha sentito che la vita gli sfuggiva di mano ma che non è riuscito a spezzare il cerchio. Pseudo-artisti, benefattori, intellettuali… genitori che fanno sempre pagare carissimo le proprie frustrazioni alle loro vittime… vittime in un primo tempo… E’ un’antichissima storia sì, quella della vittima che diventa carnefice, e anche questa storia va spezzata.

E’ difficile però, se alla fin dei conti la storia, grande o piccola che sia, è fatta di rapporti umani, e se quella storia è spesso improntata alla ripetizione. E’ difficile provare a cambiare se stesso, ma anche se stesso nei rapporti, e trovarsi regolarmente di fronte a chi dice, come peraltro dicevo anch’io poco tempo fa e non senza amarezza, “io sono fatto cosi”…

Si capita più o meno bene, si vivono momenti più o meno intensi, poi passano… Scrive Guillaume Apollinaire : “Passent les jours et passent les semaines / Ni temps passé / Ni les amours reviennent / Sous le pont Mirabeau coule la Seine”. Parla di speranza si, ma “l’espérance est violente”. Perché dovrebbe sempre essere violenta la speranza?…

Dici, Alogon, di non avere ripianti. Questo per me, come intento, vuol dire tantissimo… Vuol dire riuscire, in quel movimento di ricreazione del passato di cui parli spesso, non solo fare piazza pulita delle esperienze brutte ma anche, forse, riuscire a far sfruttare finalmente dentro di sé quelle belle… belle ma passate, senza alcun cedimento nostalgico… non annullate ma superate… Una domanda mi viene in mente, che forse non ha il minimo senso. Non è che, come accadono talvolta quelle reazioni a catena di memoria inconscia, che vertono sulla patologia (anche come fonte di sofferenza), ci possa essere l’equivalente “positivo”, quello di richiamare alla mente quanto di bello si è fatto? o questo è negazione della malattia in quanto, appunto, essa ha sempre impedito il completo sfruttamento interno dei momenti vissuti?… Uno era, perciò non è più… ma se ci vuole un giorno per far crollare un muro vecchio di trent’anni, per elaborarlo gli esseri umani devono per forza riagganciare qualche filo…

 

 

Alogon            

Inviato il: 23 Jun 2004, 07:30 PM

La vecchiaia più che un dato anagrafico è una condizione mentale… forse si rimane giovani, non perchè si è fatto un patto col diavolo, o si succhia il sangue fresco di una ragazzina ma perchè si ha vitalità..

vitalità che non è vitalismo…

ed è la vitalità legata al pensiero, in qualunque epoca della vita uno la manifesti, che suscita la reazione violenta ed omicida, la negazione spessa celata nelle parole colte…

I sessantottini erano vecchi nel 68, nel 70 e nel 77. Oggi sono vecchi anche anagraficamente.

Però evidentemente c’erano strade diverse, possibilità che nella seconda metà del secolo scorso sono emerse e che alcuni hanno colto ed altri invece hanno ignorato.

La storia non è fatta solo di date ma anche di eventi mentali: esiste forse anche una vicenda non abbastanza conosciuta, che interessa tutta l’umanità. E’ la vicenda mai veramente compresa della trasformazione non cosciente.

Nella storia dell’uomo ciò che è stato fatto e realizzato di bello rimane per sempre come un patrimonio inalienabile che sta a noi sfruttare e riconoscere.

 

Messaggio modificato da Alogon il 23 Jun 2004, 10:35 PM

copyright domenico fargnoli

 

 

Alogon            

Inviato il: 25 Jun 2004, 09:21 PM

Non so come cambia la visione di se stessi: passato presente e futuro può darsi siano solo convenzioni linguistiche. Abitudini mentali nel considerare la propria vita secondo schemi che non ci appartengono. E’ l’insieme che si trasforma secondo leggi che ciascuno scrive ed adatta alla propria esperienza.

Non conosco percorsi già fatti, io non condivido quanto gli altri raccontano di anni che anch’io ho vissuto. Forse eravamo su pianeti diversi, eppure abitavamo nella stessa strada e ci incontravamo ogni giorno nella piazzetta antistante alla chiesa che fu dei cavalieri di Malta.

Io ero già diverso e non appartenevo a quel mondo semplicemente perchè pensavo

ed ero lontano anche se fisicamente ero immerso in quella mediocrità che alcuni hanno vissuto come una maledizione.

La quotidianità non mi ha ucciso con i suoi rituali, con la stupidità della violenza sulle piccole cose, io avevo come un segreto che mi liberava da quei vincoli che per gli altri potevano essere inganni suicidi.

Ho seguito strade che apparivano semplicemente impossibili e che per taluni neppure esistevano: ho scoperto di avere un intuito infallibile anche se per paura della solitudine ero stato quasi costretto ad accecarmi ed a mendicare rapporti.

Oggi mi sento vivo e vive anche il mio passato che si anima di immagini e di memorie che non hanno però la forza di trascinarmi nella nostalgia.

