In merito al caso Preiti, l’attentatore che ha ferito a Roma i due carabinieri, di cui uno in prognosi riservata per una grave lesione alla colonna vertebrale che se sopravvive lo lascerà tetraparetico, il tentativo di giustificare comportamenti criminali in base a situazioni storico-sociali ( mancanza di lavoro , degrado e linguaggio della politica che istigherebbe alla violenza) è infondato. Qualunque comportamento umano è il risultato dell’interazione fra motivazioni psicologiche e circostanze ambientali: è chiaro che un gesto omicida lungamente preparato come quello del muratore calabrese presuppone la strutturazione e lo sviluppo di un delirio a carattere megalomanico (essere al centro dell’attenzione generale) e persecutorio ( colpire i politici corrotti ritenuti responsabili della sua rovina). L’azione criminale derivata è assurda perchè rivolta contro individui del tutto innocenti come è accaduto anche recentemente a Boston dove i due fratelli “terroristi” sono intervenuti nell’ultimo minuto della maratona, dedicato alla memoria della strage di Newton perpetrata l’anno scoroso da Adam Lanza. Da una parte abbiamo quindi l’evoluzione delirante di una frattura che sconvolge l’identità e riguarda l’intera struttura interna della persona , dall’altra una reazione ad avvenimenti esterni che agiscono, per il significato traumatico che assumono, da innesco dell’acting out , suggerendo il luogo e la circostanza che garantisca la massima visibilità e risonanza del gesto che si va a compiere.
La cronaca delle imprese “terroristiche” dei vari mass murderers, od aspiranti tali, resi noti in tempo reale in tutto il mondo fornisce schemi e modalità di comportamento da imitare , come se i criminali , sia pure a distanza, in qualche modo comunicassero fra loro contribuendo a creare una strategia delittuosa, suscettibile, con poche varianti di essere ripetuta.
In sintesi: credo che il muratore calabrese dovrebbe essere sottoposto ad una perizia psichiatrica non per formulare una diagnosi che abbia il senso dello stigma, ma per comprendere in profondità la natura e le cause della sua sofferenza mentale . Con tutta certezza, data le modalità e il contenuti del suo agire criminale , Luigi Preiti non è sano di mente come è stato troppo frettolosamente dichiarato.
I due attentatori alla Maratona ed al Mit di Boston sembra fossero “lupi solitari” non collegati a cellule terroristiche .
E’ stupefacente il contrasto fra le affermazioni del padre secondo le quali i due figli, ed in particolare l’ultimo, erano due “angeli” e quelle dello zio, naturalizzato in USA, che sostiene che essi erano dei “losers” incapaci di integrarsi nella società americana. “Angeli” con cinture al plastico e dotati un vero arsenale di esplosivi ed armi automatiche? Le dichiarazioni della famiglia in Cecenia testimoniano la distanza e l’ignoranza dei genitori nei confronti della reale situazione psicologica e di vita dei due giovani. Quest’ultimi avevano difficoltà a inseririsi in un contesto culturale con cui si confrontavano oramai da dieci anni. Un problema psicologico aggiuntivo sarà stata per loro, e soprattutto per il più giovane, la malattia del padre ammalatosi di cancro cerebrale ed operato in Germania. L’uomo tornato a vivere in Cecenia appare, anche dalle sue dichiarazioni, come una figura lontana e non in contatto con la realtà dei figli.
Parenti di vittime
Guardando le immagini delle esplosioni e delle loro conseguenze (dolore , lutto, disperazione, panico ) al traguardo della maratona ciò che risalta è l’enormità e l’assurdità del gesto assolutamente non inquadrabile in una strategia politica od in una credenza religiosa. Il terrorismo sembra solo una maschera dietro cui agiscono motivazioni psicopatologiche. Gli americani hanno subito cavalcato istericamente l’onda dell’attacco, opera di una vasta organizzazione , memori delle ferite precedenti alle torri Gemelle nel 2001 ma in realtà i due ceceni ricalcano il copione noto dei mass murderers , cosiddetti “pseudocommando”.
I due fratelli si sono mossi come una “coppia criminale” condividendo deliri ed in base a ques’ultimi progettando crimini del tutto sprovvisti di un senso umano: fra loro, come di solito avviene nei casi di “folie à deux”, ci sarà stato sicuramente un incube ed un succube. La Folie à deux , descritta per la prima volta da Legrand De Saulle nel 1873. è una sindrome clinica caratterizzata da sintomi psicotici, principalmente da deliri condivisi da due
L’incube ed il succube
o più persone che hanno una relazione intima. Nella maggioranza dei casi riportati dalla letteratura clinica, i soggetti coinvolti nella Folie à deux sono membri della stessa famiglia o della stessa coppia (marito e moglie) e c’è generalmente una relazione dominante-sottomesso, carnefice-vittima, Secondo Scipio Sighele autore nel 1892 de “La coppia criminale”
<<(..) la follia a due non rappresenta soltanto la coesistenza parallela di due deliri simili, ma cosituisce una vera e propria società con uno scopo chiaro e determinato>>
La coppia criminale
Il delirio quindi ,come riteneva Eugene Blueler, non è autistico cioè esclusivo di una sola persona ripiegata su se stessa e fuori da vincoli sociali , ma può essere il frutto di una interazione fra due o addirittura fra più persone. Specularità, imitazione, suggestione intervengono nella formazione del delirio e ne condizionano la strutturazione e l’eventuale messa in atto come sostenuto già a partire dalla fine dell’Ottocento da esponenti della Scuola positivistica italiana.
Sulla differenziazione fra patologia mentale e terrorismo mi permetto di segnalare l’articolo “Anders Breivik e la diagnosi di schizofrenia paranoide” di Domenico Fargnoli ed altri nella rivista Il sogno della farfalla n°2(L’asino d’oro 2013)
Boston terrorist: My brother wanted to defend Islam
CNN reveals initial details on interrogation of marathon attacker Dzhokhar Tsarnaev, 19; ‘My brother was the mastermind behind the attack,’ says from his hospital bed
Nel 1928 Louis Aragon ed André Breton festeggiarono il genetliaco di uno dei casi clinici di Charcot “Augustine” come “il cinquantesimo anniversario dell’isteria la più grande scoperta poetica della fine del ventesimo secolo”: l’isteria non era per loro una una malattia da psicoanalizzare ma un evento artistico da festeggiare. Nell’inverno del 1876, a 15 anni, Louise Augustine Gleizes, una paziente della Salpêtrière di Parigi, ebbe 154 crisi isteriche in un solo giorno quando intravide uno suo supposto violentatore fra il pubblico. Ella sentì delle voci; vide sciami di ratti neri, demoniaci; sentì un dolore intenso nella sua ovaia destra, e poi persa conoscenza, il suo corpo fu preda di convulsioni in una serie di attacchi violenti. Per cinque anni Augustine , un’adolescente senza cultura incapace di controllare il suo corpo, fornisce a Charcot il materiale necessario per la costruzione e la verifica del suo edificio teorico. La ragazza cresciuta nella miseria della Parigi del Secondo Impero , poi della Comune, e successivamente della Terza Repubblica che aveva soffocato nel sangue 35 mila suoi cittadini, divenne il punto focale della ricerca del neurologo francese: nell’invenzione dell’isteria potremmo veder un riflessa l’immagine di un periodo storico e di una società intera. Fra il voyeurismo della documentazione fotografica del medico francese e la teatralità esibizionistica dell’ isterica si stabiliva una distanza incolmabile come se il gioco della seduzione delle immagini parlasse di un sessualita’ destinata a rimanere insoddisfatta. In seguito alla caduta della Comune (1871), l’isteria esplose a Parigi con una carica di violenza inaudita: il programma rivoluzionario era orientato verso l’emancipazione completa delle donne che con la repressione dell’esercito francese , vedevano svanire un sogno di libertà. Le pazienti di Charcot, ben lontane dall’ideale di “nevrotica borghese” che avrebbe caratterizzato più tardi la psicoanalisi viennese di inizio ’900, erano per la maggior parte prostitute, donne indigenti, criminali comuni o semplici ragazze di strada. Al ripristino dell’ordine costituito a Parigi , mentre i comunardi venivano fucilati o costretti ai lavori forzati , Charcot era proclamato membro dell’Accademia della Medicina francese e cattedratico di Anatomia Patologica alla Sorbona: egli apparteneva ad un mondo che rappresentava la sponda opposta a quella delle sue malate. Augustine scappò dalla Salpetriére vestendosi da uomo nel Settembre del 1880, diventando così il paradigma del fallimento di Charcot . Poco prima della fuga era andata incontro ad una crisi di agitazione psicomotoria per cui era stata rinchiusa in una cella.
