
http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/telegiornale?po=82c0329d-3bf5-4cba-805c-680765379c38&date=05.02.2014#tabEdition
FEDERICO TULLI
Franco Basaglia nel 1979, l’anno successivo all’approvazione della legge 180, la legge più libertaria al mondo in tema di assistenza al malato mentale, nelle conferenze che tenne in Brasile, tra le molte cose (ancora di straordinaria attualità), disse, citando Antonio Gramsci: “La nostra scienza parte da un dato fondamentale, che è la sconfitta del tecnico tradizionale, cioè di quel tecnico che pensa che non si può fare altro che questo, perché ha come ideologia il pessimismo della ragione. Il nuovo tecnico, invece, deve portare avanti il suo lavoro con l’ottimismo della pratica”. E anche: “Noi, psichiatri democratici, pur avendo stimolato la nuova legge, siamo una minoranza, ma, come direbbe Antonio Gramsci, siamo una minoranza egemonica … ma naturalmente dobbiamo essere molto vigili perché questa minoranza, una volta catturata, può diventare la nuova maggioranza riciclata”. Basterebbe ciò per eleggere Franco Basaglia a psichiatra gramsciano. Tuttavia, sul quotidiano fondato proprio da Gramsci, lo stesso quotidiano che Francesco Guccini, in Eskimo, celebrava con queste parole: “…alcuni audaci in tasca L’Unità…”, trovo uno strano articolo, davvero strano, che vuol essere una risposta al libro di Pier Aldo Rovatti, Restituire la soggettività, ma che soprattutto si propone di demolire la figura di Franco Basaglia.
Lo strano articolo sostiene che Rovatti, nel suo libro, si lagna del fatto che “nella stessa Trieste la maggior parte degli studenti non sa nulla” di Basaglia. Il tono denigratorio è evidente. Come dire, vedete, nessuno sa più niente. Questa storia è bella e dimenticata. Rovatti, invece, sta proprio denunciando la colpevole dimenticanza delle accademie che non si curano di restituire conoscenze minime su un passaggio cruciale della nostra storia. E proprio per questo nei suoi corsi cerca di stimolare un pensiero critico tra studenti che mai sono esposti a queste evidenze storiche, e per questo parla di Basaglia, di Foucault, di Sartre, di soggettività, delle parole della psichiatria. Sempre lo strano articolo sostiene, ancora, che Basaglia “viene ricordato nella storia per ciò che non ha fatto, cioè la legge 180, a cui non ha dato alcun contributo personale”. Ma questa non è certo una novità, dico io, perché lo sanno tutti, tutto il mondo è a conoscenza che il vero riformatore della psichiatria italiana non è stato l’ormai obliato Franco Basaglia, ma è invece questo psichiatra in straordinaria ascesa che risponde al nome di Massimo Fagioli. Lui sì psichiatra vero. Non Basaglia. Perché, sostiene lo strano articolo, “non è psichiatria il nesso tra libertà e malattia mentale, non è psichiatria dire che la follia è una condizione esistenziale”. Ai tempi di Basaglia, aggiunge ancora, non c’era alcuna “teoria della mente sana e patologica”, per fortuna, invece, “oggi si è cominciato a costruire una nuova psichiatria, che ha preso le mosse” (ma tu guarda un po’ che combinazione, meno male che con questo articolo ne siamo venuti a conoscenza, se no capace che non se ne accorgeva nessuno) “da un percorso iniziato da Massimo Fagioli nell’ospedale psichiatrico di Padova, accanto a Basaglia” (accanto a Basaglia!?), “con il rifiuto del manicomio lager e la ribellione alla psichiatria ufficiale”. Invece, prosegue lo strano articolo nella sua spericolata impresa, al limite della fantastoria, di fare di Fagioli un Basaglia e di Basaglia un Fagioli (ovvero del nano un gigante e del gigante un nano), “la prassi di Basaglia non ha prodotto nessuna teoria né ricerca”. Questo il succo dello strano articolo, e io ne volevo fare un commento pedissequo ma sono stufo e irritato da tanta insulsaggine, e interrompo qui il virgolettato. E’ giusto per darvi un’idea. Più che dell’ignoranza che dall’articolo trasuda, sono irritato del fatto che questo scritto abbia trovato spazio sul quotidiano che ancora ci ricorda di essere stato fondato da Antonio Gramsci. Ma poi, mi faccio due conti. Chi è che scrive questo strano articolo? Sarà di certo un seguace del più reazionario (ma per fortuna anche il più irrilevante) psichiatra italiano, colui che ritiene l’omosessualità una malattia, colui che ritiene (lombrosianamente) il folle intrinsecamente pericoloso, colui che ritiene il manicomio criminale un’esigenza imprescindibile. In questo in compagnia di Vittorino Andreoli, un altro grande, sotto questo profilo. Insomma, uno dei tanti tecnici tradizionali animati dal pessimismo della loro ragione, un neolombrosiano travestito da psicanalista sinistrorso, e ciò è coerente, perché pure il Lombroso era un socialista, reazionario ma socialista. E allora è tutto chiaro, tutto ovvio, tutto torna. Follow the money, mi dico. Il Fagioli è irrilevante. La sua sconclusionata graforrea si può permettere di pubblicarla solo la sua personale casa editrice (L’asino d’oro), il suo diario trova ospitalità solo nel suo settimanale (Left), e adesso perfino sul quotidiano che era gramsciano ma ha cambiato padrone (e indovinate chi è il nuovo padrone?) trovano spazio, in nome del pluralismo, strani articoli che trasudano reazione e nostalgia del manicomio.
