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  • Psichiatria e mass media

    mass-media.jpg.pagespeed.ce.RMcR2YmE4IConsiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti

    Consiglio Regionale Ordine dei Giornalisti della Toscana

    Corso formazione professionale continua

    Psichiatria e mass media

    12 giugno 2015

    Docenti: il magistrato Ilaria Cornetti (Tribunale di Siena). Gli psichiatri e psicoterapeuti: Mariopaolo Dario, Domenico Fargnoli, Annelore Homberg (Netforpp Europa), Elena Monducci (Netforpp Europa). Il docente di economia politica Anna Pettini (Università di Firenze). I giornalisti: Simona Maggiorelli, Adriana Pannitteri, Federico Tulli.

    MATTINA
    I. Cenni di psichiatria generale
    Ore 10 Iscrizione
    Ore 10.20 Introduzione di Anna Pettini, Università di Firenze

    Ore 10.45-11.15 Studi scientifici sul rapporto tra i mass media e la psichiatria (A. Homberg)
    Ore 11.15-11.45 Sulla storia della psichiatria (A. Homberg)
    11.45-12.00 Pausa caffè

    Ore 12.00- 12.30 La psichiatria italiana nel Novecento: la legislazione psichiatrica e il dibattito scientifico-culturale (M. Dario)

    Ore 12.30- 13.00 Sulla nosografia psichiatrica I (A. Homberg, E. Monducci)

    ore 13.00-14.15 Pausa pranzo

    POMERIGGIO

    II. Cenni di psichiatria generale

    Ore 14.15- 15.15 Il problema dell’imputabilità dal punto di vista della magistratura
    e della psichiatria (I. Cornetti, D. Fargnoli, S. Maggiorelli)

    Ore 15.15-16.00 A. Pannitteri, Come i mass media raccontano i delitti di cronaca nera
    F. Tulli Il linguaggio giornalistico nei casi dei bambini abbandonati in auto

    Ore 16-16.30 Considerazioni sulla prevenzione delle malattie mentali (E. Monducci)
    Ore 16.30 Spazio per le domande

    Crediti per i giornalisti: 8
    Costi: gratuito
    Luogo: Polo delle Scienze Sociali, aula D4-005 (palazzina D4, aula 005), Università di Firenze, via delle Pandette n. 9, Firenze
    Info e prenotazioni: Piattaforma Sigef (sigef-odg.lansystems.it) – Odg Toscana, vicolo dei Malespini 1 (piazza Signoria) Firenze, tel. 055289920

    Il corso è aperto al pubblico. Per comunicare la propria partecipazione scrivere a segreteriacorso2015@gmail.com

  • Un convegno sul rapporto fra psicoterapia delle psicosi e istituzioni psichiatriche.

     

    Firenze. Sala Vanni-Piazza del Carmine 19 30 Maggio 2015 ore 10

    Pinel  libera i furiosi dalle catene
    Pinel libera i furiosi dalle catene

     

     

    Su cosa verte il convegno “La psicoterapia delle psicosi e le istituzioni psichiatriche” promosso dalla rivista “Il sogno della farfalla” (L’Asino d’oro)? Il tema si lega a quanto detto nell’intervista a Left n° 7 2015 rilasciata da Massimo Fagioli a Donatella Coccoli dal titolo “Il problema è la cura non le mura”. Parafrasando liberamente si potrebbe dire: qual’è il rapporto fra la cura cioè la psicoterapia e le istituzioni psichiatriche? Si può rispondere con un brevissimo excursus storico .