In quello stesso anno 1880, nel mese di Novembre Breuer fu chiamato al capezzale di Anna O la cui malattia rimase ancora una volta irrisolta. Di fronte al crollo dell’identità cosciente e razionale, scatenata dalla malattia e dalla morte del padre, i medici ottocenteschi erano del tutto impotenti. Perchè l’isteria che fu al centro degli studi di Freud per circa dieci anni, andò incontro ad una declino repentino che si consumò in pochi lustri?
Augustine a la Salpetriere
Le trasformazioni sociali di fine secolo XIXmo che progressivamente portarono ad una mentalità meno repressiva di quella vittoriana giocarono un ruolo importante nella scomparsa della malattia come anche l’affinamento delle tecniche diagnostiche della neurologia che consentivano di distinguere nettamente fra epilessia ed isteria come fra paralisi organiche o funzionali . I nuovi sistemi classificatori della psichiatria videro poi emergere termini come quello di “ebefrenia” di Hecher (1869) di catatonia di Kulbaum (1974) , di dementia praecox (1896) e psicosi maniaco depressiva (1899)di Kraepelin. Già Breuer in un suo resoconto a Robert Binwanger aveva usato il termine “psicosi” isterica che nel 1907 Jung riprenderà a proposito di Sabrina Spielrein. A partire dei primi decenni del secolo XXmo molti psichiatri cominciarono a denominare quella che un tempo era chiamata “folie Hysterique” o “Irresein Hysterische “, “dementia praecox isteriforme” o “dementia pseudoisterica”. Nel 1913 Eugene Bleuler conia il concetto di “schizofrenia” che viene ad inglobare molte precedenti diagnosi di isteria. Il grande successo della classificazione di Kraepelin prima e di Bleuler poi era dovuta al fatto che esse consentivano una discriminazione selettiva delle varie forme di patologia mentale mentre l’isteria nella versione di Charcot comprendeva una congerie enorme e confusa di malattie fra loro dissimili con una sintomatologia che spaziava dalla tosse isterica al suicidio, l’allucinazione ed il delirio. Inoltre l’attenzione degli alienisti si era spostata dall’osservazione e la registrazione delle manifestazioni somatiche come le contratture e le paralisi ed i disturbi della sensibilità , all’indagine delle alterazioni del pensiero come suggeriscono, pur con orientamenti diversi, sia i termini di “dementia” che di “schizofrenia”: nasceva con Karl Jaspers, la psicopatologia come comprensione e penetrazione profonda delle esperienze vissute .
Andre Breton: seno-onda
Già partire dagli anni 90 del secolo precedente Babinsky aveva cominciato a smembrare pezzo dopo pezzo l’opera del suo maestro Charcot.
La Società neurologica di Parigi aveva adottato dopo molti anni di discussioni, il termine “pitiatismo” ( a sua volta oggi scomparso) proposto da Babinsky stesso , che si riferiva a qualunque manifestazione funzionale indotta o soppressa dalla suggestione. L’ isteria era stata espunta dalla nomenclatura francese.
Andrè Breton: Uomo e donna
Mentre la malattia si apprestava a scomparire dalla pratica medica le categorie interpretative della suggestione, dell’imitazione , dell’amplificazione emotiva che ad essa erano appartenute riemergevano nel campo delle scienze sociali : autori come Hyppolite Taine, Gabriel Tarde e Gustave Le Bon , Scipio Sighele, Enrico Rossi, Cesare Lombroso e successivamente Freud in “Psicologia delle masse ed analisi dell’Io” (1921) favorirono la loro applicazione al nascente settore della psicologia collettiva . La folla veniva concepita come donna , emotiva e suggestionabile, facile alle intemperanze ed ai cambiamenti repentini di umore. Era indispensabile un uomo forte che la dominasse come Benito Mussolini ed Adolf Hitler, ferventi estimatori di Le Bon. Gli anni delle folle sono anche gli anni della donna che è il nuovo soggetto sociale che rivendica un protagonismo inquietante.
Nel 1928 nella rivista “La revolution surrealiste” Aragon e Breton, che era stato un allievo di Babinsky propongono una nuova definizione cercando di reinterpretare cinquant’anni di storia : l’isteria è per loro uno stato mentale , che si caratterizza per la sovversione dei rapporti che si stabiliscono fra il soggetto ed il mondo morale a cui egli crede di appartenere, Questo stato mentale, irriducibile, che non è delirio , sarebbe fondato sul bisogno di una seduzione reciproca. L’isteria non apparterrebbe alla patologia e potrebbe , sotto ogni punto di vista, essere considerata come un mezzo supremo d’espressione.
Il sessantotto surrealista
In sintesi l’isteria sarebbe un sovversione dell’ordine culturale basato sulla seduzione. La seduzione pensata come tendenza irriducibile è però confondere la sessualità con il bisogno di affermazione narcisistica , con l ‘inconscio perverso e patologico. La rivoluzione surrealista anticipava il sessantotto e la libertà sessuale come trionfo del principio del piacere .
Non sappiamo quanto la vicenda personale di Andrè Breton, che volontario e ferito nella prima guerra mondiale soffrì per tutta la vita di una sindrome postraumatica (isterica) , abbia avuto nella sua assurda definizione di “pitiatismo”. Ma il punto è un altro: proprio negli anni 20 prende corpo un’operazione molto singolare. Si comincia pensare che la regressione mentale che si attua nelle malattie più gravi possa costituire uno stimolo od un mezzo per arrivare alla creatività. La regressione psicotica fu considerata come un possibile accesso a capacità personali prima sconosciute. Riemergeva un’ idea della prima generazione di magnetizzatori e degli ipnotisti le pazienti dei quali ,per lo più donne, nella dissociazione della coscienza, manifestavano talora attitudini mnemoniche o di preveggenza eccezionali, quando non addirittura talenti espressivi prima misconosciuti. La follia cioè l’irrazionalità delle donne e degli artisti veniva confusa, per opera soprattutto dei surrealisti con la pazzia, con la psicosi isterica o schizofrenica . Le diagnosi psichiatriche, come l’isteria o la schizofrenia perdevano il rapporto con la patologia e diventavano categorie estetiche. Psichiatri come Jaspers, Prinzhorn, e Morghentaler nonchè filosofi come Heidegger furono i fautori di un fraintendimento le cui ripercussioni arrivano fino ai giorni nostri: non esisterebbero “malattie” mentali ma solo modi diversi di progettarsi ed essere nel mondo. Ne “La revolution surrealiste” si arrivò a sostenere che il suicidio poteva essere una soluzione di vita .Scriveva Antonin Artaud .