Tutto ciò avviene senza che io sappia veramente perché anche se posseggo il dono della parola che chiarisce anche a me stesso il significato di quanto ho vissuto quando compare in quella magia dei segni che si chiama scrittura.

Riannodare dei fili… chissà creare trame che non sono invenzioni bugiarde di mitomani, di “pseudologi” perversi ma avere idee che disegnano un modo nuovo di esistere dove tutto cambia ed i ricordi coscienti perdono la loro certezza di giudizi irrevocabili e di condanne senza possibilità di appello.

copyright domenico fargnoli

 

 

acca            

Inviato il: 16 Jul 2004, 06:36 PM

QUOTE (Alogon @ 25 Jun 2004, 10:21 PM)

Riannodare dei fili… chissà creare trame che non sono invenzioni bugiarde di mitomani, di “pseudologi” perversi ma  avere idee che disegnano un  modo nuovo di esistere dove tutto cambia ed i ricordi coscienti perdono la  loro certezza di giudizi irrevocabili e di condanne senza possibilità di appello.

 

Ritorno su questo tema di discussione con l’ intenzione di riportare un pensiero che uno dei tanti blogger del web (…. che ad essere sinceri non è esattamente “uno dei tanti” …… ma non voglio togliervi la sorpresa) ha postato su un tema che è comparso in questa discussione.

Si tratta della recensione di un libro di Elsa Morante del 1970, che all’ epoca non venne pubblicato.

Ho quotato l’ intervento precedente di Alogon perchè mi è piaciuta l’ idea di riannodare fili ……

 

Messaggio modificato da Admin il 17 Jul 2004, 06:28 PM

 

 

Alogon            

Inviato il: 16 Jul 2004, 09:41 PM

<<il Manifesto di Elsa Morante vale come se fosse stato scritto per ieri, per oggi e per domani…

Già pubblicato in “Linea d’ombra” nel 1988, il Manifesto risale al 1970 o giù di lì, come precisa Goffredo Fofi in una nota conclusiva. Ed è Fofi stesso ad ammettere la svista sua e degli altri quando in quell’anno arrivavano le parole lungimiranti della Morante: che, inascoltate, avvertivano dei germi che avrebbero ammalato la cosiddetta rivoluzione comunista.

Oggi potremmo aggiungere che la rivoluzione fallì per la totale assenza di una qualsiasi ricerca sull’inconscio, senza la quale la “libertà dello spirito” è destinata a soccombere; si può dire che, come la Storia ci ha insegnato, quasi tutte le rivoluzioni sono fallite per lo stesso motivo, per aver voluto cioè consacrare l’esito dello scontro sull’altare della dea Ragione.>>

Da “Il ladro di emozioni”

Interessante. Condivido. Però molti di noi la ricerca sul cosidetto inconscio la fanno da trent’anni.

Riannodiamo i fili ma partendo dalla realtà attuale. Partiamo da una trasformazione già avvenuta. Non si tratta solo di confrontarsi con una critica, con una speranza, con intuizioni lungimiranti ma generiche in quanto non legate ad un metodo di ricerca e di pensiero. Oggi siamo di fronte a realtà umane concrete assolutamente diverse per gli stati d’animo, per le idee, per il modo di “amare” e di creare.

 

Messaggio modificato da Alogon il 16 Jul 2004, 09:44 PM

copyright domenico fargnoli

 

 

acca            

Inviato il: 17 Jul 2004, 10:57 AM

Avevo ben recepito l’ invito a passare oltre, a non continuare a ruminare il passato.

Mi era sembrato però che il discorso sul ricordo cosciente fosse terribilmente insidioso, specialmente nelle sue implicazioni legate alla comunicazione di massa.

Mi pare, a volte, che i ricordi personali si intreccino con qualcosa che non è soltanto personale. Ci sono stati apparecchi televisivi sempre accesi, quotidiani sul tavolo di cucina e riviste in salotto che non erano neutrali.

Mentre fingevano di raccontarti il mondo come era, le scelte editoriali in realtà condizionavano in modo pesante la gente.

E’ questo il punto che mi ha colpito della recensione del libro della Morante.

Non era importante nel 1970 qual’ era il percorso che portava una scrittrice a dire determinate cose, era che certe cose non si dovevano dire e se qualcuno le diceva, anche per sbaglio, bisognava fare come se non le avesse dette.

Ed era Elsa Morante …….

E, anche se va ripetuto in modo inequivocabile che il 2004 non è il 1970, avevo pensato che una cosa analoga a quella che Elleffe ha detto a proposito dell’ arte e della poesia (“il medico ha sviluppato resistenza, ma il giovane che ode versi malati, che lo spingono all’indifferenza, alla violenza, alla masturbazione autoreferente, si ammala, e non capisce perchè”) potrebbe essere detta a proposito di tutto un modo di condurre scelte editoriali e culturali.

 

Sono un pò pentito che scrivendo su questo argomento il tread è risalito in testa alla lista ……

Spero che qualcuno scriva qualcos’ altro altrove o magari apra una nuova discussione.

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