    Fin dalla sua nascita, alla fine del settecento, la psichiatria è oscillata fra opposte polarità: da una parte il gesto liberatorio di Pinel che abolì l’uso gotico delle catene di ferro, dall’altro la segregazione, la reclusione del “trattamento morale”. Si liberava il malato da ceppi medioevali per richiuderlo nelle gabbie della ragione illuministica. Jean Etienne Dominique Esquirol allievo di Pinel considerava les maisons des aliénès   uno strumento di guarigione. L’istituzione manicomiale e la segregazione che comportava era considerata il più potente agente terapeutico. La segregazione basandosi su principi umanitari avrebbe avuto un valore terapeutico. Si credeva che l’isolamento, misura sia carceraria che manicomiale, avrebbe prodotto una tabula rasa su cui innestare nuovi principi morali. In contrasto con la prima rivoluzione degli alienisti la psichiatria dagli anni 60-70 del secolo scorso ha tentato di contrapporre la liberazione alla segregazione e all’esclusione attraverso la critica delle istituzioni totali. Non solo sociologi come Erving Goffman ma anche psicoanalisti come Elliot Jacques o P.C Racamier hanno mostrato come l’istituzione potesse essere contemporaneamente l’effetto e la causa della psicosi. La critica non era riuscita ad andare a fondo: per esempio Otto Kenberg negli anni 90 parla di paranoia delle istituzioni ma ritiene, per un pregiudizio freudiano, che i grandi gruppi delle comunità terapeutiche possano in quanto tali, favorire la regressione agendo contro la cura. In italia si era giunti, con la 180, a svuotare i manicomi diventati luoghi di pura carcerazione e disumanizzazione. L’intento segregativo   di Esquirol , fallito il trattamento morale, si era trasformato in una mostruosità mano a mano che si consumava la degenerazione progressiva   dei valori illuministici. La psichiatria incapace di progredire oltre la razionalità, accecata dalla psicoanalisi freudiana ed infettata dal pensiero di Heidegger ,di Sartre, di Foucault ha trovato allora la geniale soluzione di segare il ramo su cui era seduta. Si crea il mito della liberazione non solo come abbattimento delle mura manicomiali ma come abolizione del concetto stesso di malattia mentale. La liberazione rischia di diventare indiscriminata: la pericolosità del malato di mente è considerata solo un fenomeno reattivo alla violenza dell’istituzione, come per Milos Forman nel suo film del 1975 Qualcuno volò sul nido del cuculo; fenomeno reattivo, quindi comprensibile e non assurdo, “senza motivo” cioè intrinseco allo sviluppo di alcune forme di delirio.

    Qualcuno volò sul nido del cuculo. Milos Forman  1975
    Qualcuno volò sul nido del cuculo. Milos Forman 1975

    A livello collettivo si diffonde una mancanza di consapevolezza: la malattia c’è ma si crede o si fa finta di credere che non ci sia. La storia passata e recente ci insegna che la liberazione del malato a cui non fa seguito la liberazione dalla malattia ripristina nuove forme di segregazione: negli USA lo svuotamento dei manicomi negli anni 70, grazie agli psicofarmaci ha fatto si che un milione e trecentomila persone con problemi psichici si trovi oggi in carcere. In Italia il carcere non solo è il principale contenitore di soggetti con le più svariate patologie psichiatriche ma un attivo produttore e amplificatore di quest’ultime. Schizofrenici, autori di efferati delitti sono sottoposti come unico trattamento morale alla carcerazione in un contesto in cui tutti assumono psicofarmaci. Carcere e manicomio si passano il testimone figli entrambi dell’Illuminismo.

    La liberazione dalla malattia mentale va ottenuta attraverso un percorso di cura e di ricerca che parta da una teoria sulla realtà non cosciente dell’essere umano. Abbiamo imparato che la ragione da sola non può che controllare, segregare e punire non certo curare. La ragione poi, quando diventa coscienza lucida e anaffettiva è schizofrenica: uccide senza motivo.

    La cura va intesa come ricreazione della nascita e del primo anno di vita quando si forma l’identità dell’essere umano : essa può svolgersi anche attraverso le istituzioni perché il loro ruolo nel trattamento è determinato dagli psichiatri e dalla loro formazione. L’istituzione, fatta da persone, non è naturalmente e originariamente violenta o perversa. Lo diventa se il malato è ritenuto incurabile o incomprensibile: in tal caso egli viene oggettivato nell’azione distruttiva della realtà istituzionale. L’istituzione, carcere, manicomio, OPG, REMS ma anche servizio territoriale che sia ,al di là degli scopi dichiarati, può essere l’espressione di un’ideologia razionale e religiosa, la quale annulla l’identità umana.