A questo punto ripenso all’ingiustizia di una morte precoce, a soli cinquantasei anni, di un gigante come Franco Basaglia, e penso che sono passati trentatre anni dalla sua morte, e che se fosse vissuto qualche decennio in più avrebbe potuto o saputo cambiarla ancora questa psichiatria, lui che è stato il primo psichiatra al mondo, due secoli dopo la sua invenzione, a mettere fuori legge l’istituzione manicomiale. La legge 180 non è merito di Basaglia? Bah! Quest’affermazione è così originale che non credo meriti neppure una risposta. Io penso invece che Basagliaè biologicamente morto e Fagioli biologicamente vivo, e su questo almeno siamo tutti d’accordo, però se guardate bene vi accorgerete che Basaglia, in realtà, non è mai morto, e Fagioli non è mai stato vivo, perché è irrilevante, chiedete in Italia o nel resto del mondo chi è l’uno e chi è l’altro. Provate voi a mettere uno di fianco all’altro il pensiero, la prassi, e la ricaduta di questi due psichiatri sulla cultura e sull’assistenza del malato mentale, in Italia e nel mondo, e ditemi chi dei due è il gigante e chi il nano, chi dei due è Gulliver e chi un lillipuziano. Oppure provate a leggere un testo a caso dell’uno e dell’altro, e dopo averlo fatto giudicate voi a chi appartiene un pensiero lungo e a chi un pensiero miope e astruso. Ma poi, da psichiatra, ecco che arrivo a interpretare e comprendere il patetico tentativo che ogni tanto lo psicanalista neolombrosiano cerca di attuare: è il malinconico tentativo di un pianeta morto, lontano dal Sole, Plutone, per dire, o meglio, di un satellite di Plutone, freddo e sterile e arido, ai confini del sistema solare, che cerca di avvicinarsi al Sole per scaldarsi, per illuminarsi di un raggio di luce riflessa. E allora, dopo aver compreso ciò, divento più magnanimo e indulgente con Fagioli e i suoi sostenitori, per cui auguro loro buone feste e di continuare a giocare all’interpretazione dei sogni nella loro mesmerica assemblea collettiva, ma consiglio loro di lasciar perdere il tema della salute mentale, che quello è un argomento serio, troppo serio per affrontarlo con lo strumentario del pensiero lombrosiano.
Freud , Berlusconi e le donne: mascolinità ed impotenza
“Crisi dell’identità maschile” ? Dai media traspare un’immagine negativa della “mascolinità” semplicisticamente identificata con l’autoritarismo e la violenza. La mercificazione delle donne della politica berlusconiana, le barriere nella vita intellettuale e lavorativa a loro frapposte, il fenomeno ingravescente del femminicidio, l’attacco alla legge sull’aborto che mina l’autodeterminazione e la libertà sessuale, la legge 40 sulla procreazione assistita e le pratiche che mortificano il corpo della donna, l’inchino alle gerarchie ecclesiatiche, criminali nella gestione della finanza, sono altrettante ferite inferte alla credibilità del genere maschile .
La nostra società è infiltrata da una misoginia reattiva non solo rispetto alla conquiste dei movimenti femminili ma anche alle prospettive di sviluppo e trasformazione che ci ha fatto intravedere la teoria sulla realtà umana dello psichiatra Massimo Fagioli, ampiamente presente da molti decenni nella politica e nella cultura: essa ha reso vano il tentativo di riaffermare una virilità centrata sulla restaurazione nostalgica dell’autorità paterna. Ciò che appare irrimediabilmente incrinato è l’ordine simbolico che fa perno sull’Edipo e l’ordine politico basato sulla paranoia del potere che annulla la realtà della donna . Dietro la volontà di dominio dell’uomo si è scoperto lo spettro dell’impotenza per l’incapacità di affrontare e comprendere quel mondo irrazionale in cui sono state relegate le donne, per l’impossibilità di soddisfare il desiderio nel rapporto con un essere umano diverso da sè. Dietro la “crisi dell’identità maschile”, per quei soggetti che sono capaci di viverla, traspare la falsa sessualità del “pene” inanimato e violento, del “pene” illusorio che condanna all’annullamento ed alla castrazione.