Andre Breton: sparare a caso sulla folla con una pistola
<<Il suicidio non è che la conquista favolosa e lontana degli uomini che pensano bene(…)>>
Negli anni 20 tre famosi psichiatri, Ludwig Binswanger, Eugene Bleuler e Alfred Hoche riuniti a consulto diagnosticarono una “schizofrenia semplice polimorfa “ad una donna ebrea Ellen West. La sintomatologia di quest’ultima assomigliava in alcuni aspetti a quella di Anna O: anoressia, disturbi somatifomi, tendenze suicidarie. Ellen dimessa da Kreutzilingen dove era stata ricoverata anche Bertha Pappenheim si uccise, con una dose di veleno procuratagli dal marito.La morte secondo Binwanger sarebbe stato una festa, un’atto di libertà. Dall’impotenza terapeutica di Breuer nei confronti di Anna O si era passati, nel giro di una generazione, all’istigazione al suicidio di Ludwig Binswanger e del nazista Alfred Hoche, sostenitore dell’eutanasia per i malati di mente. Se nella psicoanalisi e nella psichiatria esistenzialista si alimentava l’annullamento della donna nel gruppo dei surrealisti degli anni 20, affascinati dall’interpretazione dei sogni , le mogli e le compagne apparivano troppo spesso assenti o come spettatrici silenziose. ”
Nadja:Lèona Camille Ghislaine D. Era nata a Lille il 2 maggio 1902 e fu internata in manicomio nel marzo del 1927, poco dopo la fine del rapporto con André. Nel gennaio del 1941, morì in un ospedale psichiatrico di Lille. Nella premessa si legge: «il tono adottato per la narrazione è ricalcato su quello dell’ osservazione clinica, e soprattutto neuro-psichiatrica, che tende a serbare traccia di qualsiasi elemento possa emergere da esami e interrogatori, senza preoccuparsi, nel riferirlo, di alcun effetto di stile».
Nadja” è un romanzo autobiografico pubblicato da Breton nel 1928 dopo l’incontro fatale nelle strade di Parigi con una donna bellissima e strana, realmente esistita: essa ha continue visioni, vere e proprie allucinazioni. Vede mani e visi che gli altri non vedono. Nadja è l’anima errante del Surrealismo. Un giorno in seguito a certe stravaganze cui si era abbandonata finisce rinchiusa in manicomio come era accaduto all'”Augustine” di Charcot. Il protagonista è preso da rimorsi: forse il suo intervento nella vita della donna ha favorito la sua pazzia.
Scriveva Louis Aragon
<<Nulla appartiene all’uomo. Né la sua forza, né la sua debolezza, né il suo cuore. E quando crede di aprire le braccia la sua ombra è quella di una croce. E quando crede di stringere la felicità la stritola. La sua vita è uno strano e doloroso divorzio. Non esistono amori felici(…)>>
Parigi Bisogna fare uscire Louis Aragon (1897-1982) dal Purgatorio?, si chiedeva qualche mese fa Francois Taillandier, autore di una delle tante biografie dedicate all’ “uomo mascherato”, che fu poeta, romanziere e giornalista famoso, campione nel partito comunista e “pazzo patentato” della scrittrice russa Elsa Triolet, a dispetto delle sue dissimulate tendenze omosessuali.http://youtu.be/PLb_21WUWIo.Il centenario della sua nascita offre oggi molteplici occasioni per celebrarlo. La sua casa di campagna di Saint-Arnoult è diventata una Fondazione culturale.
Una mostra su Aragon è stata inaugurata l’ 11 settembre nella cornice della festa dell’ Humanité, l’ organo del Pcf. “Arte” (l’ emittente televisiva franco-tedesca) ha trasmesso un documentario in tre puntate e le maggiori riviste letterarie dei numeri speciali. Sul piano editoriale, Gallimard ha iniziato la pubblicazione delle sue opere complete nella “Pléiade” e propone un’ edizione riveduta e ampliata de La defense de l’ infini, opera blasfema e delirante, che l’ autore aveva tentato di distruggere (ne ha scritto su queste pagine Daria Galateria, n.d.r.). Non si contano poi le biografie e i saggi usciti negli ultimi mesi, fra cui le testimonianze di ventiquattro scrittori provenienti da diversi orizzonti, riunite sotto il titolo “Le siècle d’ Aragon”. A prima vista si potrebbe concludere che Aragon sia uscito dal Purgatorio. E’ remota l’ epoca in cui Breton lo condannò per aver abiurato il surrealismo, convertendosi al romanzo realista. In passato egli venne denunciato dai trotskisti, poi dai “sessantottini” come “canaglia staliniana”, ma chi si ricorda più dei suoi omaggi a Stalin o del Premio Lenin da cui fu coronato? Se l’ ammirazione per il romanziere e il poeta d’ un lirismo esuberante, come per l’ appassionato d’ arte moderna, che celebrò Matisse, Picasso, Léger, Chagall, è oggi ampiamente condivisa, delle riserve si esprimono però sulle qualità intrinseche dell’ “uomo mascherato”. Ecco qualche esempio recente di giudizi velenosi, espressi da personalità notorie. Per Jean-Francois Revel, Aragon fu “un istrione melodrammatico”. Per Francois Taillandier, “un rompiscatole geniale”. Questo “servitore del proletariato e dandy vestito da Dior”, fu “il più seducente, il più diabolico, il più perverso, il più ispirato dei poeti”, concede Claude Roy. Quanto a Pierre Daix – altro suo biografo, che fu pure suo discepolo per ventiquattro anni al Pcf – dichiara che alla fine della sua vita era diventato un “vecchio rimbambito”… Certo Aragon non fu clemente nei confronti dei propri illustri contemporanei. “Non credo nei messia letterari… Proust mi annoia mortalmente… Giraudoux è come una scorreggia…”. “A Balzac gli sputo in faccia…”, dice ad esempio ne La defense de l’ infini, opera incompiuta in cui esplode il suo delirio sadomasochista. In un capitolo intitolato “Ti detesto, universo” calpesta qualsiasi valore. L’ amicizia: rinnega in blocco i suoi amici, dei cretini che non hanno capito niente “della sua volgarità, della sua grandezza, della sua pigrizia, della sua smisurata tristezza” (se potesse, li massacrerebbe tutti). La famiglia, che porta in sé il germe della follia: “Nessuna morale possibile là dove regna la morale delle famiglie”. Ha sempre detestato il mondo, vivendo solitario fra numerosi pseudo-amici. Il lavoro l’ annoia. L’ erotismo l’ ha condotto a riflessioni amare.
E poi a chi aveva il gusto dell’ infinito, ha insegnato a distruggere tutto. Questo romanzo-confessione incompiuto, a cui aveva lavorato per quattro anni, Aragon tentò di distruggerlo col fuoco una notte del 1927, a Madrid. Nancy Cunard, che era allora la sua amante, riuscì però a salvare dal rogo un terzo delle mille e cinquecento pagine bruciacchiate del manoscritto originale (dopo esser state sepolte negli archivi della biblioteca Doucet, son tornate alla luce grazie alla pubblicazione di Gallimard). Questo auto da fè mancato prefigura il suicidio, esso pure fallito, che Aragon tenterà a Venezia l’ anno seguente, prima di passare sotto la mano di ferro di Elsa Triolet. Un frase de La defense de l’ infini – “sono il suicidio incarnato” – potrebbe essere il motto di quest’ uomo geniale, ma fragile, che sta uscendo molto lentamente dal Purgatorio.Elena Guicciardi
Domenico Fargnoli, Niccolò Trevisan, Francesco Fargnoli, Simone Belli
(hanno collaborato alla elaborazione delle tematiche presenti nell’articolo:
Paola Bisconti, Rita Marrama, Matteo Madrucci, Valentina Zanobini, Elena Scacco, Maria Gabriella Gatti)
Abstract
Gli autori criticano il punto di vista secondo cui A. B. Breivik sarebbe un terrorista affetto da disturbo narcisistico di personalità. Tale diagnosi improntata ai criteri del DSM- IV-TR è risultato di una valutazione peritale acritica e non consente la comprensibilità dell’omicidio. Utilizzando una lettura diversa degli eventi e dei sintomi, attraverso elementi di psicopatologia classica quali la partita doppia di E. Bleuler e l'”agire” autistico secondo E. Minkowsky, è possibile leggere nei fatti di Utoya i sintomi della schizofrenia.