    Curare la psicosi “fuori” dalle istituzioni psichiatriche, ha il senso, allora, di opporsi non certo all’istituzione in se stessa ma alle sue degenerazioni ideologiche, a una cultura e una mentalità che è quella della psichiatria del vari DSM che ha portato a un’inflazione diagnostica e a un incremento esplosivo nell’uso di psicofarmaci. Il discorso è ancora più complesso quando, si renda necessario smascherare il falso giudizio di Freud e di Bleuler, che ritengono le psicosi un’irruzione del sogno nella vita reale. Che dire del nazismo di Heidegger e della sua filosofia senza fondamento che ha ispirato tanta psicopatologia? Qual’e,dobbiamo chiederci, l’origine del “corpo vissuto” che il filosofo tedesco ha annullato con l’ idea di nascita come, deieizione cioè Geworfenheit? Per rispondere la Psichiatria, che fa riferimento alla teoria della nascita di Massimo Fagioli, ha   individuato un nuovo metodo   di ricerca che evita il riduzionismo biologico e ci consente di non scindere la mente dal corpo. Questi e altri temi connessi, come quelli dei problemi relativi alla gestione di servizi pubblici e comunità terapeutiche o quelli inerenti al trattamento integrato che utilizza anche gli psicofarmaci oltre la psicoterapia, quelli degli scenari che si aprono con la chiusura degli OPG verranno affrontati   dagli   psichiatri della rivista Il sogno della farfalla.

     

    Domenico Fargnoli-Andrea Masini

     

     

     

  • I terroristi islamici e la Kriegideologie, l’ideologia della guerra e della morte


    isis-morte-califfo-600x400Personalmente il fondamentalismo islamico e la mentalità di cui è espressione mi suscita orrore: esso si colloca agli antipodi della mia concezione dell’uomo, della civiltà e della storia. Massima condanna quindi nei confronti degli atti terroristici in Francia. Quest’ultima comunque ha qualche scheletro nell’armadio che sembra riemergere come un’eco lontana della battaglia di Algeri La-Bataille-D-Alger_332_4ea63aac34f8633bdc0060df_1320458343e delle atrocità del colonialismo compiute in un tempo non particolarmente remoto da una civilissima nazione che è stata la culla dei valori fondanti la democrazia. Per non dire dell’orgoglio guerresco, la grandeur de la France, suscitato dai recenti bombardamenti libici che hanno lasciato sul campo più probemi di quanti ne abbiano risolti. Non mi inoltro in considerazioni sulla natura dell’uomo, più o meno buona o malvagia o sulla retorica dei sentimenti  e dei valori del mondo occidentale e sulla necessità di far trionfare il mito illuministico del progresso sopra la barbarie. Il secolo scorso ha visto un’altra civilissima nazione la Germania, che oggi si indigna nella sfilata dei capi di stato a Parigi, regredire ad una mitologia medioevale di dominio del mondo. Risultato: i campi di concentramento, l’olocausto e qualche centinaio di milioni di morti oltre a sofferenze fisiche e psicologiche inenarrabili per i sopravvissuti. Chiediamoci quante altre sofferenze e morti oggi la crisi ha innescato in Europa in ossequio ai valori del profitto e allo strapotere dell’economia nell’epoca della globalizzazione. Una guerra senza cannoni combattuta dai caveax delle banche.

    Abbiamo davvero le mani pulite per poter dare lezioni di civiltà e democrazia?2

    Ho visto in questi giorni, per quella che potrebbe sembrare una coincidenza, American sniper un  film mediocre diretto da Clint Eastwood. Un cow boy texano entra a far parte delle truppe speciali, i Seals, e grazie alla sua infallibile mira diventa una leggenda durante la prima guerra dell’ Iraq. Come cecchino uccide più di centossessanta potenziali “ terroristi” fra cui donne e bambini. Rimane volontariamente in guerra per tre anni nonostante lo reclami la famiglia e la presenza di due figli: sente di dover assolvere al compito di difendere il suo paese, gli USA senza chiedersi se la guerra che combatte opponga i buoni ai cattivi o se al contrario essa sia intrinsecamente sbagliata . Senza la giustificazione della difesa dei valori della libertà e senza la divisa dei Seals il cow boy texano sarebbe solo un serial killer od un omicida di massa. In effetti alla fine egli soccombe agli esiti psicologici del suoi reiterati atti di morte e dei sensi di colpa più meno razionalizzati o deviati. Il cecchino, tornato alla vita civile viene ucciso, con un gesto apparentemente incomprensibile da un veterano che egli cercava di aiutare ma che , come lui, ha perso la stabilità mentale. Un omicidio innescato da una tendenza depressiva e suicida neanche tanto latente.Unknown