L’esigenza di rapporto sessuale viene degradata a bisogno e scarica: l’uomo impazzisce alternando la rabbia che lo spinge all’aggressione della donna e l ‘anaffettività che gli fa programmare l’annientamento fisico dell’ altro . In questo contesto storico i cultori di psicoanalisi sostengono che la sessualità non esiste. Scrive Massimo Recalcati: <<(…) l’oggetto per la psicoanalisi è sempre in rapporto ad un’assenza, ad uno scarto impossibile da colmare (…)>> ( in Elogio del fallimento 2011 ) L’oggetto per la psicoanalisi sarebbe sempre fallito perchè mancante ed assente: esso non è mai raggiunto perchè si raggiunge solo l’ombra della preda e mai la preda.
<< E’ questo il fondamento della teoria lacaniana dell’inesistenza del rapporto sessuale . L’essere umano è condannato a fronteggiare il sesso senza possedere la chiave per fronteggiarne il mistero (…) La psicoanalisi sostiene il fallimento del rapporto sessuale >> (ibidem)
Tali affermazioni di Jacques Lacan chiariscono perchè egli frequentasse un bordello vicino al suo studio parigino: lo vide uscire la figlia Sybille come racconta nel libro “Un padre” (2001). Che dire poi della definizione di Recalcati del desiderio come “nuda fede” in accordo con la predicazione di Gesù? Chi ha più fede più rischierà sulle proprie possibilità e si esporrà maggiormente alle contingenze dell’esistenza e perciò << più avrà>> come sostiene il figlio di Dio nella sua predicazione .
Il desiderio, il rapporto totale fra un uomo ed una donna, in quanto comprende la realtà corporea e psichica, diviene credenza e spiritualità astratta.
Il lacanismo, che vuole il ritorno a Freud, annulla il concetto di sessualità avvicinandosi al Cristianesimo come sembra aver fatto lo stesso Lacan, secondo il fratello monaco e le dispute sulla religiosità della sua sepoltura. Non ci meraviglia pertanto la convergenza politica fra Recalcati e Matteo Renzi ( vedi l’articolo di Luciana Sica su Repubblica il 9/7/13 )che ha voluto un cimitero per seppellire i feti, in ossequio alla fede cattolica, per annullare la nascita umana , la trasformazione che porta all’emergenza del pensiero dalla materia biologica ed il rapporto irrazionale del primo anno di vita.
Politica e cultura, dietro aspetti apparentemente innovativi, convergono così in un vissuto di impotenza che accomuna fede e ragione e violenta la realtà umana rendendola ciò che non è. Quella che sembra una crisi inedita dell’identità maschile di fronte alle sia pur parziali conquiste delle donne che il femminismo rivendica come proprie è invece la ripetizione di un vecchio copione : a partire dall’illuminismo lungo tutto l’ottocento fino ai giorni nostri la Masculinity ( termine che entrò nella lingua inglese nel 1748) è angosciata dalla prospettiva di una defaillance. Dell’ impotenza racconta Jean Jacques Rousseau nelle Confessioni del 1782 mentre un tema analogo affronta Sthendal nel suo romanzo Armance. Impotente era anche Edgar Allan Poe i cui racconti erano infarciti da incubi nei quali i protagonisti non potevano ottenere ciò che volevano. Nel 1860 Gustave Flaubert scrisse l’Educazione sentimentale ,racconto di una passione inattiva. Baudelaire, che inaugura la modernità, stabilisce il nesso fra “creatività” ed impotenza : più un un uomo si occupa di arte, minori -diceva-saranno le sue erezioni. E’ il periodo ,dopo la comune di Parigi, di massimo splendore della Salpetriere diretta da Charcot e dell’epidemia isterica che fa seguito alla repressione dei moti rivoluzionari. Charcot descrisse 61 casi di isteria maschile rifiutando così la millenaria concezione della patogenesi uterina che giustificava l’isterectomia, la clitoridectomia e l’ovariectomia.. Nello stesso periodo a Vienna si consuma la vicenda di Anna O: nasce la vocazione femminista di Bertha Pappenheim come protesta verso un mondo maschile la cui razionalità, in piena positivismo, sembrava schiacciare l’universo femminile. Storicamente l’isteria ed il femminismo da una parte e l’impotenza della razionalità maschile nei suoi vari aspetti ideologici dall’altra hanno rappresentato due facce della stessa medaglia incapaci entrambe di comprendere a fondo il problema della sessualità umana. Nella nascita della psicoanalisi è stato enfatizzato il ruolo dell’isteria femminile: dal carteggio fra Freud e Fliess sappiamo che Freud diagnosticò a se stesso un’isteria nel periodo ” autoanalitico” in cui ebbe in trattamento ” Herr E” un paziente con le sue stesse fobie: dopo i quarant’anni il padre della psicoanalisi era pressoché impotente.
Oggi, dopo più di un secolo, con il berlusconismo il tema dell’isteria e dell’impotenza maschile è tornato in primo piano: milioni di persone sono state coinvolte in una complessa strategia reattiva, che è l’equivalente sul piano politico di quello che è stata la psicoanalisi sul piano culturale, che cerca di mascherare, dietro il successo sociale ed economico, un vissuto di miseria ed insoddisfazione nel rapporto uomo-donna.