In coda all’articolo sono proposte le linee guida per la diagnosi di schizofrenia paranoide secondo la Teoria della Nascita di Massimo Fagioli
«La crisi isterica prende forma a spese della stessa isteria, con la sua aura superba e i suoi quattro periodi (di cui il terzo ci rievoca alla stessa maniera i tableaux vivants più espressivi e più puri, la cui risoluzione è tanto semplice nella vita normale. L’isteria classica perde i suoi tratti nel 1906: “L’isteria è lo stato patologico che si manifesta attraverso dei disturbi che è possibile riprodurre per mezzo della suggestione, presso certi soggetti, con un’esattezza perfetta, e che sono suscettibili di sparire sotto l’influenza della sola persuasione (controsuggestione)” (Babinski). Noi non vediamo, in questa definizione, che un momento del divenire dell’isteria. Il movimento dialettico che l’ha fatta nascere segue il suo corso. Dieci anni più tardi, sotto il deplorevole travestimento del pitiatismo, l’isteria torna a riprendersi i suoi diritti. Il medico resta stupefatto. Egli vuole negare ciò che non gli appartiene. Proponiamo dunque, nel 1928, una nuova definizione di isteria: L’isteria è uno stato mentale più o meno irriducibile che si caratterizza per la sovversione dei rapporti che si stabiliscono tra il soggetto e il mondo morale di cui egli crede in pratica di appartenere, al di fuori di qualsiasi sistema delirante. Questo stato mentale è fondato sul bisogno di una seduzione reciproca, che spiega i miracoli prematuramente accettati come suggestione (o contro-suggestione) medica. L’isteria non è un fenomeno patologico e può, sotto ogni punto di vista, essere considerata come un mezzo supremo d’espressione»
Augustine entra alla Salpêtrière il 21 ottobre del 1875, a quindici anni e mezzo: la ragazza cresciuta nella miseria della Parigi del Secondo Impero , poi della Comune, e successivamente della Terza Repubblica che aveva soffocato nel sangue 35 mila suoi cittadini – divenne il punto focale della ricerca di Charcot .Nel paradigma dell’isteria di Charcot potremmo veder riflessa l’immagine di una società intera. Fra il voyeurismo della documentazione fotografica del medico francese e la teatralità esibizionistica dell’ isterica si stabiliva una distanza incolmabile come se il gioco della seduzione parlasse di un desiderio sessuale destinato a rimanere insoddisfatto.
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<In seguito alla disfatta della Comune (1871), l’isteria esplose a Parigi con una carica di violenza inaudita. Le pazienti di Charcot, ben lontane dall’ideale di “nevrotica borghese” che avrebbe caratterizzato più tardi la psicoanalisi viennese di inizio ‘900, erano per la maggior parte prostitute, donne indigenti, criminali comuni o semplici ragazze di strada. Al ripristino dell’ordine costituito a Parigi , mentre i comunardi venivano fucilati o costretti ai lavori forzati , Charcot veniva proclamato membro dell’Accademia della Medicina francese e gli veniva assegnata la cattedra di Anatomia Patologica alla Sorbona: egli apparteneva ad un mondo che era la sponda opposta a quella delle sue malate. Augustine scappò dalla Salpetriére vestendosi da uomo nel Settembre del 1980, diventando così il paradigma del fallimento di Charcot . In quello stesso anno nel mese di Novembre Breuer fu chiamato al capezzale di Anna O la cui malattia rimase ancora una volta irrisolta. Di fronte alla crisi dell’identità razionale, scatenata dalla malattia e dalla morte del padre, i medici ottocenteschi erano del tutto impotenti.
Cosa c’è stato di poetico, cioè di invenzione estetica nella vicenda di Augustine a parte la bellezza adolescenziale di alcune sue pose che sembra essere utilizzata per nascondere la sua sofferenza?
Le creazioni letterarie , le fairy tales, di Anna O risolsero il dramma ed il dolore della sua immagine femminile negata?
Breton ed Aragon propongono, nel 1928, il percorso aleatorio della trasfigurazione estetica del vissuto di malattia o della sua sessualizzazione, legato all’impotenza terapeutica, che saranno presenti nella cultura del Novecento. L’idea, falsa, della creatività della psicosi è un tema che viene introdotto dalla filosofia esistenzialista di Jaspers proprio nei primi decenni del secolo XXmo mentre le vicende del controtransfert erotico, che Freud imputava già a Breuer, tormenteranno, senza soluzione, la pratica della psicoanalisi freudiana fino ai nostri giorni.
Film muto “La nuova Babilonia” (1928) sulla Comune di Parigi di Leonid Trauberg . Musiche Shostakovich Comunardi giustiziati La comune di Parigi (1871) la strizzatina d’occhio isterica
Monoaniaco monomaniaca Monomaniaco Pinel libera i malati di mente dalla prigione Entrance Philippe Pinel (1745-1826) releasing the lunatics from their chains at the Salpêtrière Hospital in 1795.
Nella storia della psichiatria le malattie appaiono e scompaiono come meteore. Agli inizi del secolo diciannovesimo Pinel coniò il termine mania ragionante o follia parziale , Esquirol quello di monomania omicida. Per Etienne Jean Georget allievo di Esquirol la follia parziale escludeva l’idea di azione criminale e di colpa oltre che quella di responsabilità della condotta. Il concetto originariamente autonomo di monomania, legato all’ipotesi di due differenti sedi organiche della follia l’epigastrio ed il cervello, alimentò un acceso dibattito nel corso del XIX secolo, basato su argomentazioni spesso risibili sulle quali ironizza Dostoevskij nel “ I fratelli Kamarazov”. Nel romanzo tre medici cercano di stabilire se l’imputato di omicidio fosse o meno “monomaniaco” basandosi sull’osservazione della direzione del suo sguardo all’ingresso del tribunale.
A partire dalla seconda metà dell’Ottocento prevalse l’idea che che la “follia ragionante” altro non fosse che un raggruppamento provvisorio ed artificiale di fenomeni diversi e che pertanto non si potesse considerare un’entità nosografica a se stante. Si affermò il concetto di moral insanity coniato da Prichard (1835) che si agganciava alla teoria della degenerazione di Morel e Magnan. Dopo Kraepelin i vari casi di monomania furono ascritti alle psicopatie, alla paranoia, alle psicosi organiche e dopo Eugen Bleuler alle varie forme di schizofrenia o psicopatia . La monomania scomparve perché non aveva un fondamento psicopatologico ed era facile obiettare che la psiche è un tutto in cui intelletto, affetti ed impulsi agiscono unitariamente. La monomania omicida era un concetto frutto di una visione intellettualistica e filosofica della mente umana. Le passioni e gli affetti, considerati irrazionali, per una lesione della volontà che lasciava indenne l’intelligenza avrebbero determinato l’impulso irresistibile e criminale. Non si comprendeva che poteva essere la razionalità lucida solo apparentemente integra ma in realtà anaffettiva a determinare l’agire delittuoso ed omicida.
L’ipnotizzatore e l’isterica
Anche per l’Isteria è successo un qualcosa di analogo. A partire dal DSMIII non si trova più una categoria diagnostica riconducible al sostantivo isteria ma neppure troviamo l’aggettivo isterico sostituito da istrionico. L’istrione è il mentitore ed il commediante: l’isterico, nell’aggettivo sostantivato, diventa sinonimo di simulatore di cui il medico diffida perché può indurre in gravi errori diagnostici.
Isterica della Salpetrière Hysterical yawnings.” Three photos in a series showing a hysterical woman screaming. A Clinical Lesson with Doctor Charcot at the Salpêtrière.