    L’Isis nel nome del quale si compiono oggi gli attentati in Francia è il risultato tardivo delle guerre in Iraq che hanno avuto l’effetto paradossale di amplificare fenomeno del terrorismo conferendo ad esso la dignità dell’appartenenza ad una pseudonazione, un califfato in guerra. I terroristi islamici francesi sono martiri dell’antidemocrazia cosi come l’American sniper era stato una vittima, anche se inconsapevole dell’ipocrisia democratica dei Bush. L’industria cinematografica , americana, e non solo essa, non perde occasione per trarre enormi profitti da quella che un tempo, nel periodo nazista, si chiamava Kriegideologie : l’ideologia della guerra e della morte. In nome di questa ideologia, artisti come Boccioni e filosofi come Wittgenstein sono andati a combattere come volontari. Il memento mori , attivato dall’esperienza del fronte è stato l’imperativo di una generazione che non solo ha ispirato “l’essere per la morte” di Heidegger  ma  ha dato vita al fascismo ed al nazismo  ed innescato una nuova e sanguinosa guerra  mondiale.

  • Omaggio a Charlie Hebdo

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    In omaggio agli artisti di Charlie Hebdo assassinati a Parigi. Facciamo fare il giro al mondo a questo messaggio contro qualsiasi atto di violenza.

    UNA MATITA PER LA PACE
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  • Mens sana in corpore sano: la malattia mentale e gli psicofarmaci accorciano la vita di 20 anni

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    Descartes
    La mente non può essere pensata un qualcosa di separato dal corpo come a suo tempo teorizzato da Cartesio che distingueva due sostanze diverse la res extensa e la res cogitans. L’anima, termine aristotelico, distinta dal corpo è anche uno  dei punti fermi del Cristianesimo.Unknown

    Per Cartesio l’anima è un termine fuorviante ed andrebbe sostituito con altro. In francese però esiste solo l’aggettivo “mental” mentre  il sostantivo mente può essere tradotto solo con esprit o ame “: gli uomini hanno un esprit  che abita e dirige  un corpo. Dalla difficoltà che sorge da questa coabitazione nasce il problema mente corpo che ha afflitto tutta la filosofia moderna. L’unione fra anima e corpo sarebbe così stretta per il filosofo francese che l’intelletto non riesce ad afferrarla pienamente  perché per farlo dovrebbe  concepirli insieme come una cosa sola  e come  due cose il che risulterebbe contraddittorio.

    Il post di Allen Frances chiarisce che le malattie mentale affliggono anche il corpo e determinano un più alto tasso di mortalità grazie anche agli effetti collaterali degli psicofarmaci.

    Allen Frances
    Professor Emeritus, Duke University

    Having a Severe Mental Illness Means Dying Young
    Posted: 12/30/2014 12:01 am EST Updated: 1 hour ago MENTAL ILLNESS

    People diagnosed with serious mental illness — schizophrenia, bipolar disorder, or severe depression — die 20 years early, on average, because of a combination of lousy medical care, smoking, lack of exercise, complications of medication, suicide, and accidents. They are the most discriminated-against and neglected group in the U.S., which has become probably the worst place in the developed world to be mentally ill.

    In many previous blog posts I have bemoaned the shameful state of psychiatric care and housing for people with severe mental illness. My conclusion was that the United States has become the worst place, and now the worst time ever, to have a severe mental illness. Hundreds of thousands of the severely ill languish inappropriately in prisons. Additional hundreds of thousands are homeless on the street.

    But it gets worse. Having a severe mental illness also means that you will probably die very young. I have asked Dr. Peter Weiden to explain why, and to suggest what we should do about it. He is a professor of psychiatry at the University of Illinois College of Medicine and has spent his professional career working on improving outcomes and reducing side effects and complications for people with serious mental illness.

    Dr. Weiden writes:

    In the general population, our life expectancy in the United States is approximately 80 years (77.4 years for men, and 82.2 years for women). This is a stunning improvement in life expectancy since back in the 1970’s when life expectancies were a full decade shorter, around 70 years. The rapid and profound decrease in smoking is probably the single most important factor.
    Certain groups do not share this good fortune. For example, black Americans live about 5 fewer years than whites. But one group suffers by far the most- with an average of 20 years of reduced life, in the ballpark of the life expectancy in Rwanda or Afghanistan.
    Who is dying so young? You might think it would be people with HIV or severe asthma or some other serious medical condition. But it is not. As you have guessed by now, the group in question are those with a diagnosis of serious mental illness-schizophrenia, bipolar disorder or treatment resistant depression.
    It has been known for many years that individuals with serious mental illness were more likely to have medical problems like diabetes, hypertension, or heart disease, but most of the mortality concern was on suicide prevention and other kinds of injuries that come from poorly controlled psychiatric symptoms.
    The wake up call came in 2006 when a groundbreaking study of mortality statistics showed that individuals with severe mental illness were dying ranged between 13 and 31years early, averaging to over 20 years of life lost relative to age matched general populations. Their causes of death were actually very similar to the causes of death in the general population, only happening on average about 20 years earlier.
    While suicide and accidental deaths are still much more likely to happen in the severely mentally ill relative to general population, these are still relatively uncommon, whereas there is a doubling or tripling of the mortality from heart disease, diabetes, respiratory ailments, and cancer. People mostly die in their 50s of the same problems that kill off the rest of us 20 years later.
    Many reasons conspire to create this shameful statistic. People with severe mental illness are less likely to take good care of themselves, more likely to smoke heavily and have sedentary lifestyles, and have more difficulty than most negotiating the complicated medical care system to go for appointments and follow-up care. And primary care physicians are not well trained or compensated for the additional complexities involved in diagnosing or treating medical problems in the severely ill.
    A word about medications for mental illness, and their role in mortality. It is a complicated question because medications can be very effective in controlling psychiatric symptoms so that patients are better able to reduce medical risks and actively participate in medical care. On the other hand, some medications cause significant weight gain and dyslipidemia (increase in triglycerides and cholesterol) which can make the already bad situation worse. This dilemma is better now that there are effective medications that do not often cause weight gain or elevated lipids. Though this remains a vexing challenge for mental health professionals, the major problem seems to be the greater number of medical risk factors among persons with mental illness and their lack of access to high quality medical care.
    A growing research literature shows that bringing the medical doctor to the psychiatric patient works much better than trying to bring the patient to regular medical services. The merging of primary psychiatric care with primary medical care is urgently needed.
    Is this too much to ask? When we get surgery we expect other doctors to be available. The surgeon will be surrounded by a team including radiologists, anesthetists, and if there are heart problems a cardiologist. Having an appropriate medical team working together is usually not available for those who have psychiatric conditions.
    Which throws the basic inequality into stark relief. Society would not tolerate 20 years of lost life expectancy for other groups, even those that also suffer discrimination like Latino or blacks or gays. If this were HIV or breast cancer or multiple sclerosis, we would not tolerate the total fragmentation of healthcare as we do with mental illness.
    We are complacent because the lives of those with severe mental illness do not matter to us. Unless the person dying young is your parent or your child, or your brother.
    Thanks so much, Peter, for this glum but much-needed assessment. Until recently I assumed that the reduced life expectancy in the severely ill was attributable to the “big four” factors of lousy medical care, heavy smoking, sedentary lifestyle, and antipsychotic use. To my great surprise a large and well-conducted study recently found the lowest mortality in the severely ill who had received low to moderate doses as compared with those who had taken no medicine or high doses. This is just one study, and it can be interpreted in different ways, but it does suggest that antipsychotics are less the culprit in early death than I had imagined.

    This possibility should focus our attention even more on lousy medical care and smoking. Clearly we mustn’t just improve the totally inadequate psychiatric care and housing currently provided for the severely ill. We must also follow Dr. Weiden’s suggestion that medical care be an essential part of the package, along with smoking cessation and exercise.

    Will anything change? The (non)treatment of severe mental illness in the U.S. is our national shame. This is a voiceless constituency in the U.S. that very few people seem to care about. It is different in much of Europe, where enlightened policies and adequate funding for the severely ill lead to decent lives in the community and better health care.

    There is always an outcry from the media and our politicians when there is poor health care for the military, children, women or ethnic minorities. Everyone went crazy when one person died of Ebola. We should be deeply ashamed of ourselves for neglecting the severely ill, creating a system that imprisons them, renders them homeless, and allows them to die so young. We need a Charles Dickens to illustrate their plight, and a new Pinel to free them of their chains. Two centuries ago the Age of Enlightenment banished the idea that mental illness was caused by witchcraft or possession. As Harry Stack Sullivan put it, people with schizophrenia were more simply human than otherwise. It’s long past time that we remembered this and acted accordingly.

    Allen Frances is a professor emeritus at Duke University and was the chairman of the DSM-IV task force.