Domenico Fargnoli, Niccolò Trevisan, Francesco Fargnoli, Simone Belli
(hanno collaborato alla elaborazione delle tematiche presenti nell’articolo:
Paola Bisconti, Rita Marrama, Matteo Madrucci, Valentina Zanobini, Elena Scacco, Maria Gabriella Gatti)
Abstract
Gli autori criticano il punto di vista secondo cui A. B. Breivik sarebbe un terrorista affetto da disturbo narcisistico di personalità. Tale diagnosi improntata ai criteri del DSM- IV-TR è risultato di una valutazione peritale acritica e non consente la comprensibilità dell’omicidio. Utilizzando una lettura diversa degli eventi e dei sintomi, attraverso elementi di psicopatologia classica quali la partita doppia di E. Bleuler e l'”agire” autistico secondo E. Minkowsky, è possibile leggere nei fatti di Utoya i sintomi della schizofrenia.
In coda all’articolo sono proposte le linee guida per la diagnosi di schizofrenia paranoide secondo la Teoria della Nascita di Massimo Fagioli
«La crisi isterica prende forma a spese della stessa isteria, con la sua aura superba e i suoi quattro periodi (di cui il terzo ci rievoca alla stessa maniera i tableaux vivants più espressivi e più puri, la cui risoluzione è tanto semplice nella vita normale. L’isteria classica perde i suoi tratti nel 1906: “L’isteria è lo stato patologico che si manifesta attraverso dei disturbi che è possibile riprodurre per mezzo della suggestione, presso certi soggetti, con un’esattezza perfetta, e che sono suscettibili di sparire sotto l’influenza della sola persuasione (controsuggestione)” (Babinski).
Noi non vediamo, in questa definizione, che un momento del divenire dell’isteria. Il movimento dialettico che l’ha fatta nascere segue il suo corso. Dieci anni più tardi, sotto il deplorevole travestimento del pitiatismo, l’isteria torna a riprendersi i suoi diritti. Il medico resta stupefatto. Egli vuole negare ciò che non gli appartiene.
Proponiamo dunque, nel 1928, una nuova definizione di isteria:
L’isteria è uno stato mentale più o meno irriducibile che si caratterizza per la sovversione dei rapporti che si stabiliscono tra il soggetto e il mondo morale di cui egli crede in pratica di appartenere, al di fuori di qualsiasi sistema delirante. Questo stato mentale è fondato sul bisogno di una seduzione reciproca, che spiega i miracoli prematuramente accettati come suggestione (o contro-suggestione) medica. L’isteria non è un fenomeno patologico e può, sotto ogni punto di vista, essere considerata come un mezzo supremo d’espressione»
Breton è debitore della psicanalisi Freudiana (che si genera a partire dagli studi sull’isteria), ma egli va oltre: la “follia isterica” diventa il paradigma della creatività.


Augustine entra alla Salpêtrière il 21 ottobre del 1875, a quindici anni e mezzo: la ragazza cresciuta nella miseria della Parigi del Secondo Impero , poi della Comune, e successivamente della Terza Repubblica che aveva soffocato nel sangue 35 mila suoi cittadini – divenne il punto focale della ricerca di Charcot .Nel paradigma dell’isteria di Charcot potremmo veder riflessa l’immagine di una società intera. Fra il voyeurismo della documentazione fotografica del medico francese e la teatralità esibizionistica dell’ isterica si stabiliva una distanza incolmabile come se il gioco della seduzione parlasse di un desiderio sessuale destinato a rimanere insoddisfatto.
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<In seguito alla disfatta della Comune (1871), l’isteria esplose a Parigi con una carica di violenza inaudita. Le pazienti di Charcot, ben lontane dall’ideale di “nevrotica borghese” che avrebbe caratterizzato più tardi la psicoanalisi viennese di inizio ‘900, erano per la maggior parte prostitute, donne indigenti, criminali comuni o semplici ragazze di strada. Al ripristino dell’ordine costituito a Parigi , mentre i comunardi venivano fucilati o costretti ai lavori forzati , Charcot veniva proclamato membro dell’Accademia della Medicina francese e gli veniva assegnata la cattedra di Anatomia Patologica alla Sorbona: egli apparteneva ad un mondo che era la sponda opposta a quella delle sue malate. Augustine scappò dalla Salpetriére vestendosi da uomo nel Settembre del 1980, diventando così il paradigma del fallimento di Charcot . In quello stesso anno nel mese di Novembre Breuer fu chiamato al capezzale di Anna O la cui malattia rimase ancora una volta irrisolta. Di fronte alla crisi dell’identità razionale, scatenata dalla malattia e dalla morte del padre, i medici ottocenteschi erano del tutto impotenti.
Cosa c’è stato di poetico, cioè di invenzione estetica nella vicenda di Augustine a parte la bellezza adolescenziale di alcune sue pose che sembra essere utilizzata per nascondere la sua sofferenza?