Painting by André Brouillet, 1887. Lyon, Hôpital Neurologique. Il dipinto di André Brouillet mostra Blanche Witmann prima di una crisi. Dietro Charcot il suo famoso allievo Joseph Babinsky
Il declino dell’ Isteria ha inizio con Charcot ma anche con Breuer e Freud. Ciò che Charcot denominava isteria era una coorte composta dalle più disparate malattie. Le isteriche della Salpetrière agivano come attrici consumate abituate a mettere in scena un copione ben preciso secondo le aspettative dell’autoritario direttore. suo uso attuale il termine ‘isteria’ non ha praticamente alcun rapporto con il suo significato originario. Perché non si riferisce più a un disturbo legato all’utero od alla sessualità come si era ritenuto a partire da Ippocrate. È invece utilizzato per riferirsi a qualsiasi sintomo o qualsiasi modello di comportamento anomalo per cui non esiste patologia organica ed esso è pertanto ritenuto un prodotto di stress emotivo, ansia o qualche altra causa psicologica. Se tutti i pazienti che sembrano essere affetti da sintomi fisici, ma che non hanno alcuna patologia organica rilevabile dovessero essere soprannominati ‘isterici’, il concetto di isteria diverrebbe così ampio e così vago da essere del tutto privo di significato. Hysteria, in effetti, cessa di essere l’entità nosografica molto particolare che si è sempre storicamente considerata, e diventa semplicemente un’ affermazione negativa sulla natura di alcuni sintomi. L’aggettivo isterico ‘viene oggi utilizzato come se fosse un sinonimo di ‘non biologico’ o ‘psicogeno’.
joseph Breuer Anna O- Bertha Pappenheim
Quando Breuer cominciò il trattamento di AnnaO- Bertha Pappenheim nel 1880 e fece diagnosi di Hysteria si riferiva alla natura psicogena della tosse,delle contratture, delle paralisi , dei disturbi del linguaggio e della diplopia : egli escluse per es. la possibilità di una meningite tubercolare. E’ stato suggerito però da Mikkel Borch Jacobsen nel suo libro “Remembering Anna O. A century of mystification” (1996) che il quadro sintomatologico complessivo cui il famoso medico si trovò di fronte sia stato un’abile messa in scena attraverso la quale la giovane ebrea confermava la diagnosi di Breuer , ma fondamentalmente lo teneva in scacco. Si sarebbe trattato di una simulazione isterica od autoipnotica, che avveniva ad un livello preconscio e non di una menzogna intenzionale e pienamente cosciente. Massimo Fagioli nella sua magistrale premessa al libro “La storia di Anna O di Lucy Freeman” (L’asino d’oro” 2013) afferma che Breuer pur utilizando una volta il termine inconscio in realtà preferiva parlare di un “doppio stato di coscienza” od un’Io cattivo”: quest’ultimo potrebbe aver agito come un’abile simulatore . L’inganno riusciva perché Breuer non andava oltre i sintomi e la rievocazione dei ricordi o l’abreazione nel linguaggio degli affetti rimossi che in quanto tali erano stati un tempo coscienti. Joseph Breuer brillante neurofisiologo, rimaneva nell’ambito dell’approcio razionale alla malattia e sbagliò in partenza la diagnosi. Non collegò l’isteria alla presenza di un nucleo psicopatologico “inconscio”, nel senso di mai venuto prima alla coscienza, che si celava dietro il teatro privato della paziente ; l’anaffettività e la pulsione di annullamento non producevano manifestazioni visibili nascondendosi indisturbate dietro una teatralità vuota ed a tratti manierata.
George Gershwin muore per un tumore cerebrale scambiato per isteria da Gregory Zilboorg
Freud sfruttò cinicamente la malattia di AnnaO e la sua messa in scena in quanto legata alla fama ed alla credibilità di Breuer . Indusse quest’ultimo a dichiarare il falso a proposito dell’efficacia del metodo catartico nel trattamento dell’isteria per poi procedere a demolirne l’ immagine. Già nella corrispondenza con la fidanzata Freud appare particolarmente invidioso del rapporto fra Breuer ed AnnaO, che viene descritta come molto avvenente, tanto da accennare all’infelicità ed alla gelosia della moglie del collega, Mathilde. Non sappiamo quanto risponda al vero la famosa storia della gravidanza e del parto isterico di Bertha Pappeheim messa in giro dal padre della psicoanalisi : di certo è falso che Breuer concepì la figlia Dora dopo l’interruzione del trattamento e il ricovero in ospedale della giovane. Dora Breuer nacque ben tre mesi prima la fine della cura . Ciò rende inquietante un’altra comunicazione che Freud fece a Marie Bonaparte nel 1925: a causa del coinvolgimento del marito con Anna O-Bertha Pappenehim, Mathilde Breuer avrebbe tentato addirittura il suicidio durante l’allattamento della figlia Dora . Quest’ultima circostanza, se vera, testimonierebbe a favore di una grave forma di depressione .
Jacobsen, nel libro prima citato, riferisce che lo psiconalista Peter Swales ebbe modo di leggere i “Diari” di Marie Bonaparte nei quali veniva riportata una confidenza di Freud
<<Confronted by Breuer almost obsessional discussing of Anna O. all the time, his wife Mathilde made a suicide attempt. Breuer broke off the treatment. But the same night he was called back and Anna confessed to him she was pregnant by him.>>
Freud ovviamente non è attendibile sia sul piano teorico né umano per cui quanto comunicò a Marie Bonaparte va preso con beneficio di inventario: resta il fatto che l’aver scelto l’isteria come suo cavallo di battaglia può aver influito sul declino dell’isteria come entità nosografica autonoma. La psicoanalisi proprio in America dove si è più largamente diffusa nel novecento, ha invalidato la credibilità della diagnosi come ha affermato a più riprese lo psichiatra Allen Frances, il padre del DSMIII e IV. Emblematico il caso George Gerschwin. Lo storico della psichiatria , il russo Gregory Zilboorg emigrato negli USA e diventato psicoanalista freudiano con credenziali false, curava il musicista per mal di testa e anosmie ritenuti sintomi isterici ma in realtà espressione di un tumore cerebrale con esito mortale . Questo errore fa parte integrante della tradizione freudiana.
Storicamente anche Freud, del tutto in malafede aveva confuso sintomi organici con sintomi psichici . Egli, proprio nel 1895 pochi mesi prima della pubblicazione degli “Studi sull’Isteria” firmati insieme a Breuer, convinse una sua paziente isterica Emma Eckstein a sottoporsi ad un intervento al naso in base alla teoria delirante di Fliess secondo la quale la masturbazione provocava un’alterazione dei turbinati che poteva essere risolta chirurgicamente. Fliess che per la prima volta si cimentava in un’operazione del genere, lasciò mezzo metro di garza nel naso della paziente. Freud interpretava i sintomi di un’infezione che si era sviluppata come se fossero sintomi isterici. Jeffey Moussaieff Masson ha fornito un resoconto dettagliato e completo di questo episodio nel suo libro “Assalto alla verità” (1984) . La paziente costretta ad altri interventi chirurgici si salvò ma rimase per sempre sfigurata nel volto. Mentre Bertha Pappenheim- Anna O , durante la malattia, non si riconosceva allo specchio Emma Ekstein fu resa irriconoscibile. A quanto pare Freud mentre pubblicava nel 1895 gli studi in cui ribadiva la natura traumatica e psicogena dell’Isteria contemporaneamente caldeggiava l’idea che essa fosse dovuta a cause organiche dando credito all’amico berlinese, che fu a suo tempo accusato dal figlio Robert, diventato anche egli psicoanalista, di aver abusato di lui da bambino.
Quindi né Joseph Breuer nel 1880 né Freud nel 1895 avevano la minima idea di cosa fosse l’Hysteria. Breuer si trovò del tutto impreparato ad affrontare un quadro psicopatologico complesso in cui i sintomi isterici erano solo la sovrastruttura di un nucleo psicotico e dissociativo mentre Freud si limitava a ripetere le formule di Charcot sull’origine traumatica dell’isteria dedotta dall’osservazione degli effetti psichici dei primi incidenti ferroviari nell’Ottocento.
Le vicissitudini del concetto di monomania omicida e di isteria parlano di forme di razionalità diagnostica differenti. L’approccio illuministico di Pinel ed Esquirol racconta dell’illusione di una ragione integra, senza delirio che potrebbe convivere con affetti ed una volontà malate nell’impulso irresitibile dell’agire criminale. Breuer testimonia lo scacco, personalmente sofferto, di un progetto di diagnosi e cura razionale di fronte all’immagine femminile oppressa e sofferente: il caso di Anna O rappresenta un punto di crisi e un un’occasione mancata di passaggio ad una nuova psichiatria. In Freud la razionalità è strumentale piegandosi a diventare mezzo per il perseguimento di un’utile personale, la fama ed il denaro, che non rifugge ma anzi integra in sé la logica dell’agire falso e criminale che oltre a diffamare produce lesioni e morti.
Adam Lanza imita Anders Breivik
I manuali diagnostici del terzo millenio, improntati a criteri apparentemente ateoretici ed operativi, eliminando la soggettività della valutazione medica , segnalano un’ulteriore evoluzione verso sistemi classificatori che si espandono proporzionalmente all’espansione del mercato delle case farmaceutiche . In quanto prodotto di una psichiatria disfunzionale ed acefala, che ha perso ogni riferimento alla ricerca sulla psicopatologia e sull’inconscio, essi concorrono a generare nuovi modelli di patologia mentale. Entità tradizionali come l’isteria, ma oggi anche la schizofrenia e la psicopatia, si ibridano e scavano percorsi carsici scomparendo. Quando tali entità non riconosciute riemergono alla superficie della vita sociale innescano fenomeni drammatici ed inquietanti all’interno delle quali la bizzaria dei deliri e dell’acting out criminale come nel mass shooting , si coniuga con fenomeni isterico-imitativi che contagiano una moltitudine di persone.Come scrive Allen Frances oggi
“Psychiatry is rapidly expanding and normal is shrinking”
La legge Basaglia non ha risolto il problema della segregazione manicomiale ma , togliendo credibilità alla psichiatria, ha favorito il ritorno alla concezione moralistico-punitiva della malattia mentale.
Domenico Fargnoli
L’opinione pubblica non ha la percezione esatta dell’emergenza psichiatrica in atto in Italia che ha legami con una situazione più generale.
Scrive Amanda Pustilnik ( University of Maryland)
” Oggi i nostri ospedali psichiatrici più grandi sono le prigioni.(…) Le prigioni di Stato spendono circa 5 miliardi di dollari per incarcerare detenuti affetti da patologie mentali che non sono violenti. Stando a quanto afferma il Dipartimento di Giustizia 1,3 milioni di individui con malattie mentali sono incarcerati nelle prigioni di stato e federali a fronte di soli 70.000 individui assistiti negli ospedali psichiatrici”
Si viene messi in carcere solo per essere afflitti da malattie mentali e per aver disturbato l’ordine pubblico e non perché si siano commessi reati penalmente rilevanti. Nel luglio del 2004 The House Comitte on Governement Reform ha pubblicato uno studio dal quale risulta che negli USA vengono incarcerati bambini (anche di sette anni) con gravi patologie mentali senza che essi siano responsabili di condotte criminali .
Rispetto agli ideali illumunistici che hanno ispirato la Costituzione americana la situazione sopra descritta è paradossale per il venire meno della fondamentale distinzione operata da Pinel durante la Rivoluzione francese:i malati di mente furono separati, dalla fine del 700, dai criminali e liberati dalle catene. Nasceva così una nuova branca della medicina : la psichiatria .
A distanza di di più di due secoli notiamo una inversione di tendenza,: si ritorna alla confusione fra criminalità e pazzia, al prevalere della logica della segregazione e della punizione .Il ritorno ad orientamenti preilluministici è dovuto al significato sociale che ha assunto la malattia concepita come un cedimento colpevole, una mancanza di cntrolloe e del senso di responsabilità personale. E’ la vecchia idea cristiana della pazzia come influenza demoniaca, come complicità con il male, la quale riappare in una forma secolarizzata.
Dalla mentalità religiosa deriva l’approccio punitivo, che ha prevalso negli USA, alla malattia mentale. La punizione dovrebbere rinforzare l’adesione all’ etica su cui è fondata la società e garantire , tramite la severità della pena, il rispetto delle norme. Per la concezione moralistico-punitiva le persone con malattie mentali avrebbero difetti della volontà o del carattere che li rendono incapaci di controllarsi: imporre loro criteri restrittivi aiuterebbe ad ottenere comportamenti accettabili ed aumentare il senso di responsabilità. Il giudice si sostituisce allo psichiatra poiché quest’ultimo considerando le malattie semplici “disturbi” od opinabili convenzioni diagnostiche , non è in grado di fornire criteri certi e non manipolabili di non imputabilità. Pertanto l’essere psichicamente malati anche gravemente non garantisce di solito negli USA, l’impunità rispetto ai crimini violenti.
In Europa Anders Breivik è stato dichiarato sano di mente con criteri diagnostici del DSMIV in un processo nel quale si è affermata la tendenza alla punizione piuttosto che alla cura.
Ed in Italia? Il caso di Erika ed Omar a Novi Ligure , quello di Franzoni a Cogne o dei coniugi pluriassassini di Erba hanno visto prevalere una logica punitiva estranea alla psichiatria.
Perché ci troviamo di fronte a questa tendenza?
La Prof. Amanda C. Pustilink non chiarisce il punto essenziale cioè il ruolo avuto dalle istituzioni psichiatriche nel permettere che il modello moralistico- punitivo della malattia mentale si affermasse: cento anni di freudismo hanno lasciato il segno . Proprio in USA , comunque, i media a partire daglii anni 90 hanno denunciato il fallimento della psicoanalisi mentre la psichiatria organicistica, subentrata al freudismo, si prepara ad un clamoroso “disastro “, dovuto alla mancanza di scientificità, con l’edizione del nuovo DSMV nel Maggio 2013.
I medici americani sono impegnati a distribuire psicofarmaci ad una popolazione di soggetti “normali” sempre più vasta , utilizzando diagnosi che sembrano create ad hoc per favorire gli interessi delle case farmaceutiche. I casi più gravi sono sottoposti a terapie,come l’iloperidone assunto da Adam Lanza ( l’autore della strage nella scuola di Newport), che possono amplificare la tendenza alla violenza.
Le carceri funzionano da contenitori per ogni sorta di patologie mentali che, in un regime di inaudita violenza e perversione, subiscono un aggravamento. Gli effetti sono devastanti sui singoli e sulla società. In Italia, patria di Cesare Beccaria che voleva la pena commisurata razionalmente al delitto e che era contro la tortura, si sta verificando qualcosa di analogo a quanto avviene in USA: l’adesione acritica ai modelli diagnostici americani, l’abuso degli psicofarmaci, il ricorso alla TEC (Terapia elettroconvulsivante), toglie credibilità alla psichiatria e favorisce l’affermazione del modello moralistico-punitivo della malattia mentale. Dato che i medici appaiono incapaci di prevenire e curare le patologie psichiche la gestione di queste ultime è demandata, ai giudici ed ai tribunali. La legge Orsini -Basaglia ha vuotato i manicomi di circa centomila degenti negli ultimi decenni ma , nello stesso lasso di tempo, si sono riempite in un modo inverosimile le carceri.