Le creazioni letterarie , le fairy tales, di Anna O risolsero il dramma ed il dolore della sua immagine femminile negata?
Breton ed Aragon propongono, nel 1928, il percorso aleatorio della trasfigurazione estetica del vissuto di malattia o della sua sessualizzazione, legato all’impotenza terapeutica, che saranno presenti nella cultura del Novecento. L’idea, falsa, della creatività della psicosi è un tema che viene introdotto dalla filosofia esistenzialista di Jaspers proprio nei primi decenni del secolo XXmo mentre le vicende del controtransfert erotico, che Freud imputava già a Breuer, tormenteranno, senza soluzione, la pratica della psicoanalisi freudiana fino ai nostri giorni.
Film muto “La nuova Babilonia” (1928) sulla Comune di Parigi di Leonid Trauberg . Musiche Shostakovich
Comunardi giustiziati
La comune di Parigi (1871)
la strizzatina d’occhio isterica
Domenico Fargnoli
The public does not have the correct perception of the psychiatric emergency involving Italy which has ties to a more general situation.
Writes Amanda Pustilnik (University of Maryland)
“Today, our largest psychiatric hospitals are prisons. (…) The state prisons spend about $ 5 billion to incarcerate inmates suffering from mental illness, who are not violent. According to the Justice Department 1.3 million individuals with mental illness are incarcerated in state prisons and federal compared with just 70,000 people assisted in psychiatric hospitals ”
Someone will be put in jail just for mental symptoms and for disturbing public order and not because he has committed criminal offenses. In July 2004, The House on Comitte Governement Reform has published a study which found that children are incarcerated in the U.S. (including seven years old ) with serious mental illness but not responsible for criminal conduct.
Compared to the Enlightenment ideals that inspired the U.S. Constitution the above situation is paradoxical for the disappearance of the fundamental distinction made by Pinel during the French Revolution: the mentally ill were separated by criminals and freed from the chains. Thus was born a new branch of medicine, psychiatry.
At a distance of more than two centuries we see a reversal of the trend and a return to confusion between crime and insanity, to prevalence of the logic of segregation and punishment. The return to old guidelines is due to the social significance that has taken the disease conceived as a guilty failure, a lack of control and sense of personal responsibility. It ‘s the old Christian idea of madness as demonic influence, such as complicity with evil, which reappears in a secularized form.
From the religious mentality comes the punitive approach that has prevailed in the U.S., to mental illness. The punishment should reinforce adherence to ‘ethics on which is founded the society and to ensure, by the severity of a penalty, respect for the rules. For the punitive moralistic conception people with mental illness have defects of will or character that make them incapable of controlling: impose restrictive criteria would help to achieve acceptable behavior and increase the sense of responsibility.
The judge replaces the psychiatrist because the latter considering diseases “disturbs” or questionable diagnostic conventions, cannot give certain criteria of not imputability. Therefore being mentally “ill” usually does not guarantee, in the U.S., the impunity with respect to violent crimes.
In Europe Anders Breivik was declared sane with DSMIV diagnostic criteria in a trial in which there has been the tendency to punishment rather than care.
And in Italy? The case of Erika and Omar in Novi Ligure, of Franzoni in Cogne or killers spouses in Erba were dominated by a punitive logic unrelated to psychiatry.
Why are we in front of this trend?
Prof. Amanda C. Pustilink does not clarify the essential point that the role played by psychiatric institutions in allowing the moralistic-punitive model of mental illness is affirmed: one hundred years of Freudianism in America have left their mark. Just in the U.S., however, medias reported the failure of psychoanalysis and biological psychiatry , successor to Freudianism, prepares for a resounding “disaster”, due to the lack of science, with the new edition of DSMV in May 2013.
American doctors are committed to delivering drugs to a ever-growing population of ‘normal’subjects, using diagnoses that seem ad hoc to further the interests of pharmaceutical companies. The most serious cases are subjected to therapies such as iloperidone taken by Adam Lanza, author of the massacre of Newport, which can amplify the tendency to violence. The prisons act as containers for all sorts of mental illnesses that, in a regime of unprecedented violence and perversion, suffer an aggravation. The effects are devastating on the individual and on society. In Italy, the birthplace of Cesare Beccaria who wanted the penalty rationally commensurate to the crime and was against torture, we are experiencing something similar to what happens in the U.S: the operational diagnostic models, the abuse of drugs, the use of ECT, damages the credibility of psychiatry and promotes the success of the moralistic model of mental illness. Since doctors are incapable of preventing and treating mental illness management is the responsibility of the latter, the judges and the courts. The law Orsini-Basaglia drained of the asylums about one hundred thousand patients in recent decades, but at the same time, it filled in a unlikely manner prisons.