C’è un’emergenza psichiatrica nelle prigioni : secondo un’indagine epidemiologica dell’Agenzia Regionale di Sanità i detenuti con “disturbi psichiatrici” sono 1137 ,il 33.4% ,nella sola Toscana. Il carcere funziona come contenitore di patologie psichiche, che non entrano nel circuito dei servizi psichiatrici . Con la chiusura dei manicomi non sempre sono state create strutture alternative cosicchè molti soggetti sono rimasti senza controllo o rete di protezione e sono finiti nelle maglie della giustizia. Le prigioni sono gironi infernali. Prendono il sopravvento l’idea di rovina, il vuoto affettivo, l’umiliazione e l’ emarginazione: le varie patologie diventano manifeste e si aggravano. I quadri psicopatologici si strutturano in forme croniche, difficilmente curabili. L’identità sessuale, in un contesto di violenza e promiscuità forzata, subisce spesso una destrutturazione irreversibile. Il suicidio è un’esito drammatico la cui frequenza , anche più di venti volte la norma, è in diretta relazione al sovraffollamento ed agli abusi.
Come far fronte a tale situazione ? Il 31 Marzo in seguito alla legge Marino è prevista la chiusura degli OPG : l’ evento ha un forte significato simbolico anche se interessa 1400 persone, su un totale di 66.721 detenuti italiani. Gli OPG sono stati l’emblema della schizofrenia istituzionale : individui affetti da vizio totale o parziale di mente e quindi non imputabili sono stati sottoposti ad un regime carcerario in condizioni di degrado inimmaginabili. Per non dire delle torture fisiche e psicologiche .E’ necessario che questa chiusura sia occasione non solo per proporre strutture di intervento alternative ma per un ripensamento della psichiatria nel suo insieme . Andrea Zampi, il pluriomicida-suicida di Perugia è stato sottoposto l’anno scorso a Pisa a due cicli di 8 TEC: un intervento “terapeutico” od un a prassi senza alcuna base scientifica che ha aggravato le condizioni del paziente? Oggi gli psichiatri non hanno competenze adeguate ad affrontare la psicosi con il metodo della psicoterapia: lo psicofarmaco o la TEC sono inefficaci e alla lunga pericolosi.
La psichiatria deve allora fare un salto culturale e metodologico dotandosi di nuovi criteri scientifici e formativi. L’esperienza dell’ Analisi collettiva che fa capo alla teoria della nascita di Massimo Fagioli, costituisce un’esperienza pilota : quasi quarant’anni di cura, formazione e ricerca unica nel suo genere a cui hanno partecipato migliaia di persone e centinaia di psichiatri, impegnati ad approfondire la conoscenza della realtà psichica oltre il riduzionismo organicista ed il moralismo della ragione e della religione. Come scrive Adriana Pannitteri in “La pazzia dimenticata” (L’Asino d’oro 2013)”
<<(…) la malattia mentale non si risolve semplicemente buttando giù i muri dei manicomi, ma in maniera più solida cercando di sapere cosa c’è dentro la psiche di chi è ammalato>>
The public does not have the correct perception of the psychiatric emergency involving Italy which has ties to a more general situation.
Writes Amanda Pustilnik (University of Maryland)
“Today, our largest psychiatric hospitals are prisons. (…) The state prisons spend about $ 5 billion to incarcerate inmates suffering from mental illness, who are not violent. According to the Justice Department 1.3 million individuals with mental illness are incarcerated in state prisons and federal compared with just 70,000 people assisted in psychiatric hospitals ”
Someone will be put in jail just for mental symptoms and for disturbing public order and not because he has committed criminal offenses. In July 2004, The House on Comitte Governement Reform has published a study which found that children are incarcerated in the U.S. (including seven years old ) with serious mental illness but not responsible for criminal conduct.
Compared to the Enlightenment ideals that inspired the U.S. Constitution the above situation is paradoxical for the disappearance of the fundamental distinction made by Pinel during the French Revolution: the mentally ill were separated by criminals and freed from the chains. Thus was born a new branch of medicine, psychiatry.
At a distance of more than two centuries we see a reversal of the trend and a return to confusion between crime and insanity, to prevalence of the logic of segregation and punishment. The return to old guidelines is due to the social significance that has taken the disease conceived as a guilty failure, a lack of control and sense of personal responsibility. It ‘s the old Christian idea of madness as demonic influence, such as complicity with evil, which reappears in a secularized form.
From the religious mentality comes the punitive approach that has prevailed in the U.S., to mental illness. The punishment should reinforce adherence to ‘ethics on which is founded the society and to ensure, by the severity of a penalty, respect for the rules. For the punitive moralistic conception people with mental illness have defects of will or character that make them incapable of controlling: impose restrictive criteria would help to achieve acceptable behavior and increase the sense of responsibility.
The judge replaces the psychiatrist because the latter considering diseases “disturbs” or questionable diagnostic conventions, cannot give certain criteria of not imputability. Therefore being mentally “ill” usually does not guarantee, in the U.S., the impunity with respect to violent crimes.
In Europe Anders Breivik was declared sane with DSMIV diagnostic criteria in a trial in which there has been the tendency to punishment rather than care.
And in Italy? The case of Erika and Omar in Novi Ligure, of Franzoni in Cogne or killers spouses in Erba were dominated by a punitive logic unrelated to psychiatry.
Why are we in front of this trend?
Prof. Amanda C. Pustilink does not clarify the essential point that the role played by psychiatric institutions in allowing the moralistic-punitive model of mental illness is affirmed: one hundred years of Freudianism in America have left their mark. Just in the U.S., however, medias reported the failure of psychoanalysis and biological psychiatry , successor to Freudianism, prepares for a resounding “disaster”, due to the lack of science, with the new edition of DSMV in May 2013.
American doctors are committed to delivering drugs to a ever-growing population of ‘normal’subjects, using diagnoses that seem ad hoc to further the interests of pharmaceutical companies. The most serious cases are subjected to therapies such as iloperidone taken by Adam Lanza, author of the massacre of Newport, which can amplify the tendency to violence. The prisons act as containers for all sorts of mental illnesses that, in a regime of unprecedented violence and perversion, suffer an aggravation. The effects are devastating on the individual and on society. In Italy, the birthplace of Cesare Beccaria who wanted the penalty rationally commensurate to the crime and was against torture, we are experiencing something similar to what happens in the U.S: the operational diagnostic models, the abuse of drugs, the use of ECT, damages the credibility of psychiatry and promotes the success of the moralistic model of mental illness. Since doctors are incapable of preventing and treating mental illness management is the responsibility of the latter, the judges and the courts. The law Orsini-Basaglia drained of the asylums about one hundred thousand patients in recent decades, but at the same time, it filled in a unlikely manner prisons.
There’s an psychiatric emergency within the prisons : according to an epidemiological survey of the Regional Agency of Health prisoners with “psychiatric disorders” are 1137, 33.4% in Tuscany alone. The prison works as a container for mental illness, which is not treated in the circuit of mental health services. With the closure of the asylums were not always created alternative structures so many people are left without control or safety net and ended up in the net of justice. Prisons are infernal. Take over the idea of ruin, the emotional void, humiliation and the ‘marginalization. The psychopathological forms are structured in chronic diseases, difficult to treat. Sexual identity in a context of violence and forced overcrowding, often undergoes a irreversible deconstruction.
Suicide is a dramatic and the frequency, even more than twenty times the norm, is directly related to overcrowding and abuse. How to deal with this situation? On March 31, following the law Marino is expected to close the OPG: the event has a strong symbolic meaning even if people interested are 1400, out of a total of 66,721 Italian prisoners. The OPG have been the emblem of institutional schizophrenia: individuals with total or partial defect of the mind were subjected to a prison regime in unimaginable poor conditions Not to mention the psychological and physical torture.It is ‘necessary that the closure of OPG may be an opportunity not only to propose alternative structures for intervention but an afterthought of psychiatry as a whole. Andrea Zampi, the murderer-suicide in Perugia was submitted last year in Pisa two cycles of 8 TEC: a “therapeutic intervention ” or a practice without any scientific basis that has aggravated the patient’s condition? Today, psychiatrists do not have the necessary expertise to deal with psychosis with the method of psychotherapy: the drug or the ETC are ineffective and dangerous in the long run. Psychiatry must then make a cultural leap and methodological equipping of new scientific and educational criteria. The experience of ‘Collective Analysis which belongs to the theory of the birth of Massimo Fagioli, is a pilot, almost forty years of care, training and research unique attended by thousands of people and hundreds of psychiatrists, committed to deepening the understanding of psychic reality beyond the biological reductionism and the morality of reason and religion. Pannitteri Adriana writes in “La pazzia dimenticata ” (L’asino d’oro 2013) ”
<< (…) Mental illness can not be solved simply by throwing down the walls of asylums, but in a more solid way trying to find out what’s inside the psyche of those who are sick >>
One Flew Over the Cuckoo’s Nest (1975) con Jack Nicholson
Domenico Fargnoli
Nella stampa si legge che Andrea Zampi, l’imprenditore pluriomicida e suicida umbro, aveva dato segni di grave “squilibrio” mentale. Per ben due volte , riferisce la madre era stato sottoposto a “stimolazioni al cervello”. Luigi Cancrini intervistato ad UNO MATTINA il giorno 7/03/2013 ha sostenuto la necessità che l’intervento psichiatrico risponda ad un criterio psicoterapico abbia cioè un carattere di continuità, di coerenza, di fiducia . Ora nel caso Zampi sembra che la terapia sia stata discontinua ed incoerente: il ricorso all’elettroshock avrebbe inoltre minato irrimediabilmente il rapporto di fiducia medico paziente condannando quest’ultimo ad agire un vissuto di incurabilità.
Si è parlato molto del fatto che il suicidio, come quello di David Rossi, uno dei principali collaboratori di Mussari nel MPS di Siena o l’omicidio suicidio come quello di Zampi sarebbero maturati nell’ambito della situazione attuale : la crisi economico sociale,il dissesto finanziario andrebbe a sovrapporsi, come causa concomitante, ad una patologia preesistente sfociando in tragedie.
Gli psichiatri non sono in grado a quanto pare di affrontare e risolvere la psicopatologia personale mentre i politici sono assolutamente impotenti ad arginare le problematiche economico sociali. Il risultato ,devastante , viene amplificato in modo sensazionalistico dalla stampa cosicchè si addiviene ad una sorta di isteria collettiva che nasconde il vero senso degli eventi.
Spesso politici e psichiatri colludono nel riaffermare l’incurabilità della malattia mentale, intesa come incapacità del medico di curare ciò che è in linea di principio curabile, che poi si traduce in un’ idea che ha delle ripercussioni anche ben oltre lo specifico della psichiatria: si stabilisce uno strano parallelismo, tutto da indagare, con l’ impotenza dell’azione politica che interessa la società nel suo complesso. L’impossibilità di effettuare la cura della malattia mentale si lega alla concezione, tipicamente cattolica, che quest’ultima sia una malattia del cervello: l’anima spirituale, come affermato da Massimo Fagioli, in Bambino donna e trasformazione dell’uomo (1980) essendo di natura divina è sempre sana. L’anima può solo subire le perturbazioni prodotte dal cervello che si ammala .Contro il tessuto cerebrale si accanisce allora la psichiatria con gli psicofarmaci e l’elettroshock. Ritorna la concezione platonica del soma-sema per cui lo spirito andrebbe liberato dalla prigione di un cervello e di un corpo malato a costo di danneggiarlo. A suo tempo si bruciava il corpo degli eretici per salvarne l’anima.
Rosy Bindi, nota esponente del PD di matrice cattolica, nel 1996 ha firmato un decreto con il quale si legittimava l’uso della cosidetta TEC ( terapia elettroconvulsivante) quella cui è stato sottoposto anche Andrea Zampi. Il Comitato Nazionale di Bioetica espresse in quell’occasione, il suo parere ritenendo che “non vi erano motivazioni tali da suggerire come comportamento bioeticamente vincolante la sospensione totale e generalizzata dell’uso della “TEC” e considerava anzi la “TEC” un trattamento elettivo ed adeguato per alcune specifiche patologie”. Nel decreto del 96 si sosteneva inoltre che
<<(…)in Psichiatria vi è una accreditata letteratura che partendo da una profonda attenzione per la personalità o la dignità del paziente, ritiene che la TEC costituisca uno strumento terapeutico, talora indispensabile, per la riduzione della sofferenza dell’individuo se riferita a quadri clinici ben definiti(…)>>
Va ricordato, come afferma una denuncia dell’Associazione Luca Coscioni che negli ospedali italiani si ricorre, in virtù del decreto , all’elettroshock. Nel triennio, solo per fare un esempio, 2008-2010 sono stati eseguiti più di 1400 trattamenti.
M. Fink, uno psichiatra statunitense che ha fatto parte della Task Force dell ‘APA (American psychiatric Association) , fin dagli anni 50 del secolo scorso ha dimostrato con una serie di lavori che il cosidetto effetto “terapeutico” della TEC altro non sarebbe che il risultato di una disfunzione e di un danno cerebrale. Le modificazioni riscontrate nel liquido cerebrospinale e nell’ EEG dopo la TEC erano simili secondo lo scienziato, a quelle prodotte da un trauma craniocerebrale piuttosto che a quelle determinate da una epilessia spontanea. Altri studiosi intorno agli anni 90 hanno sostenuto che la risposta “terapeutica” nella TEC era proporzionale alla dose di elettricità somministrata cioè all’entità del danno e della disfunzione provocata. La TEC fornisce un chiaro esempio di come lo psichiatra, annullando la circostanza per la quale egli sta procurando un danno al paziente, utilizza gli effetti del danno per ottenere un individuo meno emozionalmente consapevole, meno autonomo e più manipolabile. I pazienti dal canto loro vanno incontro alla cosidetta “agnosognosia” tendono cioè a negare o minimizzare la perdità di capacità affettivo-emozionali e cognitive. Il medico danneggia il paziente in modo tale da confonderlo e rendere impossibile la percezione del danno subito.
La strategia era già stata sperimentata, nella sua variante psicologica, dai sacerdoti cattolici a partire dalla Controiforma: il prete dopo aver esercitato una violenza sessuale nel confessionale assolveva la vittima così da rendere non più esistente e quindi comunicabile ad altri, il peccato.
Rosy Bindi ha in comune con Monti, ma anche con Vendola (non dimentichiamolo) la fede e l’ideologia cattolica.
Rosy Bindi ha colluso con la psichiatria organicista nel ritenere incurabile la malattia mentale e si è resa complice di un danno iatrogeno di proporzioni gigantesche mentre Monti è stato più coerente: ha fatto un vero e proprio TEC , che si è aggiunto a tutti quelli fatti precedentemente da ventanni di berlusconismo, all’Italia danneggiandone il corpo sociale ed economico. Vendola aspirerebbe a produrre dei danni a parte quelli che ha perpetrato nei confronti della regione Puglia ( vedi la connivenza con il S.Raffaele di Milano solo per dirne una).
Il risultato è stato un disorientamento generalizzato, una perdita di memoria a breve ed a lungo termine, come nell’elettroshock, che ha consentito una parziale affermazione di Berlusconi, al di là di conclamate menzogne e promesse non mantenute. La protesta del movimento 5stelle appare inoltre , nella fase attuale estremamente confusa, priva di una progettualità politica concreta : nella sua inconsitenza , per non dire teatralità manierata si esprime un vuoto mentale, un deficit che è un sintomo negativo cioè il frutto residuale di tutte le terapie indaguate e quindi traumatiche , praticate dalla politica nei confronti della malattia del sistema Italia.
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