There’s an psychiatric emergency within the prisons : according to an epidemiological survey of the Regional Agency of Health prisoners with “psychiatric disorders” are 1137, 33.4% in Tuscany alone. The prison works as a container for mental illness, which is not treated in the circuit of mental health services. With the closure of the asylums were not always created alternative structures so many people are left without control or safety net and ended up in the net of justice. Prisons are infernal. Take over the idea of ruin, the emotional void, humiliation and the ‘marginalization. The psychopathological forms are structured in chronic diseases, difficult to treat. Sexual identity in a context of violence and forced overcrowding, often undergoes a irreversible deconstruction.
Suicide is a dramatic and the frequency, even more than twenty times the norm, is directly related to overcrowding and abuse. How to deal with this situation? On March 31, following the law Marino is expected to close the OPG: the event has a strong symbolic meaning even if people interested are 1400, out of a total of 66,721 Italian prisoners. The OPG have been the emblem of institutional schizophrenia: individuals with total or partial defect of the mind were subjected to a prison regime in unimaginable poor conditions Not to mention the psychological and physical torture.It is ‘necessary that the closure of OPG may be an opportunity not only to propose alternative structures for intervention but an afterthought of psychiatry as a whole. Andrea Zampi, the murderer-suicide in Perugia was submitted last year in Pisa two cycles of 8 TEC: a “therapeutic intervention ” or a practice without any scientific basis that has aggravated the patient’s condition? Today, psychiatrists do not have the necessary expertise to deal with psychosis with the method of psychotherapy: the drug or the ETC are ineffective and dangerous in the long run. Psychiatry must then make a cultural leap and methodological equipping of new scientific and educational criteria. The experience of ‘Collective Analysis which belongs to the theory of the birth of Massimo Fagioli, is a pilot, almost forty years of care, training and research unique attended by thousands of people and hundreds of psychiatrists, committed to deepening the understanding of psychic reality beyond the biological reductionism and the morality of reason and religion. Pannitteri Adriana writes in “La pazzia dimenticata ” (L’asino d’oro 2013) ”
<< (…) Mental illness can not be solved simply by throwing down the walls of asylums, but in a more solid way trying to find out what’s inside the psyche of those who are sick >>

Breivik è convinto che nei suoi confronti nel regime detentivo a cui è sottoposto , ci sia una violazione dei diritti umani: egli sarebbe costretto in condizioni di invivibiilità essendo sottoposto a vere e proprie torture per indurlo al suicidio A parte la paradossalità di una dichiarazione del genere fatta da lui che non ha mai provato pietà per le sue vittime ed a parte le immagini della sua cella che parlano da sole a proposito del trattamento disumano cui verrebbe sottoposto, rimane il fatto che un malato di mente gravissimo non deve stare in carcere ma in una clinica psichiatrica. Il regime di isolamento assoluto è una sofferenza inutile che viene inflitta solo a scopo di ritorsione o di punizione ad un soggetto affetto da schizofrenia e delirio di persecuzione. Occhio per occhio dente per dente non è certo un criterio che si addice a chi pratichi la psichiatria. Ora i periti che hanno dichiarato sano di mente Breivik ritenendolo idoneo a sostenere un regime di detenzione e di isolamento che di fatto aggrava la sua patologia mentale non solo hanno infangato la già precaria reputazione della psichiatria con una diagnosi ridicola, ma sono responsabili di un vero e proprio danno iatrogeno perpetrato nei confronti di un individuo che sicuramente non rimane simpatico a nessuno ma che è pur sempre un essere umano e che come tale , a meno che non si voglia diventare come lui, va trattato. Un malato, qualunque cosa abbia fatto, rimane un essere umano ed è una prerogativa del medico evitare di produrre lesioni fisiche od intraprendere azioni che abbiano conseguenze psichiche che non siano finalizzate alla cura. La perizia psichiatrica è finalizzata alla cura od alla punizione ? La limitazione della libertà e dei rapporti deve poter obbedire al criterio di impedire ulteriori episodi di violenza non certo essere utilizzata come strumento di ritorsione inutile in quanto rivolto contro un individuo che non capisce la gravità del gesto che ha compiuto e che quindi considera la pena una persecuzione ed una tortura.

Anders Breivik is convinced that, with regards to him, there is a violation of human rights in the prison regimen to which he is forced: according to him, he is compelled to an unbearable lifestyle, undergoing true torture practices to induce his suicide. Without mentioning the paradox contained in such a statement, made by a man that never had any kind of mercy for his victims, and without mentioning the pictures of his cell, that clearly speak for themselves about the inhuman treatment to which he is supposedly forced, we still say that the main point is that a severely insane like Breivik shouldn’t be in jail, but in a psychiatric facility. The complete isolation regimen is a totally useless suffering that is inflicted only as a reprisal and as a punishment against a subject that is affected by schizophrenia and delirium of persecution. An eye for an eye, a tooth for a tooth, this is clearly not a valid criterion and surely not suitable for those who deal with psychiatry. Now, the experts that declared Breivik “of sound mind”, believing that he’s capable of sustaining a prison regimen and an isolation that, in fact, do nothing but aggravate his mental pathology, not only sullied the already precarious reputation of psychiatry with a ridiculous diagnosis, but also have the responsibility of a true iatrogenic harm, perpetrated against a person that surely no one would consider “nice”, but that is still a human being and that must be treated as such, unless we also want to become like him. A mentally insane, whatever he could have done, remains a human being, and it’s a precise medical prerogative to avoid producing any physical harm and to avoid carrying out any action that produce psychic consequences that are not aimed at the cure. Is the psychiatric evaluation aimed at the cure or at the punishment? Limiting freedom and social relations should obey the rule of impeding subsequent violent episodes, and shouldn’t be used as a useless reprisal instrument; useless inasmuch applied to a man that does not understand the seriousness of what he’s done, and that, therefore, considers penalty just as a persecution and a torture.
For these reasons the psychiatry carried out by the DSM IV(Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), the “Bible” that made this diagnosis of sanity of mind possible, is completely unable – not only under the forensic aspects – to deal with the problems that it’s supposed to understand and solve: this psychiatry only causes confusion and aggravates the pathology of those who it should take care of. In Breivik’s case, the mistake is striking, but it’s a tell-tale of a submerged universe of mistakes, spreading like wild fire on a planetary scale, that could transform the USA (and not only), the cradle of DSM IV and V, in a open pit mental asylum. And what about Italy?
This article has been published by psychiatrist Domenico Fargnolion his website domenicofargnoli.com
Finito il lavoro della Commisione presieduta da Marino: “lacune, anche gravi, fino a situazioni di degrado”. Ma non è colpa della 180: “le normative vigenti offrirebbero sufficienti possibilità di attuazione ed organizzazione dei servizi come previsto dalla legge Basaglia. Manca volontà politica e capacità amministrativa.
Quando le leggi sono state applicate in modo compiuto, hanno dato origine a modelli di eccellenza, elogiati anche a livello internazionale. Il problema é che nella maggior parte dei casi vengono applicate in modo difforme tra una regione e l’altra. Il risultato sono interventi socio-sanitari carenti, come l’apertura solo diurna e a orari ridotti dei Centri di salute mentale (Csm), Servizi ospedalieri di diagnosi e cura (Spdc) chiusi e che diventano luoghi di contenzione.
E queste sono solo alcune delle criticità evidenziate dalla Commissione d’inchiesta sul Ssn presieduta dal senatore Ignazio Marino, nella bozza di relazione conclusiva sui servizi italiani di salute mentale, ora all’esame finale della Commissione.
Ma la disapplicazione della legge nazionale a livello regionale, accusa la Commissione, non sempre è “correlabile ad impedimenti economici”, ma anche a “disimpegno politico o incapacità amministrativa”. Tra le criticità più evidenti emerse, c’é l’apertura solo diurna dei Csm, spesso per fasce orarie ridotte, con conseguente ricorso alla domanda di posto letto ospedalieri negli Spdc; l’esiguità di interventi territoriali individualizzati ed integrati con il sociale, spesso limitati a semplici visite ambulatoriali ogni 2-3 mesi per prescrizioni farmacologiche, e l’offerta di ricoveri in cliniche private convenzionate con il Ssn, accessibili anche senza coordinamento con i Csm, che rappresentano l’espansione di modelli di assistenza ospedaliera al di fuori della cultura territoriale dei progetti obiettivo e dei piani per la salute mentale post legge 180.
Per migliore la situazione, la Commissione avanza alcune proposte d’intervento. Quello più importante é di prevenire il disagio, affidando ai Csm il coordinamento. Attraverso il collegamento con i servizi di neuropsichiatria infantile e attraverso politiche sociali si può concretizzare la capacità di intercettare le problematiche emergenti sul nascere, al fine di riducendo la prevalenza di malattia, disabilità e cronicità, da cui origina anche lo “stigma” di chi è sofferente. Inoltre gli interventi sanitari e sociali devono essere più integrati e individualizzati per contenuti e risorse, attraverso una revisione dei Lea e l’istituzione di Drg di percorso, in cui l’intervento sanitario e sociale possa non essere più omologato per tipologia di struttura: l’approccio integrato cioé deve tradursi in una valorizzazione e remunerazione economica dell’intero percorso di cura del paziente, superando il concetto di rimborso per singola prestazione o per diagnosi.
La Commissione pensa a programmi di cura psicosociale, in cui possano essere rappresentati e coordinati interventi ambulatoriali, domiciliari, residenziali e ospedalieri secondo le esigenze individuali. Un approccio che consentirebbe di riqualificare tutte quelle situazioni di residenzialità “pseudo-riabilitativa”, rilevate sul territorio nazionale, che non si pongono obiettivi temporali. E qualora occorresse, potrebbero essere implementati o istituiti posti letto accessibili sulle 24 ore nei Csm territoriali, per ridurre il ricorso all’ospedalizzazione.
Adele Lapertosa
(da Quotidiano Sanità.it)
Pubblicato da Vincenzo Borriello il 25 AGOSTO 2012 13:11
Più che di cella bisognerebbe parlare di miniappartamento per Breivik, il responsabile della strage di Utoya e Oslo nella quale morirono 77 persone e ne restarono ferite 200. La cella nella quale Breivik passerà i prossimi 21 anni farà invidia non solo a tanti nostri carcerati ma anche a chi vive in autentiche catapecchie pagando affitti scandalosi.
The mass killer is also whining about not being allowed moisturiser and has complained that his coffee is not hot enough
Norway massacre gunman Anders Breivik has gone on hunger strike … after moaning that he can’t log on to the web.
The mass killer, who slaughtered 77, also whined about not being allowed moisturiser, said his coffee was cold and bleated about not getting enough butter to spread on his bread,the Sunday People has revealed.
Evil Breivik, sentenced to 21 years for his July 2011 rampage, has stopped eating in protest over what he describes as his “inhumane” treatment at the jail.
He is believed to have lost around two stone in weight.
Doctors at Ila Prison are monitoring the 33-year-old’s condition.
He first aired the complaints in a 27-page letter to Norwegian authorities in which he ranted over the way he was being treated.
Breivik, who spends 23 hours a day in solitary confinement, claimed the tight security violated his human rights.
He demanded that restrictions on his access to computers were lifted and that he be allowed to surf the internet.
He also complained that his cell – which has areas for him to sleep, study and exercise – is poorly decorated with no picturesque view.
And he said that it was so cold he has to wear three layers of clothes.
The mass killer raged: “I highly doubt that there are worse detention facilities in Norway.”
It is believed that bosses at the prison, just outside Oslo, ignored the letter after it was sent two months ago, resulting in him going on hunger strike.
A prison source said: “By taking the extreme measure of not eating he is trying to get people to stand up and take notice. Breivik is very determined to get his conditions changed.”
He killed 77 people by blowing up a government building before gunning down innocent teenagers at their Youth Labour Party summer camp on Utoya island.
According to a British tabloid Breivik has gone on a hunger strike. I’m not sure if they’re making this up, but given the lack of letters and silence from the Norwegian media this is highly plausible. They report he has lost 28 pounds and that his situation is being monitored by doctors. It’s unclear if Norwegian law allows for Breivik to be force fed.
Assuming his demands won’t be met it’s my best guess that Breivik will fast until he dies. How long this will take depends on a couple of factors. My best guess is that the hunger strike started January 1, which means he’ll die late February or early March.
The psychological impact will be hard to predict, but it will most likely rattle the cage. I suspect that death by hunger strike has been Breivik’s intention all along in the case his right to free speech would be revoked, it’s one of the few ways to make a definite statement.
Update: 2013-01-22
I’ve received information from one of my sources that there is no hunger strike going on. This probably means Breivik’s original plan is in place to address his constitutional and human rights by juridical means, a somewhat lengthy process.
The Breivik Report
News and commentary on Commander Anders Behring Breivik of Knights Templar Europe.
About
Update on Breivik’s mail situation
Breivik News, Breivik Prison Letters 2012/12/13 Comments: 2
Some months ago the media reported that Ila Fengsel had one person working full-time on processing Breivik’s mail. The obvious intend was to create public dismay about Breivik’s fan mail; at the tax payer’s expense. Combined with complaints about letters from Breivik published on the Internet, by yours truly, this resulted in increased restrictions on incoming and outgoing mail as of August 8, 2012.
It’s unclear if Breivik has a daily mail quota, or the available manpower to process letters has been reduced. Prison authorities are allowed to put a letter aside to be processed at a later date, and subsequently it appears hate mail and other irrelevant letters are given to Breivik directly, while letters from supporters are piled up. I draw this assumption based on Breivik’s complaint letter where he mentioned he has only received mail from haters and Christians after August 8.
In theory the prison can keep a letter in processing indefinitely, without giving notice. So far only one letter has been officially seized by the system, and one letter has been censored before it was given to Breivik.
Time for some good news, Breivik is once again receiving letters from supporters, though there is a 4 months backlog. Breivik has also been given more information about what information the system will censor, primarily content relating to politics and his ideology, and subsequently he has resumed writing letters.
It’s unclear how much time Breivik is allowed to spend behind his typewriter, prison authorities have hinted they won’t allow him to spend 8 hours a day writing letters and working on his books, so not everyone is going to get a quick response.
The man responsible for the unnecessarily cruel treatment of Breivik is prison director Knut Bjarkeid.
Breivik has complained about guards letting him freeze in his cell, guards waking him up several times a night by shining a flashlight into his face, being forced to strip naked and be searched at least once a day, being injured when handcuffs are placed around his wrists when he’s being moved between cells, and having been placed in complete isolation since the end of the trial.
The press makes light of this situation, but it’s pointless cruelty that serves no purpose and is reminiscent of the treatment of political prisoners in second world nations. It is unlikely to discourage ultra-nationalists from picking up arms because the alternative is genocide, and it will only strengthen the resolve of the anti-totalitarians that Cultural Marxism will continue to deviate from its self proclaimed righteousness and turn into an ideology that won’t be much different from Stalinism.
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